LA SECONDA GUERRA MONDIALE

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RUSSIA 1941  

IL SACRIFICIO

 Le vicende dell'11 novembre 1941 a Gorlowka - Nikitowka Fronte Russo 

SOTTOTENENTE FEDERICO ROSSI

Motivazione della Medaglia d’Argento al V.M. alla memoria                   
R.D. 2/4/1943 registrato alla corte dei conti l’11/5/1943 reg. 17 foglio 56

Comandante di plotone, volontario in numerose ardite azioni di pattuglia, dava in ogni contingenza costante prova di coraggio e di spirito aggressivo. Nell’attacco a munite posizioni, dopo aver trascinato ripetutamente all’assalto il reparto, accortosi che un grosso nucleo nemico minacciava seriamente il fianco del suo battaglione, balzava con indomito slancio sull’avversario e, dopo accanita lotta, lo travolgeva, obbligandolo a ripiegare. Ferito gravemente rifiutava di lasciare il posto di combattimento e, dominando con animo virile lo spasimo dell’agonia, impartiva gli ordini per il proseguimento dell’azione, finché trasportato esanime al posto di medicazione, si spegneva, rivolgendo un supremo pensiero ai suoi bersaglieri ed alla Patria”  

sopra  la croce sulla sua sepoltura russa - A Federico Rossi è ora intitolata la sezione di Monza degli Ufficiali in congedo

La citazione delle sole medaglie oro, fin qui attuata, non è una scelta per sminuire quelle d’argento ma una specifica difficoltà a rintracciarne i nominativi e le azioni che hanno condotto a questi riconoscimenti. Nel corso del racconto mi capita di incontrare e nominarne qualcuno che, per volontà di chi ha scritto il libro o per mera fatalità si è trovato associato ad altri decorati maggiori nelle azioni. Non è quindi mia precisa volontà metterne uno e tralasciare la grande maggioranza. Sarei ben lieto di dedicare più spazio ed energie a molti altri, che so spesso ancora viventi, le cui gesta e testimonianze sarebbero ancora utili a completare il quadro storico. Non vorrei mai, come succede spesso, che i cimeli e le ricompense finissero presto o tardi in discarica o su un banco di un mercatino. Il caso che segue testimoniatoci e trasmessoci dall’amico Vladimiro Senigalliesi dell’UNUCI di Monza, con alcune immagini è emblematico ed istruttivo. w.a.

Una singolare vicenda ebbe a verificarsi circa la documentazione delle vicende belliche di Federico Rossi, bersagliere del 3°, che portarono all’atto eroico qui documentato. Estintasi l’inconsolabile madre, signora Giulia Rettanni ved. Rossi, presso la Casa di soggiorno per madri e vedove di Caduti in guerra di Livorno, gli scritti e le fotografie riguardanti il figlio, vennero “casualmente” rinvenute in una pubblica discarica negli anni 80. L'attenzione di un benemerito osservatore, ne permise il recupero e lo studio. Fra le carte la proposta di conferimento di Medaglia d'oro al V.M. alla memoria ad un Ufficiale monzese del 3° Reggimento Bersaglieri caduto sul fronte russo nel novembre del 1941. La proposizione era a firma del Colonnello Donatelli, presidente della Federazione provinciale livornese dei bersaglieri che aveva colà la madre. Della questione si interessò subito la "Luciano Manara " di Milano, la Federazione provinciale e la sezione milanese del l'Istituto del Nastro Azzurro, tra i cui associati c’erano anche i commilitoni del 3° di Federico Rossi. In tutti e specialmente nel colonnello Mario Tonalini, sorse il volere di onorare l'eroico ufficiale sottraendone il ricordo all'ingiusto oblio.

