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 Godere il passato, assaporare il futuro
Brano scritto da Christian

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Godere il passato, assaporare il futuro

Il sole era assai basso sull'orizzonte, mentre il vespro lasciava spazio alla contemplativa sera. Riecheggiavano lontani gli echi del labore degli uomini che incessantemente si affaccendavano nel quotidiano impegno a portare in famiglia l'agognato soldo. La bruma si levava dalla quieta terra a offuscare il guardo di chi, non pago del travaglio del giorno, cercasse nuove strade e nuove soluzioni nel continuo suo tramenio di vita.
Tom invece stava fermo, assorto lungo la salita che conduceva al cuore del parco, macchia scura nell'oscurità nascente. I suoi pensieri vagavano più dei suoi operosi occhi nel procedere di quel tempo senza ore che si stagliava maestoso tra lui e il suo ritorno a casa. Si concedeva abitualmente quella visita al verde, in pertinace caccia di bramata requie dalle sue meditazioni, pur sapendo fin da principio quale fosse la natura della sua ricerca, ossia un inutile speranza di placar la mente affannata. Il grigiore che cominciava ad ammantare la natura rigogliosa lo induceva a tristi pensieri, vaneggiamenti serotini cagionati dalla scarsa luce. E, sebbene l'animo suo potesse trovarsi spaurito in cotali tenebrose speculazioni, il suo cuore apprezzava questi momenti, capaci di equilibrare la sua visione della vita, in continua spola tra serenità e malinconia.
Anche quel giorno si ritrovo così a meditare.


Pensava ai giorni dell'infanzia spensierata, scevra da problemi e questioni, tutta dedita alla gioia di vivere. Quel ricordo gli era caro, ma al tempo stesso generava in lui malumore, malinconia per la cessazione assai precoce di quel periodo di serenità. Confrontava quei giorni con la sua tediante realtà odierna, e la sua vita gli appariva sciupata, svilita dal continuo rimuginare che pur gli era tanto caro quanto necessario e imprescindibile. Desiderava giornate diverse, trascorse come la gente normale. Odi profanum vulgus et arceo. Questo gli rammentava la sua istruzione, ma in quel momento il desiderio di distacco dalla banalità del quotidiano vivere lasciava il passo all'affezione che provava verso un'esistenza spontanea, semplice ma forte, quale solo poteva esservi nelle persone comuni.
Poche fugaci speculazioni erano tutto ciò che gli rammentava inconsciamente quanto fosse più giusto contemperare istruzione e mondanità, conoscenza e ricreazione.


Ma la sua natura solo raramente si adattava all'uscir fuori, per sospendere la laboriosità interiore e distaccarsi dal suo cervello gravido di idee. Era forse il timore del nuovo che lo relegava ad una vita da eremita nella sua Tebaide intellettuale. O forse voleva a tal punto concettualizzare le emozioni e le distrazioni da non poterne essere mai partecipe, negandosi lo svago a lui tanto utile.
Ecco per quali tortuosi sentieri giungeva alla rimembranza del passato, proprio come intima dissociazione da un Ego che, per quanto possente, non poteva permanere solingo nel suo stato. E il suo essere precedente era l'unico di cui avesse abbastanza conoscenza, pur trovando sempre aspetti a lui non familiari, l'unico col quale tentasse di sconfiggere la sua audace solitudine.


Ma nel suo vagare si smarriva sovente, ancor più che nel passato, nel futuro, prossimo o lontano che fosse. Come il possedere un preterito rigoglioso da confrontare e analizzare era per lui motivo di soddisfazione, così esser vicino ad un avvenire per lui ignoto ma pregno di possibili ramificazioni e fortune costituiva una speranza radiosa e fortificante.
Iniziava a pontificare sui giorni a venire, domani sarebbe stato in biblioteca, il giorno dopo in religioso pellegrinaggio da un suo amico, addirittura la sera del sabato sarebbe uscito con la compagnia che conosceva. E fintantoché era immerso in questi pensieri, il suo animo era appagato, felice per quelle esenzioni dall'abitudine artefatta che si era costruito e nella quale era al contempo assediato e assediante. E quelle, che pur rimanevano fantasie, riuscivano a rincuorarlo, a pacificare il suo spirito cogitabondo, a mediare tra le necessità della sua persona.
Infatti, giunto al fatidico giorno, sempre trovava una scusa, accampava pretesti per non procedere nella sua opera pianificata attentamente. L'umore poteva essere non adatto, oppure un evento inaspettato, anche minimo, poteva inficiare il desiderio che si era prefisso. E tenendo un impassibile contegno, sfumava la possibilità precedentemente sorta dal suo elucubrare.

Alternava in tal maniera le sue aspirazioni, alacremente, mai soddisfatto né di quanto pensava, né di quanto riusciva poi a realizzare. E in questo esasperato fraseggio di voci contrastanti, l'anima sua si perdeva, inquieta ma ferma nel suo proposito.
E in quel giorno di abituale contemplazione, tra i melodiosi suoni discordanti che si sostituivano vicendevolmente nel suo spirito, dubbioso si domandava perché mai egli dovesse celebrare il passato quanto magnificare il futuro, mentre il suo presente, l'unico ad essere reale, concreto, corporeo, dovesse rimanere caparbiamente nell'ottusa insipienza.


Christian Michelini, Ottobre 1998.

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