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Titolo
|
Autore
|
|
Re
Lear
|
William
Shakespeare
|
Recensione a cura di
Christian
A quasi due anni dalla lettura di questa tragedia di
Shakespeare, il mio ricordo di quest'opera è sempre vivo,
sebbene si siano soffusi i tratti della narrazione. L'autore in questa
rappresentazione riesce a raggiungere le massime vette di lirismo di
tutta la sua produzione artistica.
Analizzare Shakespeare
è sempre difficilissimo, e sono molteplici le diverse
specializzazioni nell'esegesi e la comprensione del testo
shakespeariano. Ma di quest'opera, anche ad un profano come me, rimane
sempre nitido e vivo l'accorato ritratto di un padre e del suo amore
per le figlie, la sua sventura, l'incomprensione che si instaura nel
rapporto filiare, la pazzia di un'amore mai capito. Un grandissimo
affresco, con figure memorabili, come quella del buffone, tipico
personaggio shakespeariano che qui raggiunge le massime vette di
espressività.
Un grandissimo dramma, una
bellissima storia, una realizzazione superba: tutto questo rende
bellissima quest'opera che, nella produzione del grande autore inglese,
riesce a svettare per imponenza delle tematiche e sublimità
poetica.
Consigliato a:
Consiglio quest'opera a tutti gli amanti di Shakespeare,
che
senz'altro non si perderanno nemmeno l'occasione per rileggerla. Chi
non conoscesse ancora l'autore se non per riferimenti cinematografici,
non può non leggere alcune delle sue opere immortali.
Se vi è piaciuto questo volume, dovreste chiaramente leggere
le altre tragedie e commedie, a partire da "Romeo e Giulietta", fino ad
"Amleto",
"Otello", "Macbeth" e tutte le altre grandi opere. Per quanto
riguarda l'amore paterno per le figlie, vi consiglio un altro grande
capolavoro letterario: "Papà
Goriot", di Honoré
de Balzac, che svetta per realizzazione e vividezza
espressiva.
Citazioni:
(pag.
39)
Buffone: Zio, se tu fossi stato il mio buffone,
ti avrei fatto bastonare per essere invecchiato prima del tempo.
Lear: Perché prima del tempo?
Buffone: Non avresti
dovuto diventar vecchio prima di diventare saggio.
(pag.
57-58)
Buffone (cantando):
Chi di un po'
di cervello fu dotato,
Gli soffi il vento o cada l'acqua
attorno,
Dev'essere contento del suo stato
Anche se
avesse a piovere ogni giorno.
(pag. 59)
Lear: Tu credi gran cosa questa bufera accanita che ci penetra nelle
ossa; e lo sarà per te. Ma là dove si
è abbarbicata una malattia più grave, la minore
è appena sentita. Tu fuggirai un orso, ma se la tua fuga
s'imbatte nel mare muggente, ti volgerai a sfidare il dente dell'orso.
Quando l'anima è tranquilla, il corpo è
sensibile; ma la tempesta che ho nell'animo mi rende sordo a ogni altro
senso fuor che al male che mi strazia il cuore.
(pag.
66)
Edgardo: Quando vediamo uomini a noi superiori
che sopportano gli stessi nostri mali, non possiamo quasi
più considerare nostre nemiche le nostre miserie. Chi soffre
solo, soffre soprattutto nell'animo, lasciandosi alle spalle immagini
di felicità e di gioia; ma lo spirito può
sopportare molti dolori, quando si hanno compagni nel sopportare la
nostra pena"
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 8 |
10 |
9 |
9 |
|
Fronte
|
Retro
|
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|
Clicca sulle immagini per
ingrandire
|
|
Titolo |
| Re Lear |
Tit.
originale |
| The tragedy of King Lear |
Autore |
| William Shakespeare |
Editore |
| Tascabili Economici Newton |
Anno |
| 1605 |
Pagine |
| 95 |
Genere |
| Tragedia
teatrale |
Argomento |
|
|