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Historia magistra vitæ? La lezione del passato in Montaigne (e dintorni)
Commentando, nel 1853, gli avvenimenti recenti d’oltre Reno, Marx osservava il curioso costume delle epoche rivoluzionarie di evocare i fantasmi del passato al banchetto dell’avvenire. Indossate le clamidi e levati in cielo i littori, i rivoluzionari francesi - e i loro farseschi nipoti - s’erano fragorosamente presentati sul palcoscenico della Storia. Il passo procedeva innanzi spedito; ma lo sguardo fissava imperterrito le fulgide gesta degli avi latini . Un’intera comunità si riconosceva nel culto di archetipi eletti. Identità e coscienza di un popolo riscrivevano frammenti di vite lontane in canoni eterni di condotta; riscatto cauzionato dalla convinzione, anch’essa millenaria, che gli eventi futuri ricalchino quelli passati .
L’azione della memoria, convogliata nell’exemplum, è fattore operativo di cambiamento. Convitati di pietra e di inchiostro, i morti proiettano un’ombra indelebile alla tavola dei vivi. La forza probatoria del loro modello risiede nell’evidenza icastica del loro agire terreno. All’uopo, la voce stentorea dei retori supplisce alle lacune del ricordo, adornando il crine rado e canuto del prode con corone di lauro: il credo, la patria, il valore . L’aere, e anzi l’etere, riverbera ancora l’eco suadente di frasi mai udite e, forse, mai proferite: “Vi faccio vedere io come muore… un mercenario”. Pazientate genti, veritas filia temporis.
* * *
L’esempio, generato dal ventre della storia, lo feconda a sua volta. Ma non necessita, per germogliare, di terra fertile. Si satolla, a volte, di sola aria; purché un sole intenso lo scaldi. Così si assistette, nel Medioevo, alla sua rigogliosa fioritura. Una fede accesa nel cielo illuminava le tenebre del mondo. Bandita ogni prospettiva di progresso, il sapere, refrattario alle lusinghe del nuovo, si fissò nelle statiche icone dei Padri della Chiesa. Chiuso il volume ingannevole della scienza, ci si volse con ardore al martirologio istoriato dei santi. Una civiltà all’unisono aspirava al possesso di

Cfr. K. MARX, Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, in MARX-ENGELS, Opere complete, XI, Roma, Editori Riuniti, 1982 [1853], p. 107.
Cfr. ARISTOTELE, Retorica, in Opere, intr. di F. Montanari, trad. e note di M. Dorati, Milano, Mondadori, 1996, pp. 231; S. BATTAGLIA, “Dall’esempio alla novella”, in «Filologia romanza», VII, fasc. I-II, 1960, pp. 21-84, pp. 28-29; P.. RICŒUR, Tempo e racconto, Vol. III, trad. di G. Grampa, Milano, Jaca book, 1988 [Seuil, 1985], p. 287.
Cfr. N. FRYE, Anatomia della critica, trad. di P. Rosa-Clot e di S. Stratta, Torino, Einaudi, 1969 [Princeton, 1957], pp. 441-449; J.-M. DAVID, “Maiorum exempla sequi: l’exemplum historique dans les discours judiciaires de Cicéron”, in AA. VV., Rhétorique et histoire. L’exemplum et le modèle de comportement dans le discours antique et médiéval, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Moyen Âge – Temps Modernes», tome 92, vol. I, 1980, pp. 67-86, p. 76; H.R. JAUSS, Teoria e storia dell’esperienza estetica, in Esperienza estetica ed ermeneutica letteraria, vol. I, intr. di A.. Varvaro, trad. di B. Argenton, Bologna, Il Mulino, 1987-1988 [Frankfurt am Main, 1982], pp. 214-215; ID., Domanda e risposta: studi di ermeneutica letteraria, Ivi, vol. II, p. 87


solidi valori reinvestibili sul mercato delle anime. L’individuo si smarriva nell’Ecclesia; il suo umano percorso si rinveniva nell’universale compimento di una volontà trascendente. In ogni sostanza materiale, si perseguiva l’essenza spirituale; nel singolo atto, l’impronta esemplare della norma .
Perché la contingenza apparisse quale necessità, bisognava spogliare l’accidente dalla mondana concretezza, stemperarne le tinte nella luce uniforme della Provvidenza. Nel gesto di ricondurre il caso al fato si esplicitava l’operato di una poetica dell’univoco. Un cosmo ordinato in immobili gerarchie si stagliava in chiaroscuro sulla pagina del libro. La sua voce monocorde recitava un discorso teocratico e imperiale. Perché la scrittura non si esponesse alla penetrazione del senso, l’opera si edificava con spesse pareti di cristallo, infrangibile e trasparente. Ogni messaggio recava in cima, a lettere capitali, il suo codice inequivocabilmente binario. Nella fitta selva del creato, ogni allegoria era una teofania . Credo ut intelligam, non intelligo ut credam.
Ciò nonostante, intenta ad elevare le lodi al cielo, la civiltà medievale non cessava, suo malgrado, di raccontare il mondo. Pur volgendosi con sprezzante distacco all’osservazione della città terrena, non mancava di accennarvi, di rappresentarla, foss’anche in controluce, quale specchio imperfetto di quella celeste. Gli uomini, segnati dalla colpa di Adamo, si aggrappavano ad appigli di roccia per scalare l’erta cima dell’Eden. Le loro menti, intorpidite dal peccato, fissavano in corpi di carne e di ossa le sembianze sfuggenti di Dio e di Satana. Così, l’exemplum, tra le righe, accoglieva scampoli di reale: historiæ, favole, aneddoti diversamente assortiti. Accanto a lacere, ma preziose vestigia di humanitates, si delineavo i primi cenni di mimesi. L’intento edificante attenuava la severa condanna platonica dell’arte .
Nel corso dei secoli e per facoltà della deroga, la norma si eclissava dietro lo spettacolo composito dell’esistenza, passando impercettibilmente sullo sfondo. Il mondo, posto in bella mostra, si mirava nella pagina del libro e riecheggiava nell’omelia del parroco. Registrando scrupolosamente episodi eterodossi dell’agire quotidiano, gli exempla scrivevano una sorta di antibibbia profana. La particolarità del narrato prevaleva sull’universalità della legge, affrancandosene. Al modo iterativo subentrava il singolativo. L’intreccio si complicava,

Cfr. A. HAUSER, Storia sociale dell’arte, tr. di A. Bovero e M.G. Arnauld, Torino, Einaudi, 1955-1956, 2 voll., vol. I, pp. 284-285; J. HUIZINGA, Autunno del Medioevo, intr. di E. Garin, trad. di B. Jasinsk, IIIa ed., Milano, B.U.R., 1997 [1919], p. 301; J.-M. LASPÉRAS, La nouvelle en Espagne au siècle d’or, Montpellier, Éditions du Castillet, 1987, p. 297.
Cfr. E. AUERBACH, La tecnica di composizione della novella, pref. di F. Schalk, trad. di R. Precht, Napoli, Theoria, 1984 [Heidelberg, 1971], p. 60; U. ECO, Opera aperta. Forma e indeterminazione nelle poetiche contemporanee, IIa ed., Milano Bompiani, 1976 [1962], pp. 37-38; Ph. HAMON, Texte et idéologie, Paris, PUF, 1984, p. 62; S. R. SULEIMAN, Le roman à thèse ou l’authorité fictive, Paris, PUF, 1989, pp. 46, 49, 72 e 244-245.
Cfr. S. BATTAGLIA, Giovanni Boccaccio e la riforma della narrativa, Napoli, Liguori, 1969, p. 3; H.R. JAUSS, Teoria e storia […], cit., p. 118; K. KASPRZYK, Nicolas de Troyes et le genre narratif en France au XVIe siècle, Warszawa- Paris, Panstwowe Wydarwnictwo Naukowe - C. Klincksieck, 1963, pp. 278-281; J.-T. WELTER, L’Exemplum dans la littérature religieuse et didactique du Moyen Âge, Paris, Toulouse, Occitania – E.H. Guitard, 1927, p. 33-34


pregiudicandone la lettura parenetica. La disattenzione dei fedeli o la foga del predicatore esponevano il sermone all’intrusione della polisemia. Esemplato sulla pergamena, esso non tardava a farsi racconto. Il volgare, indegno di tradurre la sacralità della leggenda, restituiva la vicenda all’orizzonte coevo della vita .
Dei generi narrativi medievali, il Decamerone era già un’esplicita parodia. La fortuna vi succedeva alla fatalità, disfacendo l’intima solidarietà tra eroe e res gestæ su cui s’era incardinata la mentalità esemplare. L’affermazione dell’io presupponeva una cosciente forzatura della norma; con ciò implicando il tramonto delle meccaniche astrattezze del paesaggio medievale. L’aneddoto realista s’appagava nella raffigurazione di volumi e colori. La morale disonesta di Nastagio citava in giudizio la vita, e non la dottrina, a conferma della sua buona fede .
* * *
La riscoperta del mondo non transitava esclusivamente per l’esperienza fugace del suo divenire; ma, si fondava sull’accorta esegesi del libro della scienza, troppo a lungo negletto. L’Umanesimo si volgeva con ammirata devozione ai codici polverosi, nell’auspicio generoso di riannodare i fili con un passato che si voleva restaurato. La convinzione ottimista nell’eterno ritorno di uomini ed eventi esortava al recupero di nozioni spendibili nel presente, intese quali solidi pilastri di un ponte ideale gettato tra la città antica e quella moderna .
Nel fatto che il nuovo rivestisse, dopo averli riacconciati, i panni del vecchio, risiedeva la contraddizione fuorviante del Rinascimento. L’ideologia, com’è prassi, non teneva il passo della base sociale. Eppure, da oggetto statico di contemplazione, la storia assurgeva a momento-modello di

Cfr. S. BATTAGLIA, “L’esempio medievale”, in «Filologia romanza», VI, fasc. I, 1959, pp. 45-82, p. 72; J. BERLIOZ, “Le récit efficace: l’exemplum au service de la prédication (XIIIe – XVe siècles)”, in AA. VV., Rhétorique et histoire […], cit., pp. 113-146, p. 147; J.-P. BORDIER, “Exemplum”, in AA. VV., Dictionnaire des Genres et notions littéraires, préface de François Nourrissier, Paris, Albin Michel, 1997, pp. 269-270, p. 270; C. BREMOND, J. LE GOFF ET J.-C. SCHMITT, L’«Exemplum», Brepols, Turnhout, 1982, pp. 64-65; M. DARDANO, Lingua e tecnica narrativa nel Decamerone, Roma, Bulzoni, 1969, pp. 36-37; A. JOLLES, I travestimenti della letteratura. Saggi critici e teorici (1897-1932), a cura di S. Contarini, prem. di E. Raimondi, Milano, Bruno Mondadori, 2003, p. 122; K. STIERLE, “L’histoire comme exemple, l’exemple comme histoire”, in «Poétique», 10, 1972, pp. 176-198, p. 187; F.C. TUBACH, “Exemplum in the decline”, in «Traditio. Studies in Ancient and Medieval History, Thought and Religion», vol. XVIII, New York, Fordham University Press, 1992, pp. 407-417, pp. 412-413 e 416-417; J.-T. WELTER, L’Exemplum […], cit., p. 50.
Cfr. S. BATTAGLIA, “Dall’esempio […]”, cit., pp. 57-58; V. BRANCA, Boccaccio medievale e nuovi studi sul Decameron, VIIa edizione, Firenze, Sansoni, 1990, pp. 175-176; P. BURKE, The Renaissance Sens of the Past, London, E. Arnold, 1969, p. 77; U. DOTTI, Storia degli intellettuali in Italia. I. Idee, mentalità e conflitti da Dante alla crisi dell’Umanesimo, Roma, Editori Riuniti, 1997, p. 73, H.R. JAUSS, “Littérature médiévale et théorie des genres”, in AA. VV., Théorie des genres, sous la direction de G. Genette et de T. Todorov, Paris, Seuil, 1986, pp. 37-76, pp. 55-56; K. KASPRZYK, Nicolas de Troyes […], cit., pp. 326-329; C. MUSCETTA, Boccaccio, III ed., Bari, Laterza, 1992, p. 310; C. SEGRE, Semiotica filologica. Testo e modelli culturali, Torino, Einaudi, 1979, p. 96; J. STAROBINSKI, “Montaigne: des morts exemplaires à la vie sans exemple”, in «Critique», XXIV, n° 258, nov. 1968, pp. 923-935, p. 929.
Cfr. H. BARON, La crisi del primo Rinascimento italiano, tr. di R. Pecchioli, Firenze, Sansoni, 1970 [Princeton, 66], pp. 194 e 496; P. BURKE, The Renaissance Sens […], cit., pp. 7 e 105; E.R. CURTIUS, La littérature européenne et le Moyen Âge latin, tr. Par J. Bréjoux, Paris, PUF, 1956 [19533], pp. 70-71; M. JEANNERET, “Montaigne et l’œuvre mobile”, in AA. VV., Carrefour Montaigne, Genève, Slatkine, 1994, pp. 37-62, pp. 40-41; V. KAPP, “L’apogée de l’atticisme français ou l’éloquence qui se moque de la rhétorique”, in AA. VV., Historire de la rhétorique dans l’Europe moderne (1450 – 1950), sous la dir. de M. Fumaroli, Paris, PUF, 1999, pp. 707-786, p. 731.