immagini concesse da Vladimiro Senigalliesi dell’UNUCI di Monza

Nato a Monza il 12 settembre 1916, figlio unico di Silvestro e di Giulia Rettanni, frequentò il triennio inferiore al ginnasio "Bartolomeo Zucchi". Diplomatosi successivamente in ragioneria, fu iscritto alla facoltà di Scienze Economiche e Commerciali dell'Università "Luigi Bocconi" di Milano, che doveva conferirgli la distinzione di "Dottore Honoris Causa alla Memoria". Pur attendendo agli studi, e ad un lavoro da bancario non rinviò il servizio militare e dopo i corsi della Scuola Allievi Ufficiali di Bassano del Grappa, fu nominato Aspirante Ufficiale, indi Sottotenente, assegnato al 9° Reggimento Bersaglieri. Richiamato alle armi nel 3° Bersaglieri del leggendario Colonnello Aminto Caretto, partecipò alle operazioni Balcaniche, quantunque le condizioni famigliari gli consentissero di potersi trattenere al Deposito di Milano. Nell'estate 1941 è in partenza con il Corpo di Spedizione Italiano in Russia. Di pronto intuito, di carattere aperto, sempre sorridente e sempre pronto, sembrava non risentire la fatica. Ebbe modo di segnalarsi prima durante la difesa del Nipro, (Dniepr) sventando un tentativo di infiltrazione poi negli aspri combattimenti di Uljanova -Krutojarka dove fu all'attacco ed alla occupazione della località. Nella zona di Rikowo si offriva volontario per un ardito colpo di mano sulla stazione di Wolinje, da cui il nemico molestava in continuità il nostro schieramento: per questa azione che portò alla cattura di armi e prigionieri gli venne conferito un Encomio Solenne e il grado superiore che non venne ufficializzato in tempo per l'azione che portò alla sua morte. 

Dalla motivazione/proposta del 30 aprile 1942 per la concessione della Medaglia d'oro al Valor Militare " alla memoria” da parte del suo già comandante Maggiore Alfredo Tarsia (poi Generale) ricaviamo. 

"Ufficiale dotato di altissimo spirito bersaglieresco ed entusiasmo, volontario in numerose ardite azioni di pattuglia, sempre pronto e sempre primo ovunque c'era una difficoltà da vincere o un pericolo da affrontare, essendo la propria compagnia impegnata nell'attacco a forti posizioni nemiche, sotto la violenta reazione di armi automatiche ed artiglierie, accortosi che un reparto avversario tentava di attaccare sul fianco, lo contrassaltava di iniziativa e lo respingeva con perdite. Colpito gravemente, persisteva nell'azione incitando i suoi bersaglieri finché non cadeva stremato di forze. Durante il trasporto al posto di medicamento, conscio della sua prossima fine, impartiva disposizioni per la riorganizzazione del proprio plotone e rivolgeva l'ultimo pensiero ai compagni, ai superiori e alla Patria. Nobile esempio di attaccamento al dovere ed Amor di Patria."Attacco di Nikitowka, giorno 11.11. 1941 

Con austera cerimonia, una semplice pergamena, col dettato della inevasa proposta alla medaglia d’oro (dell'allora Maggiore Tarsia), fu esposta il 19 dicembre 1987 nel Sacrario del 3° Reggimento Bersaglieri presso la caserma "Goffredo Mameli " di Milano sede del XVIII° Battaglione Bersaglieri "Poggio Scanno".

Da Giulio Bedeschi-Fronte Russo c'ero anch'io “…Quel giorno rifulse il coraggio ed il valore del sottotenente Pellegrino Grecchi della 5°….... noi della 6° perdemmo il tenente Federico Rossi, lo vidi proprio pochi istanti prima che morisse e ricordo le sue ultime parole -…non voglio morire…, per la mia mamma - La sera del 11 (dopo l’ordine di ripiegamento e i russi già in allarme) mi trovavo nello stesso luogo da dove ci eravamo mossi il mattino. Tutti ci ponemmo la domanda Quando toccherà a noi!… .S.ten. Enzo Bertini”. Bertini e Tamara furono gli unici ufficiali della 6° che si salvarono. Il XX aveva raggiunto il giorno 11 le prime case di Nikitovka e quando il giorno dopo si tornò sotto ininterrottamente dall’alba al tramonto non riuscimmo a raggiungere di nuovo l’abitato. Alle 15 del giorno 12 il gen. Marazzani della Divisione Celere ordinava ai bersaglieri di ripiegare. I fanti dell'80° di Chiaramonti fin dove erano arrivati ?. Il destino ora era solo nelle loro mani. 

Il Ten. Rossi venne sepolto nella fossa n. 15 del cimitero militare di Jussowo a cura del tenente cappellano Pasquale Ferrari di Milano e in seguito, dopo il rimpatrio, traslato a Monza il 4 novembre 2001.

