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"Don Giovanni" è diventato popolare come luogo comune per indicare un seduttore senza scrupoli: tre autori sono associati al suo nome: Tirso da Molina, Molière e Mozart; ma il personaggio di Don Giovanni da loro disegnato è molto differente, sia per il carattere che, soprattutto per il significato filosofico da essi imposto.

Il teologo spagnolo Tirso da Molina creò "Don Giovanni" esclusivamente a fini di apologo: voleva illustrare ad un pubblico prettamente popolare una questione dogmatica religiosa e cioè se un peccatore può aspettare di essere di fronte alla morte per redimersi. La risposta che si imponeva, dal punto di vista religioso era negativa e quindi l'autore dovette mostrare appunto un peccatore che sul punto di morire non riesce più ad implorare la grazia divina. Poichè l'opera era destinata al popolo, facilmente impressionabile da eventi soprannaturali, da Molina utilizzò come delegato dal Cielo una statua di pietra che precipita il peccatore nell'inferno.

Questo naturalmente portò in seguito ad opere teatrali che puntavano soprattutto sulla vicenda terrificante per spaventare un pubblico ovviamente non molto raffinato.

Molière invece non fu certo interessato da questo aspetto della storia. Egli pose la sua attenzione sul personaggio non inteso come un semplice seduttore di donne o criminale violento, ma come uno spirito forte, che non crede a nulla; il suo cinismo lo porta alla crudeltà ed egli diventa un personaggio antipatico. Moliere condannò la sua immoralità attraverso il personaggio del servo Sganarello che rimprovera il suo padrone durante tutta l'opera, con risultati comici. Tutto l'effetto tragico della scena finale viene sdrammatizzato proprio da Sganarello.

Mozart presenta un personaggio molto complesso. Don Giovanni è un uomo d'azione, seduttore, e dotato di senso dell'onore: non è lui ad attaccare il Commendatore, anzi lo avverte che il combattimento è impari, quindi è costretto ad uccidere l'avversario, ma non si tratta di assassinio. E' cinico e crudele solo verso Elvira, innamorata di lui, ma che non gli interessa più. E la sua fama di seduttore è solo nominale, perchè in effetti in tutta l'opera non seduce proprio nessuna donna (Donna Anna gli resiste, Zerlina cederebbe ma viene "salvata", la cameriera non risponde alla sua serenata, l'unica che riesce ad avere è la donna del suo servo, ma solo grazie ad un travestimento).

Lo scopo dell'opera di Mozart non è neppure di rappresentare la punizione del peccatore. Infatti il Commendatore non sorge dalla tomba per vendicarsi, non ne avrebbe motivo; al contrario, il suo scopo é salvare Don Giovanni dalla perdizione eterna e tenta in tutti i modi di convincerlo a pentirsi, senza risultato.

In effetti il soggetto principale del Don Giovanni di Mozart non è l'amore, ma la morte. Infatti l'opera inizia con una morte, quella del Commendatore, che muore difendendo l'onore della figlia, e termina con un'altra morte, quella di Don Giovanni, che precipita nell'inferno.

Mozart non è un drammaturgo, quindi non è interessato alla morale dei suoi personaggi; non giudica le loro azioni, ma li fa vivere con la musica in completa libertà. Don Giovanni non è un criminale o un peccatore che deve espiare le sue colpe; è un individuo che avanza distruggendo ogni ostacolo senza riflessioni. La morte non esiste per lui, non la vuole considerare, fino a quando vi è costretto dall'evento soprannaturale, ma allora è troppo tardi per vedere.