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L'uomo giù in strada La fredda luce del
lampione
che, gracchiando irregolarmente, illuminava la stretta striscia
d'asfalto sottostante, sembrava l'unica cosa viva quella notte. I
bidoni ammaccati, soffusi nel sottile velo di nebbia, apparivano come
nani deformi piegati dal loro stesso dolore. Restai con queste fantasie per un po', poi, stanco, tracannai d'un fiato il bicchiere ritrovandomi ancora una volta attaccato al vetro a guardare la strada. Forse mi aggrappavo a qualsiasi cosa pur di distrarmi e dimenticare lo schifo di oggi. Rimanere immobile a fissare e pensare. Forse solo a fissare. Mi portai alla bocca il bicchiere ma era nuovamente vuoto. Cazzo, il bicchiere vuoto non ci voleva! Avrei dovuto prendere la bottiglia - chissà dove l'avevo lasciata? - senza accendere la luce, nel buio quasi totale della stanza. Non volevo allontanarmi dalla finestra. Allungai la mano verso il comodino e cominciai a cercarla a tentoni ma non era lì. Sul tappeto! Ecco dove l'avevo lasciata! Nella penombra riuscii a trovare il collo della bottiglia e con rabbia ingollai un sorso lungo e potente. Poi, quello che avevo temuto. Andai alla finestra e feci appena in tempo a intravedere la schiena ricurva dell'uomo che spariva nel vicolo all'angolo. Ero rimasto affacciato per vedere come sarebbe andata a finire e per un fottuto sorso d'alcool mi ero giocato tutto. Cominciai a ridere sommessamente di me, dei miei pensieri assurdi e dello sfigato sulla strada. Chissà che cosa mi aspettavo di vedere? Distolsi lo sguardo dalla finestra e mi avviai senza alcuna voglia al bagno. I rubinetti erano freddi ma sentivo che l'acqua gelata mi avrebbe fatto bene. Nell'oscurità intravedevo appena allo specchio le gocce che cadevano dal naso e dalle sopracciglia come se volessero fuggire dal mio viso, da me. Risi sommessamente dei miei pensieri. Chiusi il rubinetto e con la faccia fredda e bagnata mi buttai sul letto. Cominciai a fantasticare sulle macchie gialle d'umidità che costellavano il soffitto, immaginandomi forme e disegni, così come facevo da piccolo con le nuvole. Ma le macchie non si muovevano, rimanevano immobili. Non so quanto tempo trascorse ma non riuscivo a dormire. A tratti mi sembrava di addormentarmi ma invece avevo sempre davanti i disegni gialli sul soffitto. Mi alzai. Questa volta non c'era il tappeto e i piedi nudi sul pavimento ebbero l'effetto d'una secchiata d'acqua gelata. Adesso ero ancora più sveglio ma sapevo che non era colpa né dell'acqua né del pavimento. Il neon verde dell'insegna del bar al piano terra inondava la stanza di una luce irreale. Pareva di essere nella foresta con il sole che, basso, illuminava le foglie. Non era male, ma mancavano le scimmie. Perché prima non ci avevo fatto caso? Uscii dalla camera e ritornai ad affacciarmi alla finestra. Nella notte, nessuno in giro. Aprii la finestra lasciando che il freddo colpisse il mio corpo. Senza maglia la pelle d'oca si diffuse rapidamente ma non ci feci caso. Giù in strada, niente. Ad un tratto nel palazzo di fronte si accesero le luci delle scale eccetto quelle del secondo piano. Forse una lampadina fulminata. Attesi, ma nessuno saliva e nessuno scendeva. Ancora un po'. Nessuno. Chissà chi cazzo aveva acceso le luci. Un altro po'. Le luci si spensero. Il freddo si era ormai intrufolato negli angoli più nascosti della stanza ma non volevo chiudere la finestra. Stavo bene così. Più tardi, non so quando, chiusi il vetro. Fuori non c'era niente e nessuno. Sempre la solita strada, i soliti marciapiedi, i soliti palazzi. Solo l'uomo non c'era più. Ritornai nella mia camera tutta verde. Che palle, il bar non chiudeva mai? Mi buttai sul letto e mi addormentai quasi all'istante o così almeno mi sembrò di ricordare la mattina seguente, davanti alla finestra. ![]()
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