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Titolo
|
Autore
|
|
La
novella del buon vecchio e della
bella fanciulla
|
Italo Svevo
|
Recensione
a cura di Christian
Ascolta
l'audiolibro!
Questa
novella
di Svevo
narra la storia di un
anziano personaggio alle prese con il suo languido e
sensuale desiderio di giovinezza, che si concretizza nel suo
amore per una giovane donna, da lui conosciuta in un tram.
L'inizio del racconto si configura come la narrazione della velata
crapuloneria del vecchio, ma, subito, repentinamente, questo scenario
cambia: il vecchio ha un attacco di angina pectoris, violento e
doloroso; quando, passato il malore, consulta un medico suo amico,
questi gli dice di mettersi a riposo, esser cauto nel mangiare e nel
bere, ma soprattutto di non incontrar più la giovinetta,
anzi, dimenticarla immediatamente, per non aggravare con gli strapazzi
del cuore la sua già precaria salute.
Allora il vecchio si dedica ad un suo nuovo progetto: quello di
scrivere un'opera sul rapporto naturale che deve esserci tra
i vecchi e i giovani. E tutto questo lo porterà ad un
regime di squilibrio: squilibrio delle pulsioni, con ritorni
al suo amore, e squilibrio dell'intelletto, con una vorace
quanto deleteria fame creativa.
Tutto questo fino ad una conclusione tanto scontata quanto
significativa.
In questa breve opera l'autore continua il lavoro di correlazione tra
arte romanzata
e psicoanalisi, che già aveva elaborato in
"La coscienza di Zeno".
Se in quest'ultima è essenzialmente
la persona ad essere impossibilitata a vivere, quasi spettatrice di un
sé che non riesce ad affermarsi, ma che perdura nei propri
vizi, nelle proprie deficienze, nel proprio spirito "perdente", qui,
invece l'estro del singolo genera impulsi creativi, pulsioni che
aspirano all'autoaffermazione, prima partendo dall'appagamento
emozionale, per poi giungere a quello dell'intelletto, della
propria mente mai sazia di conoscenza, sia essa
introspettiva o esteriore. Ma la parabola della soddisfazione non
è così semplice, sembra suggerirci
l'autore, soprattutto dopo l'atto di autocoscienza
determinato dalla psicoanalisi: da questa novella si evince
soprattutto il carattere corrompente e disgregante delle
pulsioni, che non riescono mai ad essere pacificanti e tranquille,
nemmeno quando dirette a mire culturali. Un affresco dell'insanabile
sete di sapere e di sperimentare dell'uomo, un essere che non ottiene
serenità nemmeno nella condiscendenza con i propri desideri.
Una situazione difficile, spesso paradossale, per nulla umoristica
secondo Svevo, al
contrario di come a volte appare nella
poetica pirandelliana: tutto questo confluisce in un finale
che per negatività a mio parere non è
inferiore a "La coscienza di Zeno":
in quella è
l'annichilazione della specie a sanare le incoerenze, qui
è l'annichilazione del singolo ad essere l'unico motivo
pacificatore e acquiescente dell'anima.
Consigliato
a:
Consiglio questo
breve racconto soprattutto a chi vuole
approfondire la conoscenza dell'autore triestino, ma anche a
chi si vuole avvicinare ad alcune delle tematiche della
psicoanalisi. Se vi è piaciuto questa storia,
dovreste avvicinarvi innanzitutto alle grandi opere di Svevo,
prima di tutto il bellissimo "La coscienza di Zeno",
ma
anche "Una vita",
"Senilità",
"Corto
viaggio sentimentale" (che abbiamo disponibile
anche in formato audiolibro).
Se volete approfondire la
conoscienza della psicoanalisi da un punto di vista rigorosamente
scientifico, dovreste partire dai suoi padri fondatori, come Freud,
principalmente, con opere come "L'interpretazione dei sogni",
"Psicopatologia della vita quotidiana", "Al
di là del principio del piacere", "I
saggi sulla sessualità"; ma anche da Adler e Jung, suoi
discepoli che hanno intrapreso nuove strade di ricerca analitica.
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 8 |
7 |
8 |
8 |
|
Fronte
|
Retro
|
|
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|
Clicca
sulle immagini per ingrandire
|
|
Titolo |
| La
novella del buon vecchio e della bella fanciulla |
Tit.
originale |
| La
novella del buon vecchio e della bella fanciulla |
Autore |
| Italo
Svevo |
Editore |
| Progetto
Manuzio - www.liberliber.it |
Anno |
1926
|
Pagine |
| 100.000
caratteri |
Genere |
| Racconto |
Argomento |
|
|