1. Pregiudizio
2. Paura dell’altro
3. Paura vissuta
4.
Paura subita
5.
OBIETTIVI EDUCATIVI (in
riferimento al P.O.F.)
6.
PREREQUISITI
OBIETTIVI
DIDATTICI
|
CONOSCENZE |
COMPETENZE |
CAPACITA’ |
|
· Conoscere gli argomenti dei testi proposti. · Conoscenza generale dello ambito storico nel quale si svolge il fatto. · Conoscenza delle problematiche del personaggio. · Conoscenza dei dati (sintesi del fatto). |
· Riconoscere elementi co-muni ai testi proposti. · Saper collegare fatti ante-cendenti e seguenti alle vicende. · Confronto dei personaggi e del loro vissuto. · Estrapolazione di un dato dal contesto (pregiudizio) |
· Riconoscere situazioni simili nella società di oggi. · Riflessione personale delle conseguenze passate e presenti. · Riflessione personale ine-rente al proprio vissuto. · Riflessione personale e possibili soluzioni. |
OBIETTIVI MINIMI
|
CONOSCENZE |
COMPETENZE |
CAPACITA’ |
|
1. Comprensione del testo di lettura proposto · Saper riassumere un breve episodio del testo. |
· Saper riconoscere nel testo il personaggio principale. · Saper ritrovare nella vicenda il fatto principale (ambiente e tempo). |
· Saper parlare delle proprie esperienze (inerenti alla paura o al pregiudizio). · Ripensare ad una esperienza passata e confrontarla con una presente. |
DISCIPLINA ITALIANO
La “paura”come elemento
narrativo.
CONTENUTI.
Paura: definizione
dello stato emotivo. Riflessione tramite domande sul vissuto personale (cos’è la
paura. Come difendersi dalla paura. Di cosa si può avere paura; perché si ha
paura di ciò che non si conosce).
La paura come base del
pregiudizio. Si ha paura di ciò che non si conosce.
Paura di ciò che è reale
e paura di ciò che è irreale.
Paura dell’irreale: Lettura del racconto “Il mantello”.
Lettura del racconto “La
Morte Rossa”.
III° Unità
didattica
Paura del diverso: Introduzione all’argomento con lettura “Razza ed etnia” di Scognamiglio.
IV° Unità
didattica
La paura del diverso genera pregiudizio: Lettura dei diritti
fondamentali dell’uomo.
V° Unità
didattica
Il pregiudizio ha generato sempre la violenza: La violenza contro i
diritti umani. Introduzione al libro di Oberski.
“Un bambino nei lager”.
VI° Unità
didattica
L’esperienza tragica del pregiudizio subito.
TESTI E
METODOLOGIA
Citterio/Corno Libertà
Ravizza Leggere
(letture scelte)
Jona Oberski Anni
d’infanzia
Un
bambino nei lager
Anna Frank Il
diario di Anna Frank
Ricerca sul “pregiudizio” come causa scatenante di avvenimenti a noi sconosciuti.
Verifica sulle emozioni:
la paura da emozione a pregiudizio
“Bolle
di Spedizione a Maidenek”
Primo Levi
“Shema”
STORIA
Unità
didattiche
I° La crisi della democrazia in Italia.
Il Fascismo al potere
II° Società di massa, crisi economiche e dittature.
III° Democrazia e Totalitarismo
IV° Il nazismo in Germania. Dalla dittatura alla guerra.
V° La seconda guerra mondiale.
VI° Shoa
VII° La fine della guerra.
|
CONOSCENZE |
COMPETENZE |
CAPACITA’ |
|
Conoscenze dei principali avvenimenti storici Conoscenza delle culture e idee dei totalitarismi |
Saper riconoscere elementi comuni negli aspetti
delle dittature Saper riconoscere alcuni concetti che sono alla
base delle dittature |
Riconoscere la dittatura come limite alle libertà
(confronto fra democrazia e totalitarismi) Riconoscere che il rispetto dell’altro promuove la
libertà |
2.
Il
fondatore fu Mussolini (prima socialista e poi attivatore di “fasci”) che
ottenuta la fiducia dal re attraverso manipolazioni elettorali (delle quali se
ne accorse Matteotti e per questo fu ucciso) instaurò la dittatura (unico
partito) con l’azione partito) con l’azione politica della marcia su Roma e
negli anni seguenti emanò le leggi fascistissime.
FASCISMO : POLITICA SOCIALE = case, lavoro,
strutture
POLITICA ESTERA = colonialismo, patto
con la Germania
POLITICA INTERNA = repressione ed
espulsione
POLITICA SOCIALE: Il potere (morto Lenin) passa a Stalin che stabilisce un piano quinquennale (per risollevare l’economia russa).
POLITICA INTERNA: Repressione espulsione dei
non comunisti (campi forzati di lavoro)
POLITICA ESTERA: Predominio sui Balcani patto di non aggressione con la Germania ostilità verso i paesi confinanti.
POLITICA
SOCIALE:
Hitler ottenne il pieno potere attraverso un largo consenso popolare.
POLITICA ESTERA: Alla base della politica
sociale vi è una forte discriminazione (razzismo e antisemitismo) .
POLITICA
INTERNA:
repressione ed eliminazione (SS) intensa
attivazione industriale
Lezioni
frontali
Lavori
di gruppo
Discussione sugli argomenti
Verifiche orali
Verifiche
scritte
Rielaborazione
delle idee emerse nelle discussioni
Ricerche
I quadrimestre: introduzione e unità didattica di italiano.
1)
Migliorare
la comprensione del rapporto individuo-società
2)
Riconoscere
la società come espressione della cultura predominante del
periodo in esame
3)
Cultura
e politica sono alla base di scelte sociali, la responsabilità individuale nel
complesso delle istituzioni democratiche
OBIETTIVI DIDATTICI
CONOSCENZE |
COMPETENZE |
CAPACITA’ |
CONOSCENZE DEGLI AVVE-NIMENTI STORICI
CONOSCENZA DELLE IDEO-LOGIE DEI TOTALITARISMI CONOSCENZA DELLA TEO-RIA DI ADLER (OPZIONALE) |
SAPER RICONOSCERE DIFFERENZE E ANALO-GIE DEI TOTALITARI-SMI SAPER STABILIRE UN RAFFRONTO TRA TEO-RIA E PRATICA SAPER RICONOSCERE UN RAPPORTO TRA INDIVIDUO E SO-CIETA’ NELLA TRA-SPOSIZIONE DELLA PSICHE INDIVIDUALE E SOCIALE |
SAPER ESSERE DISPO-NIBILE AL CONFRONTO DELLE IDEE RICONO-SCENDO COME IL NON CONFRONTO PORTI AL IL QUID POLITICO DELLA DITTATURA SAPER ESSERE CRITICO NELLA VALUTAZIONE DELLA IDEOLOGIA DI SUPREMAZIA SAPER ESSERE ANALI-TICO NELLA DETERMI-NAZIONE DELLE TEORIE DELLE DISCIPLINE INE-RENTI AD UNO STESSO CONCETTO. SOPRAFFAZIONE DEL SE’ IL CONCETTO DI SUPER-UOMO ALLA LUCE DELLA TEORIA PSICANALITICA. |
Scritte
– orali
Discussione di gruppo
Ricerche
Lezioni frontali
Discussioni di gruppo
I quadrimestre
RIFERIMENTI
NIETZSCHE PROFETA DEL
NAZISMO
L’idea del superuomo venne presa per giustificare l’idea della figura dittatoriale dell’ideologia nazista, dove il superuomo di Nietzsche era il filosofo ,divenne il politico ,colui che era in grado di porsi al di sopra delle istituzioni e delle masse .
nel testo volontà di potenza le idee vengono
traslate nel campo politico ( interpretazione di Luckas ) analogie si possono
comunque riscontrare nella supremazia data all’individuo, all’uomo che emerge
dalla massa e diventa “dio” di se stesso e giudice degli uomini.
il super uomo, libero dalle tirannie del
sopranaturale
conosce come unica misura se stesso.
in chiave psicanalitica l’uomo (il se) vorrebbe
liberarsi dalle regole (istituzioni, stato, religione,dio) che costituiscono il
super –io.
Si entra così nella conflittualità( complesso di
superiorità-inferiorità di Adler).
Ma se per Nietzsche il superuomo (essere
autosufficiente senza necessità di riportarsi alle regole) e’ libero in virtù della sua stessa natura, natura al
di fuori di ogni controllo, l’ideologia nazista riferisce tali caratteri solo
al dittatore che può essere al di fuori di ogni controllo.
GENTILE LO STATO ETICO (AUTORITARIO)
LA POLITICA COME ETICA DELLO STATO DIVENTA L’AUTO
COSCIENZA DELL’INDIVIDUO NELLA CATEGORIA UNIVERSALE.
L’IMPOSSIBILITA’
DI UN’ETICA APOLITICA, DOVE LA DISTINZIONE DI PUBBLICO E PRIVATO VIENE
CONSIDERATA OCCASIONALE E LO STATO DEVE SEMPRE AVVALLARE IL PRIVATO.
NULLA
DI PRIVATO, TUTTO RIENTRA NELL’AZIONE DELLO STATO, IN QUANTO LO STATO
GARANTISCE L’ETICA DELL’INDIVIDUO.
LA
TOTALE DEPRIVITIZZAZIONE
QUINDI DELLE LIBERTA’ NEL CAMPO
EDUCATIVO-POLITICO-INTELLETTUALE.
UNA
UNICA COSCIENZA DIVENTA RAPPRESENTANTE DI MOLTEPLICI COSCIENZE, ABOLENDO COSI’
OGNI IDEA CHE NON RIENTRI NELLE IDEE ETICHE IMPOSTE DALLO STATO ATTUALE.
GENTILE
COSI’ DIMOSTRA CHE LO STATO AUTORITARIO, IDENTIFICANDOSI CON IL FILOSOFO
IDEALISTA, REALIZZA LA LIBERTA’ DEL FILOSOFO STESSO,RENDONDOSI TUTTAVIA
INCAPACE DI UN COLLOQUIO CON ALTRI UOMINI O PERSINO IN POLEMICA CON ESSI.
