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 CARLONI PADRE E FIGLIO 

 

     

Foglio Matricolare di Carloni Mario figlio di Costantino e di Giulia De Micheli Matricola n. 31553 del distretto di Napoli Classe 1892

 
Soldato volontario nel 5° reggimento bersaglieri, allievo ufficiale ascritto 1° Categoria classe 1892 - 31 dicembre 1912
Caporale in detto 31 marzo 1913
Sergente nell’11° Bersaglieri continuando alla ferma contratta 31 luglio 1913
Cessò dalla qualità di allievo ufficiale per continuare nella carriera di sottufficiale (determinazione del comandante del 10° corpo di armata in data 31-9-1913 n. 5478 17 settembre 1913
Reintegrato nella qualità di allievo ufficiale di complemento Disp. Minist. 41958 in data 28 dicembre 1914
Sottotenente di complemento effettivo al deposito bersaglieri Brescia e assegnato al “7° Bbersaglieri” per il servizio di prima nomina R. D. 29 aprile 1915
Giunto al “7° Bersaglieri” per prestarvi il prescritto servizio di prima nomina 15 maggio 1915
Tale in territorio dichiarato in istato di guerra presso il 7° bersaglieri mobilitato 45° battaglione Milizia Mobile 24 maggio 1915
Continua nel servizio di prima nomina fino a ferma ultimata 11 marzo 1916
Tale in spe con anzianità assoluta 10 dicembre 1915, con riserva di anzianità e decorrenza assegni dal 1° dicembre 1915 D. L. 9 aprile 1916
Tenente per merito di guerra in detto, con anzianità 2 dicembre 1915
Capitano in detto con anzianità 10 aprile 1917 1° aprile 1917
Tale ricoverato nell’ospedale da campo n. 237 (poi Bologna) per ferita riportata in combattimento a quota 147 di Flondar 5 giugno 1917 Carloni comandante div.alpina Monterosa
Tale traslocato all’ospedale militare principale territoriale di Napoli 7 luglio 1917 - inviato in licenza di 60 g il 15 agosto 1917
Tale in territorio dichiarato in istato di guerra presso il “7° Bersaglieri” mobilitato 15/10/1917
Tale Aiutante di campo della 2a brigata bersaglieri. 31 dicembre 1917
Tale nel deposito Cecoslovacco e assegnato al 33° Regg.  mobilitato 16 /5/ 1918
Tale nel Quartier Generale del comando del Corpo Cecoslovacco 4 novembre 1918 - 10 giugno 1919
Tale nel “7° Bersaglieri” mobilitato 31 luglio 1919
Tale nel deposito di reggimento bersaglieri Roma e comandato al Ministro della Guerra D.N. 14 dicembre 1919
Tale nel deposito “7° bersaglieri Brescia” rimanendo comandato al Ministero della Guerra B. N. 14 marzo 1920
Tale cessa di essere comandato al Ministero della guerra dal 18-3-1921 e rientrato organicamente al “7° Bersaglieri”
Tale nel distretto militare di Sulmona D.N. 30 agosto 1925
Conferitagli la qualifica di primo capitano dal 1° aprile 1929
Maggiore nel 2° Rgt. fanteria con anzianità 20 settembre 1930
Tale nella R. Accademia Fanteria e Cavalleria D.N. 29 novembre 1936
Tenente Colonnello in detta con anzianità 31 dicembre 1936
Colonnello in detto con anzianità assoluta 1° gennaio 1940 XVIII
Imbarcatosi a Bari per l’Albania 19 settembre 1940
Tale Comandato quale Comandante di un reggimento di formazione per la rivista in Atene (Grecia) 20 aprile 1941
Rientrato al 31° Rgt. ftr. mobilitato 14 giugno 1941
Trasferito al Comando Armata dal 23-9-1942 al 7 novembre 1942
Trasferito al 6° Bersaglieri generale comandante dal 22 ottobre 1942
Partito per l’Italia per rimpatrio 23 marzo 1943
Giunto al Campo contumaciale di Miramare Trieste 2 aprile 1943
Inviato in licenza di avvicendamento di gg. 30 23 aprile 1943
Cessa al Comando del 6° Bersaglieri ed è destinato a disposizione del Comando 8a Armata per speciale incarico 1 luglio 1943
Tale nel Q.G. dell’8a Armata Cessa dal predetto incarico 5 agosto 1943
Trasferito al Comando del 35° C.A. per speciale incarico dal 5 agosto 1943 quale Comandante al Centro Costituzione Battaglioni cacciatori carro in Verona;
13-9-43 catturato dalle forze germaniche e avviato al campo transito di Berlino;
16-9-43 avviato all’Off Lager di Przemysl
23-9-43 liberato in quanto decorato dalla Croce tedesca in oro e avviato a Berlino;
1-10-43 Capo Reparto alla Missione Militare Italiana in Germania in Berlino
28-11-43 destinato quale Comandante della Divisione bersaglieri” Italia” al Campo di Heuberg;
15-6-44 promosso Generale di Brigata continuando nell’incarico
15-7-44 destinato quale Comandante della Divisione Alpina “Monterosa’ al campo di Miinzingen
21-2-45 cessa dal comando della Div. Alpina “Monterosa” e assume quello della Divisione bersaglieri” Italia”;
1-3-45 promosso Generale di Divisione continuando nell’incarico;
29-4-45 si arrende con le sue truppe al Comando del Corpo di spedizione brasiliano presso Collecchio (Parma). Riceve l’onore delle armi.