dottrina e milizia . L’autorità della lezione, suffragata da argomenti palpabili e robusti, si affiancava, con posa di sfida, alla parete d’oltretomba della Rivelazione. Gli universali reificati del segno dissolvevano l’aura immateriale del simbolo. Le diseguali dinamiche terrestri scompigliavano la regolarità del tempo provvidenziale. I capisaldi di una pur problematica verità del mondo si localizzavano nello slittamento dell’asse della conoscenza e della creazione dal piano della trascendenza a quello dell’immanenza .
Nel ’300, e ancora nel ’400, l’impari confronto con la classicità non si risolveva in inerte prostrazione. Bensì costituiva un pungolo costante al superamento, un autentico momento progressista. Non ci si accontentava del rituale ossequio all’autorità dei maestri. La loro voce, cui si porgeva religiosamente l’orecchio, era un incitamento all’azione; il loro contegno, modello di condotta nell’agone politico. Un percorso obbligato muoveva dalle parole ai fatti. Il discorso organizzava il divenire imprimendogli un senso di marcia .
Vestiti di toghe e curiali, i dotti deponevano le sudate carte per imbracciare la picca o la spada. Il presente si scriveva con l’inchiostro e col sangue. L’assillo costante del dotto era tradurre in concione marziale la saggezza degli antichi; non la repubblica dei filosofi segregata dal mondo, ma la città-stato prospera e sovrana, l’orizzonte etico del suo dire e del suo fare .. Ecco la ragione di volgersi con tanto scrupolo ad un passato lontano, ma abitato dal futuro del dover essere. Le morti eroiche, recitate nel libro della storia, si articolavano coerentemente in una galleria di quadri. Colate nel bronzo o scolpite nel marmo vigilavano austere sulla polis .
Negli scritti di Machiavelli, la ferma convinzione nella ciclica eruzione di energie permanenti promuoveva lo studio del passato ad instrumentum regni; poiché dal fatto discende una norma, e ciò

Cfr. F. CHABOD, Il Rinascimento, in AA. VV., Interpretazioni del Rinascimento, a cura di A. Prandi, Bologna, Il Mulino, 1971, pp. 29-66, pp. 46-47; A. GRAMSCI, Quaderni del Carcere, V ed., Torino, Einaudi, 1964 [1929-1935], 6 voll., 3. Il Risorgmento, p. 35; V. LAZAREV, Contro la falsificazione della storia nella cultura rinascimentale, in AA. VV., Interpretazioni del Rinascimento, cit., pp. 99-116, p. 113; E. GARIN, L’umanesimo italiano, Bari, Laterza, 1994 [1952], pp. 14-15.
Cfr. H. BARON, La crisi […], cit., p. 69; M. DE CERTEAU, L’écriture de l’histoire, Paris, Gallimard, 1975, pp. 21-22; U. DOTTI, La città dell’uomo. L’umanesimo da Petrarca a Montaigne, Roma, Editori Riuniti, 1992, p. 29; M HARDT - A. NEGRI, Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, trad. di A. Pandolfi, Milano, Rizzoli, 2002 [Harvard, 2000], p. 81; J. KRISTEVA, Óçìåéùôéê_. Ricerche per una semanalisi, trad. di P. Ricci, Milano, Feltrinelli, 1978 [Paris, Seuil, 1969], pp. 99-101.
Cfr. M. DE CERTEAU, L’écriture de l’histoire, Paris, Gallimard, 1975, p. 142; U. DOTTI, La città dell’uomo. L’umanesimo da Petrarca a Montaigne, Roma, Editori Riuniti, 1992, p. 147; A. GRAMSCI, Quaderni […], cit., V. Passato e presente, p. 4; J.D. T. HAMPTON, Writing from History. The Rhetoric of Exemplarity in renaissance Litterature, Ithaca and London, Cornell university Press, 1990, pp. 8-9, 19 e 29; J.D. LYONS, Exemplum: The Rhetoric of Example in Early Modern France and Italy, Princeton, Princeton University Press, 1989, p. 12; M.M. MCGOWAN, Montaigne’s Deceits: The Art Persuasion in the Essais, London, University of London Press, 1974, p. 110; M. METSCHIES, La citation et l’art de citer dans les Essais de Montaigne, trad. Par J. Brody, Paris, Champier, 1997, p. 41; M. TETEL, Présences italiennes dans les Essais de Montaigne, Paris, Champion, 1992, p. 92.
Cfr. H. BARON, La crisi […], cit., p. 7; G. DE CARO, “Infanzia dei miti: l’umanesimo civile”, in «Hortus Musicus», II, n° 8, ott.-dic. 2001, pp. 66-72, p. 69; U. DOTTI, L’età dell’Umanesimo, Palermo, Palumbo, 1978, p. 42; U. DOTTI, La città dell’uomo. L’umanesimo da Petrarca a Montaigne, Roma, Editori Riuniti, 1992, p. 113; F. ENGELS, Dialettica della natura, tr. it. di L. Lombardo-Radice, Roma, Rinascita, 1950, pp. 14-15; E. GARIN, Il Rinascimento italiano, Bologna, Cappelli, 1980 [1941], pp. 23-24; E. GARIN, Il Rinascimento italiano, Bologna, Cappelli, 1980 [1941], pp. 44-45, 132 e 308; E.F. JACOB, La periodizzazione dell’età del Rinascimento, in in AA. VV., Interpretazioni del Rinascimento, cit., pp. 143-167, p. 158.
Cfr. M. DE CERTEAU, L’écriture […], cit., pp. 139-141; U. DOTTI, La città dell’uomo […], cit., p. 105; H.R. JAUSS, Estetica della ricezione, a cura di A. Rugliano, intr. di A. Mattei, Napoli, Guida, 1988 [Frankfurt, 1978-1986], 141; J. STAROBINSKI, Montaigne en mouvement, Paris, Gallimard, 1982, p. 30.


in vista di un operare concreto. Degradata la fede a fattore sorvegliabile della vita collettiva, la fortuna si riduceva ad occorrenza concomitante di fattori oggettivi, arginabili, laddove imprevedibili; e ciò, in quanto elementi in larga misura forgiati dalla volontà umana. Frantumata irrimediabilmente la monade teocratica, l’azione politica ritrovava, al suo interno, coerenza e giustificazione, e persino un intrinseco momento etico. Alle esitazioni del savio, il segretario fiorentino replicava con una scienza pragmatica sorretta da una prosa militante . Homo faber fortunæ suæ.
* * *
L’esigenza pressante di mettere ordine, di restituire senso alle cose si affacciava, Oltralpe, nell’età calamitosa del conflitto civile. Le Vitæ parallele, esibite quale canone riproducibile di virtù, catalizzavano generose speranze di riscatto. Il giurista Bodin, con passione e rigore, scandagliava la memoria antica e recente alla ricerca di una formula matematica applicabile alle incognite formidabili del presente .
Neppure la narrativa di finzione era dispensata dalla corale chiamata alle armi. Con la traduzione di Bandello esordiva la duratura fortuna dell’histoire tragique. Una precipitosa involuzione verso le forme esemplari del racconto assecondava esplicite rivendicazioni ideologiche. Nell’elaborazione delle vicende e nell’attenzione ai contenuti morali si perseguiva un’ideale ricomposizione del tessuto sociale. Con il loro sacrificio gli eroi sanzionavano i valori di un’umanità privilegiata, minacciata dalla repentina affermazione di disvalori subalterni ed eversivi .


Cfr. P. DESAN, Naissance de la méthode (Machiavel, La Ramée, Bodin, Montaigne, Descartes), Paris, Nizet, 1986, pp. 16, 54, 95; U. DOTTI, L’età […], cit., p. 79; ID., Niccolò Machiavelli. La fenomenologia del potere, Milano, Feltrinelli, 1979, pp. 37- 38, 41, 48, 51, 81 e 132; ID., La città […], cit., p. 158; C.-G. DUBOIS, La conception de l’histoire en France au XVIe siècle (1560-1610), Paris, Nizet, 1977, p. 31; P. EICHEL-LOJKINE, Le Siècle des grands hommes, préf. de D. Ménager, Louvain – Paris – Sterling, Éd. Peeters, 2001, p. 163; A. GRAMSCI, Quaderni […], cit., 4. Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno, p. 9 e Ivi, V. Passato e presente, p. 108; A. HAUSER, Il Manierismo. La crisi del Rinascimento e l’origine dell’arte moderna, Torino, G. Einaudi, 1965 [München, 1964], p. 76; J.D. LYONS, Exemplum […], cit., pp. 35 e 59; R. R.. ROMANO e A. TENENTI, Storia Universale Feltrinelli. 12. Alle origini del mondo moderno (1350-1550), Milano, Feltrinelli, 1967, pp. 170-172.
Cfr. R. AULOTTE, Amyot et Plutarque, Genève, Droz, 1965, p. 265; P. DESAN, Naissance de la méthode […], cit., pp. 17, 57-58, 91 e 106-107; ID., Penser l’histoire à la Renaissance, Caen, Paradigme, 1993, pp. 150 e 168. C.-G. DUBOIS, La conception […], cit., pp. 96, 102 e 106.
Cfr. M. BIDEAUX, Recherches sur la structure du récit et du recueil chez les conteurs français du XVIe siècle, Thèse pour le Doctorat d’État en Littérature Française, Université “Paul Valéry” de Montpellier, 1987, p. 713; N. CAZAURAN ET M. SIMONIN, “Narrations”, in AA. VV. Précis de Littérature Française du XVIe siècle, sous la dir. de R. Aulotte, Paris, P.U.F., 1991, pp. 101-153, p. 143; R. GORRIS, Tragedia come apologo della crudeltà: il caso di “Orbecc-Oronte”, in AA. VV., Tragedia e sentimento del tragico nella letteratura francese del Cinquecento, «Studi di Letteratura Francese», XVIII, 1990, pp. 48-71, p. 56; ID., La tragedia della crudeltà, in AA. VV., Dalla tragedia rinascimentale alla tragicommedia barocca. Esperienze teatrali a confronto in Italia e in Francia, Atti del Convegno Internazionale di Studio, Verona-Mantova, 9-12 ottobre 1991, a cura di Elio Mosele, Bari, Schena Editore, 1992, pp. 295-309, pp. 296-297; T. PECH, Conter le crime. Droit et littérature sous la Contre-Réforme : Les histoires tragiques (1559-1644), Paris, Champion, 2000, pp. 15-17, 26-27, 64-66, 84-87, 94-95, 125-131, 144-147, 156-157, 163-165, 205-225, 427-429; S. POLI, La forza del destino nella storia tragica tra cinque e seicento (1590-1640), in AA. VV., Tragedia e sentimento del tragico nella letteratura francese del Cinquecento, cit., pp. 127-139, p. 130; S. POLI, Corpo trionfante, corpo trafitto. Del corpo e dell’erotismo nella storia tragica francese cinque-seicentesca, in AA. VV., Eros in Francia del Seicento, pref. di P. Carile, Bari, Adriatica - Paris, Nizet, 1987, pp. 31-49, pp. 48-49; A.-M. SCHMIDT, Histoires Tragiques, in «La Nouvelle Revue Française», IX, 99, mars 1961, pp. 486-498, pp. 497-498; M. SIMONIN, Vivre de sa plume au XVIe siècle ou la carrière de François de Belleforest, Genève, Droz, 1992, pp. 17-18; L. SOZZI, “Tendances politiques et sociales chez les conteurs du seizième siècle”, in AA. VV., Culture et politique en France à l’époque de l’humanisme et de la Renaissance, Atti del Convegno Internazionale (29 marzo – 3 aprile 1971), Ét. réunies et prés. par F. Simone, Torino, Accademia delle Scienze, 1974, pp. 249-268, p. 253; ID., L’«histoire tragique» nella seconda metà del Cinquecento francese, Torino, Genesi Editrice, 1991, p. 11; ID., La nouvelle française de la Renaissance, Torino, Giappichelli editore, 1977, 2 voll., vol. I, p.xlvii e vol. II, pp. Iv-v; L. TORTONESE, Bandello, Boaistuau e la novella di Didaco


