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Ricerca personalizzata
Sharon e mia suocera. Diari di guerra da Ramallah, Palestina di Suad Amiry Feltrinelli, 2003 - € 8,50 “Stavo lottando con tutte le mie forze contro la paura crescente di diventare una straniera in Palestina. Sembrava tutto così facile, quando avevo cercato di convincere mia madre che la mia decisione di andare a vivere nella Palestina occupata non era poi un’idea tanto folle. Dopotutto si tratta della Palestina dicevo spesso. Proprio quella frase sembrava avere su di lei un effetto magico”. Oggi parliamo di Suad Amiry, una giovane palestinese che trova un diversivo alla frustrazione quotidiana, data dal vivere in prolungati periodi di coprifuoco imposti dall’esercito israeliano, scrivendo i suoi pensieri in un diario, raccolti fra il 2001 e 2002, durante l’occupazione dei territori palestinesi. Questi scritti non dovevano diventare un libro, per noi è quindi una fortuna poter leggere queste pagine, dove ironia e profonda angoscia si alternano nel descrivere quel che significa, oggi, vivere in quelle terre. Suad cerca sempre di vedere il lato positivo delle cose, anche se per ogni spostamento deve ottenere un permesso, anche se ogni volta rischia di farsi male a causa delle macerie per le strade. Nonostante tutto, il suo è un quartiere abitato da persone tranquille e socievoli, spesso rallegrato dai giochi dei bambini. Il coprifuoco viene sospeso, di tanto in tanto, per ragioni“umanitarie”: si tratta di poche ore frenetiche, nelle quali sotto lo sguardo dei soldati israeliani, si cerca di recuperare cibo, medicine, o di contattare i parenti rimasti isolati. Suad riesce così a portare via l’anziana suocera, da una casa ormai ridotta in macerie, e a tenerla con sé, proprio mentre i soldati passano di casa in casa per setacciare e distruggere quel poco che rimane. Spesso il suo pensiero va al padre, al suo immenso desiderio di rivedere, anche solo per pochi istanti, la sua casa, occupata da una famiglia israeliana. Un libro triste, perché nelle sue parole si percepisce il senso di soffocamento dato dal vivere come prigionieri nella propria casa. Ma allo stesso tempo affiora la grande forza d’animo dell’autrice, che sogna un futuro diverso per il suo popolo, che descrive con quell’ironia appena accennata che fa sorridere anche nelle situazioni più drammatiche.
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