  DECORAZIONI
Ferita d’arma da fuoco al 3° medio coscia destra nel combattimento di q. 146 il 5-6-1917 come da Verbale del “7° Reggimento Bersaglieri” in data 12-7-1917.
Decorato della Medaglia d’Argento al V. M. per il seguente motivo: « Lanciava la propria truppa all’assalto, incitandola con nobili parole all’avanzata. Caduto ferito e impossibilitato a tenere il Comando continuava ad animare i dipendenti e al comandante del Battaglione che gli era accorso vicino per confortarlo rivolgeva le seguenti parole: ‘Non pensare a me, pensa al battaglione portalo avanti. Viva l’Italia, Viva l’Italia”. Flondar 5-6-1917.
Decorato della Croce al Merito di Guerra con determinazione del Comando del 29° C. A.
Decorato della Croce di Guerra Cecoslovacca (Autorizzazione del Ministero della Difesa Cecoslovacco in data 5-4-1919).
Decorato della Medaglia Rivoluzionaria Cecoslovacca (Autorizzazione del C. A. Speciale Cecoslovacco in Italia novembre 1918).
Decorato della medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia di cui a R. R. D. D. 26-11-1883 n. 1294 e 19-1-1922 n. 1229 col motto “Unità d’Italia 1848-1918”
Decorato della medaglia d’onore Vermeil avec Gaives (Autorizzazione del Ministero degli Esteri della Repubblica Francese luglio 1923).
Concessogli un distintivo d’onore per la ferita riportata il 11-5-1915 a Monte Pini (La Santa) Val Giudicarle (Det. del Comandante del 7° Reggimento Bersaglieri” del 28-1-1918).
Concessogli un secondo distintivo d’onore per la ferita riportata il 5-6-1917 a quota 146 di E. Gondar (Det. del Comandante del “7° Reggimento Bersaglieri” in data 25-I- 1918)
Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia R.D. 18-4-1931 (E. V. 1931 disp. 23 Brev. 28922 pagg. 1088).
Decorato della Croce d’Oro per anzianità di servizio istituita con R. D. 8-11-1900 n. 358 - Det. Mm 5-10-1933 Brev. n. 28922.
Decorato della medaglia Commemorativa della Guerra 1915- 1918 istituita con R D 29-7-1920 n. 1241 e autorizzato ad apporre sul nastro della Medaglia le fascette delle Campagne 1915-1916- 1917-1918.
Decorato della medaglia Interalleata della Vittoria di cui al R. D. 1918 del 16-12-1920.
Decorato della Medaglia d’argento al V. M.: “Comandante di reggimento di elevate qualità militari, già distintosi in precedenti fatti d’armi sul fronte greco e più volte decorato al valore in successivi giorni di operazioni belliche dava ripetute prove di slancio, capacità, dedizione al dovere. Rimasto con qualche centinaia di bersaglieri del suo reggimento contro preponderanti forze nemiche che Io attaccavano ripetutamente minacciandolo di aggiramento, riusciva a impedire per due giorni ogni progresso. Attaccato violentemente ancora una volta riusciva a contenere sino al sopraggiungere della notte la posizione avversaria, ripiegando solo dietro esplicito ordine superiore. Magnifica figura di comandante valoroso capace e animatore».
Decorato della medaglia d’argento al V. M.: « Comandante di un reggimento Bersaglieri motorizzato, in una particolare critica situazione, con ammirevole serenità, coraggio, energia, e capacità operativa, dava anima a una tenace resistenza esponendosi ove maggiore era il pericolo. Minacciato d’accerchiamento da elementi corazzati nemici, si apriva arditamente un varco raggiungendo lo schieramento arretrato di truppe amiche. Successivamente proteggeva per più giorni il ripiegamento di unità alleate accerchiate da forze corazzate e da fanterie nemiche riuscendo a rintuzzare sempre vittoriosamente ogni tentativo dell’avversario ».