MARX IL FILOSOFO DELLA
STORIA
(IL TEORICO
DELLO STATO COMUNISTA )
TEORICO
DELL’IDEOLOGIA COMUNISTA, ATTRAVERSO L’ANALISI STORICA DEI FONDAMENTI SUI QUALI
SI BASSANO LE STRUTTURE DELLA SOCIETA’, RISCONTRA IL NESSO TRA STRUTTURA
ECONOMICA E STRUTTURA POLITICA.
SONO
LE CLASSI SOCIALI A DETERMINARE LO STATO POLITICO SI RENDE QUINDI NECESSARIA LA
LOTTA DI CLASSE PER RIPRISTINARE UNO STATO EQUO VERSO TUTTI I CITTADINI,
ABOLENDO LA FORZA SULLA QUALE SI BASA LA CLASSE BORGHESE OSSIA LA PROPRIETA’
PRIVATA(CAPITALE).
NEL
MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA LO
STATO PER DIVENTARE OPERATIVO DEVE PASSARE ATTRAVERSO LA DITTATURA DEL
PROLETARIATO.
L’INTERA
VALIDITA’ DEL COMUNISMO COME IDEOLOGIA POLITICA E’ LA DIMOSTRAZIONE DELLA TESI
CHE ESSO E’ LO
SBOCCO
INEVITABILE DELLA SOCIETA’ CAPITALISTA’.
RIFERIMENTI STORICI
SE VOLESSIMO DARE UNA CONNOTAZIONE PSICOLOGICA ALLE DIVERSE
DITTATURE DEL FASCISMO ,DEL NAZISMO E DEL COMUNISMO, LE DEFI-
NIREMMO IN TALI TERMINI :
LA COMPONENTE PSICOLOGICA DEL FASCISMO E’ LA VIOLENZA :
VIOLENZA SULLE LIBERTA’ INDIVIDUALI
VIOLENZA SULLE IDEE POLITICHE –CULTURALI-ISTITUZIONALI
VIOLENZA SULLE MENTI DEI PROPRI SOSTENITORI, DEMOLENDO
OGNI POSITIVITA’ DEGLI AVVERSARI.
LA COMPONENTE PSICOLOGICA DEL NAZISMO E’ L’ODIO
ODIO VERSO OGNI INDIVIDUO CHE APPARTENGA AD UN
GRUPPO DIVERSO (RAZZISMO –ANTISEMITISMO)
ODIO CONTRO CHIUNQUI POTREGGA I NEMICI DICHIARATI
DEL NAZISMO ,ANCHE VERSO LE PERSONE DEBOLI.
ODIO INCULCATO COME SENTIMENTO POSITIVO DI FEDELTA’
AL CAPO (HITLER).
LA COMPONENTE PSICOLOGICA DEL COMUNISMO E’ LA REPRESSIONE
REPRESSIONE SISTEMATICA DI QUALSIASI INDIVIDUALISMO.
REPRESSIONE DI QUALSIASI IDEA (POLITICA – CULTURALE-RELIGIOSA)
CHE NON SI CONFORMI ALL’IDEOLOGIA COMUNISTA
REPRESSIONE INTERIORIZZATA DAI COMUNIST DI ABOLIRE ONI DIVERSITA’
PERCHE’ PERICOLOSA
CESARE NELL ANNO 50°.A E.V. TORNA A ROMA ED OTTIENE
UNA DITTATURA SPECIALE (C.H.C.) ,DOPO AVERE
MANTENUTO IL COMANDO NELLE GALLIE OLTRE GLI ACCORDI E CON LO STORICO PASSAGGIO DEL RUBICONE.


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ASPETTI POLITICI |
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ASPETTI SOCIALI |
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LA DITATTURA DI CESARE SI PUO’ DEFINIRE UNA DITTATURA DI CONQUISTA PROGESSIVA DELINEANDO COSI IL PASSAGGIO DI TUTTI I POTERI NELLA SUA UNICA PERSONA |
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MANCANO GLI ASPETTI REPRESSIVI DELLA DITTATURA PERCHE IL COMANDO GLI VIENE CONCESSO IN VIRTU DELLE COQUISTE MILITARI E DELL AGAGIA POLITICA |
CROMWELL (1640-58) IL LUNGO PARLAMENTO PROCLAMO LA
REPUBBLICA. IL POTERE PASSO 1653 DAL
PARLAMENTO A CROMWELL CHE STABILI DI FAT
TO UNO STATO MILITARE . CROMWELL PRESE I
PIENI POTERI DITTATORIALI CON IL TITOLO DI
LORD PROTETTORE DELLA REPUBBLICA.
ASPETTI POLITICI LA DITTATURA DI CROMWELL SI STABILI CON IL ROVESCIAMENTO DELLO STATO DA MONARCHIA A REPUBBLICA E CON L’ELIMINAZIONE DELLE STRUTTURE DEMOCRATICHE
ASPETTI SOCIALI LA SUA DITTATURA FU REPRESSIVA DEI CETI NOBILI E DEI LORO PRIVILEGI PORTANDO COMUNQUE VANTAGGI ECONOMICI STABILI
PER L INGHILTERRA.
BONAPARTE CON IL COLPO DI STATO DEL 18 BRUMAIO 1799,
BONAPARTE PRESE IL TITOLO DI PRIMO CONSOLE
ATTRAVERSO LE VARIE VITTORIE RIPORTATE E IL
CONSENSO DELLA BORGHESIA
ASPETTI POLITICI LA DITTATURA DI BONAPARTE FU POSSIBILE PER IL LEGAME DI INTERESSI TRA BORGHESIA ED ESERCITO
ASPETTI SOCIALI NON FU REPRESSIVA IN QUANTO CONSERVO I DIRITTI CIVILI OTTENUTI DALLA RIVOLUZIONE ,CAMBIANDO COSI SOLO
L’ORDINAMENTO DELLO STATO
A DIFFERENZA DELLE PRECEDENTI LE DITTATURE CONTEMPORANEE SI
APPOGGIANO SU IDEOLOGIE
LA FILOSOFIA TEDESCA
SPENGLER TEORICO DELLA
GUERRA E DELLE RAZZE M
HEIDEGGER CRISI DEI VALORI
LIBERALI
SIMTH POLITICO DEL NAZISMO
I TEDESCHI LIBERATORI
IL VERO SOCIALISMO TEDESCO
IL NAZIONALISMO
L ITALIA FASCISTA
COME FACENTE PARTE DELLA
TRADIZIONE
GERMANICA
RITORNO ALL IMPERO
HITLER
LA DITTATURA DI HITLER SI INSTAURA TRAMITE UNA SISTEMATICA AZIONE POLITICA DI ELIMINAZIONE DEGLI AVVERSARI E TROVANDO CONSENSI POPOLARI CHE GLI PERMETTONO DI CREARE IL MITO DEL DITTATORE .
ASPETTI POLITICI
ESASPERATO NAZIONALISMO
ALLEANZE CON NAZIONI IN
SINTONIA CON IL PROGRAMMA
DI CONQUISTA DELL EUROPA..
ASPETTI SOCIALI
NAZONALISMO COME ACCENTRAMENTO DELL ECONOMIA DELLA NAZIONE
RAZZISMO COME DISCRIMINAZIONE DEGLI ALTRI POPOLI RISPETTO AL
POPOLO TEDESCO
ANTISEMITISMO
RAZZISMO BIOLOGICO ANTIGIUDAISMO
ODIO INDISCRIMINATO CONTRO IL POPOLO EBRAICO
L ODIO VERSO L EBREO HA ORIGINI ANTICHE E RISALE AL TEMPO DEL PRIMO CRISTIANESIMO , QUANDO QUEST ULTIMO VENNE A PORSI COME ANTITESI DELLA RELIGIONE GIUDAICA (EBRAISMO).
IL CRISTIANESIMO EREDITA L ODIO VERSO IL POPOLO DI ISRAELE DALLO
IMPERO ROMANO CHE NON AMMETTEVA UNA POSSIBILE SOVRANITA
DEL POPOLO EBRAICO. L ANTIGIUDAISMO NASCE QUINDI SU BASE PRIMA
POLITICA PERCHE NON E UNA RELIGIONE DI IDEE MA DI POPOLO , DI NAZIONE E FEDELTA ALL UNICO DIO.
L ANTIGIUDAISMO PRENDE CARATTERI PIU SPECIFICAMENTE RELIGIOSI
CON L INSTAURARSI DEL CRISTIANESIMO FINO A DIVENTARE AVVERSO
E IN CONTRASTO ALOL EBRAISMO (CERCANDONE L ELIMINAZIONE).
L ANTISEMITISMO DIVENTA COSI ODIO POLITICO-RELIGIOSO-RAZZIALE
VERSO GLI EBREI ( PORTATORI DEI VALORI CIVILI CULTURALI E MORALI DELLA CIVILTA OCCIDENTALE VALORI CHE IL NAZISMO COMBATTE).
ANTISEMITISMO NAZISMO ELIMINAZIONE DI UN TERZO DELLA
POLAZIONE EBARICA (SHOA)
FASCISMO DEPRIVITIZZAZIONE DEI DIRITTI
CIVILI ED UMANI DEGLI EBREI
COMUNISMO INTEGRAZIONE FORZATA DEGLI EBREI
ISLAMISMO PROGETTO DI DISTRUZIONE DELLO
STATO DI ISRAELE ( ANTAGONISMO
RELIGIOSO E ANTAGONISMO DEI
VALORI CIVILI ).
IL PERICOLO DI ANTISEMITISMO E TUTT ORA PRESENTE IN FORMA DI
OSTILITA PIU O MENO MANIFESTA VERSO LO STATO DI ISRAELE.
LA DITTATURA DI MUSSOLINI EBBE IL CONSENSO DEL RE SOLO COSI POTE INSTAURARSI ,MA L ACCESSO AL POTERE FU PREORDINATO DA DELITTI VERSO I PROPRI AVVERSARI CONTINUATESI DURANTE TUTTO IL PERIODO DEL FASCIO.
