Dieci giorni

parte III

 

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10. Il dolore dei ricordi.

Aveva appena cominciato a piovere quando Oscar rientrò alla villa. Era sconvolta per quello che era successo tra lei e André solo pochi minuti prima.

Sconvolta e furibonda.

Ora cercava di scacciare via dalla mente ogni pensiero che la riportasse a lui, ad André.

Cercava di non pensare al dolore e alla disperazione di André, a quel barlume di lucida follia che aveva letto nei suoi occhi. Voleva distrarsi da ogni pensiero. Sentiva una grande rabbia crescere dentro di sé, e sapeva che doveva tirarla fuori, in qualche modo, per potersene liberare.

Decise di allenarsi con la pistola. Predispose alcune bottiglie come bersagli. Intanto gocce di pioggia leggere e sottili la bagnavano, lentamente ma inesorabilmente.

Oscar si concentrò sul primo bersaglio. Sparò. Bersaglio colpito. Nella mente gli apparve l’immagine di André con il suo sguardo triste.

Cercò di scacciare quest’immagine e si concentrò sul secondo bersaglio. Sparò. Bersaglio colpito. Nella sua mente sentiva ora la voce di André chiedergli perdono.

Prese la mira per il terzo bersaglio. Sparò. Bersaglio colpito. Nella sua mente André indietreggiava verso il vuoto.

Alzò il braccio verso il bersaglio successivo. Ora il braccio le tremava. Prese la mira. Sparò. Nella sua mente André cadeva nel vuoto.

Bersaglio mancato.

Oscar trasalì. Era spaventata da quello che aveva immaginato. Alzò gli occhi verso il cielo. Ora pioveva più forte. Non poteva più allenarsi in quelle condizioni. Decise di rientrare in casa. Prima di farlo, però, volle togliersi un dubbio.

Come accidenti aveva fatto André a stare in quella casa con lei senza lasciare alcuna traccia della sua presenza? Ebbe un’intuizione. Aveva cercato Fersen nella villa e lo aveva cercato in ogni posto in cui fosse stato ragionevole cercarlo. Ma era André che lei avrebbe dovuto cercare, e c’era un posto dove, in effetti, lei non aveva guardato.

Si diresse alla scuderia. E lì, nascosto tra la paglia, trovò il giaciglio improvvisato di André. E la sua borsa, e alcuni indumenti. Era stata ben ingannata. Oscar si sentiva stupida. Prese la borsa e con rabbia la lanciò verso la parete di fronte a lei. Sbattendo contro la parete, dalla borsa si rovesciò in parte il contenuto. Oscar vide allora qualcosa che riconobbe subito. Era una catenina, una catenina per bambini con una piccola croce d’oro.

“Ma quella è la mia catenina!!” Si ricordò che quella catenina gliela aveva regalata la sua mamma quando aveva solo quattro anni. Oscar l’aveva sempre portata al collo e custodita come il suo tesoro più prezioso. Poi se ne era separata. La prese nelle sue mani e si sedette sul giaciglio improvvisato di André.

Si ricordò di una notte di temporale. Di una notte piena di lampi e tuoni. Non era molto tempo che André era arrivato a Palazzo Jarjajes. Quella notte i tuoni erano forti, sempre più vicini e forti, Oscar tremava di paura nel letto. Suo padre le aveva detto che non doveva avere paura dei tuoni, che un vero soldato non doveva avere paura di sciocchezze del genere. Ma Oscar, nonostante ripetesse a se stessa di non avere paura, proprio non riusciva a dormire. Cosa poteva fare?. Andare dai suoi genitori? Era escluso. Suo padre l’avrebbe punita se lo avesse fatto. Da chi andare, allora? Forse.. da André?. Chissà, forse anche lui aveva paura del temporale come lei. Forse poteva stare con lui finché il pericolo non fosse passato.

