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Ricerca personalizzata
Quest'opera di Dick ripropone i temi cari all'autore di "Ubik": l'alienazione, l'ossessione di una realtà mutevole, l'ignoto che assume connotati a volte gradevoli, molto più spesso terrificanti. Un mondo dove la realtà oggettiva e soggettiva non coincidono nemmeno lontanamente, nel trionfo dei concetti di inconoscibilità che già aveva esposto il filosofo presocratico Gorgia. Una realtà che diviene disgregata, sottilemente transustanziale, mai uguale a se stessa, mai stabile, in perpetua trasformazione. Dick è capace di sottoporre al lettore interrogativi molto intelligenti su quanto noi consideriamo realtà oggettiva e quanto invece per noi è realtà soggettiva. Le patologie psicologiche ci insegnano che tutti gli eventi non hanno valore positivo o negativo ante litteram, ma sono ricaptati e metabolizzati in modo diverso da persona a persona. Ecco, il merito maggiore di Dick è proprio quello di farci palpare con mano la mutevolezza della realtà, la soggettività che sottomette il reale alle nostre esigenze, siano esse edificanti o terribilmente funeste.
Questo romanzo è
piacevole da leggere, ma
è meno incisivo di altri del grande autore americano: se
volete approfondire la conoscenza di Dick è sicuramente una
scelta azzeccata; oppure può essere utile per avvicinarsi
alla sua lettura, prima di affrontare i suoi grandi capolavori.
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