Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

L  '  A  T  T  I  Z  Z  A  T  O  I  O
d i

 


Attenzio', popolazio', rivoluzio'...
è asciuto pazzo o uebbemasto

 

Il Foglio, 27 luglio 2002



L'Attizzatoio di Wittgenstein

Un'altra rivoluzione su internet? Con tutte le bufale che ci avete già rifilato?
Eppure, sprezzante del pericolo, Facim Ammuin ha cominciato così il suo fondo sul Wall Street Journal: "Un giorno i vostri nipoti vi salteranno in braccio e chiederanno 'Nonno, nonna, generica figura di avo, cosa facevi durante la Grande Rivoluzione dei Blogs?'". Spero per voi che possiate dire "mentre quelli cazzeggiavano, io mi facevo i soldi coi dialer"
Blogs? Blogs. Un'altra rivoluzione su internet, ma questa è una vera, come non se ne vedeva dal lancio della raccolta dei Beenz e dal marketing di Kataweb; e una rivoluzione concreta, un fenomeno sociale e dell'informazione, non un'altra bolla economica da cui immaginare fantomatici guadagni. Blogs.

Blogs è un'abbreviazione di weblogs, e negli slang internettiani si dice anche b-log (si narra che il We che esuberava l'abbia preso Weltroni - uno che dal poco riesce a distillare il niente - per il suo ennesimo cidì benefico, ma forse un giorno anche lui avrà un blog quando noi avremo già la prossima rivoluzione vera&concreta e questa però è un altra storia)
La definizione di un weblog è abbastanza elastica e dibattuta, dunque ricorriamo ancora all'articolo di Facim Ammuin: "Di solito si tratta si semplici siti web gestiti da individui che riferiscono di qualsiasi cosa, dai loro fallimenti sentimentali ai problemi delle telecomunicazioni. La seconda cosa è pura fuffa, la prima ha causato crolli in Borsa che ancora ce li ricordiamo."
Disseminano i loro scritti di links ad altri siti, inseriscono commenti loro, e dei lettori. Insomma una Babele coltivata nel microclima di un basso napoletano. Un medium informale per idee informate, un indice analitico per spunti anali, un ruolo blando per il prossimo brando, l'analcolico biondo che fa impazzire il mondo: anarchico, commercialmente ingenuo e affascinante".
La verità ? Io non ce la faccio più a definire cos'è un weblog: è solo un fottuto sito personale, a cavallo tra un diario, un articolo di commento e una bagna cauda rancida, aggiornato quotidianamente o quasi.
Come tutte le versioni di rassegne stampa sul web, ha il vantaggio di consentire l'accesso immediato, tramite un clic, al testo originale passato in rassegna, articolo di giornale o di sito web, o pagina di qualsiasi genere: generalmente un errore 404.
L'autore del weblog è insieme editore e (unico) lettore. Lettore distratto delle bufale che vengono pubblicate in rete, che poi seleziona random, copia incolla maldestramente e commenta (sì, commenta ma non forumizza, non fo-ru-miz-za!) come editore del suo weblog.
La mole sterminata di cazzate che circola su internet (compresi gli articoli di carta stampata - buoni quelli - riprodotti in rete) viene così scelta da qualcuno che senza criterio e senso ne fornisce ai lettori una scelta mirata, secondo criteri che possono essere tematici, cromatici, adiabatici o di suo gusto personale. Un delirio.
Di fatto, si tratta di quello che fanno su carta giornali che non vendono una copia che sia una (come il Foglio dei Fogli) ovvero troppo belli per essere confusi con l'altra sbobba da edicola (come Internazionale).
Ma impreziosito da un accesso a molte più fonti, nessun costo di riproduzione (i link rimandano all'originale) e uno spazio e un aggiornamento illimitati. Voi avete tempo da buttare e noi blogger sappiamo come farvelo dissipare al peggio.

