| L'isola
di Linosa, nel corso dei secoli, è stata battezzata con nomi differenti. Già
ai tempi di Plinio il Vecchio compariva il termine "Aethusa" per
indicare un isola di origine vulcanica nello stretto di Sicilia; in seguito
il termine subí diverse modifiche andando per "Lenusa", poi
"Larniusa" e infine "Algusa".
Solo con la colonizzazione, in una
relazione scritta dal capitano di fregata B.M. Sanvisente, compare
finalmente la definizione Linosa. A causa degli scarsi scavi
archeologici effettuati sull'isola della sua storia si sa ben poco. Tutta al
più si ritiene che nell'isola si avvicendarono varie popolazioni; tra esse
i Romani, durante le guerre puniche, il cui insediamento è confermato dalla presenza di 150
cisterne scavate nella superficie lavica di tipica
derivazione romana. Alla denominazione romana, susseguirono dominazioni
fenicie, arabe e saracene.
Da allora l'isola rimase disabitata e
servì come porto di fortuna della pirateria mediterranea. Nel 1839 il
governo borbonico decise di colonizzare l'isola di Linosa(divenuta
ormai bosco selvaggio e disabitato). Fu emanato, così, un bando tra i
sudditi del Regno delle Due Sicilie col quale si cercavano volontari
disposti a trasferirsi nell'isola, promettendo loro l'utilizzo di tutto il
terreno coltivabile e la rendita(durata una cinquantina d'anni) di 3 tarì
al giorno. Vi aderì un primo nucleo composto da alcune famiglie di abili
artigiani provenienti da Ustica, Agrigento e Pantelleria tra cui le famiglie
La Russa, Cavallaro e Remirez, accompagnati dal capitano di fregata B. M.
Sanvisente il 25/04/1845. L'ambiente che li circondava si rivelò più
ostile del previsto. Alla
mancanza di abitazioni si supplì con dei ripari scavati nel tufo, pur
essendo minacciati, costantemente, dalla presenza dei topi. Per fortuna la
presenza delle antiche cisterne romane favorirono la raccolta di acqua
piovana. I primi lavori furono necessariamente collettivi per via
dell'istinto di sopravvivenza, come la costruzione della prima Croce lignea
e di una Chiesa, erette subito dopo lo sbarco.
Dopo il '60 con l'Unità d'Italia le
promesse fatte dai Borboni, non vennero mantenute dai Savoia. Ma i
linosani lasciati ancora più soli a fronteggiare una situazione prossima
alla tragedia, reagirono con una forma di eroismo primitivo. Dal primo
nucleo di poche decine di persone, la popolazione pian piano si ingrandì,
grazie ai matrimoni tra gli stessi membri e individui provenienti dalla
terraferma, fino a raggiungere l'attuale numero che si aggira intorno ai
480 abitanti. Da allora i coloni
vennero ricordati solo in occasione delle due grandi guerre con la chiamata
alle armi.
Con gli inizi degli anni sessanta
Linosa comincia a cambiare volto. Arrivano le prime innovazioni tecniche accompagnate da uno sviluppo turistico. La SIP istalla
nel 1963 la prima centrale telefonica, nel '67 entra in funzione una
centrale elettrica gestita dalla SELIS, nel '68 venne inaugurato il nuovo
edificio dell'Asilo Infantile, dedicato a Pietro Taviani, nonché quello
della Scuola Elementare e Media. Nel '83 la costruzione del dissalatore
assicurò un continuo rifornimento di acqua potabile. Nel '76 approda
sull'isola anche la RAI che istalla un ripetitore per il primo e il secondo
canale e quattro anni dopo la FININVEST. In seguito vennero costruiti i moli
di attracco a Scalo Vecchio, Pozzolana di Ponente e Mannarazza. Solo nel
1985 la nave traghetto Paolo Veronese poté attraccare alla banchina di
Scalo Vecchio.
Tutto sommato l'isola ha acquisito una
vivibilità decorosa nonostante molti servizi sociali siano ancora da
risolvere.
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