- Petrolio
Morte per cancro
- In epidemiologia è ormai assodata la necessità di evitare la
misclassificazione dell ' esposizione e di scegliere la popolazione di
riferimento più idonea . Tuttavia, nella letteratura scientifica
continuano ad apparire studi che disattendono i requisiti di buona
epidemiologia - in particolare: la necessità di condurre indagini su un
ampio numero di persone, mediante indicatori sensibili, con adeguate misure
di esposizione e con il metodo di analisi più corretto . In assenza di
tali requisiti, gli Autori dovrebbero essere assai cauti nell'interpretare
i propri risultati negativi come provata assenza di associazione causale.
In altra sede, abbiamo sollevato dubbi su uno studio di coorte
occupazionale condotto da Satin e coll. in due raffinerie di petrolio in
California, in cui si sosteneva l'assenza di aumentato rischio di tumore.
In realtà non erano disponibili misure dirette dell'esposizione, né
pregressa né recente, né surrogati semplici come la qualifica e/o mansione
specifica, che in altri studi sulle raffinerie si sono dimostrati
necessarie per evidenziare il rischio di cancro. Nello loro
studio, Satin e coll. hanno introdotto almeno due elementi distorcenti:
l'uso della popolazione generale come unico riferimento e la mancata
distinzione tra lavoratori potenzialmente esposti a differenti agenti
(asbesto, idrocarburi, ecc.) e quelli non esposti; questi ultimi, secondo
alcune stime, costituirebbero circa il 21% della coorte, mentre il solo
gruppo dei manutentori, potenzialmente esposti ad amianto, il 36%. Inoltre,
l'esistenza di un forte bias di selezione (ad es., effetto lavoratore sano)
era suggerito dalla presenza di rischi ridotti, tra cui SMR=84.1 per tutte
le cause e SMR=87.6 per il complesso dei tumori maligni.
Gli autori inoltre hanno omesso di richiamare l'attenzione sul fatto che il
rischio di leucemia era significativamente ridotto (SMR=13.4, p<0.01) nei
lavoratori con meno di 5 anni di attività e cresceva progressivamente con
l'aumentare degli anni lavorativi, sino ad un valore di 125.6 per i
soggetti con durata di impiego superiore ai 30 anni (c2 per il trend=5.75,
calcolato su 47 decessi distribuiti in 4 strati, p=0.02). Ciò risulta
coerente con gli eccessi di leucemie osservati in altri studi sui
lavoratori delle raffinerie.
Inoltre il mancato uso di un modello statistico basato sulla regressione
multivariata ha probabilmente prodotto una sottostima del reale rischio di
leucemia per i soggetti assunti dopo il 1949, non tenendo conto né della
durata di esposizione, né della latenza, verosimilmente inferiori nei
soggetti assunti più recentemente. Gli autori si limitano ad enfatizzare
l'assenza di eccessi di leucemie e di altri tumori, senza considerare la
scarsa attendibilità dei certificati di morte almeno per specifiche
sottocause di decesso - e senza interpretare gli eccessi di mortalità
osservati, in particolare, per linfoma non Hodgkin, il cui SMR cresce
linearmente con la durata dell'impiego, raggiungendo il valore di 167.3
dopo i 30 anni. Nella loro replica, gli Autori non collegano il trend
crescente di rischio per le neoplasie del sistema emolinfopoietico con
l'aumentare degli anni lavorativi e sostengono che i loro risultati
sarebbero in accordo con la maggior parte di altri studi su coorti
comparabili: molti di questi però soffrono degli stessi bias sopraindicati,
cosa peraltro ammessa dagli stessi autori. Inoltre, essi ignorano gli studi
che nel 1989 hanno portato la IARC a classificare le esposizioni
occupazionali nei processi di raffinazione del petrolio come probabilmente
cancerogene per l'uomo. Essi lasciano poi privi di commento i vistosi
aumenti dell'SMR osservati in entrambe le raffinerie USA nei lavoratori con
durata di impiego superiore ai 30 anni rispetto a quelli con durata
inferiore ai 5 anni, in particolare per i tumori al fegato ed alla vescica
e per le neoplasie del sistema emolinfopoietico, oltre all'eccesso di
mortalità per tutte le cause e per alcune cause non tumorali. Allo stesso
modo, non sono stati discussi gli evidenti eccessi di rischio nei soggetti
con lunga latenza, per l' insieme di tutte le cause, tutti i tumori e per
specifiche neoplasie. Infine entrambe le analisi aggregavano i lavoratori
esposti con quelli non esposti.
L'episodio dimostra quanto sia importante, da parte della comunità
scientifica indipendente da pressioni economiche, la lettura critica e la
segnalazione sistematica degli episodi di non corretta conduzione, analisi
e interpretazione delle indagini di epidemiologia occupazionale. Tale
impegno risulta particolarmente urgente nei settori in espansione nel
mondo, quali l'industria petrolchimica, in cui l'ingerenza di grandi
interessi economici può condizionare pesantemente l'indipendenza dei
ricercatori al fine di generare controversie artificiose per negare la
relazione causale tra esposizione e malattia.
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