Può ancora esistere una cultura alternativa? Una cultura delle e per le masse, che le elevi e le faccia protagoniste del cambiamento?
Dove e come svilupparla nell'era del "pensiero unico" della globalizzazione.
E' ormai palese l'invadenza totalizzante di una "cultura" intesa solo come funzione indispensabile del consumismo di mercato, senza il quale il mostro economico che sta divorando i continenti, i popoli e l'intero eco-sistema, morirebbe.
Mistificante è la "cultura" che la sinistra istituzionale
ci ammannisce nei mega concerti, cavalcando i prodotti che i laboratori anglo-americani sfornano tra fumi e raggi laser ( come dice Battiato).
Questa "cultura" riproduce l'ebetismo di massa, operando sugli istinti più arretrati, su un tipo di "evasione" fatta di giochi e di erotismo mercificato e dopato.
Non mancano, specie nella letteratura, riflussi intimistici e religiosi, che evadono dai problemi sociali e propongono soluzioni individuali oppure una forma di pietistica solidarietà.
Malgrado tutto ciò, in tutto il Paese esistono numerosi, gruppi di ricerca e di impegno, singoli autori, che pur non avendo accesso ai mass media, producono cultura nuova, alternativa e di impegno.
E' quindi urgente sostenere queste realtà, collegarsi, trovare strumenti per dare corpo a questa creatività.
Esistono artisti, scrittori, piccole compagnie che seppur limitati territorialmente, fanno cose egregie.
Incentivare la loro opera, portarla nelle strade, nei quartieri, nelle piazze, è fondamentale.
La cultura ( teatro, canto, satira, balletto, ecc.) è il modo migliore per coinvolgere in un impegno alternativo, l'opinione pubblica; è il veicolo che meglio arriva alle coscienze.
La "cultura" ufficiale, malgrado la sua martellante e nevrotica presenza, mostra segni di cedimento e si va inaridendo; la crisi delle TV ne è un sintomo.
Specie settori delle masse ricercano una nuova socialità e nuovi valori, ne è una prova il successo di Beppe Grillo o del Cabaret milanese.