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Titolo
Autore
La rabbia e l'orgoglio Oriana Fallaci
Recensione a cura di Denise

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“Doveva essere una lettera sulla guerra che i figli di Halla hanno dichiarato all’Occidente, e mentre scrivevo divenne a poco a poco una predica agli italiani”.

Se come me non avevate ancora letto niente delle opere di Oriana Fallaci, vi sconsiglio di iniziare proprio da questo libro, perché potreste rischiare di non comprare più nient’altro scritto da lei. In “La rabbia e l’orgoglio” la sola prefazione risulta un pugno dato allo stomaco degli italiani, che non vogliono aprire gli occhi e trovare il coraggio di cambiare; in particolare, si rivolge a quelli che hanno esultato quando gli americani sono stati attaccati l’11 settembre 2001. Purtroppo però, nel suo lungo discorso, la tentazione di generalizzare è diventata troppo forte, e ha parlato agli italiani come se fossimo stati tutti contenti di questo tragico evento. La sua esperienza di scrittrice e giornalista, spesso contestata, le ha fatto conoscere il mondo viaggiando in lungo e in largo, ha conosciuto persone importanti, ha una grande esperienza, per questo mi dispiace vedere in che modo, ormai, si avvia alla fine di una carriera così brillante, decidendo di salire in cattedra per giudicarci. Da piccola ha vissuto il periodo della dittatura fascista, quindi non mi spiego da dove nasca oggi il suo patriottismo, il suo desiderio di imporlo anche a noi, e come questo riesca a convivere col grande astio che si porta dentro. “Non capite, non volete capire, che è in atto una crociata alla rovescia. Una guerra di religione che essi chiamano Jihad, guerra santa. Non capite, non volete capire, che per l’uomo l’occidente è un mondo da conquistare, castigare, piegare all’Islam”: questa, secondo la Fallaci, è una dichiarazione sbraitata “giustamente” da Bin Laden.


Questa scrittrice ha scelto l’isolamento e il silenzio, decidendo di vivere in America, sarà anche per questo quindi che le risulta estremamente semplice difendere l’operato di Bush e attaccare chi, come gli europei e quindi anche gli italiani, non è d’accordo con la sua politica. Evidenzia la falsità dei nostri commenti quando vediamo sbarcare i clandestini dai gommoni, poveracci che vanno a gremire le moschee che diventano covi di terroristi. Sottolinea la facilità con la quale il Ministero degli Interni rilascia i permessi di soggiorno, preoccupazioni nate solo dopo l’11 settembre. Cerco di capire questo rinnovato odio verso gli italiani con i quali ha deciso di tagliare i ponti. Gli eventi dell’11 settembre sono stati traumatici per tutti, non solo per l’Italia, perciò non capisco questo suo accanimento nei nostri confronti. Non si può, a quanto pare, avere un’opinione diversa da chi compiange i morti americani. Con la stessa lucidità e razionalità della Fallaci si è fatta un’analisi degli ultimi avvenimenti, ed è evidente che non stiamo difendendo Bin Laden, né esaltando Bush, si fanno solo i conti con le conseguenze di anni e anni di guerre a cui non abbiamo dato poi tanta importanza, proprio perché lunghissime e poco importanti per l’opinione pubblica, fino all’11 settembre, dove ci siamo sentiti tutti colpiti. Davvero si pensava che i Paesi orientali si sarebbero rassegnati a subire per sempre? Mi stupisce apprendere che secondo la Fallaci, scrittrice, come si è detto, dalla grande esperienza, l’America è stata attaccata proprio perché ha una società democratica e aperta, mentre i paesi sotto regime ospitano e finanziano terroristi. Non mi sorprende invece la voglia di unità degli americani dopo una tragedia simile, ma non capisco l’enfasi con la quale parla delle gesta di Bush e della grande America, la stessa America che scatena guerre con o senza il consenso del resto del mondo. Prendere esempio dal loro modo di fare politica, per la Fallaci significa dimostrare il proprio patriottismo, magari sventolando le bandierine per strada, cosa che, a quanto pare, viene impedita dalla tirannia della sinistra (a me pare tutto il contrario, basta ricordare le polemiche nelle ultime manifestazioni pacifiste contro la guerra in Iraq, in cui l'onorevole Fini, rappresentante della destra, ha espressamente attaccato i pacifisti, proprio a causa delle bandiere della pace che considera ridicole).