Fronte Russo 21-12-42 - 3-1-43 (O. P. 81 del 30-4-43 del Dep. 1° Bersaglieri).  
Decorato della Croce di Ferro di 2 Classe O. P. 129 del 3 luglio 1943.
Decorato motu proprio dal Fiihrer della « Deutschekreuz in Gold » al V. M. (O. P. 122 dal 25-6-43 del Dep. 6° Bers.).
Decorato della medaglia d’argento al V. M. perché: « Comandante di Reggimento di rara perizia, in cento giorni di lotta aspra ed accanita, dava luminose prove di ardimento e di valore contro un nemico, di gran lunga superiore di forza e di mezzi ed in condizioni di terreno e di clima oltremodo difficile, sempre primo tra i suoi fanti, si prodigava infaticabilmente oltre ogni limite, creando del suo reggimento un magnifico organismo di lotta e di vittoria. Fulgido esempio di alta virtù militare, di costante sprezzo del pericolo, di profonda dedizione al dovere. Albania 28 ottobre - 10 febbraio 1941.
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia perché: « Comandante di Reggimento, in tre giorni di lotta aspra e accanita, guidava i suoi battaglioni contro un munitissimo caposaldo nemico e li lanciava all’inseguimento attraverso una serie di audaci e duri combattimenti. Confermava i tali circostanze le sue alte virtù guerriere, l’illuminata capacità li comando e lo sprezzo del per colo già dimostrati in innumerevoli prove alla testa dei suoi indomiti fanti ». Quota 731 di Monastero - 14, 15, 16 aprile 1941 (R. D. 2-3-1942 Reg. C. C. il 21-3-1942. B. U. - disp. 33 anno 1942, 9 aprile).
Ferita d’arma da fuoco alla tempia destra in località la Santa con il “45° battaglione Bersaglieri” il 17-6-1915 (Verbale del 7° Reggimento Bersaglieri n. 156 del 24-11-1923).
Ammesso ai benefici concessi dalla legge n. 828 del 18-6-1922 modificata col R. D. legge n. 1925 del 15-10-1925 per il periodo di tempo compreso dal 10 gennaio 1919 al 28 agosto 1919 per aver fatto parte dal 1° gennaio 1919 al 3o luglio 1919 del Corpo Cecoslovacco dislocato in Cecoslovacchia e a Padova; dal 31 luglio 1919 al 28 agosto 1919 del “7° Reggimento Bersaglieri” mobilitato dislocato a Trieste e a Brescia.
Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia in considerazione di particolari benemerenze R.D 21 aprile 1940 XVIII (B. V. 19400 pag. 3157).
Ha partecipato alle operazioni di guerra sulla frontieia Greco- Albanese dal 28 ottobre 1940 al 23 aprile 1941 a quelle del Mediterraneo (Creta) dal 19 settembre 1941 al 1° ottobre 1942 col 31° regg. Fanteria P. M. 121 28-6-43 XXI.
Ha partecipato dal 4-10-1942 al 23-3-1943 alle operazioni di guerra contro la Russia.
Dal 339 PW Camp Coltano (PI) dal 22 novembre 1946 passa sotto la giurisdizione della CsA di Lucca e poi di quella di Chiavari, che lo scagionano. Sebbene il 4 ottobre 1946 sia stato assolto dalla Commissione Militare di Firenze del M.T.O. U.S. Army per l’uccisione dell‘Ufficiale prigioniero Alfred Lyth a Camporgiano (LU) e la sentenza venga confermata il 27 febbraio 1947, il Tribunale Militare di Roma lo scarcera da Forte Boccea soltanto il 19 maggio 1951, con degradazione a Colonnello e ritiro di tutte le decorazioni, ovviamente non quella meritata in Russia: la Deutsches Kreuz in Gold. fonte Fond Ist St. RSI
 

