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Titolo
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Autore
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Quest'anno
a Gerusalemme
|
Mordecai
Richler |
Recensione a cura di Anna Rita Federici
La quarta
di copertina
Storia
di una aliyah (salita in Israele) mai avvenuta, nel credo e nella
“mitologia” che spingevano un ragazzo a desiderarla e nel disincanto di
un adulto che ha trovato nella sua nazionalità, nei suoi legami
affettivi e sociali, la sua casa, il suo focolare nazionale. Un romanzo
che è a suo modo una ricomposizione accorata e razionale del conflitto
arabo-israeliano. I ricordi sono intrecciati con l’analisi dei fatti,
la sua vita con la storia dello Stato di Israele, i suoi amici si
perdono e si moltiplicano tra quelli che hanno fatto aliyah
pieni
di speranza e di illusioni.
L’intreccio
Un
ragazzo ebreo canadese, l’autore, racconta un aspetto della sua vita
legato alla sua religione, vissuta nella famiglia e tra gli amici come
estraneità alla società che lo accoglie. Un passaggio di fase in fase,
la spiritualità, la politicizzazione, l’ideologia, tese alla
costruzione di una “cittadinanza” israeliana, alla preparazione di un
ricongiungimento alla Terra promessa. Un ricongiungimento che non
avverrà mai, una mancanza vissuta in un duplice sentimento, tra la
nostalgia del vecchio struggente sogno e l’allignamento di nuove
proprie radici nella sua nazionalità effettiva, nella sua autentica
terra.
Il commento
-L’anno
prossimo a Gerusalemme!- è stato a lungo un modo di dire per augurarsi
che presto si sarebbe potuti tornare nella terra dei padri, ritrovarsi
in Terra santa: il sogno della liberazione lungo 2000 anni ora si è
avverato, nel nostro tempo è accaduto. Quest’anno a Gerusalemme, il
titolo, ha il sapore gioioso della possibilità finalmente avveratasi di
poter fare ritorno e al tempo stesso amaro, della inattuabilità e
inattualità di quel sogno per l’autore che sceglie, pur visitando
Israele due volte, di non farvi mai definitivo ritorno. Senza
ipocrisie, smagato, indaga senza tralasciare nulla della costruzione e
della situazione di fatto dello Stato di Israele, dei diversi stati
d’animo e le aspettative dei suoi cittadini, dall’immigrato mosso da
mera scelta opportunistica, al sopravvissuto per cui si è realmente
avverato il sogno della liberazione; e della “gestazione” del nascente
Stato di Palestina, della rabbia sorda, della violenza che nutrono i
palestinesi nei confronti di chi “… si è presentato con un Libro in
mano dicendo: -Questa è la terra che Dio Onnipotente ha promesso a me e
ai miei discendenti migliaia di anni fa. … Adesso siamo tornati, per lo
meno ciò che è rimasto di noi, perciò spostatevi o andatevene.-” In un
linguaggio chiarissimo ci porge le notizie, le informazioni per poter
interpretare la storia, capire il conflitto, equidistante (lo si
capisce, dopo un lungo travaglio), dalle due cause ma non privo di
simpatia per ciascuna di esse. E non privo di ispirazioni cui, chi può,
dovrebbe dare ascolto.
Non posso però concludere nulla che riguardi Mordecai Richler senza
citare due suoi romanzi
che sono capolavori: “La versione di
Barney”
che fa ridere e piangere insieme, e molto altro, e “Solomon Gursky è
stato qui”, fantastica epopea del leggendario Solomon, amato e
tormentato, gentiluomo e gangster. Sono tra i libri più belli che ho
letto in questi ultimi anni e non credo che si possa non averli letti.
Leggeteli.
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
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Fronte
|
Retro
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Titolo |
| Quest'anno a Gerusalemme |
Tit.
originale |
This Year In Jerusalem
|
Autore |
| Mordecai Richler |
Editore |
| Adelphi |
Anno |
1994
|
Pagine |
| 333 |
Genere |
| Romanzo |
Argomento |
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