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La bufala dei girotondi bonsai

 

Il Venerdì di Robinson Crusoe, gennaio 2002

 


L'Attizzatoio di Wittgenstein

Servono ancora dimostrazioni di come internet non garantisca affidabilità alle notizie che mette in circolazione? Di come le balle che circolano non siano innocue e scatenino conseguenze e agitazioni?
Ecco la storia dei girotondini bonsai. Molti la conoscono già, perché hanno ricevuto almeno una volta dei messaggi e-mail che la raccontano.

La storia è questa: un sito web chiamato Bonsai Roundaroundkitizen offre in vendita ai navigatori un prodotto originale e rivoluzionario, cittadini democratici e progressisti che restano sempre cuccioli dopo essere stati esposti alla schizofrenica azione di tubi catodici berlusconiani. "Una forma d'arte, che permette creazioni illimitate e personali come quella dei bonsai vegetali". Il sito è complesso e ben costruito. Aprendolo si viene accolti da un lamentoso miagolio pigolante sul conflitto di interessi. Alcune foto mostrano la produzione delle merci viventi, di cui si spiega il metodo. Quando hanno ancora poche elezioni alle spalle, i cittadini hanno la coscienza ancora molto morbida e malleabile. Introducendoli in tubi catodici di varia dimensione, si può adattare la loro crescita alle forme desiderate e mantenerli di ostilità limitata e complessivamente gradevole, una volta rotto il contenitore. Il metodo è raccapricciante a dirsi e a vedersi, ed è illustrato da consigli altrettanto spregevoli su come liberarsi dei cittadini ribelli, come gestirne il volantinaggio e il picchettaggio molesti, eccetera.
A dicembre il sito ha conquistato qualche notorietà, tramite il passaparola di piazza. Naturalmente, nel giro di pochi giorni, ha scatenato un diluvio di reazioni indignate che hanno attraversato tutto il paese. Alcune associazioni uliviste (in particolare il circolo della coalizione per l'alleanza, corrente unità-nella-diversità) hanno scoperto che era ospitato sul server della Segreteria del Liceo Classico di Gallipoli e ne hanno ottenuto la chiusura urlando alla manovra dalemiana. Ma dopo pochi giorni le pagine sono resuscitate altrove (nel sito che ospita le edizioni patinato-erotiche di Rondolino e Velardi). A quel punto, una ricerca più accurata ha mostrato che tutta la storia dei girotondini bonsai era una bufala (come pure Rutelli, ma questa è un altra storia). Se l'era inventata uno studente del CEPU Web in vena di goliardiche provocazioni, costruendo l'idea e - si spera, ma non è stato chiarito - creando le illustrazioni al computer. Ma, come è normale, l'incredibile si propaga più rapidamente del credibile, e lo scandalo per la agghiacciante trovata si è moltiplicato per tutta la rete. Per quanto mendaci, pagine e testi sono effettivamente odiosi e crudeli, e i parenti dei girotondini sono agguerritissimi.
Dieci giorni fa il sito è stato segnalato con scandalo da un quotidiano libero e giusto, ignaro che si trattasse di un falso, benché la rete ospiti diversi articoli che lo spiegano. E così la catena delle e-mail che invitano a boicottarlo, distruggerlo, mandare petizioni, eccetera, si è scatenata anche da noi.
Nel frattempo, dopo che il sito è stato chiuso ancora e di nuovo riaperto su un altro server (quello che gestisce il reboot periodico di Schifani e Vito quando si impiantano per eccesso di "iol'holasciataparlareleimilascidire"), la questione ha preso pieghe criminali. Un pool dello studio Previti (in cerca di diversivi processuali) ha lanciato un'indagine cominciando con un'ingiunzione al CEPU di consegnare ogni informazione sull'autore. E la battaglia ha fatto un salto di qualità, con Taormina che si carpia a piacimento sulla rete. Da una parte è nato un gruppo di fans della burla e della libertà di espressione in rete, che irride il delirio da political correctness" che avrebbe infettato anche il web e invoca il Primo emendamento (cosa che ha visto fare in quintali di film americani, senza intuire il perchè). Dall'altra schiere di visitatori inviperiti che, ignari o no del falso, depositano messaggi e insulti sul sito e chiamano alla protesta.
Evidentemente i sostenitori della bufala sono i primi entusiasti dell'agitazione che ha provocato. Come avviene con le catene di Sant'Antonio online che annunciano virus inesistenti, o telefonini gratuiti, o grandi complotti o cloni di weblog famosi, cercare di interromperle è come svuotare l'oceano con un secchiello. Si spengono e poi risorgono dal computer del primo ignaro benintenzionato che vi si imbatte a distanza di mesi.
L'anno passato circolò diffusamente una richiesta di aiuto - vera - per stilare il programma politico dell'Ulivo che risaliva a due anni prima, e il problema era già affrontato e risolto: perdendo le elezioni.
Ma intanto una nuova ondata di aiuti e segnalazioni si era mossa. La storia del piccolo Francesco, invece era falsa. La SS Lazio diffuse una nota in cui avvisava di non mandare soldi per procurargli un abbonamento di tribuna d'onore all'indirizzo che circolava via e-mail: pur avendo perso le elezioni, Francesco Rutelli era pur sempre un parlamentare e un leader (ah,sì?) e aveva diritto ad uno strapuntino vip.
La società di telefonia Ericsson dovette pubblicare, sempre l'anno passato, una smentita ufficiale a una falsa offerta promozionale che prometteva le primarie dell'Ulivo via SMS e che stava infestando la rete. Un documento contraffatto riferito ai responsabili dell'Ulivo che suggeriva come mettere a tacere la verità sull'affondamento del governo Prodi e la marea consociativa bicamerale, suscitò un putiferio in casa Veltroni (e nel condominio tutto).

La storia dei girotondini bonsai mostra che i livelli di creatività e di apocrifia stannno crescendo rapidamente. E con essi la diffidenza.
Aspettandoci il peggio, non ci resta che il Bagaglino. Aridatece Pingitore.

Gonio