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Premessa
I
giovani non sono un oggetto di questo convegno: ne sono un soggetto.
Da protagonisti e in prima linea nel desiderio di dare un futuro di
alta qualità a questo territorio, un gruppo di giovani ha dunque
voluto partecipare a questo Convegno ed entrare nel merito degli argomenti
trattati dagli altri gruppi di delegati, parlando non dei giovani -
quasi fossero un problema -, ma della realtà in cui viviamo,
dei suoi problemi nodali, delle proposte o richieste che avvertiamo
come fondamentali per il rilancio dei paesi di montagna.
La percezione di partenza è stata quella che è giunto
il tempo che la gente di montagna e i giovani soprattutto recuperino
la capacità quotidiana di guidare con autonomia i processi sociali,
economici, politici ed ecclesiali del territorio: vogliamo, insomma,
prenderci in carico gli impegni civili per primi, come giovani e come
cristiani.
In questo senso, il nostro gruppo ritiene di aver solo iniziato un confronto
ed un lavoro. La prima proposta concreta che ci sentiamo di fare, quindi,
è che ci impegniamo a continuare il discorso, arricchendo il
gruppo stesso di nuove presenze, costituendoci in équipe permanente,
in gruppo di elaborazione, di progettazione, di attuazione di iniziative
possibili; già abbiamo stabilito quando e come ritrovarci; e
da subito chiediamo di essere un soggetto riconosciuto dagli interlocutori
politici ed ecclesiali del territorio.
PROBLEMI
NODALI
Entriamo
ora nel vivo del discorso. Senza pretendere di aver esaurito la discussione,
i giovani del nostro gruppo hanno individuato alcuni problemi nodali
a cui deve essere data soluzione adeguata e rapida. Per parte nostra
desideriamo indicare alcuni possibili progetti concreti per dare
una svolta alla situazione della nostra montagna.
Comunicazione
-
Il primo dei problemi che abbiamo preso in considerazione - forse
il primo anche per importanza strategica - è quello della comunicazione:
ecco il settore decisivo per il futuro del territorio montano. A tutti
i livelli!
- Il
problema comunicazione va considerato anzitutto all'esterno:
per una serie di fattori, la montagna si trova tagliata fuori dalle
politiche che si stanno sviluppando attorno ai vari centri della Regione
in ambito sociale, pastorale e così via. C'è emarginazione
comunicativa della montagna.
- Ciò
vale, però, anche all'interno del territorio: occorre
rilanciare il collegamento tra paesi, la circolazione delle notizie
e delle informazioni (un tempo affidata ad esempio in Carnia alle
figure dei Cramars), perché spesso questa non funziona
nemmeno tra i giovani. Con il risultato, fra gli altri, che si accentua
il fenomeno per cui la gente e i giovani di fondovalle disconoscono
loro per primi i paesi di montagna.
- A
questo scopo, proponiamo prima di tutto di costituire una RETE
di persone, specialmente di giovani, in collegamento costante
fra loro, referenti per ogni informazione e iniziativa. Parallelamente,
va creata una banca - dati sui giovani del territorio, sulle
associazioni esistenti e operanti in montagna e su quanto altro può
servire a sviluppare collegamenti e collaborazione.
- In
secondo luogo proponiamo una adeguata AGENZIA di comunicazione sul
territorio montano, unica per tutto il territorio ma collegata alla
rete di referenti di cui sopra e dotata di numerosi sportelli nei
paesi. Una agenzia del genere dovrà diffondere informazione
su occasioni di lavoro sul territorio, sulle possibilità dei
percorsi formativi per i giovani, su eventi aggregativi, ricreativi,
culturali, pastorali. Esiste, in proposito, il progetto dell'INFORMAGIOVANI.
Chiediamo che sia attuato subito e bene.
- La
gestione di questa agenzia deve strutturalmente coinvolgere i giovani
del territorio. Eventualmente alcuni di essi si costituiranno in associazione
no-profit o in cooperativa per essere persona giuridica idonea a questo
scopo. La responsabilità, quindi, potrà essere di enti
pubblici, ma la gestione deve essere PARTECIPATA, riflesso ed espressione
di una rete di interazioni reali tra i soggetti che lavorano sul territorio,
anche ecclesiali.
- Desideriamo
avviare, inoltre, una PUBBLICAZIONE periodica del territorio, a diffusione
capillare, come veicolo concreto delle informazioni relative ai vari
ambiti della vita giovanile e locale. Su tale pubblicazione possono
trovare spazio anche opinioni, riflessioni, appelli a chi è
impegnato a livello politico.
