
Recensioni
libri
I
libri imperdibili
Audiolibri
Biografie
autori
Correnti
letterarie
Progetto
Letteratura VR
Progetto
AEDO
Recensioni
film
Recensioni
giochi
Articoli
Fotografie
Racconti
Umorismo
:-)
Staff
Scrivimi!
Links
Vecchie
news
Accesso
rapido
alle recensioni
Clicca sulle lettere per
accedere agli
autori indicizzati
A
| B | C
D | E
| F
G | H
| I
J | K
| L
M | N
| O
P | Q
| R
S | T
| U
V | W
| X
Y | Z
|
|
Recensione a cura di Christian
I libri di Virginia Woolf
mi sono sempre risultati ostici da interpretare. Non nel senso della
comprensione profonda dell'opera - questo, il cercare il quid saliente
del volume, magari sarebbe un merito per me, data che la vastità delle
tematiche e delle riflessioni di cui sono intrisi i suoi libri.
Purtroppo invece troppo spesso leggendo la sua prosa, rimango preso tra
lo sconforto e l'ammirazione: da una parte il modo geniale in cui l'autrice
affronta le metodologie narrative sono per me una vetta che miro e
ammiro, sentendo quindi la sua prosa vicina al mio modo di concepire la
scrittura; dall'altro, il suo modo di raccontare, così povero d'azione
a favore dell'analisi degli intimi e reconditi meandri della psicologia
umana, mi risulta difficile da seguire - forse troppo abituato come
sono al modo di scrivere in vigore fino all'Ottocento, dove trama,
descrizione, azione e analisi psicologica concorrono coralmente alla
realizzazione di un'opera meritoria.
Virginia Woolf
disprezzava Joyce, in
special modo l'"Ulisse",
che considerava osceno: e io ammiro questo artigiano delle parole; ma Virginia
ammirava Proust e
la sua "Recherche",
anch'egli artigiano dei capoversi: e io ammiro questo genio come
artefice del pensiero, ancor prima che genio artefice di res scripta.
Forse ne consegue che il dissidio fra queste due istanze intellettuali
sta in me, e pertanto non riesco a scrivere in modo per me
gratificante; o forse il dissidio fra queste due istanze intellettuali
sta in Virginia,
ed è per questo che scrive con tanta genialità (non posso dire che
fosse necessariamente gratificante per lei la scrittura, date le
sofferenze psicologiche cui era esposta per i suoi disturbi).
Per me
è sempre stata questione di antitesi, di dicotomie e dualismi. Ma senza
addentrarsi nei miei meandri psicologici, e addentrandoci invece in
quelli in cui navigano - ovviamente cullati dalle onde - i sei
personaggi protagonisti dell'opera qui recensita, devo dire che è a
volte difficile non perdere la bussola, in un romanzo
dove quasi non
esiste azione, ma solo reminiscenza, pensieri, asserzioni, ricordi,
valutazioni, desideri realizzati o procrastinati. I protagonisti
pensano e (credono di) dire queste cose, ma tutto si svolge nei loro
monologhi, e questo accentua la solitudine esistenziale. Sembrano un
po' sistemi inerziali di galileiana memoria, perché poco interagiscono
con l'esterno, e molto invece con il loro mondo interiore.
Se volete
trovare in un libro soprattutto l'azione e l'intreccio della trama,
allora, purtroppo, saltate a piè pari questo volume. Ma se volete
indagare non solo l'animo umano, ma anche l'animo della narrazione
umana, e come si è potuto così evolvere, sia nelle modalità che nelle
finalità, in un solo secolo - il Novecento - allora quest'opera può
essere molto importante.
Le realtà descritte trascolorano tra verità
e allegoria, metafore di vita che divengono vita: aspirazioni e
disillusioni si mescolano formando una unitaria visione emotiva e
appassionata della vita.
Consigliato
a:
Se avete letto questo volume, vi consiglio altre opere
di Virginia Woolf:
almeno "La signora Dalloway"
e "Gita al faro".
Adesso
vi consiglio alcuni volumi per ripercorrere la narrativa al femminile,
purtroppo spesso relegata in minuti cantucci nella storia letteraria
scritta nei modi dettati da civiltà patriarcali.
Si inizia leggendo le argute analisi sentimentali di Madame de La
Fayette, in "La principessa di Clèves".
Poi ci dirigiamo verso Jane Austen,
che a secoli di distanza e nonostante il frastuono della stanza in cui
era costretta a scrivere, rimane di impagabile modernità: "Ragione e sentimento",
"Orgoglio e pregiudizio" e "Persuasione".
Poi leggiamo le tre sorelle Brontë: Anne e il
suo "Agnes Gray",
Charlotte
con il celebre "Jane Eyre"
ed Emily con
l'ancor più celebre "Cime tempestose".
Una
pausa di riflessione, per quello che è riuscito a dare non solo alla
letteratura, ma anche alla cinematografia, va fatta con "Frankenstein"
di Mary Shelley.
George Sand,
poi, a discapito dello pseudonimo mascolino (necessità imposta dai
patriarchi) è stata un'autrice molto prolifica: noi abbiamo la
recensione di "Tre romanzi (Indiana - Lo stagno
del diavolo - Il Marchese di Villemer)".
Ora facciamo vela verso l'Italia a leggere il primo premio nobel donna
della letteratura: Grazia Deledda.
Di lei potete leggere "Canne al vento",
"Cosima",
"Elias Portolu", "Il Flauto nel bosco", "Il fanciullo nascosto" e "Racconti sardi",
che abbiamo tutti disponibili anche in formato audiolibro.
Poi direi di soffermarsi un attimo su Simone de Beauvoir,
la compagna di vita di Jean-Paul Sartre:
potete leggere "I Mandarini"
e la raccolta di tre opere "Una donna spezzata".
Avvicinando
finalmente i contemporanei, e arrivando anche alle ultime lettere
dell'alfabeto per quanto riguarda le iniziali, vi consiglio l'integrità
culturale di Marguerite Yourcenar
- leggete in particolare "L'opera al nero"
e "Memorie di Adriano"
- e la freschezza narrativa, un po' malinconica, di Banana Yoshimoto;
ecco le nostre recensioni a quest'ultimo riguardo: "Amrita",
"H/H",
"Kitchen", "Lucertola",
"L'ultima amante di Hachiko",
"N.P.",
"Sly",
"Sonno profondo",
"Tsugumi".
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 7 |
8 |
7 |
8 |
|
Fronte
|
Retro
|
 |
 |
|
Clicca sulle immagini per
ingrandire
|
|
Titolo |
| Le onde |
Tit.
originale |
| The Waves |
Autore |
| Virginia Woolf |
Editore |
| Tascabili Economici Newton |
Anno |
| 1931 |
Pagine |
| 207 |
Genere |
| Romanzo |
Argomento |
|
|