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I love gastrofamatici


L'eco di Toàra di Villaga, 16 marzo 2003



L'Attizzatoio di Wittgenstein

Ho da qualche tempo in testa una battuta, che mi piace molto, ed è di Toni Busòn (un arzillo contadino 70enne di Zovencedo - Vicenza). "Femena, i me ga meso el sorgo in te la salata! Xa credei ca sia, un polastro, ostia?" (per coloro che non hanno dimestichezza con il veneto idioma, letteralmente si traduce così "Femmina (in Veneto spesso i maschi più in là con gli anni chiamano così la propria moglie), mi hanno messo il granturco nell'insalata? Cosa credono che io sia, un pollo, ostia?"). Risuonò, non più di cinque anni fa, nel silenzio delle fauci operose, in un salone affollato una sera d'aprile in una solenne manifestazione eno-gastronomica che aveva l'intento di dar lustro alla nuova cucina, sorellastra della tradotta francese.

Ecco, quella sera Toni ruppe l'incanto. Oltre all'evidente disagio procurato alla Gina (la "femena") frantumò i sogni di gloria degli altri Toni che, nel segreto del proprio cuore, pensavano di cominciare a diventare Antoine semplicemente cassando il cappone in brodo a favore della maionese imperante. Il suo urlo lancinante, la sua disperata voglia di classicità, ha messo il salame tra le ruote dei novelli chefs, tutti francese e granturco, cremine e portatine, crostini e salsette. Le serate, con quei menù che suonavano troppo esotici per Toni e tanti come lui, sono terminate praticamente subito. Son tornate a far bella mostra di sè le cosce tornite dei polli arrosto, il pasticcio di mais e il veloce pesce del baltico (al secolo "polenta e baccalà"), gli gnocchi con lo zucchero e la cannella, il non-si-butta-via-niente maiale (mi verrebbe da dire "in tutte le salse", ma Toni non gradirebbe), il cappone, il cotechino...

Ho reincontrato Toni a marzo, sempre in una manifestazione enogastronomica ma con un titolo più casereccio "Le buone tavole dei Colli". Era solo un tantino più appesantito, ma era felice: guardava la sua Gina da dietro una montagna di salsicce e costicine di maiale, con patate, insalata (da sola, rigorosamente senza strane commistioni) e, dopo un rutto di media sonorità ha escamato: "Femena, dopo tre fete de coezin medigo che sa finiso tuta 'sta roba crepo, ostia" ha esclamato. Tradotto in italico suona più o meno così "Femmina, dopo tre fette di cotechino credo che, se riuscirò a finire tutta questa roba, scoppierò, ostia. Sì Toni c'ha quel difettino lì, ogni tanto gli scappa quel rumoretto, la Gina, nonostante gli anni di matrimonio, non è mai stata capace di abituarsi e si vergogna ancora. Per rompere l'imbarazzo degli altri commensali ho chiesto a Toni se per lui questa cucina fosse di destra, di sinistra o moderata e quali fossero, a suo parere, le nuove tendenze dello chef che ci ospitava. Lui mi ha chiesto se fossi diventato cretino. Tante belle cose, Toni, ed occhio al cotechino, dicono che sia pesante.

Spiritum