- Proponiamo
anche un gruppo di studio che sappia sfruttare le possibilità
di INTERNET al servizio della valorizzazione della montagna: non
esiste ancora un sito che faccia conoscere sistematicamente il territorio,
ogni suo paese e tutte le loro iniziative. Desideriamo su questo punto
un lavoro sistematico.
- Veniamo
al capitolo di alcuni altri mezzi di comunicazione del territorio.
Ci sono delle emittenti private in montagna, almeno in Carnia;
siamo convinti che è indispensabile arrivare ad un obiettivo:
che facciano SISTEMA, anche per evitare la polverizzazione delle risorse
e delle competenze, per POTENZIARE la TV locale, facendone un NETWORK
di tutto e per tutto il territorio, ma soprattutto di alto livello
professionale.
- Come
giovani vogliamo dire subito che alcuni di noi, qualificati professionalmente
in questo ambito o comunque in formazione nel settore, possono e desiderano
già impegnarsi in questa direzione. Accettiamo la sfida di
essere operatori professionisti al servizio della montagna. E ricordiamo
che questo può essere l'esempio di come una prospettiva di
lavoro "di eccellenza" sa offrire spazio sul territorio
per quei giovani della montagna, ricchi di risorse personali, che
si stanno qualificando a livello altamente specialistico in questo
come in tanti altri settori, e che troverebbero così ulteriori
motivi concreti per il loro futuro radicamento sul territorio.
- Il
sistema televisivo privato locale deve però investire in RIPETITORI,
perché è ancora lontano dal coprire il territorio. A
questo scopo, il finanziamento di una operazione simile può
in gran parte venire dalle realtà locali stesse, senza attendere
sovvenzioni dall'alto: ci sono risorse sufficienti sul territorio,
e come giovani chiediamo che chi in questo territorio ne ha decida
una buona volta di INVESTIRE PER QUESTO TERRITORIO, aprendosi, nel
caso specifico, alla logica della comunicazione come operazione vantaggiosa
e intelligente. Certo, occorrono anche le condizioni per la visibilità
di tali emittenti montane: invitiamo perciò il legislatore
competente a fare la sua parte.
- Per
arrivare a questo obiettivo, proponiamo un TAVOLO di studio dell'attuabilità
della proposta e un incontro tra i soggetti operanti coinvolti dal
progetto.
- A
livello di RADIO, va fatto un discorso analogo. Per iniziare,
come giovani ci aspettiamo che si riprenda presto il discorso sulla
Radio che la Chiesa locale aveva tentato di attivare sul territorio.
- C'è
poi la questione del sistema informativo pubblico. Il commento
del nostro gruppo sulla situazione è di INDIGNAZIONE per il
trattamento volutamente riservato alla montagna e sistematicamente
portato avanti soprattutto dalla RAI regionale. Chiediamo che venga
subito istituita la SEDE RAI per il Friuli, e che sia organizzata
realmente per tutto il territorio del Friuli e quindi anche per la
montagna. Chiediamo poi conto alle Autorità specialmente regionali
delle migliaia di firme raccolte qualche anno fa in questo senso,
rimaste senza risposta. La nostra proposta concreta è che vengano
individuate le responsabilità di chi, alla RAI, ha voluto questo
boicottaggio delle pubbliche esigenze, e i responsabili della Regione
si attivino subito per domandare con forza decisiva la sede in questione.
- Infine,
c'è da riflettere anche sulla possibilità futura di
una interazione (e non solo di una concorrenza) tra pubblico e privato
sul territorio, specie per quanto riguarda la montagna, ad esempio
a livello di televisione, ferma restando la professionalità
dovuta da entrambe le parti.
· Ultima considerazione sulla questione "comunicazione",
importantissima: questo problema nodale della comunicazione riguarda
TUTTI, non solo i giovani.
FORMAZIONE E SCUOLA
Voltiamo
pagina. Ci siamo occupati di formazione, scuola, università e
territorio. Anzitutto, abbiamo intuito la significatività della
presenza universitaria in montagna.
Progetto
Università
- Il
gruppo ha valutato molto positivamente e auspicato e richiesto l'istituzione
di CENTRI DI STUDIO E DI RICERCA sul territorio e per il territorio,
di altissimo livello, possibilmente capaci di mettere in partneriato
soggetti internazionali. Fra i principali obiettivi ci dovrà
essere lo studio della montagna come sistema, come risorsa e poi anche
come problema.
