L’azienda snella

I canoni della nuova configurazione organizzativa furono delineati nel 1987 da un gruppo di studiosi del MIT guidati da Jim Womac che nell’ambito dell’International Motor Vehicle Program stava studiando ciò che accadeva in Toyota. 

Il termine snello sembrò quello che rappresentava più da vicino le peculiarità del Toyota Production System (TPS).

  • Aveva bisogno di meno risorse per progettare, realizzare e distribuire i prodotti
  • Aveva bisogno di meno investimenti per una determinata capacità produttiva
  • Realizzava prodotti con minori difetti sia all’interno del processo di produzione che una volta presso i clienti
  • Utilizzava meno fornitori  e di più alta qualità
  • Aveva un time-to-market, un order-to-delivery e tempi di servizio che richiedevano un minore sforzo aziendale
  • Poteva produrre una ampia varietà di prodotti in bassi volumi e a bassi costi
  • Aveva un basso livello delle scorte.

In altre parole il sistema “needs less of everything to create a given amount of value” e per questo il TPS fu presto associato al concetto di “lean organization”.

(Leggi la definizione del Toyota Production System sul sito della Toyota)

A partire dalla data del concepimento del termine, secondo le stesse ammissioni degli studiosi del MIT, “we seem to be building a lean Tower of Babel” nel senso che il termine fu applicato in maniera molto vaga e confusa per intendere diverse cose: obiettivi (qualità, costi, flessibilità) metodi (just-in-time, jidoka), strumenti (kanban, poka-yoke), e principi fondamentali (heijunka, standardizzazione, miglioramento continuo, process capability).

Per evitare confusioni e fare chiarezza sul significato profondo del lean thinking è utile quindi descrivere anche se in maniera sintetica i vari tasselli di cui si compone mettendo bene in chiaro che una azienda snella altro non è che una armonica combinazione di tutte queste cose. 

I tasselli fondamentali sono: gli obiettivi, i principi, i fornitori, le tecniche e l’organizzazione.

 

1.1         L’obiettivo

L’obiettivo di una azienda snella è quello di creare un sistema in grado di generare valore per il cliente (ossia prodotti di elevata qualità a bassi costi e con la massima flessibilità) attraverso una costante e attenta ricerca ed eliminazione degli sprechi.

 

1.2         I principi (lean thinking)

Per fare questo l’azienda snella si basa una serie di principi (che vengono indicati con il nome di lean thinking) e che costituiscono una sorta di stella polare e di guida per l’azione dei manager che si trovano impegnati a superare il caos quotidiano della produzione di massa.

Parlare di principi è importante perché gli ideatori delle tecniche lean lavoravano a partire dal basso. Essi descrivono principalmente le metodologie specifiche applicate ad attività specifiche negli uffici di ingegneria, nei servizi di approvvigionamento, nei gruppi di vendita, nella manutenzione, nella logistica, nella produzione.

Benché siano stati scritti libri interi sulle tecniche specifiche il processo di riflessione richiesto per raggrupare tutte le metodologie in un sistema completo è rimasto largamente implicito.

Come risultato, nella cultura cartesiana occidentale, molti manager sono stati sommersi e invischiati dalle tecniche e dalle metodologie ed hanno incontrato forti resistenze da parte di operai, quadri, dirigenti  e imprenditori non appena hanno provato ad introdurre sezioni isolate di un sistema snello senza comprendere come esso si legasse alle altre tecniche e come esso si inquadrasse in un insieme più ampio.

Ecco quindi che il pensiero snello può essere ricondotto a cinque principi:

Progettare valore (orientamento al cliente). Un’azienda snella comincia dal cliente. Il cliente vuole il giusto prodotto o servizio nel momento, posto e prezzo desiderato e con la massima qualità. Il compito fondamentale del top management o di un imprenditore è quindi l'identificazione di ciò che vale perché il consumo di risorse è giustificato solo per produrre valore, altrimenti è spreco.