Altrove, questa impellenza si sposava alle richieste della borghesia tesaurizzatrice di nozioni a buon mercato. Il secolo si chiudeva all’insegna della varietas. Raccolte enciclopediche, leçons eterogenee accostavano frammenti disparati di scibile, in un farraginoso processo cumulativo che rispecchiava la gestazione laboriosa della conoscenza. Alla generazione degli scopritori succedeva quella dei divulgatori. La voga del centone materializzava il passaggio, dal libro come capitolo del sapere, al sapere come capitale del libro . L’ostentazione di merci vistose e allettanti invogliava acquirenti facoltosi, ma inesperti. Artigiani e mestieranti si sfiancavano per rispettare le consegne di editori venali. Precetto e licenza si spartivano equamente la pagina verbosa del mélange. La novella, strattonata dalla satira e dalla morale, regrediva repentinamente al fabliau .
Campione di un genere popolare quanto effimero fu Noël Du Fail, nobiluomo e magistrato bretone. I suoi Contes & discours d’Eutrapel compiacevano, nel bene e nel male, le aspettative di una generazione provata, che si pasceva di certezze e risate facili. All’uopo, egli ricorreva a piene mani al patrimonio aneddotico della tradizione gauloise e delle historiæ.. Ricorso abusato, il suo, e non di rado dissennato che, nell’intento di assecondare una tesi reazionaria, non s’appellava ad altro criterio discriminante che non fosse l’efficacia probatoria.
Il racconto vi si riduceva ad espediente retorico, sussunto ad un’argomentazione che si voleva rigorosa ed ineccepibile. Lungi dal risentire della mutata sensibilità spirituale, esso partecipava alla serialità della storia, traendo vigore e prestigio dal consenso sociale. L’impiego frequente di sequenze esemplari vi materializzava la disposizione iterativa dei comportamenti umani. Pertanto, se accortamente calibrato all’interlocutore da indottrinare, l’exemplum si rivelava accorgimento ingiuntivo infallibile. Il richiamo strumentale alle Storie pagane e alle Scritture ne accentuava l’effetto performativo . Verbum caro factum est et vidimus gloriam eius.


Violante, in AA. VV., La nouvelle française à la Renaissance, Et. réunies par L. Sozzi et présentées par V.-L. Saulnier, Genève-Paris, Éditions Slatkine, 1981, p. 463 e ss; D. UGHETTI, Larivey traduttore delle «Piacevoli Notti» di Straparola, in Ivi, p. 481; H.-H. WETZEL, Éléments socio-historiques d’un genre littéraire: histoire de la nouvelle jusqu’à Cervantes, in Ivi, pp. 63-68;
Cfr. M. JEANNERET, Des mets et des mots: banquets et propos de table à la Renaissance, Paris, Corti, 1987, pp. 178-179; ID., Perpetuum mobile, Paris, Macula, 1997, pp. 233-235; J. LAFOND, “Le centon et son usage dans la littérature morale et politique”, in AA. VV., L’automne de la Renaissance (1580-1630), XXIIe Colloque International d’Études Humanistes (Tours 2-13 juillet 1979), Ét. réunis par J. Lafond et A. Stegmann, Paris, Vrin, 1981, pp. 117-128, p. 122; A. LORIAN, Tendances stylistiques de la prose narrative française du XVIe siècle, Paris, Klincksieck, 1973, pp. 18 e 93 e ss.
Cfr. N. CAZAURAN et M. SIMONIN, “Narrations”, cit., pp. 101-153, pp. 132-133; G. DEMERSON, “La narrativa della crisi e del dubbio. La novella tragica”, in AA. VV., Storia della civiltà letteraria francese, dir. da L. Sozzi, Volume I. Dalle origini al primo Settecento, Torino, UTET, 1993, pp. 398-405, p. 399; G. MACCHIA, La Letteratura Francese. Dal tramonto del Mediœvo al Rinascimento, Milano, Rizzoli, 19922, p. 331; G.-A. PEROUSE, Nouvelles françaises du XVIe siècle. Images de la vie du temps, Genève, Droz, 1977, p. 340 ; L. SOZZI, La Nouvelle Française de la Renaissance, cit., vol. I, p. lxxv.
Cfr. N. DU FAIL, Contes et discours d’Eutrapel, réimpr. par D. Jouaust et C. Hippeau, Paris, Librairie des Bibliophiles, 1875, 2 voll., vol. I, p. 43 e 65; Ivi, vol. II, pp. 92, 152, 221 e 224. Cfr. anche M. BIDEAUX, Recherches sur la structure du récit et du recueil chez les conteurs français du XVIe siècle, Thèse pour le Doctorat d’État en Littérature Française, Université “Paul Valéry” de Montpellier, 1987, p. 703; G. REYNIER, Les origines du roman réaliste, Genève, Slatkine reprints, 1969 [Paris, 1912], p. 244; V.-L. SAULNIER et S. CAPELLO, “Du Fail (Noël)”, in AA. VV., Dictionnaire des lettres françaises. Le XVIe siècle, Éd. revue sous la dir. de M. Simonin, Paris, Fayard, 2001 [1951], pp. 418-420, p. 262.


E tuttavia si constatava, in Du Fail come altrove, l’evenienza opposta per cui momenti di conversazione si svincolavano dal principio unitario che li sottendeva. Narratori distratti e logorroici perdevano il filo del discorso parenetico; frammenti di contes si sganciavano dalla catena esemplare. Il romanzo, timidamente, vi muoveva i primi passi .. Ma i tempi non erano ancora maturi perché l’eccezione si costituisse in regola. La drammaticità del frangente imponeva alla parola di cristallizzarsi nello slogan. Il dibattito languiva soffocato dall’intento didascalico. I devisants, come alunni diligenti, illustravano pro et contra la lezione appresa a menadito. Intertestualità e dialogismo risultano, pertanto, nozioni inappropriate per un testo che appare il luogo naturale d’esercizio della jakobsoniana funzione conativa .
Il tramonto delle nobili speranze e la maturazione delle contraddizioni ingiungeva un vigoroso rappel à l’ordre. La forma dialogica si articolava secondo schemi oppositivi rigidamente binari, declamando un discorso autoritario e monologico . All’ottimismo sereno e volitivo del Rinascimento era subentrata una cupa rassegnazione. Urgeva ripristinare, costi quel che costi, un principio indiscutibile di autorità religiosa, politica e giuridica. L’umanista Eutrapel, per carità di patria, si condannava al silenzio, consegnando l’esclusiva facoltà di parola al logos imperiale del monarca assoluto .
* * *
Nulla di nuovo, sotto il sole; i dotti francesi, anche per la china, calpestavano le orme dei maestri cisalpini. Da noi, con un secolo di anticipo, l’assenza di base sociale dell’intellighenzia, l’incapacità ad inserirsi, se non in mansioni subalterne e degradanti, nella macchina del potere suscitarono la velleitaria formulazione di un’estetica intransitiva ed autotelica, la rovinosa scissione tra la forma artistica e il contenuto etico che la sottende. L’infiorescenza velenosa del neoplatonismo fu la sovrastruttura ideologica della trahison des clercs. Proclamando il divorzio tra scienza e mondo si decretava quello tra sapere e operare. Il ricetto fastosamente arredato dell’interiorità fu votato al

Cfr. M.-C. BICHARD-THOMINE, Noël Du Fail Conteur, Paris, Champion, 2001, p. 214; M. BIDEAUX, Recherches sur la structure […], cit., p. 520; A. LORIAN, Tendances stylistiques […], cit., p. 20.
Cfr. R. JAKOBSON, Saggi di linguistica generale, a cura di L. Helmann, trad. di L. H. e L. Grassi, IV ed., Torino, Einaudi, 1992 [Paris, 1963], pp. 186-191; M. BIDEAUX, Recherches sur la structure […], cit., pp. 681, 699 e 714 ; di opposto parere è M.-C. BICHARD-THOMINE, Noël Du Fail […], cit., pp. 244-245. Cfr. anche PH. DE LAJARTE, Compte rendu, «RHR», n° 55, 2002, pp. 117-122, p. 121.
Cfr. M.-K. BENOUIS, Le dialogue philosophique dans la littérature française du seizième siècle, Paris, Mouton, 1976, p. 207; M. BIDEAUX, “Les Dialogues de Jacques Tahureau : une didactique bien temperée”, in AA. VV., La littérature de la Renaissance. Mélanges Henri Weber, Art. rec. et pub. par M. Sauliée, prés. par R. Aulotte, Genève, Slatkine, 1984, pp. 197-212, p. 197; J. CEARD, “Formes discoursives”, in AA. VV. Précis de Littérature […], cit., pp. 115-192., p. 169; C. SEGRE, “Le forme e le tradizioni didattiche”, in AA. VV., La littérature didactique, allégorique et satirique, dir. H.R. Jauss, in «GRMLA», band VI/1, Heidelberg, Carl Winter – Universitättsverlag, 1968, pp. 58-145, p. 73 e 81.
Cfr. N. DU FAIL, Contes et discours […], cit., pp. 265-248; Cfr. anche M. BIDEAUX, Recherches sur la structure […], cit., p. 777.