- La
presenza in montagna di realtà del genere può avviare
un circolo virtuoso, alimentare la circolazione di giovani, di uomini
di cultura, di idee, di progetti. Si creerebbe di riflesso un indotto
di domande a livello di microeconomia, di vivibilità dell'ambiente,
di offerte culturali, positivissimo per rimotivare la creatività
e l'iniziativa locali.
Scuola,
identità, politica scolastica
- Ma
c'è da riflettere anche sulla scuola già presente sul
nostro territorio, o, in qualche caso, sulla "fu-scuola"
dei nostri paesi. Gli anni iniziali del percorso formativo di una
persona sono decisivi per l'impronta che lasciano. Noi pensiamo che
debbano essere centrati sull'appropriazione dell'identità locale,
anche per creare le premesse forti di un legarsi futuro al territorio
e al suo sviluppo. Occorre una SCUOLA SUL TERRITORIO E DEL TERRITORIO,
che esprima e alimenti a tutti i livelli ed in tutte le forme l'appartenenza
di bambini e giovani alle comunità di montagna. Sentiamo, a
titolo di esempio, il peso di una grave ignoranza della storia, dell'arte,
della cultura e del patrimonio linguistico locale. Proponiamo anche
noi, allora, di rivedere i libri di testo e i programmi, ma non per
ragioni politiche: chiediamo che ci insegnino queste cose. La Regione
promuova l'elaborazione di libri di testo seri in cui si dia spazio
a questi capitoli.
- Non
è allora ammissibile, secondo noi, una riforma dell'assetto
territoriale della Scuola in montagna secondo logiche che ignorino
il valore strategico della presenza della scuola stessa per un paese
di montagna: togliere queste presenze ai nostri paesi, generalmente,
significa compiere l'atto conclusivo con cui si condannano a morte.
Non ci stiamo! Crediamo nella necessità di restituire alle
piccole comunità i loro spazi formativi: non è una concessione,
ma un diritto.
- In
ogni paese ci deve essere quindi una presenza scolastica, e in particolare
non può mancare quella della Scuola Materna; per il livello
dell'istruzione primaria, va integrata l'offerta della scuola (che
spesso è a fondovalle) con percorsi formativi offerti ed elaborati
dai paesi e nei paesi, secondo la logica della Scuola di Comunità.
Questo anche per contestare la tendenza della scuola ad occupare,
anzi, ad invadere, tutti gli spazi e i tempi dei piccoli: prima li
tolgono dai paesi, poi li tengono nelle classi di fondovalle a studiare
le tradizioni dei paesi. Chiediamo più buon senso.
- Approfittiamo
perciò della riforma per riaprire qualcosa, e non per chiudere,
come si è sempre fatto! Molte situazioni in cui ci si trova
a che fare con piccoli numeri si possono gestire con una intelligente
integrazione del livello statale con quello dei soggetti del territorio
(famiglie, comuni, realtà locali).
- A
monte dell'abbandono scolastico dei piccoli paesi, poi, va sì
rilevato che spesso il problema è nella mentalità dei
genitori, ma prima ancora va detta un'altra cosa: questo è
il risultato dell'aver introiettato un messaggio sul poco valore delle
scuole di paese, che è stato ideologicamente e sistematicamente
propagandato fino a poco tempo fa. Anzi, ancora adesso! Il nostro
gruppo ha voluto reagire a questo fenomeno dicendo che forse vent'anni
fa no, ma oggi la nostra montagna è in grado di esprimere una
classe di docenti di qualità (specie per l'istruzione superiore):
va categoricamente favorita, altrimenti non avremo chi sposa la causa
del territorio. Proponiamo allora alla Regione che nelle graduatorie
siano avvantaggiati i docenti residenti, introducendo il criterio
della territorialità; vanno al tempo stesso limitate le
deroghe all'obbligo di residenza dei docenti; proponiamo poi che chi
viene assunto, lo sia con un "fermo" di tre o cinque anni,
in modo che possa portare avanti un lavoro educativo completo; i Presidi
siano inoltre messi nelle condizioni di poter scegliere la squadra
con cui lavorare.
- Un'ultima
nota sull'argomento: la Regione continui ad incentivare l'iniziativa
non statale in ambito scolastico, anche per una sana ed equa concorrenza.
Cura
per il territorio
Il
lavoro del gruppo è passato al tema della cura per il territorio,
che riteniamo importantissima. Non possiamo dimenticare che vivere nel
brutto introduce nell'animo un senso di tristezza, deleterio per chi
già si trova a combattere con i disagi e gli svantaggi materiali
della montagna
- Il
sostegno alla cura dell'ambiente, però, non va più fatto
con finanziamenti ad hoc, ma considerando l'ambiente e il paesaggio
come parte integrante di un SISTEMA COMPLESSIVO, direttamente collegato
ai meccanismi economici della agricoltura locale e del turismo, come
è sempre stato per i nostri vecchi - come talvolta li chiamiamo
-. Un tempo la cura dei boschi, dei prati, dei sentieri non era fine
a se stessa, ma faceva parte della logica del sistema economico e
vitale locale.