Si decise a uscire dalla stanza e ad andare in quella di André. Aprì lentamente la porta della stanza del bambino. André era rannicchiato sul lato opposto del letto. Oscar rimase qualche istante in silenzio. Lo sentì piangere. Istintivamente sorrise di quel pianto. Non solo non era la sola ad avere paura del temporale…ma André aveva talmente tanta paura più di lei che addirittura piangeva per questo. Pensò che era un’ottima occasione per spaventarlo e prenderlo in giro ben bene. Si avvicinò lentamente al letto pronta a spaventarlo. Quando ormai era tanto vicina al letto da poter mettere in pratica il suo piccolo piano “diabolico”, lo sentì mormorare tra le lacrime: “Mamma, mamma, perché mi hai lasciato, perché mi hai abbandonato…”

Oscar si bloccò allora. André non piangeva perché aveva paura del temporale, ma perché gli mancava sua madre. La bambina abbandonò il piano A… e decise di passare al piano B!.

Oscar salì sul letto. André si voltò di scatto e vide, nella luce di un lampo il volto della bambina. Oscar gli faceva cenno di fare silenzio. André guardava interrogativamente Oscar, quella bambina pestifera che di solito lo tiranneggiava e lo bersagliava con i suoi scherzi stupidi. Ma lo sguardo della piccola peste stavolta aveva qualcosa di dolce, qualcosa che lui non aveva ancora visto in lei da quando era arrivato a Palazzo Jarjajes. Oscar si avvicinò a lui e mise la sua testa sulla spalla di lui. Gli sguardi dei due bambini si incrociarono. Oscar socchiuse gli occhi e cominciò a cantare una ninna nanna. Era la ninna nanna che la sua mamma le aveva cantato tutte le notti quando era stata più piccola. Ora lei, con voce di bambina, la cantava per André, affinché si sentisse meno solo, e meno triste. André si assopì ascoltando la bambina cantare.

Il temporale, lentamente, si allontanava, i tuoni erano sempre meno forti e più lontani.

André aprì gli occhi. Oscar lo guardava. La bambina gli sorrise, poi si tolse dal collo la collanina. “Te la regalo” gli disse,”questa me l’ ha data la mia mamma affinché mi proteggesse da qualsiasi pericolo, ma credo che tu ne abbia più bisogno di me, perché la mamma non l’ hai più, perciò prendila come se fosse un regalo della tua mamma, ti proteggerà”.

Oscar rivedeva nella sua mente il sorriso di André bambino che accettava il suo dono. Si era completamente dimenticata di quella catenina. E si era dimenticata anche della sensazione strana che aveva provato quella notte di temporale di tanti anni prima. Si era sentita sicura, aveva smesso di avere paura, semplicemente stando vicino a quel bambino..

Lui aveva conservato la catenina per tutti questi anni, e l’aveva portata con sé anche durante questo viaggio.

Come vorrei che il tempo non fosse passato, André, come vorrei che noi due fossimo ancora bambini… A che ci è servito crescere? A che ci è servito crescere, André? Ci è servito solo ad imparare a soffrire…ci è servito solo..a perdere la cosa più preziosa che avevamo…a perdere la nostra amicizia.

André…André perché ti sei innamorato di me? Perché? Ho fatto forse qualcosa…qualcosa che mi rendesse seducente ai tuoi occhi?

André, anche se mi ami, io non posso ricambiare il tuo sentimento, proprio non posso.

Dobbiamo separarci André, perché quello che tu chiami amore ci sta distruggendo.

Perché quello che tu chiami passione ti sta distruggendo.

E io questo non lo posso permettere.

Ma come è difficile dirsi addio..André.

Legò la catenina al polso, come fosse un braccialetto e uscì dalla scuderia.

 

11. Discesa agli inferi

André aveva vagato per qualche ora senza meta sotto la pioggia, dimenticandosi perfino di mangiare.

I suoi pensieri non gli davano pace, tanto da non sentire più nemmeno la pioggia che, lentamente gli bagnava il corpo. Anzi gli faceva quasi piacere sentirla cadere sulla sua pelle.

Era l’ultima cosa rimasta a farlo sentire vivo.

Aveva lasciato le sue cose alla villa, ma gli mancava il coraggio di tornare anche solo per riprenderle. Decise infine di andare al porto. In qualche osteria del vecchio porto avrebbe sicuramente trovato qualcosa per stordirsi la mente, per non pensare.. Entrò nella prima osteria che trovò lungo il percorso che portava alle navi.