L’America, al contrario della sua terra natia, è un paese speciale, nato dall’idea di libertà e uguaglianza, sarà per questo che ci si è trasferita la Fallaci? Parla con estrema facilità degli aspetti positivi di questa loro cultura, che io pur sforzandomi non riesco proprio a vedere, le loro buone intenzioni tradite da decisioni politiche che non hanno niente di neanche vagamente simile alle famose idee di libertà e uguaglianza che si vanta di rappresentare. La Fallaci ha dato per scontato che l’orgoglio ferito degli americani avrebbe ritrovato la sua unità, e la spinta per continuare ad andare avanti, mentre come al solito il resto del mondo invece, si preparava all’idea che l’America e il tanto osannato Bush lo avrebbe consolato e rinvigorito con l’ennesima guerra, che fra l’altro si sta avviando alla conclusione a distanza di quattro anni dalla pubblicazione di questo suo amaro sfogo. Io credo che non si debba necessariamente fare i patrioti per sognare la libertà, siamo liberi nel momento in cui esprimiamo le nostre idee, cosa che non ha niente a che fare con la patria o la politica, come vuol far credere la Fallaci che vuol vedere necessariamente un legame fra le due cose. Il tono col quale è stato scritto questo libro risulta una tentazione troppo grande per non replicare, è facile criticare il paese che si è lasciato proprio perché così pieno di difetti: forse il vero coraggio lo avrebbe dimostrato evitando di fuggire, e continuando a credere nei cambiamenti, e a lottare per ottenerli. Eppure da profana delle sue esperienze di scrittrice e giornalista mi domando come faccia a difendere l’America fautrice della guerra in Vietnam, dove lei ha fatto la corrispondente, dove ha visto l’orrore con i suoi occhi. E’ evidente la paranoia nel suo tono e nel suo modo di ragionare, che giustifico col fatto che per scrivere questo libro lei stessa afferma di aver passato una settimana senza dormire e mangiare, limitandosi a bere caffè e fumare. Posso anche capire l’ansia dei giorni immediatamente successivi alla tragedia, ma non gli insulti gratuiti. La colpa dell’Italia sta nel non aver arrestato nessun “figlio di Allah” presente nel nostro paese, come si è fatto invece nel resto d’Europa; perché si doveva fare proprio dopo la strage? Per far vedere all’opinione pubblica che lo Stato si stava muovendo per la nostra sicurezza? Lo trovo ipocrita, o meglio, i controlli semmai si dovevano fare prima, proprio per evitare eventuali attacchi. Se serve solo per scrivere qualche bel titolo in prima pagina eviterei fermamente di arrestare qualcuno giusto per accontentarci, e poi scoprire che si tratta di onesti cittadini, lavoratori, con permesso di soggiorno, arrestati per sbaglio com’è appunto successo anche in Italia. Non so se la Fallaci abbia mai letto il Corano, perché si limita a nominare burkah e chador dimenticando i concetti di pace e fratellanza. Loro hanno Maometto, vivono spesso la religione con troppo fanatismo, nessuno lo nega, ma chi esalta l’atteggiamento degli americani, la libertà che hanno solo loro, e poi attacca le donne costrette a portare il burkah dando loro delle cretine, dimostra quindi di non capire e non aver rispetto della cultura altrui, una cosa che si commenta da sola, pur essendo una cosa che condanniamo fermamente anche noi italiani. Non vuole che le si impongano regole che non tollera, ma lei non fa altrettanto con gli altri, offendendo, come già detto, a titolo gratuito. Non mi reputo un’“ipocrita difensore dell’islam”, poiché faccio parte degli italiani ai quali si rivolge in questo libro, ma non mi sogno certo di difendere Bush. Le sue provocazioni sono più che pesanti, in particolare quelle rivolte alle donne italiane, che considera indifferenti alle sofferenze delle sorelle afgane, perché vittime del fascino di Bin Laden (pazzesco!). Deve provocare perché ha bisogno di suscitare polemiche, altrimenti nessuno comprerebbe questo libro? Ma dichiarazioni simili non posso che considerarle frutto di puro delirio, e con questa recensione dissento con tutte le mie forze dal suo modo di ragionare e di sputare sentenze.

Consigliato a:

A cura di Christian Michelini

Consiglio di leggere anche altri volumi di questa celebre scrittrice, per avere una più vasta obiettività riguardo alla sua produzione letteraria. In particolare, consultate le nostre recensioni di "Insciallah" e "Lettera ad un bambino mai nato", oltre alla sua bio-bibliografia.

Scorrevolezza Valore artistico Contenuti Globale
6 4 4 4

Fronte
Retro

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Titolo
La rabbia e l'orgoglio
Tit. originale
La rabbia e l'orgoglio
Autore
Oriana Fallaci
Editore
Rizzoli
Anno
2001
Pagine
163
Genere
Attualità
Argomento

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