Questo concetto è di immediata applicazione quando si parla di un prodotto specifico perché in questo caso è possibile definire con precisione il valore in termini di caratteristiche specifiche, di offerte e prezzi specifici attraverso un dialogo con i singoli clienti (in altre parole il valore viene definito dal cliente e viene espresso in termini di un prodotto/servizio in grado di soddisfare le sue esigenze ad un dato prezzo ed in un dato momento). E a ben vedere è anche di facile attuazione all’interno dell’azienda immaginando i rapporti tra le singole funzioni come una rete di rapporti clienti-fornitori (“il processo a valle è il tuo cliente”). In questa nuova veste in azienda si vengono a creare centinaia di clienti e centinaia di migliaia di prodotti/servizi che pur non essendo commercializzati all’esterno acquistano dignità di prodotti come tutti gli altri.

Creare value stream snelle. Ogni organizzazione può essere interpretata come un insieme di processi correlati[1]: alcuni di essi sono processi primari ossia processi direttamente collegabili con la creazione di valore per il cliente (come il processo sviluppo prodotti e i processi di produzione).  Altri – la maggioranza – sono processi di supporto che non creano valore per il cliente, ma che sono indispensabili se si vuole che i processi primari creino valore (ad esempio il processo di assunzione, quello di fatturazione, gli acquisti, le vendite, ecc.).

L'analisi critica dei flussi di valore mette sempre in evidenza grandi quantità di sprechi attraverso la classificazione delle attività in tre categorie:

·        Attività che creano un valore percepito dal cliente.

·        Attività che non creano valore, ma che sono indispensabili stanti gli attuali processi, tecnologie e impianti produttivi.

·        Attività che non creano valore e non sono necessarie (ad esempio i sette sprechi del TPS).

Le aziende snelle richiedono una forte determinazione nel ridurre al minimo le attività che non creano valore, ma che sono indispensabili e nell’eliminare le attività che non creano valore sia dai processi primari che da quelli secondari, ossia nel determinare il flusso delle attività in termini di sequenza e momento in cui devono essere eseguite e la modalità per eseguirle correttamente.

Far scorrere il Flusso. Una volta che il valore è stato definito con precisione, che il flusso di valore per un dato prodotto o famiglia di prodotti è stato ricostruito eliminando le attività inutili attraverso specifiche tecniche di miglioramento (vedi paragrafo seguente), bisogna fare sì che le restanti attività creatrici di valore formino un flusso, in quanto le lavorazioni possono essere eseguite in modo più efficace se il prodotto viene lavorato ininterrottamente dalla materia prima al prodotto finito. Questo passaggio richiede di praticare il kaikaku (traducibile con “miglioramento radicale”) perché solo grazie ad una completa ridefinizione degli schemi mentali tipici della produzione di massa, è possibile riorganizzare le attività produttive da “reparti e lotti” al flusso continuo con raddoppi di produttività ed una clamorosa riduzione di rilavorazioni e scarti.

Tirare il flusso (just in time). Quando l'azienda ha definito il valore, ha identificato il flusso di valore e ha eliminato ostacoli e sprechi per fare sì che il flusso scorra senza interruzioni, si ha un primo effetto visibile: il tempo richiesto dall’ideazione al lancio del prodotto, dalla vendita alla consegna, dalla materia prima al cliente si riduce drammaticamente. Questo vuol dire che l’azienda acquisisce la capacità di progettare, programmare e realizzare solo quello che il cliente vuole nel momento in cui lo vuole. I sistemi snelli sono in grado di realizzare qualsiasi articolo in produzione in qualsivoglia combinazione, così da soddisfare immediatamente qualunque cambiamento nella domanda. In questa maniera anziché spingere i prodotti indesiderati verso i clienti sono i clienti a “tirare il valore” dall'impresa.

