ANALISI TESTUALE: GUIDO CAVALCANTI

 

Luigi De Bellis

 
 

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Perch'i' no spero di tornar giammai






Guido Cavalcanti si indirizza spesso direttamente alla donna o, più raramente, a chi partecipi come lui dell'esperienza amorosa e del far versi. Tuttavia egli tende a raffigurare, una realtà di fantasmi (figure in cui sono trasformati i movimenti psicologici) e presenta l'oggetto a lui esterno (la donna) come ambiguo o inconoscibíle. Nei testi è espressa una concezione dell'esistenza dominata dalla non-comunicazione; l'intervento degli interlocutori sembra un pretesto per drammatizzare il discorso. Nella ballata che analizziamo (una delle più famose) il pretesto è caduto, l'autore dialoga con il testo, cioè con se stesso.
Il tema (timore di morte, in esilio o in viaggio, lontano dalla propria terra) sembrerebbe autobiografico e per parecchio tempo si è creduto infatti che la ballata fosse stata composta durante l'ultima malattia di Cavalcanti, a Sarzana; si tratta invece di un argomento di natura letteraria, che fu trattato anche da altri poeti stilnovisti.
La donna, e l'adorazione per lei, compaiono insieme con altri motivi e hanno un rilievo minore che in altri testi. Interlocutore diretto è il prodotto letterario: l'autore parla con la ballata e ne definisce anche la tonalità stilistica (v. 3, «leggera e piana»).
Ricordiamo che gli intellettuali del XIII secolo attribuiscono all'atto dello scrivere, del comporre versi, un'importanza preminente: anche quando si indirizzano reciprocamente componimenti poetici da cui emergono dissidi e conflitti, essi per lo più non si pronunciano direttamente in termini ideologici, ma disputano su questioni di stile: su queste sembrano dividersi Dante e Guittone d'Arezzo, Dante e Guido Cavalcanti. In realtà, discutendo di «stile», cioè di come rappresentare il mondo in parole - quindi in maniera simbolica - secondo le precise norme dell'arte del linguaggio, essi pongono in gioco complessi problemi di conoscenza e di rapporto con le cose. Scegliere il testo come interlocutore non è un fatto casuale, ma sottolinea l'impegno della scrittura. La ballata, apparentemente patetica e più facile di altri componimenti, raccoglie infatti e compendia, a livello di tematica, di sintassi, di ritmo, di lessico, le costanti più significative della produzione cavalcantiana.

Ne riassumiamo alcune:

- i motivi tradizionali della cortesia, del servizio d'amore, della reverenza, che è addirittura adorazione, verso la donna;
- i temi della paura, del dolore, della distruzione;
- la frantumazione dell'io, attuata mediante le personificazioni;
- l'uso di procedimenti espressivi (apostrofi, ripetizioni, discorso diretto) tendenti all'enfasi.

2001 © Luigi De Bellis - letteratura@tin.it