'Altra cultura' incontra
lo scrittore Zvi Schuldiner
Preoccupa il fatto che in Israele e in alcune comunità ebraiche degli Stati Uniti prevalga prepotentemente una corrente politica reazionaria, pensiamo ad Ariel Sharon e negli USA gli ultra ortodossi "messianici" e razzisti del m ovimento Lubavitch.
Fermo restando il rispetto per le persone di religione ebraica che hanno dato grandi personalità al mondo e tanto hanno sofferto nei secoli con l'Inquisizione, il nazismo, ecc., pensi che l'attuale forte legame con l'Amministrazione Bush continuerà, oppure no ?
Nel qual caso quali sono le componenti democratiche in Israele che potranno contribuire ad una soluzione giusta per la Palestina?
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Non posso parlare del variegato mondo ebraico giacchè io vivo in Israele che è una cosa diversa. Io conosco la politica del mio Paese e debbo dire che in questo periodo è una politica di dipendenza dagli Stati Uniti; una politica bellicista, che mira all'espansionismo, e ciò non può portare alla pace.
Questa situazione non potrà che alimentare la guerra e la catena delle vendette.
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La sinistra israeliana, democratica, che vuole la pace, quale forza ha di contrastare il Likud?
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In questo momento la sinistra israeliana di cui faccio parte è molto minoritaria, dopo tre anni di Intifada, l'uso del terrore ha indebolito la sinistra. Anche all'inizio dell'Intifada non era molto forte, ma la reazione, la paura, oggi è la componente dominante, la paura sempre porta a destra.
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Non è possibile che dietro certi gruppi ci sia l'imperialismo, la Reazione mondiale?
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Questa è una questione complessa. Possiamo certo dire che dietro i Talebani c'erano gli americani, per cacciare i russi dall'Afghanistan; come è vero che dietro Hamas c'è l'Arabia Saudita, ma nello stesso tempo questo gruppo rappresenta la disperazione di un popolo occupato. E' per questo che si può dire che all'inizio Osama bin Laden era -come in effetti era- al servizio degli americani, ma poi si è trasformato in un'altra cosa; oggi rappresenta anche la problematica della globalizzazione, della dilagante povertà e disperazione di molti popoli, che spinge anche ad una posizione ideologica religiosa intransigente.
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E' possibile che prima o poi prevalga in Israele una posizione che riconosca ai palestinesi il diritto ad una patria e alla restituzione dei loro territori?
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Questa è più che una speranza, in quanto più del 60% degli israeliani sostiene la ritirata dai territori occupati. Questo non è in discussione, ma a causa di Barak prima e di Sharon poi, non c'è a Tel Aviv un vero interlocutore e oggi prevale la volontà di chi vuole continuare in questa situazione.
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Come reagisce la popolazione israeliana a queste azioni di settori della Resistenza palestinese?
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La reazione è ambivalente. Da un lato si vorrebbe la soluzione, e dall'altro si alimenta lo spirito di vendetta.
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