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Ascolta la prima pagina Citazioni dal volume "Quando hanno portato via i miei figli avevo solo 48 anni e mi sono sentita vecchia; oggi ne ho 68 ma mi sento vent'anni più giovane perchè ho imparato che l'unica lotta che si perde è quella che si abbandona, e perché ho imparato a non patteggiare, a non arrendermi, a non tacere. E tutto questo me l'hanno insegnato i miei figli. Io non li ricordo né torturati, né uccisi. Li ricordo vivi! Ogni volta che metto il fazzoletto sento il loro abbraccio affettuoso. In Plaza de Mayo, nella nostra piazza, ogni giovedì si riproduce il vero e unico miracolo della resurrezione: noi incontriamo i nostri figli". Queste pagine ci raccontano storie di vite, di persone che oggi non ci sono più, un libro scritto proprio per onorare la loro memoria. Massimo Carlotto, scrittore padovano residente a Cagliari, decide di partire per Buenos Aires, per cercare informazioni sul nonno, che anni addietro partì dall'Italia per tentare la fortuna in altre terre. Il nonno, un anarchico antifascista, pagò a caro prezzo il suo rifiuto della tessera del partito. I suoi familiari non seppero mai niente della sua vita in Argentina, lui stesso non ne parlava mai. Massimo Carlotto in questo viaggio conoscerà diverse persone e storie che lo aiuteranno a capire la tragedia di un popolo, un'intera generazione sterminata dalla dittatura, indicata con un termine che non si sente più tanto spesso: desaparecidos. L'incontro con le nonne sarà importantissimo, l'associazione di madri e nonne che a distanza di trent'anni continuano la loro instancabile ricerca di figli e nipoti spariti nel nulla. L'associazione fa un costante lavoro di ricerca e di raccolta di documenti e materiale, cercando di tenere sempre viva l'attenzione su questa assurda tragedia. Dai loro racconti traspare il grande orgoglio di madri, fiere dei loro figli, che pur consapevoli di rischiare la vita, andavano avanti a combattere a modo loro la dittatura. Spesso purtroppo erano le intere famiglie di sovversivi a pagarne le conseguenze. Dando uno sguardo alle cifre, si scopre che i circa 30.000 desaparecidos sono un numero approssimativo, ci sono state fucilazioni, torture, bambini nati nei campi di concentramento. E' praticamente impossibile elaborare il lutto per i desaparecidos, almeno fino a quando una madre non avrà le prove che il figlio sia morto, chissà dove e come. La dittatura è riuscita a eliminare un'intera generazione, facendo sparire bambini e donne incinte, così si eliminava alla radice il problema di eventuali futuri sovversivi. Dopo aver fatto nascere i bambini, venduti al miglior offerente, le madri venivano uccise. Le nonne per questo tentano anche attraverso l'analisi del DNA, di ritrovare i bambini per ridarli almeno ai parenti dei genitori morti. I campi clandestini erano ben nascosti, controllati dalla polizia federale e dall'esercito. Non ci sono solo argentini, ma desaparecidos di diverse nazioni, compresa l'Italia. Dove, per anni, si è fatto di tutto per intentare un processo contro i militari argentini. Il nucleo dirigente della repressione illegale di questa dittatura era composto dai militari e poliziotti dell'Alianza anticomunista argentina, persone provenienti dagli ambienti della destra peronista e dall'estrema destra fascista e nazista. In tre anni, dal 1973 al 1976, data del golpe, questi nuclei hanno rivendicato circa mille omicidi. Si convinsero che il loro era il metodo migliore per far penetrare il terrore in qualsiasi società, al punto da mandare dei loro rappresentanti in Spagna per convincerli ad adottare i loro metodi per sconfiggere i separatisti dell'Eta. Aprirono degli uffici di rappresentanza nelle più grandi città europee, dove venivano assunti per addestrare il servizio di sicurezza. Ancora oggi ogni giovedì le nonne si riuniscono in Plaza de Mayo dove all'inizio i militari tentavano di cacciarle via, usando i cani o i lacrimogeni: ora è diventato un gruppo di 300 donne, che non ha più paura di sfidare i militari in piazza. Donne che non avranno mai pace, e che tormentano le coscienze dei colpevoli con la loro voglia di lottare e non dimenticare.
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