Bruno Carloni figlio di Mario, ufficiale dei Bersaglieri e futuro comandante del 6°, venne ammesso alla Accademia Militare di Modena nel 1940 e dopo 2 anni ne uscì S.Ten. in S.P.E. Assegnato al 6° Bersaglieri termina la scuola di applicazione e nell'Estate del  42 raggiunge il reggimento in Russia sulle rive del Don. Nei giorni successivi il 6° affronta il combattimento di Bobrowskij, dove Bruno comanda la 2a compagnia del VI battaglione in sostituzione del capitano ferito.

Dal 25 al 29 luglio 1942 i bersaglieri si portarono all’ansa del Don, controllata da una testa di ponte russa che andava da Satonskij -Serafimovic a Bobrovski-Baskovskij, sulla sponda occidentale, attraverso boschi digradanti al fiume. Le balke o bolke che corrono parallele al fiume rendono invisibile dalle quote retrostanti un eventuale movimento Nord Sud del nemico. Questa zona assegnata al 6° a differenza dell’altra era più rocciosa ed era per il momento controllata da uno striminzito reggimento tedesco a Baskovskij. La riunione dei due comandanti bersaglieri (3° e 6°) giunse a questo risultato “come al solito toccherà a noi”. Alle dodici del giorno 30 il 3° che muoveva per l’ansa scatenò la reazione russa che fece intervenire da sud 24 carri T34 e 16 t26 che investirono prima i tedeschi poi il 6°. La sgradita sorpresa causò diverse perdite, ma da entrambe le parti. Bisognava vedere ora quanto i russi fossero in grado, attraverso la testa di ponte, di rifornire di altri carri i reparti facendoli passare il fiume su chiatte. All’alba del 2 agosto parti l’attacco a Bobrovski e Baskovskij che furono raggiunte. Restava il bosco, digradante al fiume, attraverso cui arrivavano i rinforzi e che serviva anche come centrale di tiro. Gli scontri di questi giorni si accanivano sempre più. Il VI battaglione destinato alla quota 210 (arretrata) veniva coinvolto nel suo movimento (verso quota 120) in scontri furibondi con le sue compagnie 3a Barnabè (ferito bronzo) e 2a Bruno Carloni che aveva la peggio (morto insignito dell'Oro). Cadeva anche il T. Col. Rivoire (arg.) Leoni Bernardino (oro) ed altri a cui andava l’argento e il bronzo. I caduti venivano sepolti nel IV cimitero di Vers (verchne) Fomichinskij. I tedeschi, dopo lunghe discussioni, che riguardavano anche la disponibilità fisica di reparti che da mesi non avevano ricevuto il cambio, decisero di creare un gruppo misto per il rastrellamento del bosco. Quattro battaglioni due tedeschi e due del 6°, (XIII e XIX), si mossero dalle due estremità e per giorni ingaggiarono una sfibrante caccia all’uomo che solo riandando alle vicende degli americani nelle foreste del Vietnam si riesce a comprendere. L’8 agosto gli scontri erano ancora in atto con gravi perdite da entrambe le parti. Il comando tedesco decise di porre fine alla azione.

 

     
"La campagna di Russia" di Mario Carloni - Longanesi 1971.

