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 Filosofia di vita
Racconto umoristico scritto da Christian

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C'era una volta un ragazzo molto vecchio. Aveva 131 anni, ma ne dimostrava 16,5. Stava passeggiando sopra i muri di una foresta. Ad un certo punto cadde, e si ruppe la testa. Poco male, non l'usava molto. Mentre ancora si stava riparando il cranio, gli si avvicinò una vecchia betulla.
- Cosa fai, ragazzino? - gli chiese l'albero nano
- Mi sono sfasciato la testa. Me la sto riparando.
- La testa è un bene importante, conservala con attenzione.
- Oh, lo so, - rispose il ragazzino stupido. - Ho letto molto io.
- Ah, davvero? - chiese inorridita la betulla. - Perché l'hai fatto, non lo sai che è dannoso?
- Perché? - domandò a sua volta il ragazzino inebetito.
- Perché se leggi molto impari troppo, - affermò con stizzita ovvietà la betulla.
- Ma io non mi ricordo quello che leggo. - ammise a malincuore lo stolido.
- Sei proprio uno stupido, - disse con cattiveria l'albero. - Non sai che anche quello che non ricordi lascia comunque una traccia indelebile in te?
- Ah, - sospirò sconclusionatamente il ragazzo.
- Già, - continuò la betulla.
- Allora forse qualcosa ho imparato, - disse il vegliardo con contentezza.
- Cosa hai imparato? - sputò con livore il saggio vegetale. - Hai imparato come si è buoni, come si è intelligenti, come si è sensibili. Ma non sei buono se non in teoria utopistica, non sei intelligente se non in maniera paradossale, non sei sensibile se non con i tuoi simili, o meglio con le persone a te affini.


- Ah, - proferì rattristato il vecchio pazzo.
- Dai retta a me, - disse la betulla, - a me che ne ho viste di tutti i colori. Il mondo è fatto per i malvagi, per gli ignoranti e per gli insensibili. Se accomunerai in te queste tre qualità, niente ti potrà ferire, niente ti potrà stupire, niente ti danneggerà.
- È solo questione di questo? - chiese il ragazzo con ammirazione. - È suffiente possedere questi tre pregi per esser felici?
- Certo, - gli confidò la betulla. - Se riesci a sprecare l'inesorabile minuto smarrendo il valore di ogni istante che passa, tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa, e, quel che più conta in questo mondo, tu sarai un uomo, figlio mio.
Il ragazzino allora si allontanò subito dalla betulla, perché gli aveva già detto tutto quello che voleva sapere, e non gli serviva più. Nuotò in un dirupo scosceso e si apprestò a vivere nel mondo.

Christian Michelini, Ottobre 1999.


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