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Leggi alcune note sull'Autore
Un passaggio:
È l'unica che conta.
Le altre, sempre più lunghe, sempre più insignificanti,
danno solo un appesantimento tiepido, un'abbondanza sprecata. L'ultima,
forse, riacquista, con la delusione di finire, una parvenza di potere...
Ma la prima sorsata! Comincia ben prima di averla inghiottita. Già
sulle labbra un oro spumeggiante, frescura amplificata dalla schiuma,
poi lentamente sul palato beatitudine velata di amarezza. Come sembra
lunga, la prima sorsata. La beviamo subito, con un'avidità falsamente
istintiva. Di fatto, tutto sta scritto: la quantità, né
troppa né troppo poca che è l'avvio ideale; il benessere
immediato sottolineato da un sospiro, uno schioccar della lingua, o un
silenzio altrettanto eloquente; la sensazione ingannevole di un piacere
che sboccia all'infinito... Intanto, già lo sappiamo. Riappoggiamo
il bicchiere, lo allontaniamo un po' sul sottobicchiere di materiale assorbente.
Assaporiamo il colore, finto miele, sole freddo. Con tutto un rituale
di circospezione e di attesa, vorremmo dominare il miracolo appena avvenuto
e già svanito. Leggiamo soddisfatti sulla parete di vetro il nome
esatto della birra che avevamo chiesto. Ma contenente e contenuto possono
interrogarsi, rispondersi tra loro, niente si riprodurrà più.
Ci piacerebbe conservare il segreto dell'oro puro e racchiuderlo in formule.
Invece, davanti al tavolino bianco chiazzato di sole, l'alchimista geloso
salva solo le apparenze e beve sempre più birra con sempre meno
gioia. E' un piacere amaro: si beve per dimenticare la prima sorsata.
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"Bologna
- leggo appuntato in seconda pagina - 11.10.1999".
Libreria della stazione. Ricordo bene. Mi ha tenuto compagnia fino a Roma,
senza interruzioni.
Com'è che decisi di acquistarlo?
Beh, ne avevo letto qualche recensione benevola. Forse anche entusiastica.
Philippe Delerm, francese, insegnante di lettere, per quel che so al suo
esordio, che fu folgorante.
Ma non basta.
Di certo deve avermi intrigato il titolo, La prima sorsata di birra
(non sono esattamente astemio), per tacer del sottotitolo, e altri
piccoli piaceri della vita (interessante, ma quali sarebbero?).
Verrebbe da chiedere: "e perché la prima sorsata di birra
avrebbe qualcosa di particolare rispetto alla seconda, alla terza, all'ultima?"
Già. Il fatto è che ce l'ha. Davvero.
Lo spiega l'Autore a pag. 49.
E se hai un minimo di sensibilità ne resti conquistato.
Leggi tutto d'un fiato la pagina e mezzo del capitolo. Altro che sorsata.
Poi scorri le pagine e ti accorgi che tutti i capitoli hanno lunghezza
analoga. E i titoli colpiscono la tua immaginazione: "Un coltello
nella tasca", "Il pacchetto delle paste della domenica mattina",
"Aiutare a sgranare i piselli", via in successione.
E più oltre ancora: "Si potrebbe quasi mangiare fuori",
"L'autostrada di notte", "Invito a sorpresa" e perfino
"Il tapis roulant della stazione del metrò di Montparnasse".
Etc. etc. etc.
Trentaquattro capitoli per trentaquattro impressioni olfattive, tattili,
visive, acustiche, gustative.
Delerm è un collezionista di attimi di felicità spicciola.
Un fine assaggiatore, armato di bloc notes e di una vena felicissima,
delle piccole cose che danno colore alla vita. Un cronista minuziosissimo
dei dettagli da scoprire e riscoprire: uscire di casa la mattina presto
e acquistare i croissants appena sfornati; lasciarsi avvolgere dalla cappa
nebbiosa quando si fanno le inalazioni alla vecchia maniera, con l'asciugamano;
raccogliere le more in compagnia di amici sul finir dell'estate; gustare
il primo, irripetibile sorso - appunto - da un boccale di birra ghiacciata.
Ahhhh.
La lettura è lieve e con le labbra appena increspate da un sorriso
un po' tenero, dejà-vu riaffiorati dal baule dei ricordi minimi
e gratificanti, madeleinettes private eppure a portata del gusto di tutti.
Pare che qualcuno abbia spicciamente incollato sul libro un'etichetta
con su scritto "Manifesto della new-age".
Mah.
Credo che Delerm volentieri ce ne appicicherebbe sopra un'altra, con la
dicitura a penna "Marmellata di more".
Piacevolissimo
da leggere. E da rileggere.
(Ziby)
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