Al suo interno, tanta gente, tanta confusione, tanti marinai, con i volti segnati dal sole e dalle intemperie. Dovevano essere appena sbarcati da qualche nave arrivata lì dopo tanti giorni di viaggio.

Era gente abituata alla vita terribile e meravigliosa del mare. Abituata ad ogni privazione, alla sofferenza, gente venuta lì per dimenticare, per poche ore o per pochi giorni, il proprio inferno personale, o a cercarne uno lì. Gente venuta a bere, ad andar con donne, gente sola. Gente come lui.

André si sedette ad un tavolo e ordinò da bere. Guardava i marinai. I loro tatuaggi. Per ogni avventura vissuta, portavano tatuato sulle braccia, sul petto, sul corpo un segno. Segni diversi, a rappresentare gli antichi simboli del mare, o il cuore trafitto di un amore lontano nello spazio e nel tempo, o segni violenti, per incutere timore a chi si avvicinasse loro.

André sorrideva di un sorriso amaro, versandosi il primo bicchiere. Anche lui, come loro, era tatuato, in un certo senso. Il suo nome, il nome di Oscar era come tatuato in lui in modo indelebile. La sua immagine era impressa a fuoco in ogni spazio della sua mente, la sua voce, in ogni suo pensiero. Lei era lì, come tatuata in ogni battito del suo cuore, in ogni suo respiro.

Bevve, bevve tanto, nella speranza che l’alcool facesse effetto velocemente. Ma oramai il suo organismo era talmente abituato a trovare nella bottiglia un po’ di conforto che ci volevano molti più bicchieri prima che l’alcool facesse il suo effetto. Prima che quel liquido facesse il suo effetto, che lo stordisse, che per un istante lo facesse smettere di pensare.

Pregò che almeno stavolta il suo sollievo durasse di più, almeno un po’ di più rispetto all’ultima volta.

Un bicchiere dopo l’altro, ad André sembrò di sentirsi più leggero, e più sereno.

Sentì una mano sulla spalla, ed era lei, era la sua Oscar era accanto a lui, Oscar che gli sorrideva, gli accarezzava il viso, gli spostava i capelli all’indietro, gli toglieva di mano la bottiglia…. Lentamente…..delicatamente…il volto di lei si avvicinava sempre di più al suo, così bella, così dolce...lei lo baciava sulle labbra di un bacio dolcissimo……. che sembrava non finire mai, di quel bacio che lui aveva desiderato tutta una vita…

…ma anche quel bacio finiva…..come finiva tutte le volte.. e come tutte le volte André si risvegliò dalla sua fantasia con la sua fredda bottiglia ancora tra le mani.

No, ti prego, non fuggire anche dai miei sogni. I miei sogni sono tutto quello che mi rimane di te, non andare via, non mi abbandonare…

Riprese a bere, e cercò di ritrovare quel bacio tra le pieghe della sua fantasia, cercò di ritrovare lei….

... e lei era di nuovo lì con lui….gli sorrideva..gli prendeva la mano…lo portava lontano da lì..da quel posto rumoroso e oscuro…ora lei lo guardava con occhi pieni di passione..lui la scopriva nuda sotto di sé. Stavano facendo l’amore e lui la stringeva forte a sé…sempre più forte…

… ma poi gli occhi di lei non erano più felici… erano presi dal terrore.. erano gli occhi di lei quella sera maledetta, e lui aveva in mano quel lembo di camicia.. “…. e adesso…cosa vorresti farmi André? Che cosa vuoi provare?….”

Perdonami Oscar…..perdonami…

Anche quell’immagine spariva lentamente dalla sua mente, si dissolveva lasciandolo al suo dolore, alla sua infinita vergogna…..

Aprì gli occhi, nulla era cambiato di fronte a sé, i vecchi marinai continuavano a bere ai tavoli, qualcuno cantava qualche sconcezza. Le prostitute del porto cercavano di abbordare i loro clienti.

Potrei andare con una di loro anche io, certo, sarebbe facile e forse un po’ scontato, ci si aspetta questo dagli uomini, in fondo, pensava André, ma a che servirebbe?

