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Titolo
Autore
Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura Gordiano Lupi
Recensione a cura di Giovanni Menicocci

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La vicenda è di un certo Gordiano Lupi che, banchiere, cerca di pubblicare vari libri e racconti, e si ritrova a fronteggiare la giungla furfantesca degli editori.
La forma letteraria è quella di un diario serale che espone con veemenza la rabbia contro l’indifferenza degli editori; questa forma fa procedere il libro verso una serie di riflessioni sulla scrittura che prendono avvio da episodi capitati al protagonista Gordiano: una volta spedisce un racconto alla rivista “Fernandel” e si sente rispondere che per pubblicarlo occorre riscriverlo, lui lo raffina e dopo un mese il direttore gli scrive rifiutandolo perché “gli gira così”; un’altra volta spedisce una raccolta di racconti alla Besa editrice e riceve la risposta che sarà pubblicato a patto che lui acquisti un certo numero di copie del libro, “copie che poi l’autore potrebbe utilizzare in occasione di presentazioni o quant’altro”.
La forma usata da Gordiano Lupi è formata da pause descrittive inanellate una dopo l’altra, come se ci fossero dei gradini da percorrere ma disposti in maniera casuale. La salita, in questa modo, è resa ancora più impervia. È una forma difficile da affrontare che Lupi rende scorrevole attraverso l’ironia, la quale permette all'autore di non prendersi troppo sul serio. Il modello letterario - già presente in alcun pamphlet, come “L’esame di coscienza di un letterato” di Renato Serra pubblicato nella “Voce” del 1915, o “Amiamo la guerra” di Corrado Papini ne “Lacerba” del 1914 - legittima le opinioni dell’autore, che quando ci conduce al piano superiore ci fa dire: “ecco dove ci voleva spingere”. In questo caso l’approdo narrativo è la constatazione del difficile panorama editoriale italiano, quasi che Lupi voglia scagliarsi con piglio giornalistico contro la magagne della società - in questo caso quella culturale.


L’incedere per vari capitoli, ognuno molto breve, tende a fotografare questa particolare realtà editoriale con sguardo vigile e curioso. L’aspetto diaristico però rende difficile assumere una verve sarcastica, perché anche questa stessa forma letteraria - e parliamo solo di forma - rischia di far intuire che neanche essa si prenda sul serio. Alla fine si rischia di credere che non è serio neanche questo libro, oltre che il panorama editoriale italiano. Forse essa si sarebbe dovuta sciogliere più verso l’invettiva, legata da una solida acrimonia ideologica. La stessa che invece è presente nel linguaggio, un toscano “arrabbiato” (come dice l’autore) memore di altre ironie del ceppo linguistico fiorentino (basti pensare alla caricatura collodiana o, più recente alle frecce dialettiche di Benigni).
È nel contenuto che Lupi si destreggia in maniera brillante, per saper creare con pochi tocchi aneddoti e spunti di riflessione giocosa. Il protagonista del libro, Gordiano Lupi stesso, s’imbatte in editori fasulli proprio perché non c’è un editore serio in Italia. Esiste solo “Mondofeltrinaudi”, ovvero “Berluscheditore” che ha come ufficio marketing il “Costanzosciò”. “Berluscheditore” tiranneggia le scelte culturali tanto che ogni altro editore indipendente tira innanzi la giornata sfruttando i sogni degli scrittori esordienti (in Italia sono più numerosi gli scrittori che i lettori). Gli ex-scrittori improvvisano poi scuole di scrittura dispendiose. In un episodio Gordiano deve pagare - in parte - una casa editrice per farsi pubblicare i racconti e poi si deve occupare da solo della promozione e distribuzione, in un altro non può contare sulla promozione della propria rivista “Il foglio letterario” su “Vibrisse” - altra rivista -  nonostante la prima abbia parlato a lungo della seconda in un precedente numero. Fino al clamoroso caso del premio “Libroitaliano” pubblicizzato su “la Repubblica” e che pubblica i racconti in un antologia le cui copie devono però essere acquistate tutte dagli scrittori, al prezzo non inferiore di 2000 euro. E Lupi fa nomi e cognomi. Il che rende il libro quasi un documento impegnato, spinto dalla stessa furia di un Marinetti e che avrebbe potuto essere più spudorato, quasi una denuncia giornalistica. I nomi che si fanno vanno dalla esosa scuola Holden di Baricco, ai bohemien Pinketts, Santacroce e Nori.
È uno strano miscuglio questo “Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura” (romanzo acquistabile via e-mail a: ilfoglio@infol.it) che proprio per la forma ibrida è da leggere e gustare, non avendo paura di sentirsi feriti se vi si troveranno speranze deluse di autori emergenti, così come è stato impudentemente sincero l’autore.

Una lettura analoga consigliata è "Guida alla scrittura" di Giorgio De Rienzo.

Scorrevolezza Valore artistico Contenuti Globale

Fronte
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Titolo
Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura
Tit. originale
Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura
Autore
Gordiano Lupi
Editore
Stampa Alternativa
Anno
2004
Pagine
160
Genere
Romanzo in forma di diario
Argomento
L’autore ci conduce nelle avventure dirompenti di uno scrittore emergente, certo Gordiano Lupi

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