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Titolo
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Autore
|
|
Mary
e il gigante
|
Philip
Kindred Dick
|
Recensione a cura di Christian
Dick è
noto in tutto il mondo come celebre autore
di fantascienza,
anche se il riconoscimento del suo merito letterario
è avvenuto perlopiù postumo. Tuttavia, non molti
sanno che, per Dick, la fantascienza
è stata un ripiego, un
sostituto avvilente di quella letteratura classica e di grande stile
che avrebbe voluto scrivere. Dick si
accorse che, nonostante fosse
competente e capace, non sarebbe riuscito a sfondare nell'editoria
classica. Perciò si diresse verso un campo in cui poteva
avere più speranze di successo, quella fantascienza dominata
dall'iperproduttività di libri, tipica di quegli anni, e che
vide in Dick uno
dei massimi e copiosi esponenti.
Questo
"Mary e il gigante" è pertanto quasi una perla rara,
trattandosi di un romanzo
classico e contemporaneo che muove i passi in
un periodo post-bellico, dove i timori divengono ossessioni. In esso si
avvertono echi e allusioni a grandi autori, primo fra tutti Hemingway.
Una trama frammentata e altalenante fa da cornice all'idea che sta alla
base del romanzo,
quella della divisione e
dell'inconciliabilità, quale che sia la causa. Divisione fra
neri e bianchi, incompresione tra impiegata e datore di lavoro,
mancanza di intesa nel rapporto di coppia: i personaggi di questo
romanzo
sentono in modo lancinante la propria solitudine, il proprio
isolamento. La protagonista non può quindi fuggire dal suo
ruolo, dal suo distaccamento dalla realtà, che assume tratti
schizofrenici, visionari, metareali, tipici marchi di fabbrica della
poetica dickiana.
L'inesorabilità e
l'ineluttabilità della propria essenza raggiungono in
quest'opera una consistenza palpabile, che mi ha ricordato scritti
molto diversi: ad esempio "Di
là dal fiume e tra gli alberi" di Hemingway, ma
anche tematiche riscontrabili in "La malattia mortale"
di Kierkegaard.
Dick è stato per certi versi il
profeta dell'allucinazione e dell'anomia sociale: anche in quest'opera
si possono vedere in nuce le tematiche care all'autore, e si percepisce
benissimo come, spesso, una parte di quella stessa fantascienza
allucinatoria e schizoide, che così sapientemente ci
descrive, non è affatto distante dalla realtà
quotidiana.
Consigliato
a:
Chi non conosce Dick,
dovrebbe leggere innanzitutto le sue opere maggiori, in particolare "Ubik", "Blade Runner"
e "Un
oscuro scrutare", che sono pregevolissime. Chi
invece conosce l'autore ma non lo apprezza, probabilmente non
troverà in questo romanzo
qualcosa che gli faccia mutar
opinione.
Se vi è piaciuto questo romanzo,
vi
consiglio di leggere "Di
là dal fiume e tra gli alberi" di Hemingway, che
ha qualche punto di somiglianza a livello di contenuti, e, per chi si
vuole cimentare nella lettura, anche il difficile "La malattia mortale"
di Kierkegaard, che mette quasi l'ultima parola
sull'inesorabilità degli animi dolores.
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 8 |
6 |
7 |
7 |
|
Fronte
|
Retro
|
 |
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|
Clicca sulle immagini per
ingrandire
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|
Titolo |
| Mary e il gigante |
Tit.
originale |
| Mary and the Giant |
Autore |
| Philip Kindred Dick |
Editore |
| Fanucci |
Anno |
| 1955 |
Pagine |
| 285 |
Genere |
| Romanzo |
Argomento |
|
|