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Recensione a cura di Christian
Questo monologo di Oriana Fallaci
è interessante
perché mostra non solo l'aspetto umano ed anticonformista di
una scrittrice, ma soprattutto perché ricco di spunti di
riflessione, idee, affermazioni della propria personalità,
intuizioni e ribellioni.
E' il monologo dell'autrice
con suo
figlio, la cui gestazione comporta innumerevoli problemi per la
protagonista: una sorta di dialogo prenatale. E' una gestazione
difficile innanzitutto perché, per una donna negli anni
Settanta, essere sola, non sposata, con relazioni passeggere,
è come essere rea confessa del peccato di anticonformismo.
In un mondo in cui la donna, anche professionalmente evoluta come la
Fallaci,
è vista come impossibilitata a vivere senza il
supporto maschile, questa maternità diviene ancor
più stimolo all'emancipazione dell'autrice.
Un'emancipazione
che è sentita come necessaria, improrogabile, e che la
protagonista porta fin alle estreme conseguenze.
La struttura
dialogica è basata su due istanze: il dialogo dell'io della
protagonista con sé stessa, il dialogo dell'io con l'alter,
che è rappresentato dal figlio nascituro. Poche sono le
eccezioni, quando la madre si rivolge ai medici per controllare lo
stato di salute dell'embrione (con una spiccata diffidenza verso la
sfera maschile autoritaria), quando si rivolge al padre del nascituro,
che è sempre presente nel romanzo
perlopiù come
fonte e stereotipo dei problemi culturali del periodo.
La
protagonista sembra percorrere un cammino decisamente solitario, nel
bene e nel male, ma ciò che più rende
apprezzabile questo volume, è proprio la sua collocazione
storico-culturale e, visto nell'ottica della lotta per l'emancipazione
femminile, è una tappa importante dell'affermazione dell'ego
femminino contro l'alter maschile, spesso egocentrico e imperioso. La
dote più apprezzabile di questa come delle altre opere della
Fallaci,
è quella di presentarci una femminilità
vivida ma non mai convenzionale, dove l'arte letteraria non
è disgiunta dall'eleganza, dove il nesso fra le due
metà del cielo diviene effimero. Un modo di scrivere che
ottiene, per antitesi con il lascito letterario patriarcale, una nuova
istanza di femminilità attiva, coerente, impetuosa (al
contrario ad esempio di quanto avviene per Banana Yoshimoto
in romanzi
come "Amrita").
Consigliato
a:
Chi non conosce la Fallaci,
con questo libro potrà
apprezzare la sua capacità di essere donna senza conformarsi
allo stereotipo maschile, né a quello di una
femminilità rassegnata. Se vi è piaciuto questo
romanzo,
vi consiglio di leggere le opere di Virginia
Woolf, l'autrice di "Mrs Dalloway".
Se volete conoscere altre grandi autrici, vi potete orientare anche
verso le grandi scrittrici del passato, come le sorelle Brontë
(per esempio in "Poems",
"Cime
tempestose", "Jane
Eyre", "Agnes Gray"),
oppure Jane
Austen,
che al contrario delle sorelle dello Yorkshire, viveva, già
nel suo tempo, una femminilità di natura più
ironica, più sprezzante a volte, nel gusto salace e arguto
di volumi come "Orgoglio e pregiudizio" e "Ragione e
sentimento".
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 8 |
7 |
8 |
7.5 |
|
Fronte
|
Retro
|
 |
|
|
Clicca sulle immagini per
ingrandire
|
|
Titolo |
| Lettera ad un bambino mai nato |
Tit.
originale |
| Lettera ad un bambino mai nato |
Autore |
| Oriana Fallaci |
Editore |
| Rizzoli |
Anno |
| 1976 |
Pagine |
| 101 |
Genere |
| Monologo
interiore |
Argomento |
|
|