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L ' A
T T I Z Z A
T O I O
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Recensioni: The Confused
Personality di John Grisham
Maxim, giugno 2003
L'Attizzatoio
di Wittgenstein
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The Confused Personality di John Grisham è
arrivato nelle librerie americane, la curiosità è
cresciuta improvvisamente. Niente avvocati, niente
tribunali, niente frenetiche cacce all'uomo, battaglie
legali e vite sospese, tutt'altro. Meno male perché non se
ne poteva più.
Milano, III millennio d. C.: la nuova storia raccontata da
Grisham si sviluppa per 8.790 pagine e una calda
autobiografica stagione di disperazione. La protagonista è
una ragazzina che, come l'autore, ha passato i primi anni
della vita sognando di diventare una scrittrice. E benché
una sorta di vicenda si sviluppi lentamente nei pochi anni
tra l'inizio e la fine del romanzo, la protagonista narrante
è testimone di innumerevoli questioni da impiegati, incubi
marketing, spese al supermarket e deliri di principesse
moderne. E benché molti dei quadri siano consueti e noti
(la paura di finire in rosso e di non arrivare incolume alla
fine del mese) e i modelli chiari (da Campanile a Pinketts),
il quadro complessivo è accurato e godibile. Il romanzo ha
subito alcune modifiche, tra cui la scomparsa del finale
originale, rispetto a una versione uscita a puntate l'anno
passato sul bimestrale Oxford American. Naturalmente la
protagonista non diventa scrittrice, anzi, perde un sacco di
tempo a navigare su Internet durante l’orario di lavoro, e
nell’ultimo capitolo resta disoccupata e finisce per
prostituirsi sulla circonvallazione esterna.
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