Ricercare la Perfezione. Questo principio va interpretato nel senso di miglioramento continuo (kaizen) ed ha un impatto sulla filosofia di fondo che ispira e anima i comportamenti delle persone. Esso è importante perché distingue in maniera netta le aziende snelle da quelle di produzione di massa. Mentre nella produzione di massa si tenta di eliminare ogni possibile incertezza attraverso lo studio da parte di un nucleo ristretto di analisti del metodo migliore per svolgere il lavoro, in modo che la macchina burocratica possa funzionare regolarmente senza interruzioni sviluppando un sistema chiuso strettamente controllato che consenta lo svolgimento del lavoro normale nonostante la presenza di conflitti, nell’azienda snella l’obiettivo è quello di creare un clima aperto e la mobilitazione di tutte le menti dell’azienda in modo che le persone possano esprimere e discutere i problemi per arrivare a definire quelle soluzioni tecniche ed organizzative tali da migliorare continuamente le performances aziendali. Se recepito correttamente questo principio si creano sinergie impensabili che mettono in moto un processo continuo di riduzione dei tempi, delle scorte, dei costi. L'applicazione dei principi lean deve essere sistematica e continua per giungere a continui miglioramenti. In questo senso il quinto principio deve essere da sprone per l'incessante applicazione dei principi lean e risultare ogni volta quale un nuovo punto di partenza. Una volta finito si deve ricominciare per fare emergere nuovi sprechi ed eliminarli.

L’individuazione del valore, del flusso delle attività, la produzione tirata e la ricerca della perfezione non devono tuttavia essere confusi con gli obiettivi della produzione snella, quanto piuttosto devono essere considerati come dei tasselli fondamentali per il raggiungimento dell’obiettivo finale che rimane quello di produrre il massimo valore senza sprechi.

Per porre in essere questi principi non è possibile prescindere dalla conoscenza di specifiche tecniche/metodologie/strumenti, da un modello di relazioni con il mercato della fornitura orientato a valorizzarne le capacità e da una organizzazione focalizzata sulla mobilitazione di tutto il personale per la ricerca della perfezione.

 

1.3         Le tecniche, le metodologie e gli strumenti

Una serie di prassi, metodologie, tecniche e strumenti utilizzati singolarmente o in combinazione, permettono il raggiungimento degli obiettivi di una azienda snella.

Il seguente elenco riporta alcune di queste tecniche (cliccando sopra i titoli si può accedere ad ulteriori e più approfondite descrizioni).

 

§         Value stream mapping

§         sistemi di pianificazione-esecuzione basati sul deployment strategico (A3 planning – hoshin kanri). Consiglio di collegarsi al sito Lean Enterprise Institute e di scaricare o ascoltare il web-seminar Strategy Deployment (clicca qui)

§         5S, Visual Management. Utilizzati per:

    • stabilire ed esporre priorità di esecuzione.
    • Mostrare visivamente le performance giornaliere di processo (“oggi è stato un buon giorno o un cattivo giorno?”).
    • Sostenere la comunicazione all’interno di un’area di lavoro o tra il management e lo staff.
    • Fornire feedback ai comportamenti del gruppo, ai supervisori, e ai manager e fare in modo che tutti i dipendenti possano contribuire ad un miglioramento continuo

§         Poka Joke

§         PDCA – Plan Do Check Act

§         7 strumenti

§         Cantieri Kaizen

§         Heijunka - livellamento di produzione

§         Kanban

§         Overall Equipment Efficiency

§         TPM - Total Productive Maintanance

§         SMED – Single Minute Exchange of Dies

§         Cellular manufacturing

§         Takt analysis

§         Lean Accounting

§         Gestione efficace

§         Gestione snella delle forniture

§         Design review, QFD, concurrent engineering, design for assembly

 

1.4         Le relazioni con il mercato della fornitura

Abbiamo visto che attraverso l’analisi delle value stream si individuano le attività che non generano valore o gli sprechi e si definiscono le iniziative, che devono essere di immediata attuazione, per ottenere un miglioramento continuo delle performance aziendali.

Si è anche accennato al fatto che una serie di tecniche possono essere utilizzate per portare a termine queste attività.

Parlare di relazioni con il mercato della fornitura significa definire il tipo di rapporto che si vuole instaurare con i fornitori con l’obiettivo di assicurare che lo svolgimento delle attività finalizzate a garantire il reperimento all’esterno, e la movimentazione dei materiali, parti e/o prodotti finiti dai fornitori ai punti di utilizzo, in base ai fabbisogni specificati dalle varie unità aziendali siano tali da sostenere il vantaggio competitivo ricercato dall’azienda.

