Il processo al principe Junio Valerio Borghese 

tratto da :Storia della Repubblica italiana Giorgio Bocca Rizzoli editore.

Il processo a Junio Valerio Borghese Ŕ una burletta: presiede la Corte di Assise il dottor Caccavale, amico della famiglia Borghese e vecchio gerarca; nel collegio giudicante ci sono ex fascisti notori. La sentenza il 17 febbraio '47 supera ogni limite di impudenza: vengono concesse a Borghese le attenuanti del valor militare, per il salvataggio delle indusrtie del nord, perchŔ si Ŕ battuto per salvare la Venezia Giulia, per l'assistenza ai deportati dai tedeschi. Insomma sarebbe meritevole di avere assistito i partigiani e gli antifascisti che ha catturato e mandato nei lager nazisti. Con tutte le attenuanti e gli indulti, a Boghese restano ancora nove anni; su suggerimento dei difensori si studiano altri indulti finchŔ al principe resta un solo anno. E su questa condanna a un'anno di reclusione il processo farsa sta per chiudersi quando un'avvocato difensore ricorda al presidente che per la legge del 1946 il condono deve essere superiore a un anno e allora il dottor Caccavale torna di fretta in camera di consiglio, toglie l'ultimo anno come dal conto del salumaio e Borghese esce libero, portato in trionfo.

Nella foto : Junio Valerio Borghese che saluta romanamente alla Sx dell'ex-galeotto e ballerino Beniamino Fumai autonominatosi ufficiale di Marina. Questi cacciato per i numerosi abusi commessi persino dalla federazione del P.F.R. di Trieste troverÓ un comodo rifugio nella fanteria di marina di Borghese che solo dopo parecchi mesi deciderÓ a sua volta di espellerlo. Nel frattempo Fumai seminerÓ il terrore al riparo del prestigio della divisa della Decima e del suo comandante Junio Valerio Borghese.

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