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L ' A
T T I Z Z A
T O I O
d i
"Non è che perché
lui aveva la barba rossiccia che pensate che abbia qualche autorità
su di me?"
Esce il mio secondo blog e io faccio quello che si autointervista
The NewYork Review of Blogs, 28 marzo
2003
L'Attizzatoio
di Wittgenstein
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Il secondo blog. Il secondo blog,
se il primo è stato un caso, è sempre un problema (se il primo è stato ignorato, anche, ma è un problema diverso, da "poor
christ account"). Da oggi io ho un secondo blog, “L’uomo senza Otto
(non è un mezzo uomo)”, che esce in questi giorni. Il primo era stato un
caso multimediale. Con Witt, contenitore di storie di frammenti di mille
razze e culture e religioni (altro che Zuccopycat) avevo fatto il botto
con i critici e i lettori e i telespettatori e i blogger (e le cassiere,
le massaie, le signorepine, ecc). Recentemente, un servizio della Vespina
di dell'Arti (in quanto tale pubblicato su mille giornali, ma nei posti
più strani: dall'oroscopo alla rubrica di cacciaepesca) mi ha indicato come
il più popolare scrittorgiornalistablogger della nuova generazione, il cui
successo ha messo per iscritto definitivamente la trasformazione multiculturale
di una parte dell’Occidente, per cui “la migliore scrittura oggi viene da
chi ha letto i Quindici (e questo l'ha fatto anche Labranca) ma nella versione
cd-rom sul primo Apple (Labranca ? colpito e affondato)”.
Il secondo blog sta uscendo ed è ricco quanto il
primo, forse di più: altre vagonate di commenti in cui si ravana la fava
(neologismo pseudolumbàrd, sta per cazzeggio) con sottotraccia la mia
storia cosmopolita, il mio rapporto con le mie radici e con la piantagrassa
del giornalismo italiano, vissuto come sottofondo alla mia vera attività
di trafficante di bolle di consegna dell'e-commerce, e della ricerca del
mio personalissmo Graal: l'autografo rarissimo e introvabile di Diego
Piaciontini su una leggendaria ed elusiva bolla di un pacco di Amazon
improvvidamente recapitato al giusto destinatario prima che procreasse
la seconda generazione.
Intorno, continui riferimenti alla cultura popolare
dell’Occidente, molto cinema, molta musica, molti miti e personaggi, e
la mia scrittura. Forse il mio secondo blog non piacerà quanto il primo,
ma contiene grandi idee e microstorie, e capacità descrittive a momenti
geniali e spiazzanti.
È cambiato molto, da “Otto e mezzo” in poi?
Beh, non è un tempo definibile.
Io ho cominciato a rimuginare le mille cose che scrivo che avevo non mi
ricordo quanti anni e tra poco ne compio trenatasei. Quindi sono cambiato
io, come tutti. Un pò meno ingenuo, molto più preoccupato di una deriva
alla Severgnini. Ho una famiglia mia. Gioco meno a Donkey Kong, mi piace
che la casa sia pulita, divento più "conservative", sopporto
Camillino, cose così. Come tutti.
Dove andrà, adesso, lontano dalle telecamere?
Per un anno starò a casa e nei mille fogli in cui scrivo. E nei
blog. Ma stare lontano dalla barba rossiccia mi dà nostalgia e panico.
Mi fanno impressione le persone che devono lasciare i loro posti e si
tengono su con i ricordi.
E il successo, i privilegi, l’essere un arrivato?
Crederà mica che non abbia mai vissuto fuori dall'ombra protettiva
di un mentore ? Semplificazioni. Certo sarà un cambiamento enorme. Ma
non vado in giro pensando “sono un arrivato”, mi penso un "nerd"
e altre cose che mi pensavo prima. Il privilegio è economico (e non mi
dilungo che non è fine). E un altro privilegio è che i giornali mi chiedono
di scrivere e dire la mia su questo e quello, anche se con me è un po’
sprecato, che non ho tutte quelle opinioni e neanche tanta voglia di esprimerle
pubblicamente. Ma Severgnini non arriva ovunque e Zucconi è invecchiato.
Ho dei pensieri forti (anche sulla guerra), come tutti, ma i miei li pubblico.
Questo è un privilegio incredibile. Ma sì, anche se Giuliano replica.
Chi sono le persone più interessanti con cui ha avuto a che fare, grazie
al suo successo?
Sono pieno di incontri incredibili. Quello che temevo di più era Steve
Jobs. In realtà, non è che ci fai chissà quali conversazioni, ma hai la
chance di dirgli quanto ami le sue cose, e vederlo fare quelle smorfie
imbarazzate. Sai benissimo che le farà, eppure glielo devi dire. E quando
gliel’hai detto, capisci che non c’è granché d’altro di cui parlare, quindi
è meglio salutare e allontanarsi in cerca di una tartina. Invece so che
Alberoni ha attaccato un tale bottone ad un party con Bill Gates che quelli
della Microsoft hanno deciso di sostituire il leggendario schermo blu
dei crash di Windows con le copertine Garzanti dei suoi libri.
In “L’uomo senza Otto (non per questo è mezzo)” e nelle sue implicazioni
sulla fama e il successo c’è qualcosa di questi cambiamenti?
