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ANALISI TESTUALE: BOCCACCIO (DECAMERON)

 

Luigi De Bellis

 
 

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GIORNATA VI
NOVELLA 2






È questa una delle novelle più rappresentative della coscienza sociale (il modo di vedere la società) di Boccaccio.

Ne possiamo ricavare:

a. una valutazione del lavoro artigianale (lavoro manuale);

b. una indicazione dei limiti entro i quali Boccaccio riteneva possibile modificare i rapporti sociali.

a. Il mestiere che Cisti esercita è ripetutamente qualificato come spregevole («vil mestiero», «dell'arti reputate più vili», «arte assai umile»). Cisti infatti non è rappresentato nel lavoro, ma nel momento in cui grazie alla ricchezza e all'«altissimo animo», si pone al di sopra della sua condizione. Tuttavia il personaggio non è separabile dal suo mestiere: egli è e resta «Cisti fornaio», e la vicenda dimostra come anche un fornaio possa, in virtù delle sue qualità, stringere rapporti personali con un banchiere. A Boccaccio non interessano le caratteristiche generali di una condizione di lavoro (quindi non gli interessa il mestiere di fornaio, e tanto meno il lavoro in sé, astrattamente inteso) ma gli aspetti che fanno di questo caso particolare un'eccezione: Cisti ama il suo lavoro - visto che non lo vuole abbandonare - in cui è, evidentemente, abile; è netto e preciso nella persona e nei gesti; è diventato ricchissimo e vuole, per sua scelta, usare la ricchezza in maniera cortese. Questi sono connotati personali non generalizzabili.

b. Nonostante alcune apparenze la gerarchia sociale è rigida; gli spostamenti dai gradi più bassi verso l'alto non sono né possibili né auspicabili: questo è il punto di vista, che l'autore mostra di condividere, dei ricco fornaio. Cisti infatti tiene a distanza i servi e, pur aspirando alla promozione sociale, rifiuta di partecipare al banchetto offerto da Geri Spina. Si può ritenere che la novella indichi, con sufficiente verosimiglíanza, quali fossero i confini della democrazia possibile secondo Boccaccio.

Abbiamo individuato l'ideologia che è sottesa alla novella; cerchiamo ora di vedere in quali modi l'ideologia si attui nella narrazione. Si è detto che Cisti è inseparabile dal suo mestiere e dalle circostanze concrete in cui l'esercita, cioè dalla maniera peculiare in cui lui, Cisti, reagisce nella situazione in cui la fortuna lo ha posto.
Boccaccio non descrive psicologicamente il personaggio (le motivazioni per cui agisce sono indicate frettolosamente: «s'avisò che gran cortesia sarebbe il dar lor bere del suo buon vin bianco») né gli fa pronunciare - come fa in altri casi - discorsi abili, ma lo costruisce mediante lo spazio, gli oggetti, i gesti. Lo spazio in cui il personaggio vive è quello della sua bottega e della strada che sta davanti all'uscio. La vittoria di Cisti consiste nell'attirare Geri Spina e gli ambasciatori nel suo spazio, dal quale invece egli suon esce, se non brevemente e simbolicamente, nella conclusione della vicenda, per portare in dono il suo vino. L'unità di spazio della novella contribuisce a formare un personaggio che è tutto caratterizzato dalla concretezza e anche dalla limitatezza dei suoi attributi (un farsetto, un orcioletto, due bicchieri, una bella panca, ecc.).
Consideriamo ora non il personaggio singolo, ma il sistema dei personaggi. Esso comprende la rappresentazione di tre livelli sociali: quello di Geri Spina e degli ambasciatori, che fanno parte dei gruppi dirigenti; quello di Cisti, artigiano, proprietario di bottega (popolo minuto); quello dei servi (lo strato sociale più basso). Secondo il sistema di alleanze più ovvio e prevedibile Cisti e i servi dovrebbero stare insieme avendo come avversari Geri e gli ambasciatori. Si realizza invece, per l'ambizione del fornaio, il sistema contrario: Cisti e Geri sono dalla stessa parte, contro i servi. Che le alleanze siano di questo genere è evidente non solo per l'atteggiamento sprezzante che Cisti ha verso i servitori («e non aspettaste voi d'assaggiarne goccíola!»), ma, più sottilmente, nelle battute e nei malintesi finali.
Il servo non capisce l'enigmatica risposta di Cisti, perché non conosce il codice della facezia: tra il fornaio e Geri Spina, che possiedono la cortesia e ne sanno le regole, anche di conversazione, si attua un tipo di comunicazione, che esclude gli inferiori.

2001 © Luigi De Bellis - letteratura@tin.it