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In principio era il pacco, ora è il doppiopacco, il futuro è il contropaccotto


Furbes, gennaio 2003

L'Attizzatoio di Wittgenstein

Diego Armando Piaciontini (per gli amici El Pibe de Ignoro) è l'alias del vice di Jeff Bezos alla guida di Amazon da tre anni. Giovedì la società ha diffuso i risultati del terzo quarto (si chiama così; e il prossimo, quarto quarto: in Italia al Numtel si fanno al più un quartino), ma come al solito l'impeccabile logistica da e-commerce li ha consegnati in Thailandia e non a Wall Street. Comunque sono stati valutati positivamente da aruspici, analisti, commentatori e chiromanti. Scettici gli shoeshiners (sciuscià).

Da un telefono pubblico di Seattle, Piaciontini mi ha spiegato queste cose.
1. Che malgrado già con l'ultimo quarto del 2001 Amazon avesse dimostrato per la prima volta di poter andare a profitto, questi dati sono decisivi perché rivelano la profittabilità anche in un trimestre medio, che non è quello natalizio, per forza di cose più favorevole alle attività commerciali online (a dispetto del fatto che Santa Claus e la Befana non fanno mica così tanti casini con le consegne).
2. Che questi risultati non dimostrano tanto che loro di Amazon sono stati bravi, ma che il resto del management dell'e-commerce ha preso il master alla scuola Radio Elettra ed esprime un marketing meno sofisticato della spettabile SameGovj (ah, gli occhiali a raggi x e la pietra callifuga di vera kriptonite). L'e-commerce funziona e potrà funzionare anche per nuovi attori, a condizione che abbiano la faccia tosta per buggerare le Borse e a patto che abbiano una solida impresa tradizionale del babbo alle spalle per ripianare le perdite. Di Amazon non ne nasceranno più: di Zivago e di Direct.it chissà quante altre ancora.
3. Che la scelta di azzerare i costi di spedizione per gli ordini sopra i venticinque dollari è stata del tutto vincente: tanto la merce non arriva uguale. Un investimento gigantesco, a spese di altre attività di marketing, ricompensato dalle economie di scala (tornei degli uffici di calcetto e di baseball con i dipendenti di Ups e di Fed-Ex, allevamenti di piccioni viaggiatori per i sign-off dei reclami, postini dislessici e socialmente utili per il recapito dei pacchi civetta) e da una sensibile crescita degli ordini.
4. Che tutte le ultime ricerche hanno dimostrato che il primo fattore di ostilità all'acquisto online non è più il timore dell'uso della carta di credito in rete (solo il 4% degli intervistati lo cita come ostacolo) ma appunto il fatto che nella CPU del tuo piccì c'è un ROM (sarà uno zingaro) miniaturizzato che ti carpisce il numero e lo passa a gnomi svizzeri in combutta con la finanza di Corso Marconi per ripianare le perdite.
5. Che malgrado le razionalizzazioni interne abbiano permesso di guadagnare un giorno circa nei tempi di uscita dei pacchi dalla porta del magazzino (ancora invece non sanno come farli uscire dal cancello dell'azienda), non si spiega nemmeno lui come hanno fatto gli ultimi due ordini effettuati dall'intervistatore sul sito americano a impiegare meno di una settimana a raggiungere Milano. Che controllerà, ma pensa che sia l'ordine fatto da un mio omonimo tre anni fa. E che questo è normale.
6. Che gli analisti finanziari sono molto meno diffidenti di un tempo, ormai, nei confronti di Amazon (in fondo hanno già perso la faccia e anche il culo). Che siamo passati da un 80% di ostili a un 50-50 (quelli che hanno cambiato identità vs. quelli che hanno aperto un sito internet di sottoscrizioni per farsi la plastica).
7. Che non sa che fine possa aver fatto Ravi Suria, l'analista che si fece una fama predicendo il fallimento di Amazon entro la fine dell'anno per tre anni di seguito. Ma se guardate sul fondo dell'Hudson River potrete scorgerlo mentre si assesta i suoi nuovi stivaletti di cemento
8. Che il servizio Amazon Associates, che permette a qualunque sito di costruire dei links verso i prodotti di Amazon e di ottenerne una percentuale sugli acquisti, conta 800 mila affiliati: i quali però pensano che la signora Amazon sia una mistress dominatrice in latex e borchie (ed ecco perchè i pacchi volano tutti verso la Thailandia)
9. Che i motivi che trattennero Amazon dall'apertura di un servizio in Italia nel momento di maggior espansione dell'azienda, restano tutti validi, e che quindi un simile progetto non è in vista, per ora. Cioè teniamo famiglia e pure una faccia
10. Che ovviamente i motivi dichiarabili in pubblico sono principalmente due: l'inaffidibilità del servizio postale italiano e la povertà del mercato. In Italia si acquistano pochi libri e pochi cd: il grosso lo taccheggiamo nei supermercati. I postini, poi, sarebero tutti segretamente affiliati ad una setta "Fahreneith 451" che i libri (non potendo bruciarli) li recapita a 451 indirizzi diversi prima di mandarli al macero
11. Che l'ipotesi di comprare BOL nei guai non ha mai avuto fondamento: troppi debiti e quel nome da detersivo in polvere (oddio, suggestivo in termini speculativi).
12. Che dopo Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania e Giappone, quest'anno Amazon ha aperto in Canada. Alla faccia di Barney Panofski. E in futuro anche l'Iraq sarà un polo logistico di tutto rispetto. Che le divisioni internazionali hanno più che raddoppiato le vendite nel terzo trimestre, sottraendo spazio alle altre moltiplicazioni (scusate, non ho resistito)
13. Che le recenti dimissioni del Chief Financial Officer Warren Jenson sono dovute davvero e del tutto a motivi privati e personali. Anche lui voleva un paio di stivaletti nuovi. Belli pesanti come quelli di Ravi
14. Che di questi tempi, per un italiano, l'America è il posto migliore dove vivere. Lo diceva anche Lucky Luciano
15. Che il giornale dovrebbe mandarmi a Seattle, una settimana. Ci sono posti da barista stagionale da Starbucks
16. Che, ah, non sapeva che Otto e mezzo fosse tutti i giorni. Ma lui pensa che Ferrara può condurre solo in tandem con la tosta Anselma. Per me forse è meglio Starbucks.

Gonio