La definizione delle relazioni con il mercato della fornitura trae le premesse da una serie di considerazioni molto semplici.

  1. non tutte le classi merceologiche devono essere trattate nella stessa maniera
  2. ove possibile, è opportuno fare affidamento sulle competenze e le capacità gestionali dei fornitori
  3. con molta probabilità esiste un fornitore in grado di fornire l’azienda secondo i parametri di costo, tempi, qualità e flessibilità desiderati
  4. se non esiste è compito dell’azienda creare le condizioni affinché un fornitore possa crescere per soddisfare le esigenze dell’azienda.

Da questo punto di vista il successo è massimo se si riesce a realizzare una strategia basata su:

  1. l’adozione di politiche di acquisto diversificate in funzione della natura delle merci e dei servizi acquistati e dei fornitori a cui è possibile rivolgersi per l’acquisto dei beni.
  2. la costruzione di una rete di fornitori nella quale è possibile individuare:

§         un ridotto numero di fornitori di primo livello di elevate capacità tecniche e gestionali, fortemente integrati con l’azienda;

§         un numero di fornitori di secondo livello più ampio che opera coordinato e gestiti dai fornitori di primo livello sulla base di logiche gestionali definite dall’azienda

§         fornitori tradizionali con i quali instaurare un rapporto basato principalmente sullo scambio merce-denaro.

Il primo punto riguarda la diversificazione delle politiche di acquisto in base a i due parametri che che caratterizzano qualsiasi tipo di fornitura:

  • l’importanza o la rilevanza economica della classe merceologica, ossia l’entità del totale degli acquisti;
  • il rischio di approvvigionamento, che dipende da un insieme di fattori quali le alternative offerte dal parco dei fornitori, il livello di reperibilità della fornitura sul mercato e la criticità per il business aziendale.

 

Se su un diagramma si riporta in ordinata l’importanza e in ascissa il rischio otteniamo la matrice di Kraljic, valido strumento che consente di mappare le diverse classi merceologiche in uno dei quattro quadranti principali della matrice.

A seconda del tipo di classe merceologica, si dovranno adottare politiche differenziate nei confronti dei fornitori.

Nel caso delle classi “non critiche” e “leva” si potrà adottare un approccio che sfrutti il potere contrattuale dell’azienda. In questo caso il rapporto sarà di tipo prevalentemente tradizionale con fornitori da trattare in maniera trasparante ma in una ottica di ottimizzazione dei ritorni economici nel breve periodo: nel caso delle classi “non critiche” il parametro di scelta sarà principalmente il prezzo, mentre per le classi  leva” il costo totale (prezzo, oneri di qualità, ritardo, trasporti, lotti).

Nel caso delle classi “collo di bottiglia” si cercherà un approccio che dovrà puntare alla stabilità del parco fornitori ossia a minimizzarne il ricambio, senza perdere di vista la necessità di ridurre il rischio d’approvvigionamento con la ricerca di nuove fonti o di prodotti alternativi.

Infine per le classi “strategiche” si imposteranno rapporti di tipo innovativo e di lungo periodo finalizzati a considerare i fornitori come una risorsa interna dell’azienda sia a livello operativo che intellettuale. L’obiettivo è di raggiungere una forte partnership azienda-fornitore lungo una scala che può andare dalla totale integrazione nel ciclo logistico/produttivo, alla realizzazione di progetti di miglioramento (tempi, costi, qualità) con ripartizione equa dei benefici, alla gestione dei subfornitori di una porzione della supply chain per la fornitura di sottosistemi completi, allo sviluppo di nuovi prodotti.

