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Ultime
lettere di Jacopo Ortis
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Ugo Foscolo
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Recensione a cura di Christian
Questa è, per tematiche e concetti esposti, l'opera
più rappresentativa e complessa di Foscolo.
L'autore, che è sempre stato il simulacro del romanticismo
italiano, propone in questo romanzo
epistolare tutta la sua arte, sia
nello stile che nel periodare, ma soprattutto manifesta con
ricercatezza e armonia uniche tutti i temi e le idee care al movimento
romantico.
Il valore fondamentale, rappresentato con rara
maestria in questo volume, è quello dell'amore che, per
cause esterne e indipendenti dal volere dei due innamorati, non
può essere corrisposto se non platonicamente, e deve
soggiacere all'impossibilità di un matrimonio che, per
condizioni familiari e patrimoni differenti, non può essere
celebrato. Attorno a questo perno saliente, si svolgono tutti i
pensieri del protagonista: Jacopo, già incerto in
un'esistenza fatta di dubbi, sia esistenziali che sociali, riceve il
mortifero colpo da questo innamoramento passionale, intenso,
intellettuale, che non può essere accettato dalla famiglia
di lei. Un contesto di crisi umana era già presente nel
protagonista, un ragazzo dalle rare doti di intelligenza, e, nel
più classico degli stilemi romantici, anche estremamente
sensibile. Ma sarà proprio questa negazione dell'eros, che
porterà al thanatos, cioè la morte, vista come
scelta obbligata per la pacificazione delle pulsioni amorose. Un
cammino che Jacopo percorre in solitaria, in un volontario romitaggio
umano, e che viene esacerbato da speculazioni e riflessioni di intensa
mestizia. Sarà importante, per la sconfitta umana
autoimpostasi dal ragazzo, anche il tema dell'amor patrio tradito, del
declino di un popolo e di una nazione, quella italiana, degradata nei
valori e nel coraggio; una nostalgia dell'antica arditezza, della
grandezza degli avi, che si smarrisce nella contemplazione di un
presente dissoluto e corrotto. E la spiccata sensibilità del
protagonista lo porterà a vedere con netta evidenza anche le
brutture dell'esperienza umana, come l'imbarbarimento dei costumi, come
la nequizia di una società che giustizia i criminali rei di
aver rubato per sfamarsi, come il progressivo incupimento e
degenerazione della vecchiaia ancor prima civile che umana.
Tutti importanti tasselli che definiscono il problema
esistenziale di
Jacopo, ma che si reggono su una fondamenta assai stabile, e che
determinerà, fino alle estreme conseguenze della morte, il
cuore del protagonista, ancor più delle motivazioni di
abiezione delle umane genti: quel pernio indistruttibile è
l'amore; lacerante, emotivamente irrazionale, intenso come solo un
romantico può percepire. E nasce da questo tutta la critica
all'umana condizione di vita: uno scagliarsi contro l'incomprensione
del volgo, che non può essere sanata nemmeno dall'affetto
dei familiari e amici, perché così
incommensurabile è l'incomunicabilità che
distanzia Jacopo dal mondo esterno.
Una certa compiaciuta
autocommiserazione anima quest'opera (d'altronde è un tratto
spiccatamente romantico, e comprensibile, anche alla luce dell'attuale
comprensione della psicologia umana, che considera la sfera affettiva
la base per la stabilità psicologica, come ad esempio si
può vedere in Adler, Jung, Freud e la moderna psicoanalisi).
Jacopo rifiuta espressamente chi si dice libero dalle pulsioni,
perché questi sono persone che le intense emozioni non hanno
mai provate, e quindi la loro sagacia è frutto di un'istanza
favorevole del destino, non del coraggio dell'umana accettazione.
Quest'opera parla direttamente al nostro cuore, anche con una certa
perseveranza e desiderio melodrammatico, per quella ricerca spasmodica
di emozione, suscitata nel protagonista, suscitata nel lettore, che si
concretizza in un perdurare della narrazione, anche quando si conosce
già l'epilogo tragico, in un'estensione ad libitum
dell'istanza drammatica che sta alla base dell'opera.
Ma i
meriti di questo libro vanno al di là dei suoi caratteri
contingenti, e si manifesta soprattutto in una narrazione che riesce a
far emrgere il lato più umano e sensibile dell'esistenza.
Un'opera che diviene archetipo della sensibilità, e che
centra l'obiettivo romantico con impagabile precisione.
Consigliato
a:
Tutti gli appassionati di letteratura, i romantici, i
sensibili, gli idealisti, gli utopici dovrebbero leggere quest'opera.
Se vi è piaciuta, vi consiglio di leggere soprattutto altre
grandi testi che fanno dell'amore, inteso come sensibilità,
il loro motivo dominante. Potete leggere, per affinità
elettive, "I
dolori del giovane Werther" di Goethe
(che abbiamo disponibile in audiolibro),
oppure
l'intramontabile "Romeo e Giulietta" di Shakespeare.
Altri opere incentrate su una visione romantica dell'esistenza sono "Cime tempestose"
e "Jane Eyre"
delle sorelle Brontë, oppure volumi come "Senso e
sensibilità", "Persuasione"
e "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen.
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
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