Perché cambiare

 

Le aziende, così come le conosciamo, sono figlie dei canoni e dei paradigmi che derivano dai sistemi di produzione di massa. Questo non deve meravigliare perché la produzione di massa ha attecchito e si è diffusa per due motivi principali:

1.      culturale: la sua superiorità esclusivamente tecnica rispetto a tutti gli altri tipi di produzione. La produzione di massa è la massima espressione dell’alto grado di specializzazione della nostra società: essa sta agli altri tipi di produzione proprio come il modo di produzione con le macchine sta agli altri modi di produzione non meccanizzati. Una macchina è certamente precisa, affidabile e facile da controllare. Essa è anche efficiente per lo meno quando viene utilizzata per svolgere l’attività per la quale è stata progettata.

2.      successo: la produzione di massa ha fornito un contributo senza precedenti ad innalzare il nostro tenore di vita. Senza questo tipo di organizzazioni le automobili sarebbero accessibili solo per ricchi e i viaggiatori volerebbero a proprio rischio su un aereo. Inoltre, via via che la produzione di massa si è dimostrata un modello utile e vincente ci è sentiti molto impegnati con essa e anche quando il modello ha incominciato a scricchiolare, i successi ottenuti gli hanno conferito un principio di sacralità e di immutabilità, che ha portato a compiere grandi sforzi per cercare di adattare il modello alle mutate condizioni di mercato, piuttosto che ricorrere a soluzioni nuove.[1]  

Tuttavia i cambiamenti in atto hanno creato un nuovo mondo del lavoro e sta diventando sempre più chiaro che le organizzazioni che avevano basato le proprie strategie e che erano state disegnate per avere successo in un ambiente, difficilmente possono adattarsi a lavorare bene in un altro.

A causa della diffusione delle logiche della produzione di massa in qualsiasi azienda  - indipendentemente dalla dimensione, settore industriale o compagine societaria - i problemi sopra elencati possono facilmente essere individuati singolarmente o contemporaneamente.

Aziende organizzate per prosperare sulla produzione di massa, stabilità e crescita non possono avere successo in un mondo dove clienti, competizione e cambiamento richiedono flessibilità e prontezza di risposte. E il problema non sta nella competenza delle persone che operano secondo una logica condivisa, ma nella logica stessa del sistema ossia nei metodi gestionali tipici della produzione di massa che sono inadeguati al nuovo ambiente.

E la presenza contemporanea o isolata dei problemi tipici della produzione di massa  diventa un vero e proprio ostacolo alla sopravvivenza delle aziende nel momento in cui l’ambiente esterno richiede di ricercare nuove soluzioni per il contenimento dei costi, consegne rapide e prodotti di alta qualità. Le organizzazioni che devono confrontarsi con queste sfide devono essere innovative pur prestando una particolare attenzione alla riduzione degli sprechi ossia alla identificazione ed eliminazione delle attività che non aggiungono valore al prodotto.

È proprio per perseguire con determinazione la caccia allo spreco e l’eccellenza operativa che diventa necessario l’adozione dei principi e delle logiche manageriale (equilibrato cocktail di processi, tecniche gestionali, metodologie statistiche ed operative, parametri organizzativi, valorizzazione delle capacità individuali e di filosofia del miglioramento continuo) che trova la sua migliore espressione nel termine di azienda snella.

 

© Stefano Uffreduzzi 2007 – Tutti i diritti riservati

 



[1] Cfr. Henry Mintzberg – La progettazione dell’organizzazione aziendale – Il Mulino (Cap. 9)