A cosa mi servirebbe sbattermi su un letto maleodorante in qualche ripostiglio di questo porto con una donna che non conosco e che non conosce me, di cui non m’importa nulla e a cui non importerebbe nulla di me, cercando affannosamente e faticosamente un momento di piacere, un piccolo lampo di luce in questa oscurità che mi circonda, per poi aprire gli occhi e scoprire che non è lei che sto stringendo, che non è lei che sto baciando, che non è lei a guardarmi negli occhi, che non è lei a dirmi “ti desidero”. No, non servirebbe a niente. Sarebbe solo una piccola goccia d’acqua dolce caduta e subito dispersa in un mare d’acqua salata.

Nella mia debolezza, nella mia follia, ho voluto stravolgere tutto, abbattere per un momento ogni confine che questo mondo assurdo pone tra me e te, per dirti quello che provo per te.

E cosa ho ottenuto? Niente, perché niente può importarti di me.

Niente può e niente deve importarti di me, così ti hanno insegnato, così mi hanno insegnato, Oscar.

In questo maledetto mondo dove io non posso essere uguale a te.

In questo maledetto mondo dove è solo la fortuna a decidere se nasci perdente o vincente.

In questo stramaledetto mondo in cui il tuo destino è segnato da quel momento e niente e nessuno può modificarlo.

E non importa se sei intelligente o stolto, se sei onesto o disonesto, se hai voglia di fare o ti lasci vivere..solo quello è il tuo destino.

Questo stramaledetto mondo in cui pochi privilegiati, pochi damerini incipriati e idioti hanno tutto e io non ho niente, e nessun’altro ha niente e niente potrà mai avere. Siamo governati da gente per cui il colore di un vestito da sera conta più di ogni altra cosa.

Ma qualcuno ha detto che tutti gli uomini sono uguali. Qualcuno dice ora che questo mondo assurdo e ingiusto deve finire e finirà presto….

… e allora che venga, che venga la ribellione, che venga la rivolta, che spazzi via tutto questo marciume.. che spazzi via tutta la falsità e l’ipocrisia del mondo….che venga il fuoco….. che bruci via tutto e tutti….. bruci Versailles e brucino tutti i suoi stucchi dorati… i suoi ritratti di gente inutile….brucino le parrucche incipriate… e i vestiti di seta….venga l’inferno… Sì!

Venga l’inferno!.

Perché io sono già all’inferno, l’inferno che ho costruito con le mie mani… e allora che bruci tutto!…

… ma tu no, tu no amore mio, tu devi vivere, perché tu sei bella, e giusta, e coraggiosa..e forte..e fragile… e orgogliosa… e infinitamente diversa da questa gente ipocrita ed esaltata.

Tu devi vivere, sopravvivere a tutto, e vivere un po' anche per me, per salvare in un angolo remoto dei tuoi pensieri un ricordo bello di me… almeno un ricordo dove tu non abbia paura di me..dove tu non abbia sofferto a causa mia… dove tu possa sorridermi ancora….

Ma se non conto più niente per te, allora anche la mia ultima speranza è svanita

… sono stanco di remare…..

La giornata era trascorsa senza che André si facesse vivo in alcun modo. Oscar cominciò ad esserne seriamente preoccupata. Dalle finestre della villa che si affacciavano verso il mare, si accorse che le onde erano diventate sempre più alte, e minacciose. Il vento forte contribuiva a renderle più violente e furiose. Sembrava che dovessero portare via ogni cosa si trovasse sul loro percorso, per trascinarla via, per farla scomparire per sempre.

Oscar sentiva una strana inquietudine, mentre i suoi pensieri continuavano a girare tutti come in una spirale vorticosa. Tutti i suoi pensieri convergevano in un unico punto: Dove sei? Dove sei André?

Non poteva essere partito, perché le sue cose erano ancora nella villa, ma allora dove? Dove poteva essere? Cosa poteva pensare? Si pose mille dubbi, si disse che forse aveva sbagliato, che forse non avrebbe dovuto lasciarlo da solo, no, almeno, non in quello stato. Un tuono la fece sobbalzare. Cosa mi succede?

