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Giorni di ostruzionismo fino al climax di ieri. Urla, insulti, spintoni, con i commessi che tentavano di far abbassare i cartelli che recavano la scritta “corrotti”. Contatti ravvicinati. La deputata Lupo cerca di saltare sui banchi del governo per raggiungere la Boldrini, l’on. D’Ambruoso (Scelta civica) le rifila una gomitata a favore di telecamere. E pensare che le modalità scelte rischiavano di essere anche più radicali, dato che nel pomeriggio di ieri in Transatlantico si era capito che l’intenzione dei deputati Cinquestelle era quella di occupare fisicamente le entrate dell’aula per non consentire l’ingresso dei colleghi. Cronaca del mercoledì 20 gennaio, quando scadevano i termini per la conversione del decreto Imu-Bankitalia sul quale i parlamentari del M5S si erano impegnati in un duro ostruzionismo per impedire che l’iter parlamentare si concludesse nei tempi di legge. Da un paio di giorni a Montecitorio aleggiava lo spettro della “tagliola”, lo stop agli interventi che la presidenza può decidere per vanificare le manovre ostruzionistiche dell’opposizione. Decisione che è arrivata al termine di una conferenza dei capigruppo convocata nel tardo pomeriggio. E allora è partita la protesta, alla quale si sono si sono uniti anche i deputati del gruppo dei Fratelli d’Italia guidati da un indomito La Russa, che hanno sventolato bandiere tricolore proprio sotto il banco della presidenza. Sel ha intonato “Bella ciao”. Si è registrato persino un lancio di monete di cioccolata verso la Boldrini. Intanto ieri il diarca milanese dei Cinquestelle era a Roma per uno dei suoi sempre più frequenti incontri con la pattuglia di onorevoli cittadini inviati alle camere. Durante una delle riunioni Casaleggio si sarebbe lasciato sfuggire una battuta di riprovazione verso il deputato Sorial, che martedì aveva chiamato «boia» il presidente della repubblica. «Toni inopportuni» avrebbe detto il guru. Oggi intanto i Cinquestelle presentano il documento con il quale chiederanno la messa in stato d’accusa del presidente della repubblica. Ieri gli uffici della comunicazione del Movimento a Montecitorio hanno minacciato «pesanti conseguenze» per i parlamentari che avessero reso noti i dettagli prima del tempo. Il testo, al quale hanno lavorato due studi legali (uno dei quali con base a Genova), verterà sul presunto coinvolgimento di Giorgio Napolitano nella cosiddetta trattativa stato-mafia. Poi toccherà ai presidenti delle camere deciderne la sorte e, anche su questo, si prevedono nuovi scontri.

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