ASPETTI POLITICI NAZIONALISMO IMPERIALISMO
ASPETTI SOCIALI ANTISEMITISMO OSTRUZIONISMO
ALTRO DISCORSO PER LA DITTATURA DI STALIN CHE RISULTO UN ROVESCIAMENTO DEL PIANO LENINISTA , IN QUANTO L OPPRESSIONE
FU TOTALE VERSO NON SOLO I PROPRI AVVERSARI MA ANCHE VERSO I PROPRI SOSTENITORI SE SOSPETTI DI AVERE IDEE DIVERSE O DI PROFESSARE
RELIGIONI.
ASPETTI POLITICI SUPREMAZIA DELL URSS VERSO LE ALTRE NAZIONI
ASPETTI SOCIALI PIANIFICAZIONE ECONOMICA E INDROTTINAZIONE DEI
PRINCIPI COMUNISTI.
dalla Repubblica di Weimar
alla costituzione del Terzo Reich
1. GlI Intellettuali tedeschi o il nazismo
H. Kohn
Gli intellettuali tedeschi hanno una grossa responsabilità nell’aver precipitato il loro popolo nell’abisso. Scomparse tra il 1929 e il 1923 le figure più rappresentative della cultura tedesca, che avevano esortato i propri concittadini ad accettare la democrazia e la repubblica parlamentare ~ nonostante tutto, nonostante la sua mediocrità e il suo carattere di imitazione ~, preoccupati com’erano di salvare l’eredità morale dell’Europa « prima che divenisse troppo tardi », il pubblico dei lettori tedeschi si gettò sugli scritti dei giovani scrittori ancora sconosciuti, quali Spengler, Moeller, Junger, che predicavano contro la civiltà occidentale, il liberalismo, l’umanitarismo, guardando dall’alto in basso l’Occidente « con lo stesso disprezzo più tardi manifestato dai capi nazisti », ostentando aria di sufficienza nei confronti dello stesso Goethe, « terribilmente antiquato, un fanatico della .f orma ». Gli intellettuali degli anni Trenta pretende-vano di essere gli interpreti genuini dello « spirito dei tempi ». Nella loro furia dissacratrice non risparmiarono neppure la loro cultura, la loro stessa civiltà. Anche Nietzsche, che più tardi sarebbe stato recuperato e adattato all’ideologia nazista, fu tra gli autori contestati. « Nietzsche aveva creduto nella libertà dell’individuo I suoi tardi sedicenti seguaci trovarono la massima realizzazione dell’individuo nel suo asservimento a una forza irrazionale «. La guerra perduta si sarebbe trasformata, a loro dire, in vittoria, se i Tedeschi si fossero resi conto di rappresentare lo « spirito dei tempi ». « Creando il Reich, i Tedeschi non agivano per se stessi, ma per l’Europa. f... I Il loro Reich era urgentemente necessario perché la civiltà occidentale aveva non elevato, bensì degradato l’umanità (“.1. L’ombra dell’Africa si proietta sull’Europa. ~ nostro compito fare da sentinella sulla soglia dei valori », scriveva il Moeller. Tali enunciazioni erano presentate come « la filosofia del nostro tempo », la « filosofia tedesca ».
il Reich avrebbe dovuto essere ‘~ genuinamente socialista e antiliberale »; ma il socialismo tedesco non doveva avere nulla in comune col socialismo ottocentesco e marxista e con la lotta di classe internazionale. « Dove finisce il marxismo, li comincia il socialismo: un socialismo tedesco, la cui missione è quella di soppiantare nella storia intelléttuale dell’umanità ogni specie di liberalismo » (Moeller). Solo quello tedesco è vero socialismo! «, scriveva Spengler nel 1919. « 11 vecchio spirito prussiano e il socialismo, benché oggi sembrino contrari - l’uno all’altro, sono in realtà tutt’uno ». Nell’ora della disfatta e dello sconforto era Questo l’appello che Spengler lanciava alla gioventù tedesca: e chiamo a raccolta coloro che hanno midollo nelle ossa e sangue nelle vene... Diventate uomini! Non vogliamo più discorsi sulla cultura, sulla cittadinanza mondiale, sulla missione spirituale della Germania. Abbiamo bisogno di durezza, di ardito scetticismo, di una classe di dominatori socialisti. Ancora una volta: socialismo significa potenza, potenza, ancora e sempre potenza ». Il futuro, a dire di Spengler, apparteneva atte razze marziali per cui prediceva l’avvento di nuovi Cesari, che con le loro élites di guerrieri avrebbero spezzato La dittatura del denaro insieme con la sua arma politica, la democrazia. Da tali premesse derivava necessariamente l’esortazione alla guerra. La guerra è eternamente La più alta forma di esistenza umana, e gli Stati esistono per la guerra E nell ‘ultimo suo libro Anni della decisione, Spengler scriveva « La lotta è il fatto fondamentale della vita, è la vita stessa ».
Le teorie proclamate da Spengler furono diffuse da Carl Schmitt, il più autorevole maestro di diritto pubblico in Germania, che introdusse una nuova concezione della politica, condannando la tradizionale arte di governo dell’Occidente, ricercava le vie e i mezzi per superare l’istinto primitivo col negoziato paziente. col compromesso, con uno sforzo di reciprocità, soprattutto con l’osservanza di leggi universalmente vincolanti ». Contro il XIX secolo, inteso a perseguire queste arti (~ un secolo pieno d’illusione e frode »), lo Schmitt espresse la ferma convinzione che la guerra sia l’essenza di ogni cosa.
In poco più di un decennio gli intellettuali furono in grado di condurre il popolo tedesco nell’abisso. Non ci sarebbero riusciti se non fossero stati preceduti da generazioni di preparazione, in cui germanofilismo e antioccidentalisino erano divenuti sempre piò caratteristici del pensiero nazionale. NelI’ultimo stadio il nazionalismo tedesco respinse non solo la civiltà occidentale, ma anche la validità della Vita civile. a Il nuovo nazionalismo a, ammonì Ernst Robert Curtius nel 1931, « vuole buttar via non solo il diciannovesimo secolo, attualmente tanto calunniato, bensì addirittura tutte le tradizioni storiche a. I pensatori nazionalisti francesi — Charles Mautras o Maurice Barrès — non si spinsero mai fino al punto di rivoltarsi contro la civiltà. In Germania gli anti-intellettuali non erano plebaglia, ma intellettuali di primo piano, uomini spesso di gusti raffinati.e di grande erudizione.
Mettendosi a considerare ogni cosa dall’angolo visuale tedesco essi si convinsero che la civiltà occidentale fosse dappertutto profondamente minata come in Germania. Partendo da osservazioni parziali arrivarono alle conclusioni piò estreme. Identificarono la situazione tedesca, com’era peraltro da essi interpretati, con quella dell’umanità, addirittura
con quella dell’universo. Gottfried Benn non dubitava che il periodo quaternario dell’evoluzione geologica Stesse approssimandosi alla fine, che l’homo sapiens stesse diventando sorpassato. Nessuna espressione fu tanto forte da riuscire a manifestare tutto l’odio nutrito per la civiltà occidentale, il liberalismo, l’umanitarismo. La filosofia di Martin Heidegger, la dottrina politica di Carl Schmitt, la teologia di Karl Barth contribuirono per parte loro a convincere gli intellettuali che l’umanità aveva raggiunto una svolta decisiva, una crisi senza precedenti causata dal liberalismo. Questi intellettuali guardavano dall’alto in basso l’Occidente cori lo stesso disprezzo pit~ tardi manifestato dai capi nazisti. Allo stesso tempo si mostravano arrogante-mente sicuri che il pensiero tedesco, proprio per la sua consapevolezza della crisi, fosse l’unico degno della nuova epoca storica.
Nell’introduzione alla quarta edizione (1941) della sua Litteraturgeschichte der deutschen Stamme und Landschaften (Storia della letteratura delle genti e delle regioni tedesche], Josef Nadler arrivò a scrivere due i tedeschi non erano mai stati prima così esclusivamente e appassionatamente un popolo di pensatori e di poeti come nei quarto di secolo dal 1914 al 1939, durante il quale avevano vissuto una esperienza che li aveva resi incomprensibili agli altri popoli. La sua stessa opera, egli sosteneva, dimostrava che il popolo tedesco era chiamato, in forza appunto dell’esperienza eccezionale a diventare il Treuhander, il fiduciario dell’intera comunità europea di nazioni. E cosi sia com’è, o non sia affatto (~ Und also mòge wie es ist, oder es sull nicht sei)Nessuna meraviglia che Nadler non sapesse che farsene di Goethe, terribilmente antiquato, un fanatico della forma, il che per lui equivaleva a un’assoluta sterilità. [.1
La comprensione classica della tradizione, rosi viva in Goethe, fu perduta negli anni trenta in Germania come in Russia. L’arte divenne « popolare ~, “ nuova ,e ~‘ utilitaria »; la forma non contò più. Nadler si senti autorizzato a criticare Goethe perché « un uomo come lui non poteva trasformare un popolo «. Ora il popolo si stava trasformando a; perlomeno i suoi portavoce se ne vantavano. Un periodico molto stimato. Hochschule und Ausland dedicato al mantenimento dei contatti fra le università tedesche e quelle straniere, nell’aprile del 1937 cambiò testata assumendo il nuovo nome di Geist der Zeit (Spirito dei tempi). Il suo editoriale dichiarò con appropriata modestia: Non c’è alcuna nazione in Europa, e non ce n’è mai stata una al di fuori della Grecia, in cui lo spirito è rosi vivo come nell’odierna Germania a. Ma gli intellettuali tedeschi sbagliavano scambiando il loro spirito dei tempi con l’effettivo spirito del tempo. Nella loro cieca antipatia per l’Occidente essi interpretavano erroneamente la Storia.
