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Recensione a cura di Christian
Salambò è un'opera vastissima per
contenuti e ricostruzione storica. Vengono riproposte le gesta dei
Cartaginesi contri i barbari mercenari che cercarono di conquistare e
sottomettere la città al loro volere.
Un lavoro
immenso, quello svolto da Flaubert,
che ha consultato centinaia di volumi e ha viaggiato a lungo per vedere
i luoghi dove vengono ambientate le vicende.
La critica
contemporanea al romanzo
l'ha letto soprattutto in chiave di
ricostruzione storica, ma i meriti del romanzo
vanno al di
là, e sono intimamente connessi con l'esperienza vitale
dell'autore.
Un mondo cruento, quello che ci viene presentato, a volte
grottescamente crudele, ma essenzialmente scaturito dall'esperienza
dell'autore,
da un sense of wonder che Flaubert
vuole imprimere nel lettore, da un gusto del macabro e della
perversione che vuole essere un monito, ma soprattutto cerca di
risvegliare la coscienza di una borghesia, quella di metà
Ottocento, annoiata e intorpidita.
Ma una lettura
più moderna, mi pare possa trovare altri meriti nell'opera,
che vadano oltre la sapiente costruzione sintattica, la
copiosità dell'aggettivazione, la terminologia fedele e
sterminata con cui vengono designati luoghi, dei, personaggi, oggetti,
vegetazioni. In questa narrazione epica possiamo trovare anche
l'animalesco, la lordura umana; la superstizione che assurge al ruolo
di ispiratore delle menti, recando dolore e sofferenze; la
crudeltà ferina che l'uomo dimostra su ogni forma di vita,
soprattutto su se stesso. Anche trovando una certa
artificiosità che presenta il costrutto storico alle
fondamenta del romanzo,
le situazioni narrate non possono non turbare
quanti credono in una certa perfettibilità infinita dello
spirito umano, dando adito a inquietanti distopie, già
concretizzatesi ampiamente fino ai tempi a noi più vicini e
moderni.
In questo grande affresco, dalle doti spiccatamente
cinematografiche, in particolare per l'uso degli avverbi, delle
congiunzioni temporali e spaziali, della consecutio delle preposizioni
e dei tempi, ecco che ci vengono presentati i personaggi. Ma questi
sono figure spesso funzionali, a volte quasi affettate e perfettamente
calzate nei loro abiti di scena. Se si vuole trovare una mancanza del
romanzo, è
proprio l'assenza di una certa indagine
psicologica nelle motivazioni dei protagonisti, nei loro pensieri: in
un rifluire di ondate marose di attacchi e battaglie, di forze opposte
e scontri infausti, il moto corale delle genti che popolano l'opera
valgono più delle esperienze dei singoli.
Consigliato
a:
Questo romanzo è
stato profondamente ammirato nella
letteratura mondiale: a partire da Baudelaire,
fino a Proust
e alla
critica moderna. E' veramente un'opera immensa, per valore, speranze
anelate, promesse non mantenute, aspirazioni concretizzate. Gli
appassionati di grandi romanzi
storici, di narrativa epica, troveranno
in quest'opera un lavoro estremamente ponderato e assai meritorio.
Tutti gli amanti di eccellente letteratura possono trovare in questo
libro un valido rappresentante della tradizione letteraria francese, e
potranno dedicarsi alla lettura senza apprensioni, a patto di tollerare
la violenza e la carica coercitiva insita nell'opera.
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 8 |
9 |
9 |
9 |
|
Fronte
|
Retro
|
 |
 |
|
Clicca sulle immagini per
ingrandire
|
|
Titolo |
| Salambò |
Tit.
originale |
| Salammbô |
Autore |
| Gustave Flaubert |
Editore |
| Mondadori |
Anno |
1862
|
Pagine |
| 276 |
Genere |
| Romanzo |
Argomento |
| Ricostruzione
storica |
|