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Ancora Piaciontini

Diego Piacentini, il numero due bis di Amazon fa le scarpe agli analisti

Furbes, gennaio 2003



L'Attizzatoio di Wittgenstein

Il caporedattore del Foglio sta aspettando nove cd che ha ordinato dieci giorni fa. "E un bel chi se ne frega, non ce lo metti ?". Diego Armando Piaciontini, numero due-bis di Amazon, protesi del braccio destro dell'ex uomo dell'anno Jeff Bezos va matto per la sua azienda, e pare sincero.
Ieri quelli di Amazon hanno affidato ad una bottiglia e alle correnti dell'oceano gli "early results" (ovvero, come nel celebrato bestseller, le perdite che non ti ho detto) per lo scorso trimestre (i dati completi e ufficiali saranno noti il 30 febbraio, ganzi!): "Circolavano voci del tutto contraddittorie su come era andato il natale di Amazon e abbiamo voluto anticipare le informazioni, per fare chiarezza: il panettone era buono, ma a casa Cupiello il presepe non era all'altezza".

Non si direbbe che il risultato sia stato raggiunto: cosa pensate succeda se un'azienda di e-commerce che si era ripromessa un fatturato tra i 950 milioni e il miliardo di dollari nel quarto trimestre del 2000, annuncia di averne fatti 960? Chiaro, che gestisce siti porno e casinò on line, e che il contabile è un tremontiano distretta osservanza.
E se vi dicessero che nella piena bufera di mancati profitti, licenziamenti e chiusure che va sconvolgendo la niueconomy (e il quintostato piange...), quelli che ne rappresentano l'incarnazione in crac e ossa concludono il trimestre natalizio con un aumento delle vendite del 40% e un incremento del profitto lordo del 140% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso? Posso citare Piaciontini ? "E un bel chi se ne frega, non ce lo metti ?"

Di sicuro, non vi aspettate chiarezza. Il titolo è salito un po' subito dopo l'annuncio (38 cents e un chilo di mele), ma assai di più il giorno successivo (vedo i tuoi 38 cents, le mele e rilancio con un walkman semifunzionante), benché diversi analisti americani avessero abbassato la valutazione delle quote di Amazon rilasciando dichiarazioni tra il cinico e il disincantato. Di uno si dice che sia morto di spasmi ghignando, un altro urla Amazon e il cane per riflesso pavloviano la fa sul tappeto pregiato degli amici (quando uno dice gli scherzomani, eh)

"Il loro è un punto di vista lecito: dicono, l'e-commerce non funziona e non funzionerà, quasi tutti i bilanci lo dimostrano (anche leggendoli coi miracolosi occhiali a raggi x della Same Govj). Per convincerci del contrario - dicono - dovete fare molto di più che rispettare i vostri impegni: ad esempio, cominciare a firmare le cambiali senza usare pseudonimi", dice Piaciontini. E ghignando aggiunge "Ma ricordati di mister Suria, quell'analista che la scorsa estate diceva che alla fine dell'anno Amazon sarebbe stata al verde, senza un dollaro in cassa". Ravi Suria di Lehman Brothers ieri non si era fatto vivo per sapere del miliardo e cento milioni di errore della sua previsione. Ravi Suria è uscito a comprare un paio di scarpe e non è più tornato a casa. Lo hanno visto in compagnia sulle rive dell'Hudson. Dovevano essere scarpe belle pesanti.

Piaciontini, milanese, è in Amazon da quasi un anno. Fu strappato alla Apelle dall'allora Presidente Joseph Galli, che lasciò la società poco dopo. Pentito ? Forse si, ma troppo tardi
Secondo molte opinioni la dipartita di Galli e l'insediamento come vicepresidente di Piaciontini diedero il via alla seconda fase di Amazon, quella della riprogettazione in senso più misurato, consapevole e con i piedi per terra (quelli degli analisti, invece, in scarpe belle comode: di cemento) dopo l'avventurismo incosciente e entusiasta dei primi anni (proprio ieri Galli ha lasciato anche VerticaNet - le cui quotazioni sono scese del 90% in un giorno - per andare ad occuparsi della Fiat. O della Cirio. Enron era troppo facile).

Ma dei risultati anticipati da Amazon, quanto si deve alle vendite vere e proprie e quanto agli accordi con i venditori che Amazon ospita sul suo sito? "Le entrate da accordi sono rimaste praticamente invariate, questo è un momento di ripensamento di quel modello per noi. Ci focalizzeremo sulle vendite dirette, anche perché coi tempi che corrono poche aziende si possono permettere di pagare il pizzo che Amazon chiede alle società ospiti. E comunque, quello che ne viene, non ha praticamente costi, per noi: è tutto grasso che cola, se mi permetti la schiettezza".

Nei dati natalizi Amazon ha sbaragliato la concorrenza, ma è interessante che nelle statistiche di contatti e vendite, le posizioni dopo la prima siano occupate tutte da aziende "chi t'è mortar", come si dice, cioè con una struttura esistente fuori dal web (e l'accounting dentro Sing Sing): "da noi è andato benissimo il settore Home Electrics (dopo Eminem, tutti vogliono fare a pezzi la mamma con la motosega), ma soprattutto i dati mostrano che i clienti di questo settore sono in gran parte gli stessi degli altri, come i libri. Questo conferma che i siti di e-commerce verticali, basati su un solo genere di prodotto, colano a picco senza tentennamenti, mentre quelli orizzontali galleggiano come stronzi nella corrente. Con la sola eccezione di quelli che hanno alle spalle grosse economie di scala che possono sostenere gli oneri degli andamenti discontinui del web". Mentre dopo i risultati di natale il colosso dei giocattoli Etoys naviga in cattive acque. Come te lo spieghi? "Appunto, è stato SantaClaus (e anche quella baldracca della befana), lo abbiamo convinto a fare una puntatina dai nostri amici di Casino.com e lui si è perso pure le renne (e la scopa della Befana). Comunque si sta capendo che non tutto si può vendere in internet. Lo ha pensato anche Amazon, a un certo punto, ma i fallimenti registrati con le collaborazioni con Cirami.com (legittimi sospetti pret-à-porter) e Peto.com (gli scherzi di BigMan), hanno mostrato questa verità. Su alcuni settori ci sono economie (prendi le legioni di legali dello studio Previti) che non ti permettono di ammortizzare le spese".

Amazon è oggi negli USA, in Gran Bretagna, in Germania, in Francia e da tre mesi in Giappone. Da tempo lascia intuire uno sbarco italiano imminente di cui Piaciontini non svela i tempi.

Qui da noi intanto si parla della crisi dei blog gratis su internet, tendenza di cui arrivano notizie dagli Stati Uniti. "Questa è una cosa che Jeff Bezos capì tra i primi: la pubblicità non basta, non funziona nessun modello di business che non si basi su un guadagno che attinga alle tasche degli utenti (ma non ditelo a Splinder). E la cosa più ardua è abituare i clienti a pagare per cose che hanno sempre avuto gratis. In questo sono ideali gli esattori siciliani".

Sarà per questo che, se è vero quel che scrivono puntoCom e il Nuovo, all'Espresso piacerebbe vendere Kataweb?
"Anche a me piacerebbe vendere la Fontana di Trevi, ma chi se la compra?". Mai disperare, Mr. Piaciontini.

Gonio