Direi di no. L’ho concepito in un momento in cui pensavo che un certo
anchorman potesse morire. È molto dominato dalla morte, la morte dei padri,
la morte spirituale, la morte di un’intera generazione. Dovevo essere
molto infelice (o fumato). Adesso sono così contento che mi sembra che
l’abbia scritto qualcun altro. Ma anche con “Witt” fu così: dopo ti sembrano
lontani una vita. Che è la ragione per cui parlarne nelle interviste è
così imbarazzante, non me ne importa più niente. Penso al prossimo.
Lei era stato spesso autocritico su “Witt”. Che rapporto ha con i suoi
progetti lanciati?
Mai riletto. Non credo che nessuno si metta lì e rilegga il suo blog.
Nessuno sano di mente. Ecco perchè non ho i commenti. Altrimenti ogni
giorno rileggi fino al punto dove sei arrivato. Ogni volta daccapo. Dopo
un periodo così, non lo vorresti vedere mai più. Comunque, diciamo che
un giorno quando sarò adeguatamente avanti con gli anni, spero di scrivere
qualcosa di cui sarò orgoglioso. Che
so "iPod for Dummies". Ma
per essere soddisfatto aspetto la prossima rivoluzione di Internet.
Che differenze ci sono, tra i due blog?
Mi è più facile dire in cosa si somiglieranno: parlano di cazzi e
lazzi.
Non è stato spaventato dalla ingombrante presenza del suo mentore,
nello scrivere di cose così futili?
Le dirò che mi pare strano che nessuno mi abbia chiesto se avessi
qualche ansia a scrivere di cose futili in “Witt”: non è che perché lui
ha la barba rossiccia che pensate che abbia qualche autorità su di me
? prendente i Guzzanti, allora. Tutti mi chiedete come ho avuto il fegato
di scrivere di blog. Comunque, la risposta è che trovo il fegato di scrivere
delle cose che mi interessano. Mi interessano le finte rivoluzioni di
internet, e il blog è una delle più belle e complesse culture che ci siano.
Più ne sai, più ne vuoi sapere.
Conosce “Ogni cosa è aggregata” di G.G.Granieri, un altro giovane blogger
che ha cercato di parlare in modo nuovo di sfere logiche e tradizioni
automagiche?
È un grande. Ci scriviamo, credo che sia il blogger sotto i quaranta
che più ammiro. Riconosco la sua attenzione al commento, anche se per
me è il post a stare davanti a ogni cosa. Comunque, lui è un vero giovane
talento, più di quanto lo sia mai stato io.
Che rapporti ha con Mantellini, un altro blogger che suscita reazioni
controverse, e che ha ospitato più volte sul suo spazio?
Se Mante scrive la lista della spesa (o parla dei suoi occhiali),
ha più energia e passione di molti dei coccoblogger che mi spediscono
mail. O di quelli che mi venerano dissacrandomi (gli apocrifi)
In “L’uomo senza Otto” ci sono spesso riferimenti alla musica pop contemporanea…
C’è più cinema che musica, ma io vado matto per la musica. Sono cresciuto
con lo Zecchino d'Oro, e poi Dylan, Marley, Stevie Wonder. Oggi mi interessa
soprattutto quello che può èpater les bourgeois, che so un Limiti Show
dedicato a David Bowie, guest star Giovanna ed Eminem. Sono il tipo che
i giornalisti musicali disprezzano (ricambio vivamente): mi piace qualsiasi
cosa abbia una buona melodia, meglio se si può sfruttare per uno spot.
Non si può essere “critici” sulla musica: se ha del khjkhkwr (eh! non
tutti ce l'hanno) e si può far girare in un Apple io la compro, anche
se l’artista è un cretino e l’etichetta è di proprietà del marito dell'azionista
del Foglio. Discuterne non ha senso. E quindi, ecco la mia lista da isola
deserta (omissis, la lista supera in estensione il perimetro di un atollo
della Micronesia) Gesù, manca un sacco di roba. La lista da
isola deserta è una cosa masochista.
Cos’è che l’ha più impressionata nel frequentare il mondo dei collezionisti
di bolle di accompagnamento di pacchi di e-commerce?
Non ha niente di impressionante: conservano quello che gli altri buttano.
Mi ha solo depresso il commercio di scarpe di analisti finanziari scomparsi
nell'Hudson River dopo la presentazione dei risultati di Amazon. E le
ipocrisie usate per giustificarlo. Facciano pure, ma non pretendano che
non ci sia qualcosa di perverso.
Alcuni critici si sono detti un po’ delusi dalla sua diserzione televisiva…
Io condivido sempre tutte le critiche, ma accetto solo quelle di Funari.
Sono d’accordo con lui "Otto e mezzo” era lungo, autoindulgente,
cicciocentrico e la scaletta mal costruita. “L’uomo senza Otto” sarà strano
e triste e meno deprimente. Ma non volevo esserlo: ho scritto di un giovane
sgradevole e volevo essere onesto. Poi ho pensato che Filippo Facci si
incazzava e ho cambiato plot. Ora spero di non far incazzare Camillino.
Ci sono interpretazioni che mi stupiscono, ma sono evidentemente colpa
mia. È come a scuola: ti correggono e tu cerchi di fare di meglio.
Concludendo, cosa ha scritto sul Foglio a proposito della guerra?
Tante cose. Ma
in caratteri minuscoli
(nota: l'Apocrifo Gonio
condivde molte se non tutte le cose scritte da Luca Sofri sulla guerra.
Ma come per il peggior Venditti, il paroliere di un plagio non va tannto
per il sottile. "E' na questione satirica, 'na grande presa pe 'cculo")
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