Come tutti gli iniziatori, i webloggers si sentono degli iniziati: non sanno che sono già alla frutta.
La stirpe eletta tra il popolo bue dei navigatori di internet ? L'unica ad avere capito tutto il senso e le potenzialità della rete e ad essere in grado di sfruttarli ? Imbecilli, voi vi gingillate e quelli dei dialer chiagnono e fottono….
Il delirio è già massimamente autoreferenziale. Sono nati siti che trattano del fenomeno weblog, weblogs di weblogs, discussioni e teorizzazioni. I primi libri e manuali sui weblogs vanno a ruba su Amazon (anche se, per provvida nemesi, non arrivano a destinazione).
Archeologi del weblog hanno fatto risalire i primi esempi a quattro anni fa, quando alcuni scaltri trafficanti di internet si scambiavano liste di indirizzi web a cui andarono progressivamente aggiungendo note e commenti. La tesi è stata formulata da un dottorando di bit-paleografia a Tubinga, è del tutto infondata e come tale degna di pubblicazione.
Alla fine del millennio, venne la svolta tecnologica che permise a chiunque di diventare weblogger: temevamo il baco del duemila e intanto incubavamo i primi software dedicati alla compilazione delle pagine dei weblog. Non c'era più bisogno di masticare un po' di html, di individuare un server apposito, di conoscere i rudimenti della creazione di un sito web: pubblicare online divenne facilissimo. Perle ai porci.
Le prime legioni di webloggers erano costituite da giovani solipsisti e disadattati (erwduci da precoci cecità adolescenziali): appassionati di internet che scglievano di esibire agli altri i propri pensieri, i propri diari, le proprie esperienze. Insopportabile vanità e magniloquenza giornalistica mescolate a passione per il tipo di contatti e comunità che crescono in rete. Qualcosa tipo: falli con le chat, toppia cio forum, proviamo col blog
Il fenomeno si gonfiò e si gonfiò: questo o quel weblog è diventato un riferimento per quote consistenti di navigatori che vi trovano un interessante indice di materiali scelti dalla palude del web e una persona che diventa familiare, amica, esperta. Piccoli giornali a immagine e somiglianza dell'autore in cui i fatti vengono succhiati dagli altri siti e sono separati dalle opinioni (che genralmente sono copiate da altri).
Nellle loro espressioni più compiute, i weblog offrono simultaneamente tre cose: un'informazione, la sua negazione, un commento out of topic.

Bene: dalla fine dell'anno scorso il fenomeno weblog è esploso sui media americani, e timidamente inizia ad ammorbarci anche su quelli europei, soprattutto per il suo aspetto conflittuale o complementare con il giornalismo tradizionale.
Tutti i grandi giornali e siti statunitensi hanno prima informato i lettori del boom e poi - dop che un blogger ha fatto il primo scoop intervistando " ì cane di bushe" - hanno cominciato a interrogarsi su cosa significasse dal punto di vista della circolazione delle informazioni.
Ad accelerare il dibattito ci si sono messi i molti giornalisti professionisti che hanno visto nei weblogs un mezzo straordinario per moltiplicare la diffusione delle proprie opinioni e raggiungere i lettori molto più direttamente. Dopo Andrew Sullivan - un immeritatamente seguito polemista dalle molte grandi collaborazioni internazionali che è stato tra i primi a creare un suo weblog, di grande successo - anch'io comincio a chiedermi se con questo giochino posso riuscire ad affrancarmi dall'ombra di Giuliano. Santoro, invece no, senza Ruotolino e la sua telecamera è un uomo perso.
L'Economist ha sintetizzato l'approccio curioso e preoccupato insieme dei giornali tradizionali nel titolo "E se i weblog ci tolgono l'esclusiva di necrologi e annunci economici di massaggiatrici ed escort (max igiene e riservatezza)?": altri commentatori invitano i giornali a offrire un weblog a ciascuno dei loro giornalisti (in cambio di una corvée settimanale nella pulizia latrine): questo al chiaro scopo di adescare navigatori infoiati e evangelizzarli come lettori.
Qualche direttore nicchia e teme che i redattori finiscano per appassionarsi al mezzo a scapito del loro lavoro su carta: no, Giuliano, non è così, continuerò a farti la spesa su internet. Altri tardano a capirne il successo o si chiedono come continuare ad adescare procaci praticanti.
Ma oltre all'estensione spaziale e temporale dell'offerta giornalistica, anche nella consultazione di quelli altrui i blogs sono uno strumento straordinario: offrono notizie e testi interessanti che possono altrimenti sfuggire e permettono di capire quali sono i temi prediletti dai lettori, nel momento in cui questi si fanno editori.
Daypop, un motore di ricerca che lavora sui weblogs, segnala gli articoli più linkati: prevalgono i temi di gnocca e bizarre (che dire dei moltissimi compilatori di weblog che non hanno resistito a dare ampio spazio alla notizia che il calamaro gigante trovato in Australia si è spiaggaito ciulando).
I weblogs mostrano cosa i lettori metterebbero in un giornale, se ne avessero uno. In tal modo rendono in prassi la teoria sulla superfluità di Fede e Belpietro.

Sbrigatevi, conclude Facit Ammuin sul WSJ: dopo non saprete più smettere, e quando i vostri nipoti vi faranno quella domanda, potrete rispondere: "c'ero, e stavo curando il mio weblog". E il nipote vi risponderà: "Mentecatto"

Gonio