 

A proposito delle classi strategiche e i fornitori partner

Sulla rivista Harvard Business Review è apparso nel 2005 un interessante articolo intitolatoTurn your supplier into Cost-Cutting Allies”. L’articolo esprime l’importante concetto che “Procurement groups have played a key role in meeting their companies' ambitious cost-cutting targets over the past several years. Through recurring negotiations with suppliers, buyers have achieved repeated discounts. But as deals with suppliers have matured, negotiators are finding it increasingly difficult to replicate earlier wins. The result: under continued pressure from their companies to continue to reduce costs, buyers are increasingly resorting to high-pressure tactics to squeeze more concessions out of suppliers. A less adversarial approach is needed, one that views suppliers strategically, as valuable assets of the extended enterprise rather than merely cost centers. Indeed, developing more robust relationships with certain suppliers (ossia con i fornitori strategici) may well help firms return more to the bottom line than hard-line negotiations ever could.

Inoltre l’aricolo suggerisce e descrive  una serie di strategie “for rejuvenating supplier relationships and putting the creative juice back into negotiations:

  • shift from an enphasis on reducing cost to enhancing competitive adnatage
  • focus the negociation on taking cost out of the supply chain, not the supplier
  • create an attractive role for your counterpart
  • balance carrot and stick incentives”

 

 

 

È grazie a questa impostazione, nella quale il numero dei fornitori viene ridotto, che si potrà raggiungere una gestione più snella degli acquisti per via di un minor impegno gestionale degli addetti degli acquisti per gli aspetti amministrativi (richieste di offerta, ordini, fatture, ecc) e la possibilità di gestione più strategica degli acquisti per via della ricerca della perfezione.

 

1.5         I parametri organizzativi

La differenza forse sostanziale tra una azienda di produzione di massa e una azienda snella risiede nel ruolo e nel modo in cui vengono considerati operai ed impiegati.

In una azienda snella  operai ed impiegati tornano ad essere protagonisti perché in un mondo sempre più interdipendente dove la pressione competitiva e le sfide tecnologiche ed economiche sono sempre maggiori diventa necessaria la mobilitazione di tutte le menti presenti in azienda.

La somma delle intelligenze dei dirigenti e dei quadri non è più sufficiente per assicurare il successo dell’azienda. Dal momento che operai ed impiegati sono i massimi esperti dei processi aziendali, essi rappresentano un inesauribile serbatoio di conoscenze.

Le conoscenze ed il know how da essi acquisiti sono notevoli e di grande valore. Tutto ciò fa si che ogni persona, negli uffici e nei reparti può dare un contributo inestimabile alla propria azienda in termini di continuo miglioramento dei processi.

 

Gary Hammel, guru di strategia e organizzazione, e Lowell Bryan, partner di Mckinsey, hanno rilasciato una intervista a McKinsey quarterly a novembre 2007 dove si parla di “innovative management.

Di seguito alcuni passi.

(…)When you read the history of management and of early pioneers like Frederick Taylor, you realize that management was designed to solve a very specific problem—how to do things with perfect replicability, at ever-increasing scale and steadily increasing efficiency.

Now there’s a new set of challenges on the horizon. How do you build organizations that are as nimble as change itself? How do you mobilize and monetize the imagination of every employee, every day? How do you create organizations that are highly engaging places to work in? And these challenges simply can’t be met without reinventing our 100-year-old management model.

(….)The traditional, hierarchically based 20th-century model is not effective at organizing the thinking-intensive work of self-directed people who need to make subjective judgments based upon their own special knowledge. Such people work in all companies, in all industries, and in the digital age it is these people who create wealth. We need a model for such work—a model that uses hierarchical decision making only for activities that need that authority, such as allocating resources, appointing people to jobs, or holding people accountable—but at the same time enables self-directed professionals to collaborate with their peers continuously. And that’s where you need to adapt the model: by creating mechanisms to enable such collaboration to be efficient and effective. Such mechanisms can help the organization to work horizontally as well as vertically.

(…) We must first of all abandon some of our traditional management beliefs—the notion, for example, that strategy should be set at the top.

(…)Too many executives seem to believe that while a few people in the company may be really clever and creative, most folks aren’t. When you look at companies like Toyota, you see their ability to mobilize the intelligence of so-called ordinary workers. Going forward, no company will be able to afford to waste a single iota of human imagination and intellectual power.