Rientrò nella sua stanza da letto decisa a porre fine a ogni suo dubbio e ed ogni sua indecisione. Si infilò stivali e mantello. Doveva trovarlo. Doveva trovare André. Ogni altro problema lo avrebbe affrontato in seguito. Oscar uscì.

Nella stanza di Oscar, ancora racchiusa tra le pagine di un romanzo, stava una piccola rosa bianca, che lentamente, ma inesorabilmente, sfioriva, lasciando cadere, ad uno ad uno i suoi petali sul pavimento.

 

12. La mareggiata

André usci all’aperto sotto la pioggia battente. Sentiva freddo, e si sentiva male. Molto male. Aveva bevuto troppo e la testa gli girava tanto da non riuscire a mantenere un’andatura coerente. Pensò di andare verso il molo. Un po’ d’aria fresca, anche se sotto la pioggia, lo avrebbe fatto sentire meglio.

Camminò a lungo..finché non sentì il legno del molo sotto i suoi piedi. Era stordito e confuso. Si aggrappò ad un sostegno. Le onde si abbattevano violente sotto di lui, colpivano con forza crescente i piloni di legno che sostenevano il molo. André, nel suo stordimento, giunse a confondere il suo tremare con il tremolio della struttura.

Perché non ci ho pensato prima! Io, io potrei arruolarmi tra loro! Potrei arruolarmi tra i soldati della guardia. Quella è gente povera come me, quella è gente misera come me. Oscar non potrebbe dire nulla, non potrebbe impedirmelo… e io... potrei… sì….potrei restare ugualmente al suo fianco… sì… è l’unica soluzione… potrei continuare a proteggerla anche così… e forse… forse un giorno mi perdonerà… sì… forse mi perdonerà… deve essere così… deve…sì, devo andare via da qui, ho molte cose da fare ora, ora che ho di nuovo una speranza, ora che ho di nuovo un motivo per continuare a vivere…

Le onde erano sempre più violente. Oscar aveva cercato dappertutto nel villaggio, aveva chiesto in ogni locanda, in ogni osteria, ed era arrivata fino al porto. Qualcuno le aveva detto di avere visto il giovane che cercava, qualcuno le disse che stava andando a piedi verso il molo. Oscar lasciò il cavallo e cominciò a correre verso il molo, la sua sensazione di inquietudine aveva lasciato già da qualche tempo il posto alla paura, alla paura che André stavolta potesse farlo, potesse farlo veramente.

Arrivò al molo. E ogni sua speranza residua svanì in un solo istante.

André era lì, in cima ad un sostegno in fondo al molo, ad una ventina di metri da lei. Sotto di lui, solo il mare.

Oramai era certo. André voleva veramente togliersi la vita. Non era più solo un ricatto.

André!!! André No!! André Non farlo!!! Nooo!!!

André si voltò, con il volto incredulo mentre guardava Oscar, la sua Oscar urlargli qualcosa di indefinito, ma un’onda violenta lo aveva già inghiottito.

Sotto l’azione violenta delle onde, un pezzo del vecchio molo era crollato, trascinandolo con sé.

Si era lanciata in acqua subito, senza pensare nemmeno a togliersi il mantello o gli stivali. Oscar nuotava disperatamente nel tentativo di trovare André tra le onde. Non riusciva a vederlo, e sentiva la corrente che la trascinava lontano. Lo vide, o gli sembrò di vederlo, scendere velocemente verso il basso. Nuotò con tutta la forza che aveva, fino a raggiungerlo. Cercò di vedergli il viso, era svenuto. Cercò di riportarlo su, ma si faceva pesante, sempre più pesante. Il suo mantello le si era incollato addosso e le impediva i movimenti. Era come legata a lui, che la trascinava sempre più in basso, verso la morte. Oscar sentì l’acqua cominciare ad entrarle nei polmoni…

…. a toglierle il respiro…

… più giù…

… sempre più in basso…

…. non respiro…

… aiuto…

… Dio…

André aprì gli occhi.

… cosa sta succedendo?…

… Oscar… perché?

…. no…

…. sto annegando? …

… no, Oscar… non devi morire…

non devi!