culto meschino del “particulare”, nella colpevole indifferenza verso le responsabilità della vita collettiva .
Alla concezione progressiva dello Stato, inteso quale “opera d’arte” subentrò, in Guicciardini, una pavida scepsi che si proclamava pessimismo della ragione; e che, invece, si risolveva nella manifesta disaffezione per il “dover essere”, in empirico conservatorismo antirazionalista. L’asserita dispersione degli elementi storici degradava il soggetto agente ad oggetto passivo di un divenire avventizio e, pertanto, nuovamente provvidenziale. La rinuncia a scandagliare l’arcana razionalità della storia suggellava, con il crepuscolo dell’exemplum, la morte dell’uomo, quale artefice del processo. La storia, indecifrabile come passato, si mostrava ineffabile come avvenire .
Nell’Europa cristiana, le scoperte geografiche, più che il sentimento della tolleranza, ingeneravano alterità e diffidenza. Lo smarrimento dinnanzi alla varietà del mondo era acuito dalla coeva deflagrazione dello scisma luterano. Il particolarismo statuale e religioso s’istituzionalizzava nel cuore dell’Impero. Alle sue porte, bussava minaccioso l’esercito saraceno. Lo stesso perfezionamento dell’apparato filologico, nella misura in cui avvicinava l’antichità come conoscenza, la allontanava e la smarriva come differenza. Il discorso autoritario della storia si diluiva nella narrazione singolativa di esperienze uniche ed irripetibili. Specchio e soggetto, ego e alterego si scindevano . L’individuo, non più protagonista del suo destino, disertava il palcoscenico della politica, per rifugiarsi presso l’altare involabile dell’anima o l’alcova confortevole del corpo . Ut sementem feceris ita metes.
* * *
Cfr. G. DE CARO, “Confini del possibile: Umanesimo e gnosi ficiniana”, in «Hortus Musicus», III, n° 10, apr. – giu. 2002, pp. 48-54, p. 52; U. DOTTI, L’età […], cit., p. 158; ID., La città dell’uomo[…], cit., p. 122. E. GARIN, L’umanesimo […], cit., pp. 94-97. A. HAUSER, Storia sociale […], cit., II vol, pp. 127-129.
Cfr. AA. VV., L’Europa del Cinquecento, tr. it., Bari, Laterza, 1990 [London, 1989], p. 117; F. CHABOD, Il Rinascimento […], cit., p. 63; L. FIRPO, “Le origini dell’antimachiavellismo”, in AA. VV., Machiavellismo e antimachiavellici nel Cinquecento, Firenze, Leo S. Olschki, 1970, pp. 9-39, p. 32; A. GRAMSCI, Quaderni […], cit., 4. Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno, pp. 39 e 85; T. HAMPTON, Writing […], cit., pp. 72-73; R. ROMANO e A. TENENTI, Storia Universale […], cit., pp. 168-169.
Cfr. G. ATKINSON, Les nouveaux horizons de la Renaissance française, Genève, Slatkine Reprints, 1969 [Genève, 1935], p. 410-414; P. DESAN, Penser l’histoire […], cit., pp. 13-15, 20-21, 181, 212-213; H. GÜNTER, “«Nostre liberté volontaire»: la Boétie, implicite dans les Essais de Montaigne”, in AA. VV., Le lecteur, l’auteur et l’écrivain: Montaigne 1492-1592-1992, Actes du Colloque International de Haïfa (avr.-mai 1992, éd. par I. Zinguer, Paris, Champion, 1993, pp. 69-83, p. 81; T. HAMPTON, Writing from History […], cit., p. 80; M. JEANNERET, Perpetuum […], cit., p. 264; J.D. LYONS, Exemplum […], cit., pp. 72-73, 81 e 93; G. NAKAM, Les Essais de Montaigne: miroir et procès de leur temps, Paris, Nizet, 1984, p. 19; P. VILLEY, Les sources et l’évolution des Essais de Montaigne, Paris, Hachette, 1908, 2 tomes, IIe tome, p. 191.
Cfr. P. DESAN, Naissance de la méthode […], cit., p. 111; B. GEREMEK, “L’ exemplum et la circulation de la culture au Moyen Âge”, in AA. VV., Rhétorique et histoire […], cit., pp. 153-179, pp. 157-158.


La contrapposizione dell’esperienza biologica dell’io al sapere libresco e alla tirannia della memoria, è la chiave di volta della gnoseologia montaignana . Il rifiuto categorico di sottostare ai soprusi del passato si estrinsecava nella disinvoltura di cui gli Essais davano prova nell’impiego delle citazioni. Profanatane l’aura sacrale e ricalibrata a misura delle personali esigenze compositive, la lezione degli antichi offriva l’incipit, ovvero il corollario, alla riflessione individuale. Non più libro sui libri, il saggio inaugurava l’avventura della critica . Nel ricorso assiduo, ma accessorio, alla copia, la scrittura montaignana sanzionava gli abusi deplorevoli dell’imitatio .
E pensare che, nel solco delle innumerevoli raccolte di leçons, gli Essais esordirono quale florilegio di morti esemplari per un manuel du parfait gentilhomme; omaggio devoto di un umanista recluso in un cabinet decorato con sentenze e motti illustri, estremo tributo alla memoria indelebile dell’amico dipartito . Ma l’esercizio, pur stimolante, di accumulare exempla puntualmente contraddittori inferiva, in luogo di un’ermeneutica coerente della storia, la distanza irriducibile tra il giudizio, distillato di voce e di vento, e il fatto reale plasmato nella materia . L’astrusità degli umani destini inficiava ogni tentativo di decodificare il crittogramma storico, inoculando il germe del dubbio sulle potenzialità della ragione e dell’esperienza nella definizione di una scienza dell’agire politico. Il reale si sottraeva come il mercurio alla presa dei sensi e dell’intelletto .
Scompaginati gli assi paradigmatico e sintagmatico dello spazio storico, l’esegeta si istallava sul piano cognitivo del distinguo. La sospensione del giudizio si sposava ad un’estetica manieristica

Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, Éd. Conforme au texte de l’exemplaire de Bordeaux […] par P. Villey, sous la dir. et avec une préf. de V.-L. Sauilnier, Paris, PUF, 1988, 3 voll., pp. 157-158, 546, 660, 728, 766, 783-784, 874, 931-932, 1038-1040, 1049-1052, 1073 e 1113-1116; Cfr. anche A. COMPAGNON, La seconde main ou le travail de la citation, Paris, Seuil, 1979, p. 311; D. B. HEITSCH, Practicism Reforme in Montaigne’s Essais, Leiden – Boston – Köln, Bull, 2000, p. 185; J. LAFOND, “La notion de modèle”, in AA. VV., Le modèle à la Renaissance, Ét. réeunies et prés. par C. Balavoine, J. Lafond, P. Laurens, Paris, Vrin, 1986, pp. 5-19, p. 10; A. TENENTI, Il senso della morte e l’amore della vita nel Rinascimento, Torino, Einaudi, 1957, pp. 408-409; T. TODOROV, Le jardin imparfait: La pensée humaniste en France, Paris, Grasset, 1998, p. 77.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 105-106, e 1056; Cfr. anche C. CLARK, The Web of Metaphor: Studies in the Imagery of Montaigne’s Essais, Lexington, French Forum, 1978, pp. 82-83; Y. DELEGUE, Montaigne et la mauvaise foi. L’écriture de la vérité, Paris, Champion, 1998, p. 205; P. LAURENS. “Monsieur de Montaigne disait que … (bathmologies)”, in AA. VV., Rhétorique de Montaigne, Actes du Colloque (Paris, 14-15 déc. 1984) réunis par F. Lestringant, préf. de M. Fumaroli, concl. de C. Blum, Paris, Champion, 1985, pp. 75-84, pp. 79-80; H. MALEHY, Writing Cogito: Montaigne, Descartes and the Institution of Modern Subject, New York, Sate University of New York Press, 1997, p. 72; P. STATIUS, Le réel et la joie: Essai sur l’œuvre de Montaigne, préf. d’A. Tournon, Paris, Kimé, 1997, p. 30; P. VILLEY, Les sources et l’évolution […], cit., IIe tome, pp. 85-86.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 35, 147, 417-418, 819, 822, 875, 907, 1055-1057 e 1069; Cfr. anche C. BLUM, “La fonction du «déjà dit» dans les Essais: emprunter, alléguer, citer”, in AA. VV., Les Essais de Montaigne, «CAIEF», n° 33, pp. 35-51, pp. 48-49; H. FRIEDRICH, Montaigne, tr. par R. Rovini, Paris, Gallimard, 1968 [19672], p. 47; M. JEANNERET, Des mets et des mots […], cit., pp. 180 e 265.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., p. 90; Cfr. anche J. STAROBINSKI, “Montaigne: des morts exemplaires […], cit., pp. 923-935, p. 932; P. VILLEY, Les sources et l’évolution […], cit., IIe tome, pp. 26 e 57.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 7, 9, 281-282, 284, 416, 922, 1070, 1073-1074, 1081 e 1088; Cfr. anche R. AULOTTE, Amyot […], cit., p. 266; J.D. LYONS, Exemplum[…], cit., pp. 123, 128 e 133-134; J.-Y. POUILLOUX, “L’ironie du sort”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, textes réunis par C.-G. Dubois, Paris, Klincksieck, 1991, pp. 91-101, pp. 95-96; A. TOURNON, “Les silences du premier livre”, in AA. VV., Montaigne: Études sur le livre I des Essais, Seconde journée d’Études du XVIe siècle de l’Université de Nice – Sophia – Antipolis, Paris, CRLP, pp. 45-60, pp. 52-53.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 9, 179, 438, 448-449, 488-490, 530-531, 545, 553, 557-583, 587-604, 634-635, 926-928, 1034-1035 e 1065-1079; Cfr. anche C. BLUM, La représentation de la mort dans la littérature française de la Renaissance, IIe éd. Paris, Champion, 1989, 2 vol., vol. II, pp. 664-665, 699-700 e 703; J. BRODY, Nouvelles lectures de Montaigne, Paris, Champion, 1994, pp. 129-132; H. FRIEDRICH, Montaigne, cit., p. 152D. B. HEITSCH, Practicism Reforme […], cit., p. 170; J. C. LAURSEN, The Politics of Skepticisme in the ancients: Montaigne, Hume and Kant, Leiden – New York – Köln, E. S. Brill, 1992, p. 113; M. TETEL, “De la Prudence: Montaigne et Guichardin”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 73-82, p. 75.


del molteplice e del nuancé . L’illusorio orizzonte della salvezza sfumava in uno sviluppo ineguale, esperito quale dominio della contingenza. Il miraggio normativo evaporava nella nebulosa dell’universo fenomenico . La proliferazione dei modelli, l’anarchia delle eccezioni facevano sì che la narrazione storica si articolasse in assenza di un principio compositivo; ovvero, che non si articolasse affatto, rivelando la sua effimera presenza nell’istante del trapasso . Impossibile sbrogliare l’intricata matassa evenemenziale, tanto più tesserla in intelligibili trame geometriche. La retorica esemplare scandiva frazioni convenzionali di un percorso fortuito e discontinuo . La pluralità di senso penetrava ormai agevolmente nel canovaccio della Historia ridotto a brandelli .
È giustamente nella dialettica irrisolta di esempi e contresempi che il Saggiatore recideva la linearità della storia, suggellando il primato dell’ossimoro sull’analogia . La scrittura si dispiegava in frenetica danza intorno all’idea. L’evento si scioglieva in aneddoto, portatore del senso labile della propria mera occorrenza . Gli Essais, impermeabili alle pulsioni manichee della dottrina, si

Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 335, 385, 505-507, 526-527, 561 e 571; Cfr. anche E. BAILLON, “Montaigne et Pascal: deux esprits si proches par premises et si distincts par les conclusions”, in AA. VV., Montaigne et la révolution philosophique du XVIe siècle, éd. par J. Lemaire, Bruxelles, Éditions de l’Université de Bruxelles, 1992, pp. 93-104, p. 103; C. BLUM, Écriture et système de pensée 1580 : l’histoire dans les Essais, in AA. VV., Montaigne et les Essais 1580-1980, Actes du Congrès de Bordeaux prés. par P. Michel et rass. par Fr. Moreau, R. Granderoute et Cl. Blum, Paris – Genève, Champion – Slatkine, 1983, pp. 3-13, pp. 4-5 e 12; C. BLUM, “Les Essais de Montaigne: entre la rhétorique et l’histoire, l’écriture de la vérité”, in AA. VV., Mélanges sur la littérature de la Renaissance à la mémoire de V.-L. Saulnier, préface de P.-G. Castex, Genève, Droz, 1984, pp. 449-455, p. 451; F. CHARPENTIER, “«Les histoires sont ma droitte bale…»: fonction de l’anecdote historique dans les premiers Essais”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 21-29, pp. 26-27; H. FRIEDRICH, Montaigne, tr. par R. Rovini, Paris, Gallimard, 1968 [19672], p. 374 F. LESTRINGANT, “Montaigne et la laïcisation de l’Histoire: l’exemple du Nouveau Monde”, in AA. VV., Montaigne et la révolution […], cit., pp. 45-60, p.60, J. MURNOWSKI, L’onthologie de la contradiction sceptique. Pour l’étude de la métaphysique des Essais, Paris, Champion, 1998, pp. 17 e 130-131, G. NAKAM, Le dernier Montaigne, Paris, Champion, 2002, pp. 42-43, 139 e 207.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 109, 158, 180, 509-510, 527, 573, 655, 782-783, 1052, 1071, 1081 e 1095; Cfr. anche C. BLUM, “La fonction […]”, cit., pp. 42-43; B. BOUDOU, “Une pratique interprétative à l’œuvre dans les Essais: Montaigne et l’histoire”, in AA. VV., Spécial Montaigne, «RHR», XI, n° 21, déc. 1985, pp. 37-59, p. 40; M.-L. DEMONET LAUNAY, “Le genre historique dans les Essais: quand il s’agit de parler des choses”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 103-112, pp. 108-109; P. EICHEL-LOJKINE, Le Siècle des grands […], cit., p. 209; D. B. HEITSCH, Practicism Reforme […], cit., p. 169; N. PANICHI, Picta historia. Lettura di Montaigne e Nietzsche, Urbino, Quattro Venti , 1995, p. 16; J. STAROBINSKI, Montaigne en mouvement, cit., pp. 31-33.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 526 e 804-805; Cfr. anche K. CHRISTODOULOU, “Le rôle de l’histoire dans l’élaboration de l’art de vivre de Montaigne: «un’ame à divers estages»” , in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 223-232, p. 227; A. COMPAGNON, “Montaigne chez les postmodernes”, in «Critique», 433-434, juin-juill. 1983, pp. 522-534, p. 528; M.-L. DEMONET, “L’homme en gros”, in AA. VV., Montaigne et la question de l’homme, coord. par M.-L. Demonet, Paris, PUF, 1999, pp. 1-14, p. 12 e 20; A. HAUSER, Il Manierismo […], cit., pp. 46-47; L.D. KRITZMAN, “Montaigne et l’écriture de l’histoire”, in Montaigne, «Œuvres et Critiques», VIII, 1-2, 1983, pp. 103-113, pp. 103-105; S. PERRIER, “La scène historique dans les Essais: métaphore et métonymie”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, textes réunis par C.-G. Dubois, Paris, Klincksieck, 1991, pp. 299-307, p. 306; D. QUINT, Ethical and Political Themes in the Essais, Princeton, Princeton University Press, 1998, p. 7.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 127, 220, 286, 416 e 933-934; Cfr. anche J. BRODY, Lectures de Montaigne, Lexington, French Forum, 1982, p. 78; D. FRAME, Montaigne: une vie, une œuvre (1533-1592), trad. par J.-Cl. Arnould préf. par Fr. Rigolot, Paris, Champion, 1994 [New York, 1965], p. 343; J. RIEU, “Les anecdotes dans le Livre I des Essais”, in AA. VV., Montaigne: Études sur le livre I […], cit., pp. 85-98, pp. 88 e 97; H. FRIEDRICH, Montaigne, cit., pp. 88, 160, 213-214; L.D. KRITZMAN, Destruction/Découverte. Le fonctionnement de la rhétorique dans les Essais de Montaigne, Lexington, French Forum, 1980, p. 18; M.M. MCGOWAN, Montaigne’s Deceits […], cit., p. 91; G. NAKAM, Les Essais de Montaigne […], cit., pp. 21, 241 e 269; J.-Y. POUILLOUX, “Comment commencer à penser véritablement?”, in AA. VV., Montaigne penseur et philosophe, Actes du Congrès de Dakar (20-22 mars, 1989) réunis par C. Blum, Paris, Champion, 1990, pp. 19-30, pp. 20 e 24; S. RENDALL, Distinguo: Reading Montaigne Differently, Oxford, Clarendon press, 1992, p. 33; P. VILLEY, Les sources […], cit., IIe tome, p. 114, 268 e 373; H. VINCENT, Vérité du scepticisme chez Montaigne, Paris – Montréal, L’Harmattan, 1998, pp. 110-113.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., p. 417; Cfr. anche B. BOUDOU, “Une pratique interprétative […]”, cit., pp. 47-48; R.L. REGOSIN, “Lecture de l’essai, lecture de l’histoire”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 319-322, p. 319 ; ID., Montaigne’s Onruly Brood. Textual Engendering and the Challing of Pathernal Authority, Berkeley – Los Angeles – London, University of California Press, 1996, pp. 7 e 10; K. STIERLE, “L’histoire comme exemple […]”, cit., p. 192 ; A. TOURNON, “«Advenu ou non advenu…»”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 31-38, pp. 37-38.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 331-333; Cfr. anche G. MATHIEU-CASTELLANI, “Lecture (de l’histoire), écriture (de l’essai): le modèle de la Vie”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 83-90, pp. 83 e 90; ID., Montaigne ou la vérité du mensonge, Genève, Droz, 2000, p. 16 ; O. POT, L’inquiétante étrangeté. Montaigne : la pierre, le cannibale, la mélancolie, Paris, Champion, 1993, p. 48; M. TETEL, “De la Prudence […]”, cit., p. 79; M. TETEL, Présences italiennes dans les Essais de Montaigne, Paris, Champion, 1992, p. 105.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 106, 251, 417 e 898-899; Cfr. anche C. BALAVOINE, “Les Essais : une écriture emblématique”, in AA. VV., Rhétorique de Montaigne, cit., pp. 59-69, p. p. 66; N. CAZAURAN ET M. SIMONIN, “Narrations”, cit., p. 143; E.M. DUVAL, “Rhetorical Composition and «Open Form» in Montaigne’s Early Essais”, in «BHR», XLIII, 1981, pp. 269-287, p. 278; G. MATHIEU-CASTELLANI, Montaigne ou la vérité […], cit., p. 37; J. STAROBINSKI, “Montaigne: des morts […]”, cit., p. 933; H. WEBER, “Montaigne et nous”, in AA. VV., Montaigne, «Europe», 50e année, n° 513-514, Jan-Févr. 1972, pp. 3-22, p. 16.


nutrivano di contraddizioni. Forma aperta, fisiologicamente propensa all’inachèvement, reclamava l’intertestualità come congegno ausiliario del moto basculante del pensiero .
Il coro polifonico della pagina montaignana modulava i tempi di una deliberazione cooperativa. Le anime illustri, convitate in simposio informale, conversavano amabilmente in un commercio sapienziale disimpegnato .. La giustapposizione intenzionale di canto e controcanto impediva al saggio di approdare ad una verità sentenziosa. Quot homines tot sentantiæ. Il piatto della bilancia, colmato di senso, ne avrebbe arrestato la feconda oscillazione. L’incessante inserzione di allégations e allongeails imprimeva la traccia palpabile di una meditazione inesausta. Disincagliato dalle secche del dogmatismo, il battello montaignano prendeva il largo sospinto da vigorosi rematori .
In un’epoca pervasa di spiritualità intransigente, Montaigne resuscitava le spoglie neglette del dialogo rinascimentale. Alieno da consorterie, il dotto, oramai appartato, si dilettava all’ascolto del concerto dissonante delle voci del passato. Il sapere si esibiva nella giostra acrobatica di abili cavallerizzi . L’ingegnere testuale rovistava tra le macerie della fabbrica umanista alla ricerca di materiali riconvertibili. Per sottrarsi alle insidie della scrittura, l’essai echeggiava le architetture composite dell’oralità . Il piacere inconfessato del racconto dilatava l’exemplum sfilacciandone la lezione. L’allegoria si smarriva lungo i percorsi ameni della finzione ..


Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 562, 819 e 928; Cfr. anche C.B. BRUSH, From the Perspective of the Self. Montaigne’s Self-Portrait, New York, Fordham University Press, 1994, pp. 107 e 186; N. DAUVOIS, Prose et poésie dans les Essais de Montaigne, Paris, Champion, 1997, pp. 16-23, 61 e 144; H. FRIEDRICH, Montaigne, cit., p. 366; F. GARAVINI, Itinerari a Montaigne, Firenze, Sansoni, 1983, p. 9; J. LAFOND, Lire, vivre où mènent les mots: da Rabelais aux formes brèves de la prose, Paris, Champion, 1999, p. 54; J.D. LYONS, Exemplum […], cit., p. 148; I. MACLEAN, Montaigne philosophe, Paris, PUF, 1996, pp. 74 e 92; M. MERLEAU-PONTY, Signes, Paris, Gallimard, 1960, p. 231; M. METSCHIES, La citation […], cit., pp. 106, 111 e 113-115; G. NAKAM, “Ombres et clarté dans les Essais”, in AA. VV., Montaigne, «Europe», cit., pp. 77-98, p. 84; E. PESTY, “Conférer à la fin du XVIe siècle”, in «BSAM», VIIe série, n° 17-18, Janv- Juin 2000, pp. 109-120, pp. 119-120; F.-V. RUDENT, La conversation de Montaigne: Conférence et philosophie, Paris, L’Harmattan, 2001, pp. 11 e 106.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 146-148, 408-409, 569-570 e 922; Cfr. anche AA. VV., Littérature française du XVIe siècle, Paris, P.U.F, 2000, p. 386; S. ARAKI, “Montaigne ou la transmission du message“”, in AA. VV., Prose et prosateurs de la Renaissance. Mélanges offerts à M. le Professeur Robert Aulotte, Paris, SEDES, 1988, pp. 165-169, p. 166; C. BROUSSEAU-BEUERMANN, La copie de Montaigne. Étude sur les citations dans les Essais, Genève, Slatkine, 1989, pp. 244 e 256; M. FUMAROLI, La dipomatie de l’esprit, nouv. éd., Paris, Hermann, 1998, pp. 149-151; F. GARAVINI, Itinerari […], cit., p. 27; M.-M. DE LA GARANDERIE, “L’architecture textuelle à la Renaissance”, in AA. VV., Études seizièmistes […], cit.. pp. 65-73, p. 67; G. NAKAM, Montaigne et son temps: Les événements et les Essais, Paris, Nizet, 1982, pp. 226-232.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 758, 923 e 963-964; Cfr. anche E. BENSON, Money & Magic in Montaigne: the Historicity of the Essais, Genève, Droz, 1995, p. 117; J. BRODY, Nouvelles lectures […], cit., pp. 101-104 e 124; F. GRAY, La balance de Montaigne: exagium/essai, Paris, Nizet, 1982, pp. 22, 31-32, 89, 153 e 178; ID., Montaigne bilingue: le latin des Essais, Paris, Champion, 1991, pp. 36 e 145; P.J. HENDRICK, “Le dialogue de Montaigne: l’Apologie de Raimond Sebond”, in AA. VV., Montaigne et les Essais […], cit., pp. 213-221, p. 215; L.D. KRITZMAN, “De l’écriture de l’histoire […]”, cit., p. 318; J.-Y. POUILLOUX, Montaigne: l’éveil de la pensée, Paris, Champion, 1995, p. 142; F. RIGOLOT, Le texte de la Renaissance, Genève, Droz, 1982, pp. 230 e 247; M. TETEL, Présences italiennes […], cit., pp. 61-62.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 923-926 e 938-939; Cfr. anche J. CEARD, “Formes discoursives”, cit., pp. 115-192, pp. 165-166; Y. DELEGUE, Montaigne et la mauvaise foi. L’écriture de la vérité, Paris, Champion, 1998, pp. 195-196 e 227 (note 1); F. GARAVINI, Itinerari […], cit., p. 13; K. W. HEMPFER, Testi e contesti. Saggi post-ermeneutici sul Cinquecento, trad. di L. Bocci, Napoli, Liguori, 1998, pp. 24-38; M. JEANNERET, Des mets et des mots […], cit., pp. 165-166; E. KUSHNER, “Le dialogue de 1580 à 1630: articulations et fonctions”, in AA. VV., L’automne […], cit., pp. 149-162, pp. 152-153; ID., “Le dialogue en France de 1550 à 1560”, in AA. VV., Le dialogue au temps de la Renaissance, dir. par M.T. Jones Davis, Paris, J. Touzot, 1984, pp. 151-167, p. 154; M.-M. DE LA GARANDERIE, “L’architecture textuelle […]”, cit., p. 71.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., p. 418; Cfr. anche M. BEAUJOUR, Miroirs d’encre, Paris, Seuil, 1980, p. 126; M. JEANNERET, “Rabelais et Montaigne: l’écriture comme parole”, in «L’Esprit Créateur», XVI, n° 4, Winter 1976, pp. 78-94, pp. 82 e 86; L.D. KRITZMAN, Destruction/Découverte […], cit., p. 11; ID., “Montaigne et l’écriture […]”, cit., pp. 106-107; G. NAKAM, “La «dernière main» de Montaigne ou la découverte de l’«essais» dans ses métamorphoses”, in AA. VV., Le lecteur, l’auteur […], cit., pp. 210-224, p. 217.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., p. 806; Cfr. anche A. COMPAGNON, “La brièveté de Montaigne”, in AA. VV., Les formes brèves de la prose et le discours discontinu (XVIe –XVIIe siècles), Ét. réunies et prés. par J. Lafond, Paris, Vrin, 1984, pp. 9-25, pp. 21-22; Y. DELEGUE, Montaigne et la mauvaise […], cit., p. 223; H. FRIEDRICH, Montaigne, cit., p. 215; F. GARAVINI, “Montaigne, l’exemplum et le fantasme”, in AA