CAPITOLO PRIMO
AL COMANDO

NEI primi giorni di settembre del 1942 mi trovavo a Creta, comandante del 31° fanteria e del settore italo-tedesco di Heraclion (Candia) nella parte centrale dell’isola (Creta), alle dirette dipendenze del comandante superiore tedesco dell’isola. A Neapolis mi giunse dal comando superiore di Rodi un telegramma che annunziava la morte di mio figlio Bruno, sottotenente dci 6° bersaglieri, avvenuta il 13 agosto in Russia, sul Don, in combattimento a Baskowskij. Nello stesso telegramma mi veniva concessa una breve licenza. Dopo due giorni ero a Napoli. Dal principe ereditario, ispettore della fanteria, ottenni la promessa che mi sarebbe stato affidato il comando del 6°. A Creta, infatti, mi raggiunse l’ordine che mi trasferiva al comando del 6° bersaglieri. Potevo così continuare, nel suo stesso reggimento, l’opera del mio caro figliuolo, che guadagnò in un solo mese di guerra tre ricompense al valore, fra cui la medaglia d’oro. Completai a Bologna il mio equipaggiamento per la Russia e partii in aereo da Venezia per Bucarest-Stalino-Millerovo, sede dell’ARMIR, dove giunsi ai primi di ottobre (1942).
Dal generale Gariboldi, comandante dell’armata (VIII), ricevetti un primo orientamento sulle condizioni del 6° bersaglieri e sul suo riordinamento...… Mi fu comunicato che Il Col. Salvatores uscente aveva chiesto di restare al comando fino al ritiro dell’Unità dallo schieramento, previsto entro una settimana (ora il reggimento col 3° stava in un tratto del fronte che sarebbe stato sostituito dai romeni che venivano quindi a incunearsi fra l’Armir e la VI di Paulus sotto Stalingrado). Il giorno successivo raggiunsi il comando della base reggimentale e quindi il comando tattico dove, dal colonnello Salvatores, fui orientato sulla situazione.

