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Era un mattino come
tutti gli
altri, ma nella sua mente qualcosa cedette di schianto, e lui si
ritrovò immerso in una vita completamente diversa, venendo meno tutte
le certezze di cui si era ammantato. I giorni acquistarono un diverso valore, assai scipito rispetto a prima. La sua mente fu turbata da altri aduggiati pensieri che lo mortificarono vieppiù. Ricominciò la scuola, ma l'abitudine che essa avrebbe dovuto costituire per il ragazzo venne meno e, più lui si rattristava, meno riusciva a rendere nello studio. Divenne tutto un'odissea senza soluzione, una tragedia personale e un travaglio immane. I risultati, le mete che avrebbe dovuto raggiungere, vuoi per acquietare la sua coscienza, vuoi per compiacere chi credeva in lui, erano divenuti ai suoi occhi traguardi lontani e impossibili a ottenersi. La sfiducia nei propri mezzi divenne una realtà inalienabile, una sofferenza costante. Permeato da opprimenti e disperate speculazioni, la vita procedette, le settimane furono seguite dai mesi e, quasi senza accorgersene, passarono anni sempre immerso in un'abissale afflizione. La sua mente vagava alla ricerca di qualche idea che lo potesse confortare, qualche baluardo di resistenza prima di soccombere, ma, benché in momenti illuminati poteva quasi scorgere la luce che si profilava avanti a lui, mai riusciva ad afferrarla o ad esserne pienamente partecipe, sempre si rattristava e vani diventavano i progressi, seppur modesti, che era aveva ottenuto. Diceva a sé stesso che la vita di una persona oscilla sempre tra gaiezza e sconforto, e che, per quanta infelicità ci sia in un essere, questa è spesso gonfiata ed esagerata dalla sua percezione interiore. Ma neppure tali pensieri potevano rincuorarlo, si convinceva di portare seco un pesante macigno e, poiché nessuno poteva comprenderlo, inutile era il tentativo di spiegarsi. Un giorno tuttavia, passati che furono sei anni, dopo molto meditare, una speranza nuova si fece largo in lui. Da principio pensò di esser di fronte a uno dei suoi momenti illuminati, ma, col procedere dei giorni, credette di aver finalmente raggiunto un importante obbiettivo. Si persuase che quella situazione non poteva perdurare in eterno, ragionò che il suo dolore dovesse avere un termine. Iniziò a credere nei migliori precetti che si era edificato, sentendoli come propri e non frutto di mirabolanti, ancorché futili, elucubrazioni. E pur tuttavia il dolore non cessò di esser presente, l'ansia non lo abbandonò, la requie tanto attesa non si rivelò come David se la immaginava. Ma nella sua faretra ora il ragazzo possedeva acuminate frecce di logica dotate di fini punte cariche di esperienza vissuta.
Christian
Michelini, Settembre 1998.
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