(…)Frederick Taylor often talked about the need for a mental revolution when he was trying to move organizations from the craft-based model to the factory model. Today we need a new mental revolution. Some companies will lead and some will follow, but we won’t be able to reinvent management for this new century without some trauma and some risk taking.

(…) There is a lot of discipline and work needed to migrate from one management model to another.

(…) In any field of human endeavor you ultimately reach a point where you can’t solve the new problems using the old principles. I think we’ve reached that point in the evolution of management. When you go back to the principles upon which our modern companies are built—standardization, specialization, hierarchy, and so on—you realize that those are not bad principles but are inadequate for the challenges that lie ahead.

 

Per creare le condizioni favorevoli affinché siano mobilitate le risorse intellettuali di tutto il personale dell’azienda diventa necessario creare le premesse organizzative affinché le persone siano in grado di trovare la giusta motivazione per esprimere le proprie potenzialità. In particolare:

·        adozione di sistemi di pianificazione-esecuzione basati sul deployment strategico (A3 planning – hoshin kanri)

·        momenti istituzionali per l’attuazione del miglioramento (settimane kaizen)

·        baricentro della gestione nei livelli operativi con massima autonomia a team[2]  interfunzionali per il governo dei processi di fabbricazione o di erogazione del servizio, il presidio dei fattori fondamentali e il raggiungimento di specifici obiettivi di tempi, costi, qualità e flessibilità;

·        adozione  di  sistemi  premianti e di  incentivazione  “globali”;

·        formazione per quanto riguarda gli aspetti legati al saper fare (le tecniche e le metodologie) che al saper essere (leadership, teamwork, coaching, negoziazione);

·        comunicazione per trasferire al personale il sistema di valori, le norme e i modelli di comportamento;

·        adozione di figure professionali specifiche per il miglioramento dei processi interni (value stream manager) che dei fornitori (buyer)

Quanto detto non implica che nelle organizzazioni snelle non siano presenti alcuni dei principi organizzativi tipici delle aziende di produzione di massa. Anche nelle aziende snelle sono presenti i sistemi di pianificazione e controllo per regolare i risultati complessivi delle diverse unità organizzative solo che accanto ad essi sono anche presenti performance indicators (gestiti direttamente dai team di processo) per la valutazione delle prestazioni. Anche nelle aziende snelle permane il ricorso alla base funzionale quale meccanismo di suddivisione del lavoro, solo che grazie alla massima autonimia data ai team il numero dei livelli gerarchici è limitato risultando degli organigrammi più piatti. Anche nelle aziende snelle vengono sviluppate procedure aziendali per la formalizzazione e la standardizzazione dei processi, solo che le procedure non sono considerate degli status quo ed è presente una forte tensione verso il loro miglioramento legata alla consapevolezza di tutti che l’impresa genera valore solo attraverso processi snelli ad alto valore aggiunto.

 

© Stefano Uffreduzzi 2007 – Tutti i diritti riservati

 



[1] Come è noto uno dei modi più tradizionali per capire il funzionamento di una organizzazione è quello di studiare il suo organigramma. In effetti se da un lato esso illustra il sistema di autorità formale presente in azienda (le posizioni che esistono nell’organizzazione, le modalità di aggregazione di queste posizioni in unità e di come il meccanismo della supervisione diretta viene esercitato tra le varie posizioni) esso non è in grado di cogliere il sistema di flussi regolati e di comunicazioni informali (processi) presenti in azienda per generale valore.

[2] Per team si intende un gruppo o collettivo di persone che condividono un progetto e che include gli eccellenti, i mediani, gli uomini di punta e quelli di spogliatoio gli ideologi, i supporters. Il gruppo è una entità composita, larga, partecipata, a basso voltaggio emozionale, ma di lunga tenuta sentimentale. Il gruppo ammette confronti, discussioni e anche contrasti e ha in dote la lungimiranza che guarda anche al di là delle urgenze e incorpora la propensione di molti a voler sperimentare.

(Estratto da un intervento di Pier Luigi Celli per Corriere Economia di lunedì 5 dicembre 2005).