Dei due battaglioni schierati sulla linea, uno, il XIII, era comandato da un tenente di complemento !!! , il tenente Morra, ottimo combattente, ma non preparato tecnicamente alle funzioni di un compito così complesso per il suo grado.  L’altro battaglione, il XIX, era comandato dal maggiore in s.p.e. Guido Fortunato, distinto ufficiale che era stato per tre anni mio aggiunto all’accademia di Modena nell’insegnamento di arte militare. Il battaglione di riserva, il VI, comandato dal capitano di complemento !!! Grotti, distinto ufficiale, era dislocato in una località arretrata e centrale rispetto ai due antistanti, per l’azione di contrattacco in caso di penetrazione nemica. I tre battaglioni, specialmente il VI e il XIII, avevano molto sofferto durante la campagna estiva ed erano assai ridotti negli effettivi, in maggior misura il XIII. Particolarmente scarsi erano i quadri degli ufficiali, dopo le fortissime perdite subite in vari combattimenti. Il morale tuttavia era altissimo, la volontà di combattere ferma, per quanto il recente provvedimento di avvicendamento, che lasciava intravedere l’imminente rimpatrio di una larga percentuale di forze, avesse agito sulla volontà di combattimento degli uomini. Con sorpresa rilevai che l’armamento dei reparti era costituito soltanto da fucili mitragliatori e mitragliatrici, cioè lo stesso armamento dei reggimenti ciclisti. A rinforzo, il reggimento aveva una compagnia di cannoni anticarro da 47, armi assolutamente inadeguate ad affrontare i carri armati russi 34T, i quali costituivano l’armamento fondamentale dei reparti corazzati nemici. Agiva inoltre, nel settore reggimentale, una compagnia del battaglione mortai da 81 divisionale.
La fortificazione del terreno consisteva di poche trincee; le truppe di rincalzo non avevano ricoveri ed erano accampate a ridosso di pieghe del terreno (balche) che le defilavano alla vista e al tiro delle armi a tiro teso. Nessun riparo efficiente contro armi a tiro curvo e artiglierie. Mancava totalmente l’ostacolo passivo.  L’artiglieria incaricata della difesa di settore, scarsa di numero e sfornita di munizioni anticarro, era costituita da un gruppo del 3° reggimento artiCelere, armato con cannoni da 75-27. Malgrado la stanchezza per il lungo periodo operativo e la coscienza di una rilevante inferiorità di armamento e di mezzi in confronto del nemico, il reggimento, sotto la guida energica e competente del colonnello Salvatores, teneva bravamente la linea da molti giorni, infrangendo successivi tentativi di attacco e di penetrazione avversari. Era tuttavia evidente che, di fronte a un attacco in forze di reparti corazzati russi, il nostro settore si sarebbe trovato in serie difficoltà. Durante il trasferimento ebbi occasione di notare che l'autoreparto incaricato del trasferimento del reggimento dipendeva dalla divisione (ndr: era quindi la divisione ad essere celere ma non i singoli reparti!!).
Il reggimento, in origine ciclisti, causa il difficile terreno della steppa ucraina, aveva dovuto lasciare le biciclette nei magazzini di una base arretrata, presso Stalino. Lo stesso aveva fatto l’altro reggimento della divisione, il 3° bersaglieri. Alle biciclette, erano stati sostituiti gli autocarri come mezzo di trasporto. Ma anziché provvedere all’assegnazione fissa e organica dei mezzi, erano state destinate allo scopo unità del corpo automobilistico, che rimanevano alle dipendenze del corpo stesso, normalmente accentrate al comando di divisione, che le assegnava di volta in volta ai diversi reggimenti, durante i trasferimenti. Oltre a questi mezzi, v’erano quelli incorporati nel reggimento ciclisti, che ammontavano a circa settanta autocarri di vario tipo, cento motocarrelli e sessanta motociclette, per il trasporto delle armi e delle dotazioni, per il rifornimento di munizioni e di viveri sul campo di battaglia, i servizi di trasmissione di ordini, le pattuglie celeri, i trasporti di mezzi di collegamento, lo sgombero di feriti e così via.  Mancava però, in questi automezzi, la specializzazione a seconda dell’impiego -tattico, come si verificava invece per le truppe motorizzate tedesche e russe. Ciò costituiva, insieme con l’armamento scarso e poco moderno, una causa di inferiorità notevolissima in truppe destinate ad agire su un vasto raggio, isolate e con compiti autonomi contro truppe nemiche normalmente corazzate e, comunque, largamente fornite di carri armati, di armi a tiro curvo e di modernissime armi automatiche collettive e individuali. Contro tali armi, i moschetti dei singoli combattenti e il modesto numero di fucili mitragliatori e mitragliatrici in dotazione ai nostri reparti erano irrisori.
Si era cercato di riparare in parte a questa inferiorità assegnando a rinforzo compagnie di cannoni anticarro da 47, insufficienti, come ho già detto, ad agire contro i 34T russi e appena utili per l’azione contro camionette e autoblindate. Occorreva approfittare dell’ultimo periodo autunnale per non subire il gelo invernale. Dopo pochi giorni, inquadrammo i complementi giunti dall’Italia con un reggimento di marcia che fu ripartito fra i reggimenti bersaglieri della Celere (3° e 6°) e i battaglioni motociclisti e carri leggeri della divisione. Dal punto di vista fisico, il personale era idoneo al servizio; l’addestramento era soddisfacente e sarebbero stati agevoli l’inquadramento con i veterani e l’addestramento d’insieme; gli ufficiali, quasi tutti nuovi del reggimento, erano nel complesso pieni di spirito combattivo e di buona volontà, ma, quasi tutti, senza precedenti di guerra e quindi con scarso prestigio sui veterani. Il morale della nuova truppa era impeccabile. Anzi, vi era quasi un’ostentazione di volontà combattiva e un desiderio di gareggiare con le vecchie truppe del CSIR, che rincuorava. Ma non tardai ad accorgermi che dietro questa vernice brillante si nascondeva un diffuso senso di sfiducia. Esso era (frutto) della inefficace propaganda attuata in patria con argomentazioni troppo puerili da parte degli organi ufficiali, e della penetrazione nociva della propaganda nemica. Questa si diffondeva sempre più in profondità tra le nostre popolazioni appoggiandosi ai recenti successi inglesi in Africa, al sempre più largo intervento americano, alla dura campagna albanese e alla sconfitta in Etiopia. Molta parte della truppa era convinta di essere stata inviata a combattere in Russia per una questione di prestigio e di espansione imperialista, a sostegno di una politica tedesca di dominio europeo che prendeva a scusa la necessità di difesa contro l’espansione slava e anglosassone, mentre in sostanza mirava a sommergere il governo popolare russo. Occorre tener presente che la gran massa dei complementi proveniva dalla regione emiliana, nella quale i fermenti marxisti erano sempre rimasti vivi anche nei periodi di maggior saldezza del regime fascista. Lo spirito di corpo dei bersaglieri, forte leva dei nostri reggimenti, operò in senso favorevole: la fierezza dei veterani delle gloriose battaglie combattute, divenne comune anche ai nuovi giunti; mentre, per un naturale fenomeno di livellazione, lo spirito scettico sugli scopi e sui risultati della guerra portato da essi si estese anche alla massa degli altri. Cosicché ben presto si determinò un fatto che doveva più tardi, sotto l’influenza di situazioni militari difficili, far sentire le sue conseguenze. ...

     

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