 

Il Colonnello Chiaramonti

   

dal sito esercito.difesa

La vicenda del Colonnello Epifanio Chiaramonti del 80° fanteria Roma della Pasubio

Dalle sue stesse parole  alla platea della Sezione dei Bersaglieri Manara in Milano  ai primi del 1951“…nella mia esposizione ho parlato dell’eroico e generoso comportamento del 3°, del 79° e di tutti gli altri che tentarono di raggiungere Nikitovka a costo di gravi sacrifici. Ma tutti gli sforzi furono vani perché alle ore 15 del giorno 12, Caretto dovette ripiegare per ordini superiori. Si aspettava la Torino per ritentare 2 giorni dopo. L’alleggerimento della pressione nemica su di me mi permise alle 20 in mezzo a una bufera di neve di sganciarmi ed arrivare entro le 2 alle nostre linee. Io scrissi subito all’indomani una fraterna lettera da Gorlowka a Caretto per dirgli che l’80° non avrebbe mai dimenticato il fraterno aiuto ricevuto. Quello che voi avete fatto va al di là della semplice collaborazione ed è la più nobile espressione della fratellanza d’armi” 

16 Ottobre 1941– Chiaramonti con l’80° fanteria Roma e 1 battaglione del 79° si porta a Nikolaiewka. Anche alpini tedeschi e bersaglieri serrano sotto occupando Stalino e Sofja. L’avanguardia, che ha percorso 200 km nonostante la pioggia e le strade ormai impraticabili, ha lasciato sul terreno 61 morti. Stalino, uno dei pilastri della produzione russa, è caduta ma le città satelliti di Gorlovka e Rykovo sono ancora in mano russa. Gli alpini tedeschi dell’armata Von Kleist lasciano il gruppo. Ora alla Celere e agli italiani il compito di fare il successivo sbalzo oltre i due centri fino a Nikitovka e Trudovaja dove passa un oleodotto. Alla Pasubio viene affidato l’incarico di proteggere il fianco sinistro della Celere. La Torino come sempre arranca a piedi sui centri appena conquistati. I russi si stanno ritirando con troppa facilità e questo mette in sospetto il Gen. Messe, comandante in capo del Csir, che ipotizza un loro concentramento a Gorlowka. Sono gli ultimi giorni di ottobre e Messe manda avanti i Bersaglieri del XX/3° , che non possono che confermare il fatto. Il nemico è attestato in forze a noi superiori con molta artiglieria. La Pasubio sull’ala è ancora indietro, ad esclusione della colonna Chiaramonti che tra il 15 e il 28 ottobre stringe sotto marciando e combattendo per 12 giorni. L’attacco non potrà scattare che ai primi di novembre quando anche il grosso dei reparti in retrovia sarà arrivato. Il 1° novembre il 3° attacca e occupa Rykovo e Chiaramonti Gorlowka con l’ausilio dei cavalieri della Celere (Novara). La città viene presa strada per strada, in un combattimento (uno dei tanti poco narrati) diverso dalla iconografia ufficiale della campagna di Russia. In effetti nei combattimenti cittadini molti fattori di supremazia dei Russi vengono a cadere e il valore si misura alla pari. Gorlowka cade quindi con molte perdite il 2. Chiaramonti insegue i Russi su Nikitovka, ma stavolta ad essere scoperto è il suo fianco sinistro in congiunzione con truppe tedesche in ritardo. L’80° viene preso dal rovescio quando ormai si è attestato in città (Nikitovka) dopo strenui combattimenti (68 morti). Lo circondano dal 6 novembre elementi di ben 3 divisioni sovietiche. La resistenza si protrae per giorni, con le munizioni che si rarefanno a vista d’occhio. Cavalieri e 79° nonostante l’impegno non riescono a tirarli fuori. A tirar fuori Chiaramonti dovrà essere il 3° Bersaglieri col suo XX battaglione distaccato dalla Celere che sarà seguito dal XVIII. Fu così che il XX, per “far prima”, marciò dal 9 novembre lungo una scorciatoia che passava vicino al fronte ancora tenuto dai Russi. La notte fra il 9 e il 10 la luna non c’era e marciarono spediti su un sentiero, non sull’asfaltata, guidati da un ucraino che ricevette in compenso una stecca di sigarette. La marcia si svolse secondo le più accreditate regole d’ingaggio. Silenzio assoluto, sigarette spente, naturalmente tutto a rischio, con l’improvvisazione di un percorso che non era previsto. Al comandante di Battaglione Maggiore Alfredo Tarsia non vennero dati gli arresti perché la sera dopo anche il Col. Caretto col XVIII seguì la stessa strada. L’ora “0” che doveva scattare il giorno 12 con Chiaramonti che doveva forzare verso lo sganciamento, non giunge al XX (forse per problemi di radio, ma anche per un ripensamento sulla ora X prima anticipata) che già dal giorno 11 novembre muove con 3 compagnie verso l’abitato. 
 

immagini concesse da Vladimiro Senigalliesi dell’UNUCI di Monza

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