Àl di fuori del mondo universitario, Moeller van den Bruck, Spengler, Junger e il circolo della rivista Die Tat (azione)l furono in prima fila nel foggiare e nell’esprimere il clima d’opinioni prevalente nella Repubblica di Weimar. Malgrado tutte le loro differenze personali,
la posizione era fondamentalmente la stessa. Pur riconoscendo l’influenza di Nietzsche, essi se ne staccavano legando il futuro dell’uomo allo stato di potenza tedesco e alle virtù militari prussiane. Nietzsche aveva creduto nella libertà dell’individuo insistendo so di essa in modo esagerato. I suoi tardi sedicenti seguaci trovarono la massima realizzazione dell’individuo nei suo asservimento a una forza irrazionale. Spengler era convinto, come scrisse nel dicembre del 1917, nella prefazione alla prima edizione del suo magnum opus, De,- Untergang des Abendlandes (Il tramonto dell’Occidente; la usuale traduzione di Untetgang con declino è troppo inadeguata), di star scrivendo « la filosofia del nostro tempo »~ Nella prefazione all’edizione riveduta (dicembre 1922) egli senti il bisogno di nominare ancora una volta gli uomini a cui doveva a praticamente tutto », Goethe e Nietzsche. La pretesa di avere fra gli antenati questi due grandi era tipicamente tedesca. In realtà, Spengler non aveva alcuna affinità con Goethe e svisava Nietzsche. Ma meno orgogliosamente del 1917, quando aveva presentato la sua opera come “ la filosofia del nostro tempo “ questa volta la definì “una filosofia tedesca “. Una definizione su cui nessun critico trova a ridire; non si può infatti pensare che la filosofia spengleriana sia qualcosa più di una filosofia tedesca.
Moeller, Spengler e Jùnger ritenevano che la guerra perduta si sarebbe trasformata in vittoria, se i tedeschi si fossero- resi conto di rappresentare lo spirito dei tempi. Moeller aveva iniziato la sua attività come critico letterario e principale traduttore tedesco di Dostoevskij. La guerra- comunque -lo trasformò da uomo di cultura in pensatore politico. Nel Diritto dei popoli giovani, apparso all’inizio del -1919, egli chiedeva - che fosse riconosciuto il diritto all’espansione delle giovani nazioni, che avevano idee nuove, mentre il decrepito Occidente non era altro che una continuazione del sorpassato diciottesimo secolo. Fra i popoli giovani era la Prussia che avrebbe assunto la funzione di guida. Verrà il momento in cui tutti i popoli giovani, in cui tutti coloro che si sentono giovani, riconosceranno nella storia prussiana la pii” bella, la più nobile, la più virile storia politica dei popoli europei .
NeI 1923, due anni prima di suicidarsi, Moeller pubblicò il suo libro più autorevole, Das Dritte Reich. Il titolo non può esser tradotto con « Terzo Impero ». Il Reich è nella sua essenza molto più di un impero. Ci sono più imperi, c’è un unico Reich. Il nazionalismo tedesco ti, scriveva Moeller, è un campione del Reich finale: sempre ricco di promesse, mai concluso... C’è un unico Reich, come c’è un’unica Chiesa. Gli altri pretendenti al titolo non possono essere altro che uno stato, una comunità o una setta. Esiste solo Il Reich ti. Creando il Reich, i tedeschi non agivano per se stessi, ma per l’Europa. Il loro Reich era urgentemente necessario perché la civiltà occidentale aveva non elevato, bensì degradato l’umanità, ti Circondato dal mondo in sfacelo che è il mondo vittorioso di oggi, il tedesco cerca la sua salvezza. Cerca di preservare quei valori imperituri, che sono tali per propria natura. Cerca di assicurare la loro permanenza nel mondo riconquistando il rango ti cui hanno diritto i loro difensori. Allo stesso tempo combatte per la causa dell’Europa, per ogni influenza europea che si irradia dalla Germania in quanto centro dell’Europa... L’ombra dell’Africa si proietta sull’Europa. E nostro compito fare da sentinella sulla soglia dei valori “
Moeller definiva il Reich ti una vecchia bella idea tedesca che risale al Medioevo, ed è associata all’attesa di un regno millenario ti. Esso sarebbe stato genuinamente socialista e antiliberale. Il terzo capitolo del libro portava come motto le significative parole “ Col liberalismo il popolo perisce “. Il socialismo tedesco non aveva nulla in comune
col materialismo storico marxista e con la lotta di classe internazionale. Era la solidarietà nazionale di un popolo sfruttato dalla plutocrazia straniera; era l’idea dell’altruismo al servizio del bene comune anziché quella del perseguimento del profitto personale. ti Dove finisce il marxismo ti, scriveva Moeller, ti li comincia il socialismo: un socialismo tedesco, la cui missione è quella di soppiantare nella storia intellettuale dell’umanità ogni specie di liberalismo. Il socialismo tedesco non è compito di un Terzo Reich. ~ piuttosto la sua base ti. Moeller accettava la rivoluzione antiliberale e antiplutocratica di Lenin come un tipo di socialismo nazionale pericolosamente adatto alla Russia e ai dichiarava propenso a collaborare con essa purché dirigesse la sua espansione verso l’Asia e ammettesse la legittimità della missione della Germania nelle terre di confine russo-tedesche, [---1
Oswald Spengler in Preussen~um und Sozialismus [Prussianesimo e socialismo] (1919) fece un altro passo avanti: « Solo quello tedesco è vero socialismo! Il vecchio spirito prussiano e il socialismo, benché oggi sembrino contrari l’uno all’altro, sono in realtà tutto uno. Questo libro relativamente breve di Spengler rimase sconosciuto ai pubblico inglese, ma attrasse molti più lettori tedeschi dei due grossi volumi della sua opera principale. Le idee esposte in Preussenturn und Sozialiumus furono, come egli stesso confessò, il nucleo (Kern) da cui si sviluppò tutta la sua filosofia. Il libro è basilare non solo per la conoscenza, dell’autore, ma anche per la conoscenza del periodo weimariano. Naturalmente Spengler contrapponeva i suoi prussiani socialisti agli individualisti inglesi attaccati al denaro, che facevano ognuno per conto proprio, mentre i primi erano legati l’uno all’altro. Quando gli inglesi lavoravano, lo facevano per smania di successo; i prussiani lavoravano invece pèr amore del dovere da compiere. In Inghilterra era la ricchezza che Contava, in Prussia l’azione. Il socialismo marxista era profondamente influenzato dalle idee inglesi.
Marx infatti, al pari degli inglesi, non ragionava dal punto di vista dello stato, bensì da quello della società. Per lui. come per gli inglesi, il lavoro era qualcosa da comprare e vendere, una merce dell’economia di mercato, mentre per i prussiani ogni lavoro, da quello del più alto funzionario a quello del più umile manovale, era un dovere, compiuto come un servizio reso alla comunità. A detta dì Spengler, Federico Guglielmo I, il resoldato prussiano del diciottesimo secolo, e non Marx, era stato a il primo socialista cosciente ,,. Soltanto la Prussia era uno stato reale, e quindi uno stato socialista. Qui, nel senso stretto del termine, non esistevano individui isolati, Chiunque viveva nell’ambito del sistema, che funzionava con la precisione di una buona macchina, faceva parte della macchina a.
Spenglcr andava a ritroso nella storia per spiegare la differenza fra inglesi e prussiani; il Carattere inglese derivava dai saccheggiatori vichinghi, quello prussiano dai devoti Cavalieri teutonici. Malgrado lo storicismo, ora brillante, ora falso, gli scritti di Spcngler intendevano essere non distaccate opere di studio, bcnsì ljttérature engagée [letteratura impegnata]. Il suo Preussentum und Sozia!ismus era infatti un fervido appello alla gioventù tedesca, lanciato nell’ora della disfatta e dello sconforto. Nella nostra Iøtta a, egli scriveva nell’introduzione, a conto su quella parte della nostra gioventù che sente profondamente, al di là di tutti gli oziosi discorsi quotidiani, ..: l’invincibile forza che continua a marciare in avanti malgrado tutto, una gioventù.., romana nell’orgoglio di servite, nella umiltà di comandare, prèoccupata di chiedere non diritti dagli altri, bensì doveri da se stessa, senza eccezione, senza distinzione, per realizzare il destino che sente nel suo intimo. In questa gioventù vive una tacita coscienza
che integra l’individuo nel tutto, nella nostra cosa più sacra e profonda, un patrimonio di secoli, che distingue noi fra tutti i popoli, noi, i più giovani, gli ultimi della nostra civiltà. A questa gioventù io mi rivolgo. Possa essa comprendere quello che ora diventa il suo compito futuro. Possa essere fiera di aver l’onore di affrontarlo -
L’appello di Spengler alla gioventù si faceva ancora più fervido alla fine del libro: « Chiamo a raccolta coloro che hanno midollo nelle ossa e sangue nelle vene.. Diventate uomini! Non vogliamo più discorsi sulla cultura, sulla cittadinanza mondiale, sulla missione spirituale della Germania. Abbiamo bisogno di durezza, di ardito scetticismo, di una classe di dominatori socialisti. Ancora una volta: socialismo significa potenza, potenza, ancora e sempre potenza. La via verso la potenza è chiaramente segnata: i più valenti lavoratori tedeschi. devono unirsi ai migliori rappresentanti del vecchio spirito politico prussiano, gli uni e gli altri decisi a creare un stato rigidamente socialista, una democrazia nel senso prussiano, gli uni e gli altri legati da un comune senso del dovere, dalla coscienza di un grande compito, dalla volontà di obbedire per dominare, di morire per vincere, dalla forza di compiere tremendi sacrifici per realizzare il nostro destino, per essere quel che siamo e quel che senza di noi non esisterebbe. Noi siamo socialisti. Noi non inténdiamo esser stati socialisti invano .
