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Godere il passato, assaporare il futuro Il sole era assai
basso sull'orizzonte, mentre il vespro lasciava spazio alla
contemplativa sera. Riecheggiavano lontani gli echi del labore degli
uomini che incessantemente si affaccendavano nel quotidiano impegno a
portare in famiglia l'agognato soldo. La bruma si levava dalla quieta
terra a offuscare il guardo di chi, non pago del travaglio del giorno,
cercasse nuove strade e nuove soluzioni nel continuo suo tramenio di
vita. Pensava ai giorni dell'infanzia spensierata, scevra da problemi e questioni, tutta dedita alla gioia di vivere. Quel ricordo gli era caro, ma al tempo stesso generava in lui malumore, malinconia per la cessazione assai precoce di quel periodo di serenità. Confrontava quei giorni con la sua tediante realtà odierna, e la sua vita gli appariva sciupata, svilita dal continuo rimuginare che pur gli era tanto caro quanto necessario e imprescindibile. Desiderava giornate diverse, trascorse come la gente normale. Odi profanum vulgus et arceo. Questo gli rammentava la sua istruzione, ma in quel momento il desiderio di distacco dalla banalità del quotidiano vivere lasciava il passo all'affezione che provava verso un'esistenza spontanea, semplice ma forte, quale solo poteva esservi nelle persone comuni. Poche fugaci speculazioni erano tutto ciò che gli rammentava inconsciamente quanto fosse più giusto contemperare istruzione e mondanità, conoscenza e ricreazione. Ma la sua natura solo raramente si adattava all'uscir fuori, per sospendere la laboriosità interiore e distaccarsi dal suo cervello gravido di idee. Era forse il timore del nuovo che lo relegava ad una vita da eremita nella sua Tebaide intellettuale. O forse voleva a tal punto concettualizzare le emozioni e le distrazioni da non poterne essere mai partecipe, negandosi lo svago a lui tanto utile. Ecco per quali tortuosi sentieri giungeva alla rimembranza del passato, proprio come intima dissociazione da un Ego che, per quanto possente, non poteva permanere solingo nel suo stato. E il suo essere precedente era l'unico di cui avesse abbastanza conoscenza, pur trovando sempre aspetti a lui non familiari, l'unico col quale tentasse di sconfiggere la sua audace solitudine.
Alternava in tal
maniera le sue aspirazioni, alacremente, mai
soddisfatto né di quanto pensava, né di quanto riusciva poi a
realizzare. E in questo esasperato fraseggio di voci contrastanti,
l'anima sua si perdeva, inquieta ma ferma nel suo proposito.
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