- Non
serve allora un intervento per mantenere il paesaggio in sè:
senza un piano di motivazioni sufficiente non dai prospettiva alle
cose. Occorre un intervento per sostenere L'ATTIVITÀ ECONOMICA
DI AZIENDE LOCALI, l'attività agricola in primis, facendo in
modo che renda di nuovo. Pensiamo ad attività gestite da giovani
e sostenute dalla Regione , non con finanziamenti a pioggia ma con
tutti i mezzi concreti necessari (strada trattorabile, teleferica,
abolizione quote latte, defiscalizzazione). E chiediamo che venga
finanziata non l'attività ma il prodotto di montagna.
- Quanto
al turismo, quello adatto alla montagna é il turismo antropologico
e artistico-culturale, non artificiale. Non si può continuare
a puntare su un paio di piste da sci o finanziare quattro o cinque
paesi soltanto: la logica deve essere quella della promozione e della
cura globale dei paesi del territorio e della loro fisionomia umana,
perché possano non tanto richiamare turisti quanto avere degli
ospiti.
- Può
essere inoltre necessaria una soluzione al problema della frammentazione
della proprietà: chiediamo se è possibile un riordino
fondiario. Pensiamo sia comunque percorribile la strada di una locazione
pluriennale di un terreno frammentatissimo ad un soggetto che ne opera
un accorpamento virtuale e lo trasforma in azienda.
Lavoro
- Veniamo
al tema del lavoro. Oltre a quanto già detto, proponiamo di
trasferire in montagna sistematicamente le attività di basso
impatto ambientale che possono dare sbocchi sul territorio a giovani
specializzati ed altamente qualificati: ricerca scientifica, ricerca
tecnologica, lavoro intellettuale di promozione del patrimonio culturale
e di animazione culturale sistematica del territorio e di ogni suo
paese.
- Insieme,
va rinforzato il coordinamento tra scuola e imprese e mondo del lavoro.
- Ma
ci vuole anche una decisione politica: quella di defiscalizzare l'impresa.
Altrimenti non incoraggiamo la nascita di una cultura in questo senso.
Abbiamo bisogno, in montagna, di importare o avviare un numero di
modelli positivi che facciano massa critica per indurre una adeguata
e diffusa cultura dell'imprenditorialità locale.
Edilizia
Nel
corso della discussione, ci siamo occupati anche del problema dell'abitabilità
dei nostri paesi. Conosciamo diversi giovani che vorrebbero poter abitare
nei paesi di montagna, ma non hanno concrete possibilità di raggiungere
questo obiettivo. Cosa fare?
- In
primo luogo, deve CONVENIRE il recupero edilizio in montagna. Finché
è costosissimo e ti porta ad avere una casa che poi vale poco
sul mercato, non si risolverà il problema. La Regione intervenga
in questo senso.
- Ma
chiediamo anche di ribaltare la logica dei quartieri ghetto costruiti
con l'edilizia popolare. Insulti alla dignità e all'identità
della gente di montagna. La direzione da seguire, anche qui, deve
essere quella del recupero dei piccoli paesi. E proponiamo anche uno
stop alle concessioni edilizie in comuni montani a cose e a case orrende
e del tutto fuori contesto con la nostra identità.
- Per
non essere ingenui, ci siamo detti che comunque l'importante è
fare sistema: il recupero delle case ottiene il risultato della effettiva
loro abitazione se insieme si garantisce attività lavorative
adeguate, presenza della realtà scolastica, offerta culturale
significativa in paese.
Livello
Politico-istituzionale
Siamo
in conclusione. Entriamo allora nella questione politica e istituzionale.
Prima di tutto chiediamo a tutti e a tutti i livelli più gratuità:
stiamo ricevendo un pessimo esempio da amministratori di ogni genere,
colore e specie che, con il pretesto della responsabilità assunta
in quel consorzio o in quell'Ente o in quell'altra istituzione, si attribuiscono
e/o si aumentano retribuzioni per tutto, pur essendo contemporaneamente
stipendiati per la loro personale professione! Così non si va
avanti.
Al di là di questo, abbiamo parlato di progetti e di sistema.
Ma quale soggetto può attuarli?