La filosofia spengleriana della storia era concisamente esposta in un brano di Preussentum und Sozialismus:
« La guerra è eternamente la più alta forma di esistenza umana, e gli stati esistono per la guerra; essi manifestano la loro preparazione alla guerra. Anche se un’umanità stanca e smorta desiderasse rinunciare alla guerra, essa diventerebbe anziché il soggetto, l’oggetto della guerra per cui e con cui gli altri guerreggerebbero “ Lo stesso tema veniva ripetuto nel secondo volume del Tramonto dell’Occidente, apparso nel 1922: « La vita è dura. Essa lascia una unica scelta, quella fra vittoria e sconfitta, non quella fra guerra e pace ». E nell’ultimo libro pubblicato, undici anni dopo, Anni della decisione, egli affermava con ripetitività quasi hitleriana: La lotta è il fatto fondamentale della vita, è la vita stessa. La noiosa processione di riformatori, capaci ci di lasciare come loro unico monumento montagne di carta stampata, è ora finita... La storia umana in un periodo di civiltà altamente evoluta è storia di potenze politiche. La forma di questa storia è la guerra. La pace è soltanto.. una continuazione della guerra con altri mezzi... Lo stato è l’essere in forma di un popolo, che è da esso costituito e rappresentato, per guerre attuali e possibili a. Questa filosofia della storia ultra semplificata portava la priorità della politica estera su quella interna, tipica di Ranke, a un estremo palesemente assurdo. Civiltà e religione, istituzioni e costituzioni, economia e benessere nazionale non contavano più, nella storia; non rimaneva che la politica estera, ridotta essa stessa alla guerra e alla preparazione della guerra. Le guerre non erano pio eccezioni o incidenti, erano il fatto centrale della vita e della storia, il loro significato e coronamento. La prima nazione moderna che l’aveva compreso era, secondo Spengler, la Prussia, che su questa consapevolezza basava la sua pretesa di supremazia nella nuova età. « La Prussia a, egli scriveva, ~ è soprattutto priorità incondizionata della politica estera su quella interna, la cui sola funzione è quella di mantenere la nazione in forma per quel compito .]
Le teorie politiche proclamate da Spengler col tono di un veggente furono esposte, in veste più erudita, da Carl Schmitt, professore di diritto internazionale e costituzionale all’università di Bonn, per due decenni il più autorevole maestro di diritto pubblico in Germania. I suoi scritti, legati a quelli di Spengler, introdussero una nuova concezione della politica, che riceveva il suo significato non più da quella che era considerata la vita normale della società,bensì da situazioni estreme. Il normale non tendeva più a controllare l’anormale
le. [...]
Questa esaltazione della vita sul diritto, delle necessità istintive sul controllo cosciente (nella terminologia spengleriana, del Dasein sul Wacbsein), finiva in un’esistenza precaria sull’orlo dell’abisso. CarI Schmitt basava la sua concezione della politica sull’inevitabile antagonismo fra amico e nemico, un antagonismo fondamentale quanto quello fra bene e male, o fra bello e brutto. I conflitti politici non erano quindi, a suo avviso, razionalmente o criticamente determinati e risolvibili; erano conflitti esistenziali, in cui l’esistenza stessa era in gioco .Il nemico è nel senso esistenziale ,
un altro,un estraneo,col quale in caso
estremo sono possibili conflitti in cui l’esistenza stessa è in gioco. Tali conflitti non possono venir decisi con un accordo generale precedentemente concluso, o col giudizio di una terza parte non interessata e quindi imparziale... L inimicizia è negazione esistenziale dell’esistenza di un altro a.
La guerra era un momento importante della vita politica e della vita io genere; I inevitabile relazione amico-nemico dominava ogni settore. « I punti culminanti della grande politica a, sosteneva Schmitt, a sono quelli in cui si discerne il nemico con estrema concreta chiarezza come nemico a. Questa teoria politica corrispondeva al presunto primordiale istinto combattivo dell’uomo che tendeva a considerare chiunque si (frapponesse all’appagamento dei suoi desideri come un avversario da toglier di mezzo. La tradizionale arte di governo dell’Occidente, invece, consisteva nel trovare le vie e i mezzi per superare l’istinto primitivo col negoziato paziente, col compromesso, con uno sforzo di reciprocità, soprattutto con l’osservanza di leggi universalmente vincolanti.
La totalitaria filosofia di guerra fu cosi riassunta da Schmitt: La guerra è l’essenza di ogni cosa. La natura della guerra totale determina la forma naturale dello stato totale ». Comprensibilmente egli nutriva un profondo disprezZO per il diciannovesimo secolo, a un secolo pieno d’illusione e frode a. Nel suo stato ideale di quest’epoca, ovviamente Immune da illusioni e frode, la vita nella sua interezza era subordinata al conflitto armato. In tale ordine d’idee Karl Alexander von Miiller, direttore della Historia che Zeitschrif i [Rivista storica],
l’organo ufficiale degli Storici tedeschi, concluse, nel numero di settembre del 1939, un editoriale sulla guerra con le parole: a In questa battaglia d’animi troviamo il settore delle trincee che è affidato alla scienza storica della Germania. Essa monterà la guardia. La parola d’ordine è Stata data da Hegel: lo spirito dell’universo ha dato l’ordine di avanzare; tale ordine sarà ciecamente obbedito .
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31. Mussolini nel giudizio di uno storico Inglese
D. Mack Smith
Del « duce » sono indicati
in queste pagine dello Smith i tratti più caratteristici: l’educazione ricevuta,
anarchica più che socialista, l’amore per l’azione illegale, per la rivoluzione
qua! essa sia, la fede nell’azione per l’azione, la mutevolezza delle opinioni,
l’opportunismo degli atteggiamenti, l’ostentato patriottismo che si risolve
in amore di sé ~ il sostanziale ,prestigio degli
altri, anche dei più stretti collaboratori, scelti per lo più tra persone
inette. Un giudizio severo, che riflette la coscienza morale dello storico.
Benito Mussolini, nato nel 1883 a Predappio, in Romagn~, da un fabbro socialista, era di origine contadina più che borghese. Fu battezzato con quel nome in onore di Benito Juarez. il rivoluzionario messicano che aveva fatto giustiziare nel 1867 l’imperatore Massimiliano, così come suo fratello Arnaldo fu così chiamato in ricordo di Arnaldo da Brescia che si era un tempo messo alla testa di un movimento di rivolta dei. Romani contro il Papato. La sua giovinezza fu troppo insignificante, perché siano rimaste di lui molte testimonianze attendibili. Come Crispi anch’egli anticlericale, pure Mussolini fu educato in un seminario cattolico, tenuto dai Salesiani, finché non ne fu espulso per aver preso a coltellate un suo compagno. Ancora come Crispi l’educazione ricevuta ne fece un intellettuale spostato ed un rivoluzionario. Nei 1901 prese il diploma di maestro elementare e da allora in poi fu - conosciuto tra i suoi amici socialisti come un « professore a, che tentava di suonare il violino e scriveva saggi sulla letteratura tedesca. Secondo alcune fonti, egli era incapace di mantenere la disciplina fra i suoi scolari.
In quei giorni Mussolini era contrario al servizio - militare e cosi nel 1902 emigrò in Svizzera per evitarlo. Qui fece i mestieri più diversi. Una volta fu arrestato per accattonaggio nelle vie di Losanna, e in seguito venne espulso da un Cantone dopo l’altro perché in possesso di un passaporto falso. La sua fede nell’azione illegale, che aveva appresa dagli anarchici e dai repubblicani della sua natia Romagna, venne ora raffinata e razionalizzata grazie alla lettura di Sorel e di Nietzsche’. ~ anche possibile, ma poco probabile, ch’egli abbia seguito a Losanna le lezioni di Pareto e scoperto
così la teoria elaborata da quest’ultimo di una nuova élìte che stava sorgendo per soppiantare il decadente umanitarismo della democrazia parlamentare. ]
Mussolini tornò in Italia nel 1904 e modificò i suoi principi (nè doveva essere questa l’ultima volta) fino al punto di prestar servizio militare,1 Abbracciò quindi quella ch’era sempre stata la sua vocazione originaria, il giornalismo, lavorando nel contempo alacremente per il Partito Socialista come organizzatore locale. Fu segretario della Camera del lavoro di Trento cd in quei giorni combatti accanitamente Battisti ed i nazionalisti. Date le sue pose successive da patriota, è utile ricordare che nel 1911 egli fu messo in prigione per aver condannato l’imperialismo italiano in Libia e definito il tricolore uno straccio da piantare su di un mucchio di letame. Fu piò di una volta io carcere come fomentatore di disordini. Tra il 1910 e il 1912 diresse una rivista pseudomarxista intitolata « Lotta di classe a e pubblicò un libro su Giovanni Huss, il veridico ~. Più tardi egli tentò saggiamente di nascondere tutte queste sue attività passate.
Nel 1912, in seguito alle lotte interne di partito, Mussolini, come direttore dell’a Avanti! a, divenne con Lazzari una delle personalità più eminenti del socialismo italiano. Visto retrospettivamente, tuttavia, egli ci appare piò che come un socialista, il tipico prodotto della regione piò anarchica e rivoluzionaria dell’Italia, il tirannello romagnolo, un piccolo despota rinascimentale in abiti moderni. Tra i socialisti egli pro-pendeva verso le dottrine di Babeuf e Blanqui dell’insurrezione violenta di una minoranza allo scopo d’instaurare un re-
- gime autoritario. I suoi articoli rivelano un graduale abbandono della fede nella solidarietà di classe ed un crescente amore
per la rivoluzione in quanto tale, per il potere di per sé. In questa sua mentaliti egli doveva poco a poco esser raggiunto da un gran numero di scontenti di vario genere di destra come di sinistra.
