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Editoriali


Sempre più problematico il cammino del Pdl. Dopo le schiaccianti sconfitte delle ultime elezioni amministrative e dei referendum per cercare di far durare il proprio governo Berlusconi si è inventato una figura che se negli altri partiti è molto comune, nel Pdl (e prima ancora in Forza Italia) non era mai stata prevista. Il nuovo segretario Angelino Alfano avrà il compito (da quel che viene detto) di riorganizzare il partito e guidare il dopo-Berlusconi; ma in realtà nel suo discorso dice che nel 2013 il candidato sarà ancora Berlusconi. Altra cosa curiosa; Alfano dice che il Pdl deve diventare il partito degli onesti; non accorgendosi di aver affermato implicitamente che quindi fino ad ora i suoi colleghi di partito onesti proprio non solo o almeno non tutti. Non si capisce quale margine di manovra avrà davvero Alfano se - come dice Bersani - sarà il segretario del partito o del presidente (che rimane Berlusconi). La nomina di Alfano è stata fatta all'unanimità; ben sapendo però che è stato votato da tutti in quanto candidato di Berlusconi, perchè se ci si sarebbe trovati in situazione analoga, ma con Berlusconi davvero fuorigioco la votazione non sarebbe andata proprio così e provabilmente non sarebbe andata proprio in nessuno modo visto che provabilmente il partito si sarebbe smenbrato. Ma l'organigramma del Pdl non si limita a Berlusconi e ad Alfano; rimangono infatti al loro posto sia i coordinatori Ignazio La Russa, Sandro Bondi e Dennis Verdini; che il portavoce Daniele Capezzone. Sandro Bondi era l'unico che allindomani delle pesanti sconfitte aveva rassegnato le proprie dimmissioni; Verdini e La Russa che invece devono tenere molto alla loro seggiola non ci hanno comunque pensato. Ne consegue che sono stati confermati tutti e tre (Capezzone incluso) anche se era stato più volte annunciato che loro figure sarebbe sparite.

Non meno tortuosa è la situazione governativa del Pdl. Convinti che per recuperare voti è necessario procedere a una manovra finanziaria che abbassi le tasse; lottano da tempo contro il ministro dell'economia Giulio Tremonti che avendo il compito di risanare i conti ha dichiarato che nessuna riforma si fa in perdita e che per quella da oltre 40 mln richiesta dell'Europa serve l'anticipazione di quei fondi. Dopo settimane e settimane di litigi il governo ha raggiunto un comp'romesso diluendo quella cifra in quattro anni. Il punto è che la cifra è stata distrubuita in modo diseguale (1 mln per il 2012, 5 mln per il 2013, 20 mln per il 2014, 20 mln per il 2015) lasciando quindi quasi tutta la cifra per la prossima legislatura. Si sono tagliati i voli di linea e le auto blu, si sono accorpati per legge nell'election day amministrative e politiche (lasciando slegati solo i referendum). Ma non si è avuto il coraggio di tagliare le Provincie e le comunità montane (per lo meno dove monti non ci sono); ne di tagliare il numero dei parlamentari. Non sono queste certo le riforme che ci fanno uscire dalla crisi.

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