Il nostro gruppo concorda fermamente sui seguenti punti:
Per
i territori delle Valli del Torre e delle Valli del Natisone (come per
la montagna del pordenonese) va individuata, sulla base dei principi
di autonomia e di sussidiarietà, una soluzione istituzionale
adeguata. In ogni caso, va anche detto che non potrebbe funzionare un
Ente locale in cui tutto il territorio della montagna friulana venga
accorpato.
Ci occupiamo, quindi, come giovani carnici, del nostro territorio. Per
attuare lo sviluppo del territorio della Carnia, del Canal del Ferro,
della Val Canale è indispensabile un progetto politico organico
e globale e, insieme, l'istituzione di un ente locale dotato
di una sufficiente autonomia di governo, cui appartenga il compito di
realizzare tale progetto.
Vogliamo
che l'Ente locale che va istituito non si aggiunga a quelli già
esistenti, ma sia l'unico soggetto istituzionale intermedio tra
i Comuni e la Regione, sul quale convergano poteri e risorse fino ad
oggi distribuiti con disordine. L'istituzione dell'Ente in questione
deve comportare dunque simultaneamente la soppressione di tutti gli
enti locali possibili.
Sappiamo anche che la Legge Costituzionale 2/1993 ha attribuito alla
Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia potestà esclusiva in
materia di ordinamento delle autonomie locali. Poiché la Regione
può fare questo lavoro, come giovani pretendiamo che lo faccia.
Chiediamo un Ente con organismi snelli ed efficienti, e ci sembra indiscutibile
che i membri che lo governeranno vadano eletti direttamente dai cittadini:
siamo stufi dei consiglieri amici degli amici e di quelli che comunque
rispondono agli schieramenti o ai partiti e mai alla gente!
La
formula istituzionale che il nostro gruppo ha richiesto è quella
della Provincia Regionale, alla quale la Regione deve trasferire
tutti i poteri che non sono di sua esclusiva competenza. Non ci interessa
una provincia senza poteri e contenuti, ma il reale trasferimento di
autonomia decisionale e di risorse al territorio, e questo la Regione
può farlo.
Isitituita dalla Regione, dal punto di vista della Repubblica Italiana,
però, la nuova Provincia esiste a tutti gli effetti. Questa soluzione,
pertanto, garantisce la massima dignità istituzionale possibile
a questo territorio evitandoci complicazioni, alcuni uffici e inutili
burocrazie.
Proponiamo subito, inoltre, che vengano predisposti i meccanismi per
trasferimenti di risorse adeguate automatici e in anticipo rispetto
alla programmazione.
Per evitare che Comuni più popolosi (come Tolmezzo) tolgano in
varia misura spazio ai più piccoli, importantissimi nel tessuto
sociale, vitale, culturale del territorio montano, chiediamo un sistema
dei "collegi" elettorali per cui ogni Comune o almeno ogni
vallata del territorio abbia la possibilità effettiva di eleggere
propri rappresentanti.
Quanto all'estensione della Provincia Regionale, il gruppo è
stato fermo e compatto su una indicazione: deve comprendere il territorio
realmente montano che può fare sistema. Per i comuni della zona
pedemontana può anche valere il principio dell'autodeterminazione.
Ma non vediamo proprio cosa centri con la montagna e con i suoi interessi
il territorio e la gente di Buia o di Gemona, che hanno invece necessità
importanti, ma da salvaguardare in altra maniera.
Chiedere con forza queste cose secondo alcuni è inutile, perché
chi siede in Regione, secondo loro, non le concederà, e chi siede
alla Provincia di Udine cercherà la prima occasione possibile
per dichiararsi contrario all'idea, sostenendo che non risolverebbe
nulla, quando invece sappiamo benissimo che non si vuole l'autonomia
del territorio montano per paura di perdere i privilegi finora ottenuti
sfruttando la nostra debolezza economica rigorosamente a nostre spese.
Pazienza se c'è chi non è d'accordo. Le esigenze di giustizia
non si possono tacere per calcolo politico.
Pastorale
Un
ultimo punto toccato dal gruppo, anche se in velocità, è
stato quello della situazione pastorale.
- Ci
sta a cuore anzitutto la FEDE degli adulti e dei giovani e di tutta
questa Chiesa. Ne chiediamo di più! Talvolta abbiamo la triste
impressione che gli adulti in montagna si siano abituati a credere,
senza il fascino che noi giovani abbiamo bisogno di vedere nella loro
testimonianza.
- Proponiamo
infine che ci sia sempre più comunicazione e coordinamento
fra preti e fra laici impegnati nelle comunità di montagna
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