Montaigne soggiaceva, compiaciuto, alla seduzione irresistibile per le storie molecolari. Le trouvailles marginali, inette ad asserire, ne allietavano il vagabondaggio intellettuale . Alla saturazione di senso del discorso storico, alla sua spavalda sicumera, il testo opponeva la prosa balbettante di un individuo disorientato dalla forza centrifuga dei fenomeni. Arricchito dall’incontro fortuito con la parola altrui, il saggista faceva ritorno alla dimora paterna per mettere a frutto il capitale acquisito .
Al riparo dalle manipolazioni della retorica, la lettura privata del libro della scienza predisponeva alla scrittura, non autoencomiastica, di un soggetto cosciente dell’inguaribile estraneità agli altri e, persino, agli altri se stesso . L’individuo acquisiva presenza e spessore, proponendosi quale controesempio alle verità monumentali della Storia. La cronaca dell’io si contentava di ripercorrere l’itinerario personale alla ricerca di una malferma saggezza interiore . Lo scibile, parcellizzato, era la semenza feconda del campo dell’io. Gli esempi, intarsi preziosi sulla trama dell’opera, componevano la galleria di specchi in cui egli si scrutava. Le citazioni erano il transfert verbale che ne veicolava la voce. La stesura dell’autoritratto sovvertiva il codice retorico di cui si nutriva la scrittura esemplare. L’oggetto della mimesi si esplicitava nella compilazione scrupolosa del registro dell’io .


VV., Le lecteur, l’auteur […], cit., pp. 201-209, p. 208; G.-P. PEROUSE, “Le mot «histoire» dans les Essais de Montaigne”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 11-20, pp. 15-16; J.-Y. POUILLOUX, Montaigne: l’éveil […], cit., p. 94; P. VILLEY, Les sources […], cit., IIe tome, pp. 514-515.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., p. 994; Cfr. anche J. CEARD, “Les transformations du genre du commentaire”, in L’automne […], cit., pp. 101-115, p. 109-110; M. CLINE HOROWITZ, “Drogue médicinale ou vieux conte: l’histoire de la justice chez Montaigne, Bodin et saint Augustin”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 173-181, p. 176; L.D. KRITZMAN, Destruction/Découverte […], cit., p. 31; M.B. MCKINLEY, Les terrains vagues des Essais: itinéraires et intertextes, Paris, Champion, 1996, p. 154; O. POT, L’inquiétante étrangeté […], cit., p. 133; A. NACAS, “Notes sur la morphologie des Essais”, in AA. VV., Montaigne et les Essais […], cit., pp. 222-236, pp. 223-224 e 228; M. TETEL, “Le conte du philosophe”, in AA. VV., Montaigne penseur […], cit., pp. 73-87, pp. 73 e 87; A. TOURNON, Montaigne: la glose et l’essai, Lyon, Presses Universitaires de Lyon, 1983, p. 224-225.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 301-302; Cfr. anche E. AUERBACH, Mimesis. Il Realismo nella Letteratura Occidentale, tr. it., Torino, Einaudi, 1962, [1946], 2 vol., vol. II, pp. 28-62, p. 40; E. BAILLON, “Une critique du jugement”, «Revue Internationale de Philosophie», vol. 46, n° 181, 1992, pp. 138-156, pp. 145 e 148-149; R. BARTHES, “De l’œuvre au texte”, in Œuvres complètes, Tome 2 (1966-1973), éd. et prés. par É. Marty, Paris, Seuil, 1994, pp. 1211-1217, p. 1213; Y. BELLENGER, “Dire l’histoire”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 277-287, p. 287; CL. BLUM, “La peinture du moi et l’écriture inachevée”, «Poétique», n° 53, fevr. 1982, pp. 60-71, p. 65; T. CAVE, The Cornucopian Text, Oxford, Clarendon Press, 1979, p. 276; P. DESAN, Montaigne dans tous ses états, Fasano, Schena, 2001, pp. 345-346; M. JEANNERET, “Rabelais et Montaigne: […]”, cit., p. 81; J. LECOINTE, L’idéal et la difference. La perception de la personne littéraire à la Renaissance, Genève, Droz, 1993, p. 711; G. LUKACS, L’anima e le forme, tr. di S. Bologna, Milano, Sugar, 1963 [Berlin, 1911], pp. 36 e 42-43.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 337-338, 564-569, 939 e 1076-1077; Cfr. anche M.-L. DEMONET, «À plaisir». Sémiotique et scepticisme chez Montaigne, Orléans, Paradigme, 2002, pp. 176-177; P. DESAN, Montaigne dans […], cit., p. 349; T. HAMPTON, Writing from History […], cit., pp. 171 e 195; D. B. HEITSCH, Practicism Reforme […], cit., p. 176; O. NADEAU, La pensée de Montaigne et la composition des Essais, Genève, Droz, 1972, p. 28; F. RIGOLOT, Les métamorphoses de Montaigne, Paris, PUF, 1988, p. 130.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 921-922 e 980-981; Cfr. anche C. BLUM, “Les essais de Montaigne […]” cit., p. 452; E. CARON, Les Essais de Montaigne ou les échos satiriques de l’Humanisme, Ottawa, CERES, 1993, p. 39; M.-L. DEMONET, «À plaisir» […], cit., p. 187; H.R. JAUSS, Teoria e storia […], cit., pp. 217-219; I. MACLEAN, Montaigne philosophe, cit., pp. 54-55; R.L. REGOSIN, “Le miroüer vague: Reflexions of the Example in the Montaigne’s Essais”, in Montaigne, «Œuvres et Critiques», cit., pp. 73-86, p. 85; P. STATIUS, Le réel et la joie […], cit., p. 167.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 385, 407, 764, 804-806, 819, 942-943, 945-946, 982-983, 1069, 1076, 1079 e 1092; Cfr. anche Y. BELLENGER, “Montaigne commentateur de lui-même dans les premiers chapitres des Essais”, in AA. VV., La problématique du sujet chez Montaigne, Actes du Colloque de Toronto (20-21 oct. 1992) réunis par E. Kushner, Paris, Champion, 1995, pp. 23-40, p. 38; C. BROUSSEAU-BEUERMANN, La copie de Montaigne […], cit., pp. 168 e 187; A. COMPAGNON, La seconde main […], cit., p. 297; M.-L. DEMONET, «À plaisir» […], cit., p. 164; P. DESAN, “Essai du moi et histoire de l’autre: la ruse des Essais”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 241-255, pp. 248-251; P. GUEYE, “Montaigne et la parole d’autrui”, in «BSAM», VIIe série, juil-déc. 1987, pp. 23-35, pp. 29 e 34; F. GARAVINI, “Au «sujet» de Montaigne: de la leçon à l’écriture du moi”, in AA. VV., Carrefour Montaigne, cit., pp. 63-94, pp. 83, 88 e 93; M. JEANNERET, Des mets et des mots […], cit., pp. 266-268; L.D. KRITZMAN, Destruction/Découverte […], cit., pp. 12 e 160; J. LAFOND, Lire, vivre où mènent les mots : da Rabelais aux formes brèves de la prose, Paris, Champion, 1999, p. 277; E. LIMBRICK, “La relation du scepticisme avec la subjectivité”, in AA. VV., La problématique du sujet […], cit., pp. 73-86, p. 80; J.D. LYONS, Exemplum […], cit., p. 147; H. MALEHY, Writing Cogito […], cit., p. 71; G. NAKAM, Montaigne, la manière et


Beninteso, l’esperienza individuale non pretendeva supplire al contestato magistero della ragione. La percezione sensoriale, estrema risorsa della conoscenza, non ambiva ad indurre un sapere empirico, elevandosi al di sopra del particolare. Il radicalismo nominalista non concepiva verità acquisite che non fossero di pertinenza esclusiva dell’individuo. La rappresentazione dell’io presupponeva la rinuncia volontaria alla descrizione del mondo. Dimenticate le parole di pietra e di malta, Montaigne ricorreva a quelle di carne e di ossa . Il tramonto degli Universalia imponeva una scrittura dell’istante. Il transitorio, eletto a sito di osservazione privilegiato di un processo discontinuo e, forse, regressivo, comportava il disinvestimento del futuro .
La designazione del moi profond a frontiera dell’esistere annunciava le esequie dell’Umanesimo. La dolorosa frattura tra il libro e la storia, l’avvenuto divorzio tra pubblico e privato . Non più la virtù, ma la natura, disciplinava il rapporto, infine pacificato, tra l’uomo e il mondo. La cura del corpo implicava la promozione di valori domestici, quali comodità e benessere, incompatibili con l’agire politico .
Ad implementare questa condizione contribuiva l’esplicita negazione di un universale monopolio della conoscenza. La manifesta separazione tra verità e credo impegnava alla sospensione del giudizio, preconizzando l’indifferenza filistea al cospetto degli avvenimenti . In dubis abstine. La fenomenologia scettica, se aveva il merito di esiliare la giustizia divina dalla giurisprudenza terrena, presentava tuttavia l’inconveniente di annientare ogni prospettiva di umano progresso. L’allievo di Pirrone, rifuggendo saggiamente dall’intervenire, avallava l’opinione asserita dal potere