Poche settimane dopo lo scoppio della guerra del ‘14 Mussolini cambiò bruscamente e totalmente rotta e diventò, da neutralista ardente, ardente interventista
— forse indotto a ciò dal denaro francese, ma anche e soprattutto dall’intuizione che la guerra sarebbe stata la strada maestra verso la rivoluzione. In cambio del suo voltafaccia ricevette i mezzi per fondare in proprio un nuovo giornale, Il Popolo d’Italia , che portava sulla sua prima pagina una citazione tratta da Blanqui. Per la maggior parte della guerra continuò a fare il giornalista. VestI tuttavia per un certo periodo l’uniforme. raggiungendo come Hitler il grado di caporale, e l’esaltazione del suo eroismo divenne in seguito un elemento di prammatica nelle sue biografie ufficiali. (.3
Il fascismo cominciò come un movimento milanese più che nazionale: nel marzo 1919 vari gruppi di fanatici mal-contenti si riunirono a Milano in piazza San Sepolcro. Essi restavano ancora in certo senso dei socialisti ed il loro programma è di notevole interesse alla luce dei successivi sviluppi del fascismo; esso includeva un cospicuo prelievo sui capitali, un’imposta dell’8O% sui profitti di guerra, la partecipazione degli operai all’amministrazione delle industrie, l’annessione della Dalmazia e la confisca dei beni ecclesiastici. Mussolini aveva invidiato i bolscevichi e per un po’ s’immaginò di essere il Lenin d’Italia. Parlava ancora di espropriare gli sfruttatori e dell’occupazione delle fabbriche come primo passo verso la rivoluzione sociale. Ma nelle elezioni generali di novembre egli scoperse che questo programma aveva scarsa forza d’attrazione e nessuna concreta possibilità futuro. Non un solo fascista riuscì a farsi eleggere (Musso. lini stesso aveva già fatto fiasco nelle
elezioni del 1913) ed a Milano il movimento ottenne meno di quattromila voti contro i 170 000 dei socialisti. [.1
Fu soltanto quando le elezioni del 1919 dimostrarono la follia di voler far concorrenza ai socialisti ufficiali per l’appoggio della classe lavoratrice che Mussolini rivelò la sua vera natura di opportunista e incominciò a spostarsi verso il campo conservatore. La sua unica coerenza consistette nell’uso della violenza per la conquista del potere, e le agitazioni agrarie in Emilia e nella pianura padana in genere gli diedero l’occasione per scatenare una guerra civile contro quei socialisti che nel 1915 lo avevano espulso dal partito per sconfiggerlo poi nelle elezioni del 1919. Il banditismo venne in primo piano una volta che la sconfitta elettorale fece di Mussolini il nemico non solo del socialismo, ma dello stesso regime parlamentare, che minacciava di eclissano.
Il motto di Mussolini ha sempre ragione » faceva bella mostra di sé sui muri esterni delle case in tutta Italia e, a forza di essere ripetuto, venne creduto
— alcuni devoti a lo facevano persino stampare sulla loro carta da lettere. Ma le sue opinioni erano incoerenti oltre che vacue. Egli predicò di volta in volta
— per poi rinnegarli — il socialismo, l’anticlericalismo, il repubblicanesimo l’anti imperialismo ed il pacifismo, e non bisognerebbe scordare tra l’altro le sue prediche dell’aprile 1919 contro le dittature di qualsiasi specie. Ora proclamava di essere l’antitesi assoluta della democrazia, ora di esserne la piè perfetta espressione. La sua unica fede costante era nell’azione per l’azione, mentre della coerenza non si preoccupava affatto, di modo che idee ed opinioni avevano per lui ben poca importanza, non essendo altro che meri strumenti tattici per guadagnarsi di volta in volta l’alleanza della Chiesa, dei conservatori o dei sindacalisti. Il patriottismo significava poco per lui, e, a giudicare da come abusò
degli Italiani, egli li disprezzava anche piè di quanto disprezzasse l’umanità in generale, Esaltò l’Italia solo nei limiti in cui la gloria di questa serviva alla sua. e non esitò a consegnare il suo paese ai Tedeschi ed agli orrori della guerra civile quando esso minacciò di non servire piè a questo scopo.
Mussolini si lasciava influenzare facilmente, ed i suoi luogotenenti scoprirono ben presto la sua irritante abitudine di dar sempre ragione all’ultima persone con cui avesse parlato. Ma forse nessuno ebbe su di lui un’influenza continua flno~ a quando la famiglia Petacci non riuscì a dominarlo durante la sua precoce senilità Non aveva nessun rispetto per le persone e si sentiva ben poco attaccato ai suoi stretti collaboratori di un tempo. In effetti, disprezzava l’amicizia. Si vantò con Senise’ di non aver mai avuto un amico in tutta la sua vita, e ben poche persone vennero invitate a fargli visita e villa Torlonia. La verità è che, e parte la sua splendida tecnica nelle interviste, non brillava mai quando si trovava a trattare con singoli individui, mentre amava le folle e si sentiva esaltato quando parlava loro. Era altrettanto insicuro di sé in privato quanto diveniva aggressivo in pubblico per dominare appunto tale senso d’insicurezza.
Mussolini aveva cura di rivendicare a sé il credito di qualsiasi successo, non soltanto per vanità, ma anche allo scopo di impedire si suoi luogotenenti di diventare popolari e poter quindi liberarsi dall’ossequio servile nei suoi confronti. Per la stessa ragione li scoraggiava dal prendere qualsiasi audace iniziativa politica. In cambio, consentiva loro di pavoneggiarsi in belle uniformi e di ammassare cospicue fortune a spese del popolo italiano, che di conseguenze era governato e sfruttato dalla feccia della nazione. Se Mussolini però tentava sempre di monopolizzare e proprio vantaggi Carmine Senise, capo della polizia dal
1940 al 1943 e poi ancora sotto il governo Badoglio.i successi conseguiti, trovava anche sempre modo di riversare sugli altri la colpa degli insuccessi, e raggiunse forse il pi6 alto e fatale grado di illusione, convincendosi sinceramente di non poter sbagliare. Questo divorzio fra potete e senso di responsabilità fu disastroso e consenti per esempio a Mussolini di entrare in questa senza rendersi conto appieno dèllo stato di totale impreparazione. dell’Italia. Tale era la premeditata concentrazione di ogni potere nella sua persona, che soltanto su di lui potev1 ricadere il biasimo per i risultati. Nel 1926 Mussolini ricopriva personalmente le cariche di Presidente del consiglio, ministro degli esteri, ministro dell’interno, ministro delle corporazioni, ministro di tutt’e tre le forze armate, e comandante in capo della milizia. In alcuni periodi fu anche ministro delle colonie e dei lavori pubblici. Memore del Codice Napoleone. volle pure imprimere il suo sigillo da dilettante sui nuovi codici che vennero promulgati durante il suo periodo di governo.
Si trattava di una cosa assurda, dato che nessuno avrebbe potuto attendere a tanti incarichi, ed il potere si frantumò così nella più grande confusione possi
bile, tra una giungla di sottosegretari, gerarchi e ras che venivano sostituiti frequentemente e• che avevano di rado il empo per introdurre una riforma qualsiasi o l’autorità necessaria a condurre una politica eccellente su un campo abbastanza vasto. Era necessaria l’autorizzazione personale del dittatore affinché la polizia potesse indossare l’uniforme estiva, ma le questioni politiche veramente importanti erano trascurate, e nel 1939 Mussolini, pur essendo ministro della guerra, confessò a Bottai di essere stato del tutto all’oscuro del fatto che l’artiglieria, che l’esercito aveva in dotazione, era ancora quella che risaliva alla guerra mondiale. Instancabilmente egli affondò la testa nella sabbia come gli struzzi, o per ignoranza o per negligenza, o forse ancora per paura sincera di fronte alla responsabilità di dover prendere delle decisioni politiche; e sfortunatamente non poté mai sopportare la presenza di un vice-duce che sopperisse alle sue deficienze.
24. La tecnica del potere.
L’organizzazione del consenso
R. De Felice
Mussolini ebbe la
rara capacità di accattivarsi le masse, di entusiasmarle, di mobilitarne le
energie. Il discorso del balcone (quello di Palazzo Venezia) « era il momento culminante, il momento
dell’entusiasmo, il momento dell’immedesimazione delle masse con il capo ».
« Duce, tu sei tutti noi «, era lo slogan che si leggeva scritto sui
muri delle città e dei paesi di tutta l’Italia. Ma se quello era il momento
culminante, l’organizzazione del consenso si esercitava sistematicamente,
quotidianamente, a mezzo della stampa, del cinema, della radio, per non parlare
della scuola. Un posto decisivo nell’organizzazione del consenso avevano anche
i sindacati, il cosiddetti dopolavoro e tutta una
serie di iniziative di tipo sociale, sportivo,
ricreativo. Si voleva che le masse divenissero partecipi di un processo rivoluzionario,
che doveva incidere anche sui costume, per cui, ad
esempio, fu imposto
l’uso del voi » al posto del lei «.
Una volta creata la « comunità morale « tra gli Italiani, non ci sarebbe stato più bisogno di coercizioni e il
regime sarebbe diventato pienamente legittimo.
D. Abbiamo parlato del consenso;
fascista; abbiamo parlato delle eventuali abbiamo parlato della forza del
regime prospettive che avrebbe avuto dopo la
morte di Mussolini; non abbiamo però
parlato, finora, della tecnica del potere del fascismo in quanto regime di
massa — né tu ne hai ancora parlato nella tua biografia di
Mussolini
In questo periodo di
revival fascista. mi sembra che
questo argomento sia diventato abbastanza attuale Secondo te, che importanza
aveva questa tecnica? Era importante nella creazione del consenso attorno al
regime. o era semplicemente una forma
di opera buffa di spettacolo all’italiana?
R. No, non credo che si possa parlare di opera buffa Indubbiamente c’è in tutto questo aspetto della tecnica del potere fascista, specie per la parte che riguarda Mussolini, una concezione ben precisa delle masse, delle folle, che il duce ha ereditato da Sorel e. principalmente, da Le Bon, e che cerca di attuare. Mussolini era convinto che la funzione carismatica del suo potere si dovesse esprimere attraverso questa forma di contatto con il popolo. di dialogo con il popolo: insomma il capo dà la parola d’ordine, entusiasma, mobilita le energie attorno ad essa. E. il concetto classico di funzione carismatica. Direi, comunque, che questo non era il punto massimo della tecnica del potere fascista.
A mio avviso il punto massimo era rappresentato dal controllo sugli strumenti di informazione di massa, Il « discorso di Mussolini « era il momento culminante, il momento dell’entusiasmo, il momento dell’immedesimazione delle masse con il capo — almeno così lui avrebbe voluto che fosse, e lo fu, indubbiamente, in qualche circostanza. Però questo non era che uno degli aspetti del sistema Il discorso di fondo deve svilupparsi sul controllo esercitato dal fascismo su tutte le forme di informazione, quindi sull’enorme importanza che assunsero non solo i tradizionali strumenti di informazione — la stampa, ecc.