André cominciò a nuotare forte, cercando di risalire in superficie, cercando di vincere la corrente che ancora tentava di risucchiarli verso il fondo, verso il buio, trascinando lei, che non riusciva quasi più nemmeno a muoversi, giunta ormai allo strenuo delle sue forze, verso l’alto, verso la luce.

Riemerse e faticosamente riuscì a raggiungere la spiaggia. André camminò a lungo, trascinando Oscar priva di sensi fino ad un punto della spiaggia dove le onde non potessero più raggiungerli.

Depose Oscar sulla sabbia e si lasciò andare anche lui. Ora era al sicuro. Ora lei era al sicuro.

Quando Oscar riaprì gli occhi, André era sdraiato vicino a lei, incosciente. La pioggia cadeva un po’ meno forte, ma non per questo era meno insidiosa. Appoggiò la testa sul petto di lui e si rincuorò sentendolo respirare… piano… lentamente…

Si tirò su in ginocchio. Il volto di André era ancora contratto e tra le gocce che gli bagnavano il viso scoprì delle lacrime. Senza rendersene conto, avvicinò il viso a quello del ragazzo e appoggiò le labbra dal punto in cui aveva visto nascere quelle lacrime.

“Oscar… non devi morire.... ti amo… ti amo…”

Oscar si sollevò per un momento, incredula: anche privo di sensi, André continuava a tenere a lei, a pensare di proteggere la sua vita, la vita della persona amata.

Le labbra di Oscar si avvicinarono allora alle labbra di André. Il primo bacio che Oscar aveva ricevuto nella sua vita era stato un bacio improvviso e violento. Il bacio che Oscar regalava ora ad André era dolcissimo e lungo. Quando si separò da lui, le sembrò di sentire come qualcosa di strano… come un dolore… come un senso di vuoto… che non aveva mai provato nella sua vita fino ad allora.

Non poté più trattenere le lacrime, tutta la tensione, l’angoscia, il senso di solitudine che aveva provato di quei giorni scorrevano via insieme con la precisa sensazione che davvero quella sarebbe stata, dolorosamente, l’ultima volta in cui sarebbe stata così vicina ad André. Abbassò la testa e l’appoggiò sul ventre di André. Piangendo. In silenzio. E nel silenzio, nella stanza di Oscar, anche l’ultimo petalo della piccola rosa bianca cadeva.

 

13. L’amore è speranza.  

André si risvegliò quando i primi raggi di un sole nuovo filtrarono dalle finestre della stanza. Non capiva dove fosse ma dentro di sé sentiva che non era stato lì da solo. Oscar doveva aver dormito accanto a lui. Gli sembrava di poterne sentire il calore. Sperò che fosse ancora lì, da qualche parte in quel posto sconosciuto. Allungando una mano trovò un biglietto. Capì istantaneamente che Oscar non era più lì, che era andata via.

André, perdonami per tutto il male che ti ho fatto, io ti ho perdonato, lo dico sinceramente, ma non posso restare accanto a te. E non perché non sappia quanto forte sia l’amore che tu provi per me, lo so molto bene invece. E’ perché questo sentimento lentamente ti sta distruggendo, mi sta distruggendo. E l’unico modo per non farci più del male, per non farti più del male è vivere la mia vita lontano da te. Il mio nuovo incarico forse mi aiuterà a dimenticare il dolore di questi giorni. Il tempo ti aiuterà a dimenticare. Lo spero con tutto il cuore. Ti a     Con affetto. Oscar.

Una cancellatura, qualcosa che non doveva essere scritto, il pensiero di un istante, ma che non doveva essere pensato, nemmeno per un momento. André si alzò dal letto e si avvicinò alla finestra, con il biglietto ancora tra le mani.

Si affacciò alla sua mente una sensazione che non aveva mai avuto prima. Era la sensazione di aver ricevuto quel bacio dolcissimo che aveva sempre sognato da lei. Gli apparve il volto di lei, bagnato dalla pioggia avvicinarsi a lui, solo un’immagine della sua fantasia?.

Un sogno, l’ennesimo, ma forse qualcosa di più, una speranza, la prima, dopo tanto tempo.

André guardava dalla finestra la primavera che tornava a farsi sentire.

Guardava la sua vita ricominciare.

 

Fine

mail to: f.camelio@libero.it

 

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