matière, Paris, Klincksieck, 1991, p. 192; F. RIGOLOT, Les métamorphoses […], cit., p. 191; P. VALERY, Tel Quel, in Œuvres, éd. par J. Hytier, Paris, Gallimard, 1960, pp. 473-781, p. 478; P. VILLEY, Les sources […], cit., IIe tome, pp. 274-278 e 432.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 279, 930, 936, 952, 1063 e 1066-1068; Cfr. anche E. AUERBACH, Mimesis […], cit., vol. II, pp. 28-62, p. 35; Y. DELEGUE, Montaigne et la mauvaise foi […], cit., pp. 93-94; M.-L. DEMONET, Michel de Montaigne: Les Essais, Paris, PUF, 1985, pp. 47 e 76-77; T. HAMPTON, Writing from History […], cit., p. 146; R.C. LA CHARITE, The Concept of Jugement in Montaigne, The Hague, Martinus, Nijhoff, 1968, pp. 31 e 103; J. LAFOND, L’homme et son image : Morales et littérature de Montaigne à Mandeville, Paris, Champion, 1996, pp. 18-19 e 84; J. LECOINTE, L’idéal et la différence […], cit., p. 703; E. LIMBRICK, “La relation du scepticisme […]”, cit., pp. 73-86, p. 83; H. MALEHY, Writing Cogito […], cit., p. 47; T. PECH, Conter le crime […], cit., pp. 149-150; R.L. REGOSIN, The matter of My Book. Montaigne’s Essais as the Book of the Self, Berkeley-Los Angeles-London, University of California Press, 1977, pp. 236 e 240; S. RENDALL, Distinguo […], cit., p. 67; T. TODOROV, Le jardin imparfait: La pensée humaniste en France, Paris, Grasset, 1998, pp. 204 e 213; A. TOURNON, Montaigne […], cit., pp. 265-266.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 379 e 1112; Cfr. anche D. MENAGER, “Mémoire et écriture chez Montaigne”, in Montaigne, «Œuvres et Critiques», cit., pp. 169-183, p. 179; G. NAKAM, Montaigne, la manière et matière, Paris, Klincksieck, 1991, p. 181-182; G. NAKAM, “Les temps en miroir ou les dialogues du passé et du présent”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, textes réunis par C.-G. Dubois, Paris, Klincksieck, 1991, pp. 39-52, p. 48; N. PANICHI, Picta historia […], cit., pp. 13 e 18; J.-Y. POUILLOUX, Montaigne: l’éveil […], cit., p. 121; F. RIGOLOT, Les métamorphoses […], cit., pp. 100-101; J. STAROBINSKI, Montaigne en mouvement, cit., pp. 341-345.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 55, 378, 805-807, 809, 991 e 1001; Cfr. anche CL. BLUM, “La peinture du moi […]”, cit., p. 70; P. DESAN, Naissance de la méthode […], cit., pp. 134 e 137; T. HAMPTON, Writing from History […], cit., pp. 135 e 153; R.L. REGOSIN, The matter […], cit., p. 92; A. TOURNON, Montaigne: la glose […], cit., pp. 288 e 294-295; I. ZINGUER, “Auto-costitution, aspect de la subjectivité chez Montaigne”, in AA. VV., La problématique du sujet […], cit., pp. 57-73, p. 71.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 81-82, 785-786, 829, 988-989, 992, 996 e 1106-1116; Cfr. anche R. AULOTTE, Amyot […], cit., p. 260; J. BRODY, Nouvelles lectures […], cit., pp. 49-52; K. CHRISTODOULOU, “Pascal critique de Montaigne”, in AA. VV., Montaigne et les Essais […], cit., pp. 336-345, p. 340; T. GONTIER, “Charron face à Montaigne”, in AA. VV., Montaigne et la question […], cit., pp. 103-144, p. 140; T. HAMPTON, Writing from History […], cit., p. 170; J. O’NEILL, “L’essayste n’est pas un «malade imaginaire»” , in AA. VV., Montaigne et les Essais […], cit., pp. 237-246, p. 241; R.L. REGOSIN, The matter […], cit., p. 43; R.L. REGOSIN, “Le miroüer vague […]”, cit., p. 78.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 181-182, 443-444, 505-506, 513, 578-583, 603-604, 795, 1065-1067 e 1070-1072; Cfr. anche B. BOUDOU, “Une pratique interprétative […]”, cit., p. 52; F. BRAHAMI, Le scepticisme de Montaigne, Paris, PUF, 1997, pp. 71 e 78; C.B. BRUSH, From the Perspective […], cit., p. 101; H. FRIEDRICH, Montaigne, cit., pp. 202-203 e 210; C. LEVI-STRAUSS, Histoire de Lynx, Paris, Plon, 1991, p. 281; E. LIMBRICK, “La relation du scepticisme […]”, cit, p. 76; ID., “Montaigne et l’histoire de Turquie”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 161-171, p. 162; N. PANICHI, Picta historia […], cit., p. 21; J. STAROBINSKI, Montaigne en mouvement, cit., pp. 349 e 354.


costituito; opinione anch’essa relativa, ma cauzionata dal consenso e dalla tradizione . La tolleranza verso l’eterodossia individuale non attenuava, difatti, la convinzione che il disordine fosse il male assoluto. L’agnostico pragmatismo aborriva l’ateismo militante al pari del rigorismo evangelico. Nel solco del dettato tridentino, la sfiducia nella scienza predisponeva gli animi alla restaurazione della fede. La religione cessava di essere vera per diventare utile, procurando, non la salvezza delle anime, ma la sicurezza dei corpi .
Ogni cambiamento veniva percepito come accelerazione del processo degenerativo della storia . L’impegno era vissuto quale alienazione dell’arbitrio individuale. La sopravvivenza del mondo e la guarigione dell’io risultavano vincolate alla rarefazione dell’azione, alla repressione dello slancio vitale. Pavidità e conformismo erano oggetto di un’inedita rivendicazione etica: dubitare, obbedire, astenersi .
Per disciplina di partito, Montaigne accettava, bon gré mal gré, il conferimento di incarichi pubblici. Ma, per indole e per interesse, preferiva restare nell’ombra, al sicuro. Sia ben chiaro, le maire est un autre . La sua patria d’elezione era la Roma papalina, capitale eterna su un Impero di rovine, virtualmente collocata al centro, e tuttavia ai margini della civiltà europea. La biblioteca del maniero avito, metafora architettonica del suo isolamento tra i morti, era il locus amœnus della sua scrittura disimpegnata. Nella dimora che recava il suo nome, egli si sentiva idealmente protetto dalla


Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 121-122, 559, 570-571, 579, 654-656, 933-935 e 1075; Cfr. anche C. BLUM, La représentation de la mort […], cit., vol. II, p. 710; P. DESAN, Montaigne dans tous […], cit., pp. 367-368 e 382-383; R. ESCLAPEZ, “L’essai de Montaigne, une forme toute sienne”, in AA. VV., Montaigne: Études sur le livre I, pp. 71-84, p. 79; Z. GIERCZYNSKI, “Le rationalisme de Montaigne et l’unité de sa pensée”, in AA. VV., Montaigne et les Essais […], cit., pp. 135-153, pp. 142 e 150; F. JOUKOVSKY, Montaigne et le problème du temps, Paris, Nizet, 1972, pp. 111 e 143; R.C. LA CHARITE, The Concept of Jugement […], cit., p. 52; J. C. LAURSEN, The Politics of Skepticisme […], cit., pp. 110-111 ; I. MACLEAN, Montaigne philosophe, cit., pp. 57-58; G. NAKAM, Montaigne, la manière […], cit., p. 154; M. PERONNET, “Montaigne et l’histoire immédiate”, in AA. VV., Montaigne et l’histoire, cit., pp. 115-126, pp. 124-125; J.-Y. POUILLOUX, Montaigne: […], cit., p. 224; ID., “Le «Non-agir»”, in «BSAM», VIIe série, n° 17-18, Janv- Juin 2000, pp. 97-107, pp. 99 e 102; J. STAROBINSKI, Montaigne en mouvement, cit., pp. 303-304 e 323; T. TODOROV, Le jardin imparfait […], cit., p. 207; P. VILLEY, Les sources […], cit., IIe tome, pp. 164, 338 e 367.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 120, 448-449 e 1043; Cfr. anche Y. BELLENGER, Montaigne: Une fête pour l’esprit, Paris, Balland, 1987, p. 199; A. COMPAGNON, Chat en poche. Montaigne et l’allégorie, Paris, Seuil, 1993, p. 96; M. HORKHEIMER, “Montaigne e la funzione dello scetticismo”, in Teoria critica, vol. II, a cura di A. Schmidt, tr. di G. Backaus, Torino, Einaudi, 1974, pp. 196-253, pp. 220-221 e 225; M. JEANNERET, Perpetuum […], cit., pp. 102 e 179; F. JEANSON, Montaigne par lui-même, Paris, Seuil, 1959, p. 67; G. POLITZER, Principi elementari di filosofia, tr. di M. Albertini, Roma, Editori Riuniti, 1977 [Paris, 1975], p. 63; D. QUINT, Ethical and Political […], cit., pp. 103-104; M.C. SMITH, Montaigne and Religious Freedom. The Dawn of Pluralism, Genève, 1991, p. 182; M.A. SCREECH, Montaigne et la mélancolie. La sagesse des Essais, préf. de M. Fumaroli, tr. par F. Bourgne et J.-L. Haquette, Paris, PUF, 1992 [London, 1983], pp. 99 e 125; P. VILLEY, Les sources […], cit., IIe tome, p. 335.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 119, 270, 558, 811, 956-961 e 1010-1011; Cfr. anche Y. BELLENGER, Montaigne: Une fête[…], cit., p. 213; M. GUTWIRTH, Michel de Montaigne ou le pari de l’exemplarité, Montréal, Les Presses de l’Université de Montréal, 1977, p. 167; J. STAROBINSKI, Montaigne en mouvement, cit., pp. 310-325.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 504, 792-793, 916-917, 994, 1009, 1021-1023 e 1046-1048; Cfr. anche S. GIOCANTI, “L’action sceptique: un art de «se laisser rouler au vent»”, in «BSAM», VIIe série, n° 17-18, Janv- Juin 2000, pp. 69-77, pp. 69 e 73; J.D. LYONS, Exemplum […], cit., p. 152; N. MANDEL, “La pratique de l’écriture personnelle au XVIe siècle en France, Montaigne un cas particulier”, in AA. VV., Le lecteur, l’auteur […], cit., pp. 225-236, p. 231; A. MICHA, Le singulier Montaigne, Paris, Nizet, 1964, pp. 43-44; J.-Y. POUILLOUX, Montaigne: l’éveil […], cit., p. 125; P. STATIUS, Le réel et la joie […], cit., p. 76; B. SEVE, “L’action sur fond d’indifférence”, in «BSAM», VIIe série, n° 17-18, Janv- Juin 2000, pp. 13-22, p. 14; M. TETEL, Présences italiennes […], cit., pp. 81, 86, 93 e 99; T. TODOROV, Le jardin imparfait […], cit., p. 242; P. VILLEY, Les sources […], cit., IIe tome, pp. 369-370 e 426.
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 247, 619, 794, 823, 829, 952-953, 992, 1003-1007 e 1011-1012; Cfr. anche J.-M. COMPAIN, “Les relations de Montaigne avec son voisin et son protecteur, le Marquis de Trans”, in AA. VV., Les écrivains et la politique dans le sud-ouest de la France autour des années 1580, Actes du Colloque de Bordeaux (6-7 nov. 1981), Presses Universitaires de Bordeaux, 1982, pp. 101-107, p. 106; C.-G. DUBOIS, Essais sur Montaigne. La régulation de l’imaginaire éthique et politique, Caen, Paradigme, 1992, p. 112; J. C. LAURSEN, The Politics of Skepticisme […], cit., p. 116; E. LIMBRIK, “La vie politique et juridique: considérations sceptiques dans les Essais”, in AA. VV., Les écrivains et la politique […], cit., pp. 207-213, pp. 208 e 212; Di parere contrario sono: O. NADEAU, La pensée de Montaigne […], cit., p. 89; G.


violenza e dal contagio. Il mondo era altrove; lontano, lo spettacolo di miserie si offriva al suo sguardo compassionevole; ma, bastava tirare le tende e sedersi allo scrittoio per ripiombare nel silenzio ovattato dell’oscurità . Bene vixit qui bene latuit.
* * *
La retraite campestre, lungi dall’implicare un autentico ritorno alla terra, sanciva la simbolica riacquisizione di un domaine interiore. L’introspettività comodamente arredata si organizzava all’insegna dei valori nobiliari recentemente acquisiti. In tempo di restaurazione feudale, il negotium del patriziato si riduceva a faccenda privata: di giorno, scorrere gli alberi genealogici; di notte, spulciare i giornali di cassa . Dall’eremo confortevole, dall’arrière-boutique della sua anima, l’umanista asseriva il valore supremo della sua individualità. Soggetto all’istituto sociale della civilitas, egli consentiva, per quieto vivere, a farsi honnête homme; senza, per questo, rinunciare all’innocuo libertinismo salottiero. Lasciata la piazza per la camera, non gli restava che intrattenere un’affabile, quanto inoffensiva, conversazione con gli spiriti eletti del tempo, nella speranza che qualche eco ne giungesse alle venerabili orecchie dell’augusto monarca .
Schiacciata tra l’incudine dei cattolici e il martello degli ugonotti, domata dal bastone della rendita feudale centralizzata e dalla carota della venalità degli uffici, l’intellighenzia borghese trovava conforto nei ranghi della burocrazia regia o nelle anticamere della corte. Tramontata l’utopia generosa dell’onnipotenza del sapere, ella ripiegava tristemente verso il piano angusto della trascendenza. La rivendicata antinomia tra pensiero e azione concepiva la mitologia irenica del riparo agreste. Sotto le pallide insegne della pace, il Rinascimento marciava verso il suo misero termidoro .