—, ma ancor più, direi, il cinema, la radio, che sono i veri veicoli dell’informazione di massa. A questo va aggiunto. è chiaro, il grosso discorso sulla scuola, in tutti i suoi ordini: dalla scuola elementare all università. ~ tutto un mosaico. non si può perciò privilegiare una tessera sulle altre: anche se il fascismo avesse ottenuto i successi più clamorosi attraverso un certo tipo di azione personale di Mussolini — il discorso dal balcone. eec.—. il consenso non si spiegherebbe se non tenendo conto dell’intero mosaico.
La politica fascista di massa diventava il fulcro del
sistema fascista — nel cui quadro rio posto decisivo avevano anche i sindacati,
il dopolavoro [...] e tutta una serie di iniziative di tipo sociale, sportive,
ricreative ecc. — perché per il fascismo il consenso e la partecipazione al
regime dovevano essere attivi, non passivi. Per il fascismo, in altre parole,
occorreva che le masse si sentissero integrate nel regime, che si sentissero
mobilitate, sia perché stavano in rapporto diretto con il capo carismatico, sia
perché partecipi di un processo rivoluzionario. Questo processo rivoluzionario
avrebbe dovuto creare una nuova comunità in Italia, una comunità sentita come
una comunità morale, con propri ideali, propri modelli di comportamento (ad
esempio l uso del « voi al posto del « lei » ed altri simili costumi) e proprie
gerarchie. Come tu hai detto, la creazione di questa comunità spettava alle
nuove generazioni, ma è estremamente importante, a mio avviso, mettere bene
in rilievo che solo così il regime sarebbe potuto diventare un potere
legittimo, senza più bisogno di ricorrere alla coercizione pèr affermare la
propria autorità. Inoltre. se il fascismo fosse riuscito a creare la desiderata
« comunità morale », il suo potere
politico sarebbe diventato sempre più autonomo e, via via, prevalente rispetto
a quello Im gran parte economico) sempre saldamente in mano ai fiancheggiato
A. Hitler
Uno dei punti basilari
della ideologia nazista (che
non si ritrova nel fascismo italiano, almeno fino all 938) l idea della purezza
della razza. Fra le razze che popolano la Terra esiste una ferrea gerarchtai:
vi sono razze superiori, cui spetta comandare, e razze inferiori, cui. speiiø.
ubbidire. Lo Stato tedesco deve perciò tutelare gli eh-menti primordiali
della razza, impedendone la contaminazione e la corruzione. Si giustificano
cosi, a11a luce di questa aberrante dottrina, le misure adottate dal -
Terzo Reich al fine di preservare il corpo
~ sacro » della nazione tedesca
da ogni contaminazione impura, respingendo ai margini della vita associata
i non ariani, in specie Ebrei e zingari. ai quali si la espresso divieto di
unirsi in matrimonio coi Tedeschi ed anche di avere con essi rapporti extra-matrimoniali
Lo Stato dovrà anche « mie In n~odo
che solo chi à sano possa procreare », giacché
scandaloso mettere al mondo bambini
quando si ammalati o difettosi. Per questa via si giunse. ella Sterilizzazione
forzata, alla quale furono sotto posti non solo gli individui deformi e comunque
giudicati imperfetti, ma anche i nemici del regime, in primo luogo i comunisti~
che furono dichiarati antisociali.
18. Marx visto da uno storico liberale inglese ‘11~TL.
Fisher
Prima di chiudere questa sezione antologica sul socialismo e su Marx ci sembra giusto far Conoscere il giudizio che su Marx e più in generale sul marxismo hanno dato gli storici di tendenza liberale, perché non manchi la voce di chi ha dissentito dai presupposti teoretici e dall’azione politica dispiegata dal padre del socialismo scientifico. A questo fine presentiamo le pagine che il Fisher ha dedicato a Marx nella sua Storia d’Europa.
Se lo storico inglese sembra subire la suggestione della figura di Marx, accogliendo la rappresentazione che dei suoi Caratteri fisici e spirituali ha dato Hyndam, ne respinge poi totalmente la dottrina « dell’odio di classe mondiale e dell’ateismo sistematico ~, casi difforme dallo spirito animatore del sec. XIX, che si compendia nei principi di nazionalità e di libertà. La sua fortuna, a detta del Fisher, gli derivò dall’essersi fatto profeta della rivoluzione: « Questo visionario ebreo ebbe l’abilità di persuadere gl’intellettuali del proletariato [.. I che l’ora del trionfo era imminente ». Ma il corso degli eventi doveva smentire le sue orgogliose previsioni sulla unità dei lavoratori ai quali aveva rivolto l’appello (~Proletari di tutto il mondo, unitevi! «I: / Prima internazionale, fallita la Seconda, fallita la Terza. « Le rivalità nazionali si dimostrarono più forti degli interessi di classe, i sentimenti patriottici e locali più vivi della devozione di un gruppo economico «. Difronte alla fortuna avuta dal marxismo nei paesi del continente, in Italia, in Francia e soprattutto in Russia ( ... più il .paese era arrétrato, più decisiva vi si mostrava l’efficacia del pensatore rivoluzionario »)~ il Fisher rileva orgogliosamente che l’Inghilterra, che pure fu « teatro principale delle sue fatiche «, non accolse il suo verbo, ma si incamminò per via autonoma, verso un tipo di socialismo che si conciliava con l’ordine borghese; mentre liberali e conservatori seppero, da parte loro, recepire le istanze sociali degli operai inglesi e togliere al sistema molti dei suoi difetti. il socialismo inglese trovò di fatto espressione nell’associazione fondata a Londra nel 1883 da alcuni pensatori socialisti, la Fabian Society, che si proposero di far trionfare l’idea socialista con una lenta, tenace propaganda, con mezzi puramente educativi estranei alla violenza. « Mentre la stella rossa di Marx splendeva fioca e lontana tra le nebbie inglesi, gli attivi Iabiani t... I impressero pid volte il loro pensiero nelle pagine del libro degli Statuti inglesi «. La Fabian Society contribuì potentemente alla fondazione del partito laburista britannico (1900), che riportò nelle elezioni politiche del 1906 il suo primo successo.
(da H. A. L. FI5HER, Sto,i~ d’Europa, III, Laterza,
Bari,
G. E. Zinovev
Le dottrine di Lenin
si innestano sul tronco di quelle di ~ « Marx ed Engels hanno riassunto l’esperienza dei moti sociali in
Francia, in Inghilterra e in Germania. Il leninismo, scaturita dalla dottrina
di Marx, ha combattuto le deformazioni del marxismo ad opera dei
sacialdemocratici dell’Europa occidentale ~ Ma il merito di Lenin non consista
solo nell’aver difeso l’ortodossia marxista dalle deviazioni di Bernstein e di
Kautsky. Egli ha anche analizzato gli avvenimenti pizi importanti del periodo
storico « nuovo », quello dell’imperialismo, facendo entrare
nuovi elementi nella teoria del marxismo, dandoci « una concezione chiara e completa delle contraddizioni essenziali e
delle leggi fondamentali dell’epoca imperialista ». « Senza Lenin, non c’è più oggi marxismo (... 1. Marx senza Lenin non è già pit~ Marx intero; Marx pit~ Lenin, ecco
oggi tutto il marxismo ». Il
leninismo d’altronde opera in un campo più vasto rispetto a quello in cui ha
operato il marxismo. « Esso. trascina
nella sua orbita paesi come la Russia, l’America, il Giappone, l’india, la Cina
», ai quali, dobbiamo oggi aggiungere
l’Africa.
Altro fattore importantissimo che segna la differenza tra il marxismo e il leninismo consiste nel fatto che Lenin ha ~ scoperto i contadini », la loro funzione come alleati del proletariato nella rivoluzione, non solo per quanto riguarda la Russia, ma anche « a livello internazionale ~. « Soltanto il proletariato urbano industriale I...) può liberare le masse lavoratrici delle campagne dal giogo del capitale e delta grande proprietà fondiaria (...). D’altra parte gli operai industriali non potranno assolvere la loro missione storica mondiale, la liberazione dell’umanità dal giogo del capitalismo e dalle guerre, se si chiuderanno nella difesa dei loro ristretti interessi corporativt ».
Gregorij Evsevici~
Zinov’ev fu, fino dal 1903. uno dei principali collaboratori di Lenin ed ebbe
parte importante nell’organizzazione del partito bolscevico. Nel 1918 fu eletto
presidente del Komintern. In seguito
al progressivo• affermarsi di Stalin al potere venne a trovarsi sempre pia al
margine del partito, fino ad essere esiliato sotto l’accusa di attività
controrivoluzionaria (1935). Nel 1936 restò vittima, insieme ad altri
esponenti della vecchia guardia rivoluzionaria, della grande « purga » staliniana.
E incontestabile che il leninismo non può essere contrapposto al marxismo. Lenin è stato il discepolo più importante di Marx. Fuori dal marxismo, non vi è leninismo. Il leninismo ha arricchito il marxismo dell’esperienza delle tre rivoluzioni russe’ e dei diversi moti rivoluzionari scoppiati dopo l’inizio del XX secolo. Esso ha arricchito la teoria generale del marxismo attraverso l’approfondimento dei seguenti problemi:
1) la teoria dell’imperialismo;
2) le condizioni e i modi per realizzare la dittatura del proletariato; la tattica del proletariato nell’epoca delle guerre imperialistiche e della rivoluzione mondiale;
4) l’importanza, per la rivoluzione mondiale, della questione nazionale in generale, e dei movimenti nazionali nei paesi coloniali e semicoloniali in particolare;
5) il ruolo del partito;
6) il ruolo dello Stato proletario nel periodo transitorio;
7). il regime sovietico come forma Concreta di Stato proletario in questo
periodo.
Marx ed Engels hanno riassunto l’esperienza dei moti sociali in Francia, in Inghilterra e in Germania. Il leninismo, scaturito dalla dottrina di Marx, ha
combattuto le deformazioni del marxismo ad opera dei socialdemocratici dell’Europa occidentale (lotta di Lenin contro l’opportunismo in generale e contro il kautskismo in particolare). Nello stesso tempo, applicando il metodo di Marx, esso ha fatto il bilancio dell’esperienza dei grandi moti rivoluzionari del Medio ed Estremo Oriente: anzi tutto in Russia, poi in Cina, nelle Indie, ecc.
