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Chi ha ucciso Ilaria Alpi
e Miran Hrovatin?
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il generale dei servizi Rajola ha detto di Ilaria Alpi: "Quella maledetta giornalista, che abbiamo sistemato, quella maledetta giornalista comunista..." - Taormina ha coperto questo generale e dice che la sua posizione ora è pulita, nasconde le carte, depista la commissione parlamentare. Perché Taormina ha segretato la testimonianza del generale del Sismi?
OMICIDIO ILARIA ALPI: UN VERBALE SU TRAFFICO DI RIFIUTI TOSSICI, TANGENTI E SERVIZI
Erano gli anni in cui le tangenti giravano forse più di oggi, anni nei quali molte aziende di mezzo mondo cercavano di smaltire a basso costo i loro rifiuti tossici o radioattivi ad Haiti, in Somalia, in uno Stato indipendente creato da un italiano nel Sahara.
In questo quadro nel '94 erano stati uccisi a Mogadiscio (Somalia) la giornalista italiana della Rai Ilaria Alpi ("Abbiamo sistemato quella maledetta giornalista comunista") e l'operatore Miran Hrovatin. Questo emerge da due audizioni al "portaborse" milanese Giampiero Sebri che la commissione parlamentare d'indagine sulla morte di Alpi e Hrovatin ha svolto in ottobre, e delle quali la Camera ha pubblicato il resoconto stenografico integrale.
Sebri, interrogato dalla commissione parlamentare, definisce sé stesso "portaborse per un gruppo che trafficava in rifiuti tossici nocivi radioattivi e credo anche in armi". Un gruppo - afferma nel testo della Camera il presidente della commissione - che "tutelava gli interessi di Craxi e Pillitteri" e che si dedicava al traffico illecito di armi e di rifiuti ("Rifiuti tossici, nocivi, radioattivi. Tutto quello che era possibile fare").
In alcuni casi, secondo le descrizioni raccolte dalla commissione, i traffici andavano verso "Polonia e Russia. Il sistema funzionava in questo modo: miniera esaurita, cemento armato da tutte le parti (una società francese riempiva il container di cemento liquido), chiusura della miniera".
In altri casi si faceva ricorso alle navi, dirette verso numerosi Paesi poveri: "Una nave ferma in un porto costa un milione, o di più. Queste navi erano cariche di rifiuti tossici. Dovevano trovare immediatamente una destinazione. Nel frattempo, era già iniziato il lavoro su come smaltire e dove portare questi rifiuti. L'idea (poi tornò di attualità quella sul Mozambico) era quella di portarli al confine tra il Marocco e il deserto, nella zona compresa tra il Fronte del Polisario e il Marocco, ormai in guerra da oltre venti o trent'anni, dato che in questo posto esiste un cratere molto profondo, che io non ho mai visto, e di buttarli dentro questo cratere". Ricorda ai deputati il "portaborse" che "fu più o meno stipulato, nel senso che fu messa in piedi una società, fu creato un Stato nello Stato, più o meno, una cosa stranissima, l'AtS, l'Amministrazione territoriale del Sahara".
Insomma, c'era uno Stato autonomo sulla costa atlantica del Sahara al cui vertice fu messo un italiano, "il quale doveva reggere questo Stato nello Stato. E furono stipulati dei contratti riguardanti i rifiuti. Furono stipulati dei patti, cioè dei contratti, tra il Fronte Polisario e il Marocco (il Marocco è ricchissimo da un punto di vista finanziario, mentre al Fronte mancano sia armi che soldi) e fu dato un lascito per poter interrare questi rifiuti".
Poi la Somalia. E un giorno - afferma il "portaborse" nella documentazione pubblicata dalla Camera - un ufficiale del Sismi (i servizi segreti militari) disse che in Somalia "tutti i problemi erano risolti". Chiede un deputato al "portaborse" che cosa significasse che tutti i problemi erano risolti. Significa, risponde l'interrogato, che secondo l'ufficiale dei servizi "quella maledetta giornalista, che abbiamo sistemato, quella maledetta giornalista comunista..."
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