NAKAM, Montaigne et son temps […], cit., passim; ID., Les Essais de Montaigne: miroir […], cit., passim; M. TETEL, “Michel et Montaigne ont toujours été un”, in AA. VV., Les écrivains et la politique […], cit., pp. 215-226, pp. 220-221 e 223;
Cfr. M. DE MONTAIGNE, Les Essais, cit., pp. 239-241, 373, 409, 617, 809, 828-829 e 996-1000; Cfr. anche M. BEAUJOUR, Miroirs […], cit., p. 190; J. BRODY, Nouvelles lectures […], cit., p. 19; G. DEFAUX, Montaigne et le travail de l’amitié, Orléans, Paradigme, 2001, pp. 198 e 236; H. FRIEDRICH, Montaigne, cit., p. 260-261; F. GARAVINI, Mostri e chimere, Bologna, Il Mulino, 1991, p. 145; A. GLAUSER, Montaigne paradoxal, Paris, Nizet, 1972, p. 25; L. MARIN, L’écriture de soi: Ignace de Loyola, Montaigne, Stendhal, Roland Barthes, Paris, PUF, 1999, pp. 121-122; T. TODOROV, Le jardin imparfait […], cit., p. 164; A. TOURNON, Montaigne: la glose […], cit., p. 269.
Cfr. D. DUPORT, “De la solitude ou l’arrière boutique de Montaigne: un autre regard sur la mode de la retraite aux champs”, in «BSAM», VIIIe série, n° 15-16, juil.-déc. 1999, pp. 89-98, pp. 95-96; M. HORKHEIMER, “Montaigne e la funzione […]”, cit., pp. 204, 206 e 227; M. PERRONET, “Montaigne et l’évaluation de la situation économique de son temps”, in AA. VV., Les écrivains et la politique […], cit., pp. 47-57, p. 51; M. PRIEUR, “Les plaisirs de la vie dans le livre I des Essais”, in AA. VV., Montaigne: Études sur le livre I […], cit., pp. 99-108, p. 111; M.A. SCREECH, Montaigne et la mélancolie […], cit., p. 86.
Cfr. S. ANGLO, “Aphorismes politiques. Évolution d’une fragmentation systématisée”, in AA. VV., L’automne […], cit., pp. 277-278; E. AUERBACH, Da Montaigne a Proust, tr. di G. Alberti, Bari, De Donato, 1970 [1951-1967], pp. 8 e 23; J. BRODY, “La première réception des Essais de Montaigne : fortune d’une forme”, in AA. VV., L’automne […], cit., pp. 19-30, pp. 24-25; A. COMPAGNON, La seconde main […], cit., p. 323; M. CONCHE, Montaigne et la philosophie, Paris, PUF, 19963, pp. 70-71 M. FUMAROLI, Michel de Montaigne ou l’éloquence du for intérieur, in AA. VV., Les formes brèves […], cit., pp. 27-50, p. 30; ID., La dipomatie […], cit., pp. 132 e 142-143; D. B. HEITSCH, Practicism Reforme […], cit., pp. 115-116; H. VINCENT, Vérité du scepticisme […], cit., pp. 57-59 e 136.
Cfr. P. CIVIL, “Le thème de l’éloge de la vie rustique en Espagne au XVIe siècle”, in AA. VV., Essais sur la campagne à la Renaissance. Mythes et réalités, Actes du Colloque de la S.F.S. (11-12 déc. 1987) réunis par G.-A. Pérouse et H. Neveux, Paris, S.F.S., 1991, pp. 103-114, p. 114; M HARDT - A. NEGRI, Impero […], cit., p. 83-84; T. KLANICZAY, “Périodisation et interprétation de la Renaissance”, in AA. VV., La littérature de la


La percezione disincantata del declino inarrestabile, la rinuncia fatalistica a governare l’intelligibilità del divenire erano il sinistro riflesso della crisi strutturale del feudalesimo europeo. La fine della storia sarà il vessillo mortifero brandito, in un’eclisse più recente della ragione, dagli apocalittici profeti dell’assurdo, dai postmoderni paladini del pensiero debole, la cui scienza, gaia ma fallace, per timore di cambiare il mondo, rinuncerà con nonchalance ad interpretarlo .
Il pensiero che si voglia realmente rivoluzionario deve, invece, calarsi nella prassi e farsi azione. Perché l’ordine nuovo possa instaurarsi sulle rovine del vecchio, esso deve impadronirsi delle leggi che regolano il cambiamento. Cogliere il senso della storia, la sua realtà razionale, permette di afferrarne saldamente le redini, governandone il corso con polso e mestiere . Così, già nel “Grand” siècle, voci dissidenti s’erano opposte all’involuzione cortigiana dell’Umanesimo e all’individualismo conservatore dello scetticismo: Descartes, Pascal e i rispettivi allievi; esuli, emarginati e censurati, voci stentoree clamantum in deserto.. Pur da fronti opposti, le scienze matematiche e il rigorismo giansenista minavano le basi etiche e epistemologiche del pirronismo aristocratico. Presso la stufetta di Ulm e sotto il chiostro di Port-Royal, la borghesia progressista apparecchiava la sua fragorosa rentrée sulla ribalta della storia. L’Umanesimo, inteso quale avvento dell’umanità nuova, infranti gli argini della classicità, riprendeva la sua avanzata inarrestabile .
Nella stagione convulsa del conflitto civile, invocare a mani giunte la pace implicava per il dotto una resa incondizionata ai poteri forti. Abdicando alla nobile mansione di precettore delle anime, il savio avallava ipso facto la reazione feudale e controriformata. Il mattatoio della storia universale non annovera la felicità tra i suoi arnesi accuminati; verità luttuosa, ma ineludibile, tragicamente intuita, in quel medesimo frangente, dalla resistenza contadina arruolata nell’esercito Croquant . Relegata dalla guerra ai confini della morte, ella s’appellava alla violenza quale magnanima liberatrice. In un’epoca di terrorismi preventivi e di carneficine umanitarie, non restava


Renaissance. À la lumière des recherches soviétiques et hongroises, sous la direction de N.I. Balachov, T. Klaniczay, A.D. Mikhaïlov, Budapest, Akadiemiai Kiadó, 1978, pp. 49-61, p. 58; A. MICHA, Le singulier […], cit., p. 39; G. NAKAM, Les Essais de Montaigne […], cit., pp. 75-76.
Cfr. E. BENSON, Money & Magic […], cit., pp. 195-196; A.C. DANTO, Analytical Philosophy of History, Cambridge, Cambridge University Press, 1965, p. 205; F. FUKUYAMA, La fin de l’histoire et le dernier homme, tr. Par D.-A. Canal, Paris, Flammarion, 1992 [New York, 1992], pp. 12-13; M. HORKHEIMER, “Montaigne e la funzione […]”, cit., p. 249; F. JOUKOVSKY, Montaigne et le problème […], cit., p. 109; J.-F. LYOTARD, La condition postmoderne. Rapport sur le savoir, Paris, Minuit, 1979, p. 40; F. PARE, “Rencontre des deux Michel: Michel Seres et Michel de Montaigne. Le sujet sporadique”, in AA. VV., La problématique du sujet […], cit., pp. 103-118, pp. 117-118.
Cfr. C. CESA, “Introduzione”, a G.W.F. HEGEL, Filosofia della storia, Firenze, 1975, p. xxiii; A.C. DANTO, Analytical Philosophy […], cit., p. 182; M. FOUCAULT, Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane, tr. di E. Panaitescu, Milano, B.U.R., 1977, p. 284; J. STAROBINSKI, Montaigne en mouvement, cit., pp. 348 e 355-356.
Cfr. B. PASCAL, Entretien de Pascal avec M. de Sacy, in Œuvres complètes, éd. par M. Le Guern, Paris, Gallimard, 2000, 2 vol., vol. II, pp. 82-98, pp. 88-89 ; ID., Pensées, in Ivi, pp. 541-1082, p. 747 (469), p. 777 (549), p. 806 (653); Cfr. anche A. COMPAGNON, La seconde main […], cit., pp. 297 e 306-313; U. DOTTI, La città dell’uomo […], cit., p. 127; E. LIMBRIK, “Montaigne et le spectre du Pyrrhonisme au XVIIe siècle”, in AA. VV., Montaigne penseur […], cit., pp. 143-155, pp. 144 e 155; M.M. MCGOWAN, Montaigne’s Deceits […], cit., p. 167; M. METSCHIES, La citation […], cit., p. 115; O. MILLET, La première réception des Essais de Montaigne (1580-1640), Paris, Champion, 1995, pp. 29-39; A.R. NDAYE, “Malebranche lecteur de Montaigne. La place des Essais dans la Recherche de la vérité”, in AA. VV., Montaigne penseur […], cit., pp. 157-173, p. 164.


che opporre alla pacificazione dei violenti la violenza dei pacifici. L’atteso crepuscolo della barbarica preistoria dell’umanità s’annunciava tra rossi bagliori di sangue . Primus facere, deinde philosophari.
Ma gli umanisti, spaventati dalla critica delle armi, rimanevano attoniti a guardare. L’hobereau di Du Fail brancolava nervosamente nel buio. La chouette di Montaigne penetrava agevolmente la notte, ma non spiccava il volo. Entrambe si sarebbero fatte docilmente rinchiudere nella voliera dorata del monarca assoluto.
Non per la prima, né menchemmai per l’ultima volta, il ceto intellettuale batteva frettolosamente in ritirata all’approssimarsi del “nuovo”, della palingenesi a lungo agognata. La puerile illusione di un cambiamento indolore si infrangeva di schianto contro la marea incontenibile della rivoluzione. Al cospetto del progresso spavaldamente ammantato nei logori stracci della populace, il dotto si riscopriva sacerdos in æterno dell’avello inviolabile della tradizione. Atterrito al passaggio del corteo incendiario dell’avvenire, egli ritraeva d’istinto la mano per non scottarsi le dita col fuoco. Con la pretesa criminale di salvaguardare la propria autonomia au dessus de la mêlée, egli offriva sotto banco le armi spuntate della sua critica alla danza macabra della reazione.
Correvano gli anni terribili 1789, 1848, 1871, 1917; la storia smascherava impietosamente la miseria della filosofia, impartendo alle masse un severo ammonimento: Qui non est mecum, adversus me est, et qui non colligit mecum, dispergit.
Valerio Cordiner
Cfr. V. CORDINER, FRANCIA 1562-1598: Guerre di religione o guerre civili?, in «Hortus Musicus», III, n° 12, ott.-dic. 2002, pp. 83-85 e IV, n° 13, gen.-mar. 2003, pp. 95-99; C. VIVANTI, Lotta politica e pace religiosa in Francia fra Cinque e Seicento, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1963, passim.
Cfr. C. CESA, “Introduzione”, cit., p. xxii; M. FOUCAULT, Le parole e le cose […], cit., p. 283; G.W.F. HEGEL, Lezioni sulla filosofia della storia, a cura di G. Bonacina e L. Sichirollo, Bari, Laterza, 2003, pp. 25 e 49-50; K. MARX., Il capitale, Libro primo, trad. di D. Cantimori, intr. di M. Dobb, V ed. Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 814.


(su gentile concessione del quadrimestrale "Hortus Musicus" (www.hortusmusicus.com )
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