Il marxismo, come è stato detto, ha tre fonti: la filosofia classica tedesca, l’economia politica classica inglese e il socialismo francese. Marx non si è accontentato, nella sua teoria, di combinare meccanicamente questi tre elementi; li ha rifusi per farne una concezione monolitica.
Davanti a Lenin non stava un compito identico. Egli resta solidamente sul terreno della dottrina di Marx ed Engels. Nelle sue ricerche teoriche e nella sua attivit~ pratica, prende come unico punto di partenza il materialismo storico e le teorie economiche di Marx. Lenin ha elaborato la strategia e la tattica della lotta di classe del proletariato, nell’epoca . dell’imperialismo, applicando integralmente i] marxismo.
Ma Lenin va ancora pi6 in là di Marx. Egli analizza gli avvenimenti piti importanti del periodo storico nuovo e
La prima del gennaio 1905, la ~ fa così entrare nuovi elementi nella teoria del febbraio 1917, 18 terza dell’ottobre 1917. tu del marxismo. ~ per questo motivo che il leninismo ci mostra un’applicazione del metodo dialettico a un livello finora Sconosciuto; ci dà una concezione chiara e completa delle contraddizioni essenziali e delle leggi fondam~ntali dell’epoca imperialista; risolve i problemi primordiali che discendono dalle caratteristiche tipiche di quest’epoca. Per questo motivo, nel nostro tempo, per essere un marxista rivoluzionario, è indispensabile essere leninista. E..-]
In Lenin non c’è nulla, o quasi nulla, che non possa
essere « dedotto » dal marxismo. In questo senso Lenin si è rivelato tante
volte come l’allievo di Marx. Not~c’è Lenin senza Marx. Tuttavia, non possiamo
più oggi parlare di marxismo senza Lenin. Le prime « parti integranti » del
marxismo sono personificate principalmente da Marx, così come le nuove « parti
integranti » lo sono soprattutto da Lenin. Senza Lenin; non c’è più oggi
marxismo, così come non ce n’è più senza lo Stesso Marx. Marx senza Lenin non è
già più Marx intero; Marx più Lenin, ecco oggi tutto il marxismo [-..].
Il leninismo, lo ripetiamo, discende per intero dal marxismo. Per questo motivo, si può oggi affermare a ragione che il marxismo si è arricchito e trasformato in marxismo del periodo leninista. Marx ed Engels sono stati i precursori della rivoluzione proletaria; Lenin ne è il capo e il dirigente. In altre parole, la rivoluzione proletaria è passata, nell’epoca di Lenin, dal campo delle previsioni e della preparazione lontana, al periodo della realizzazione. Questo periodo ha recato molte cose nuove che, nonostante il loro genio, Marx ed Engels non potevano prevedere. Basta indicare i tre punti seguenti: funzione del partito, importanza dei contadini come alleati del proletariato durante la rivoluzione e importanza dei movimenti di liberazione nazionale per la rivoluzione proletaria. Non sarebbe possibile negare che, in questi tre campi, il leninismo ha completato a tal punto il marxismo che, senza tale completamento, non esiste, nell’epoca attua-
le, marxismo possibile. Il leninismo che si fonda totalmente sul marxismo opera su una scala geografica maggiore, dato che vive e agisce in una diversa epoca storica. Esso trascina nella sua orbita paesi come la Russia, l’America, il Giappone, I India, la Cina.
~ particolarmente importante comprendere quanto il leninismo ha recato di nuovo nella questione contadina.
La concezione leninista della funzione dei contadini come possibili alleati del proletariato nella rivoluzione è una delle parti più importanti del leninismo. Si può affermare, entro certi limiti, che Lenin ha « scoperto » i contadini.
Si tratta, beninteso, solo di una parte del leninismo;
ma, nel periodo attuale, è una parte d’importanza talora decisiva [...].
Nella questione contadina, il bolscevismo, grazie a Lenin,
ha saputo diventare internazionale. La grandezza di Lenin non consiste
soltanto nel fatto che egli ha saputo applicare giustamente le idee di Marx ed
Engels per definire la tattica del proletariato in un paese agrario (cioè in
Russia); essa viene anche dal contributo nuovo da lui dato a livello
internazionale alla questione agraria. Le tesi attuali dell’Internazionale
comunista su questa questione sono state definite per intero da Lenin [..].
Rammentiamo il contenuto essenziale di questo documento, uno dei più importanti del leninismo.
« Soltanto il proletariato urbano industriale, diretto dal partito comunista, può liberare le masse lavoratrici delle campagne dal giogo del capitale e della grande proprietà fondiaria, dalla rovina economica e dalle guerre imperialiste, sempre inevitabili finché perdura il regime capitalistico... D’altra parte gli operai industriali non potranno assolvere la loro missione storica mondiale, la liberazione dell’umanità dal giogo del capitale e delle guerre, se si rinchiuderanno nella difesa dei loro ristretti interessi corporativi e di categoria e si limiteranno egoisticamente a preoccuparsi e a darsi da fare per migliorare la loro situazione, che è talvolta abbastanza piccolo-borghese ».
Lenin prende la questione agraria a livello mondiale. La classe fondamentale è il proletariato; viene quindi la classe contadina. La classe contadina comprende ceti diversi.
La massa dei contadini lavoratori che sono sfruttati e che il proletariato deve condurre alla lotta, o almeno guadagnare alla propria causa, è rappresentata in tutti i paesi capitalisti dai dati seguenti:
« In primo luogo, il proletariato agricolo, i salariati...; in secondo luogo, i semiproletari o contadini parcellari che si guadagnano i mezzi di sussistenza in parte con il lavoro salariato nelle aziende Capitalistiche agricole e industriali, e in parte con la coltivazione di un appezzamento di terra di loro proprietà o preso in affltto~.; in terzo luogo, i piccoli contadini, cioè i piccoli coltìvatori che hanno in proprietà o in affitto dei piccoli appezzamenti dai quali ritraggono di che soddisfare i bisogni della loro famiglia e della loro azienda senza ricorrere alla mano d’opera salariata ».
In questo documento fondamentale, Lenin non considera solo la Russia contadina o un paese determinato; egli dimostra che, nel mondo intero, tre ceti principali della popolazione rurale devono essere conquistati alla causa del proletariato. Si tratta di un apporto notevole alla teoria e alla tattica del marxismo. partito del proletariato rivoluzionario, il partito dei bolscevichi ».
Da questo solo esempio, si vede come
sia oggi assolutamente impossibile parlare di marxismo senza tener conto delle idee di Lenin.
Vi fu un tempo nel quale il bolscevismo fu un fenomeno quasi esclusivamente russo. Ma, essendo nato in seno al movimento operaio russo, esso si trasformò rapidamente in teoria e pratica del movimento operaio di tutti i paesi e della rivoluzione proletaria internazionale. Se si getta uno sguardo retrospettivo sul bolscevismo del primo periodo, si constata che, già allora, esso ha detto molte cose nuove di portata internazionale ]. -
Nelle condizioni dell’attuale epoca rivoluzionaria, acquista una particolare importanza quella parte del leninismo che si può definire teoria delle forze motrici della rivoluzione. ~ in questo senso che si può convenzionalmente definire il leninismo anzitutto come la teoria delle forze motrici della rivoluzione proletaria mondiale. Più in breve, si può dire che il leninismo è la teoria e la pratica della rivoluzione mondiale, già cominciata, della quale le forze principali sono: 1) il proletariato, 2) i tre ceti principali della popolazione rurale nel mondo intero, 3) le nazioni oppresse. Inoltre, occorre tener conto del fatto che la questione delle nazioni oppresse e del loro moto di liberazione è per la massima parte una questione contadina.
(da G. E. ZINOV’EV, Il leninismo, in AANV, La
rivoluzione permanente~~ e il socialismo
in un paese solo, Editori Riuniti, Roma,
PRESENTAZIONE
MODULO DI STORIA INTERDISCIPLINARE
Questo modulo è stato formulato in base a obiettivi specifici. Comprende una sezione che riguarda la scuola media nella quale è stato svolto durante l’anno scolastico 2000-2001 nella classe 3 h della Scuola media statale di Cesenatico di viale Carducci.,ed una sezione che riguarda la scuola superiore proposto per una classe quinta di liceo—classico o scientifico. Gli obiettivi iniziali che hanno portato alla formulazione di detto modulo sono emersi dalla situazione della classe, nella quale si presentavano comportamenti antisociali su base di pregiudizio. Dalla natura psicologica del pregiudizio, ossia la paura dell’altro, del diverso, è iniziato il nostro lavoro. Innanzitutto la distinzione della paura da emozione a assunzione mentale e quindi non generalizzabile per poi passare alla paura sociale il pregiudizio ,sono state le fasi preliminari.Essendo fonte di diverse realtà storiche ed odierne, inerenti al programma di storia,abbiamo analizzato il pregiudizio ,che dette una svolta tragica ,assumendo base ideologica e politica tali da sconvolgere l’intero continente europeo ed extra europeo.Il pregiudizio verso l’ebreo era diventato odio ,distruzione,eliminazione fino a coinvolgere chiunque l’avesse difeso (anche se ben sappiamo che tale odio è millenario) La paura dell’altro è la mancata conoscenza dell’altro.Ci siamo così addentrati nel problema,riscontrando ancora oggi che tale pregiudizio, tale odio sussiste.Per una maggiore comprensione, si è cercato di trasferire il problema dal sociale-storico al personale-vissuto,alla realtà di ciascun alunno, dove era più difficile instaurare il rispetto verso se stesso ,verso gli altri,verso gli adulti. La lettura di testi,completata dal confronto di documenti ,di leggi ,di riflessioni sulla democrazia reale rispetto alla dittatura. E' stato ideato per le superiori per l’importanza di fare comprendere sia sul piano ideologico che didattico,ciò che spinge l’individuo e poi la collettività ad agire in un certo senso.Dove la politica non resta nelle azioni del governo ,ma tali azioni penetrano nelle vite dei cittadini ,tolgono libertà ed ancor peggio sospingono i cittadini ad agire in modo conforme al potere instaruato.
Dr.ssa Laura Lanchbery