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“Il nonno le ha dato un’altra cosa: l’eco vivente di odori e sapori, un nutrimento vero, la nascita della nostalgia (per un paese che non esiste più, per le colonne dei deportati, per una famiglia morente sotto il sole velenoso e per le tombe sconosciute lungo le polverose strade e i sentieri dell’Anatolia... ma anche per tutto ciò che scomparve con loro di vivo e odoroso, di fatica e di gioia, di pena e consolazione: l’anima del paese)”. In questo libro si narra una storia vera, quella di una famiglia armena, una come tante, della quale si vuole a tutti i costi conservare la memoria, affinché il tempo non ne porti via i pochi ricordi rimasti. Il pilastro di questa famiglia è il nonno Yerwant, un carattere forte dotato di un carisma che traspare in ogni suo gesto. Sempad, il fratello, è un uomo dolce e tranquillo, disponibile con tutti. Entrambi sognavano un futuro diverso per la nuova generazione, scappare dalle zone oramai minacciate dalla guerra, per provare a realizzarsi in Europa o in America: era l’unica alternativa per i loro figli. Ognuno sogna il proprio futuro, sempre attenti però alle loro antiche tradizioni, che il tempo non deve far dimenticare. E’ una famiglia grande, hanno dei parenti in ogni parte del mondo, perché ciascuno ha preso la propria strada. Ma proprio questi, stranamente, sentono il gran desiderio di non “sembrare” più, un giorno, degli occidentali, ma di esserlo veramente, nonostante i loro caratteristici tratti somatici, pur consapevoli che non sarà questo a cancellare il loro terribile passato. Nel 1914 in Europa scoppia la guerra, ciò nonostante gli armeni vivono serenamente, perché è un periodo in cui stanno riscoprendo loro stessi, la loro cultura, la loro lingua. Quando la guerra sarà finita, pensano, ci sarà un futuro anche per loro. Dopo la morte del nonno subentra un altro capofamiglia, questo scrive ai parenti lontani sperando in una loro prossima visita. Proprio per questa occasione rinfresca la Masseria delle Allodole, posta tra le colline dell’Anatolia, dove si farà una bellissima festa di benvenuto. Non sanno però che la sera del 24 aprile 1915 a Costantinopoli, si sta pianificando una retata, il comitato Unione e Progresso vuole restituire la Turchia ai turchi, eliminando i popoli considerati inferiori che collaborano con il nemico occidentale, contribuendo a distruggere l’impero: armeni, greci, assiri e siriani devono essere messi al bando. Professori, medici e giornalisti spariscono improvvisamente, presto si capisce che qualcosa non va, gli armeni sono in pericolo. E’ il periodo in cui Mussolini fa i comizi nelle piazze e l’Italia è pronta ad allearsi con Francia, Russia e Inghilterra per entrare in guerra. La tensione è alta, ci si aspetta qualcosa di tremendo da un momento all’altro, ma l’intera famiglia decide di passare una serata spensierata alla Masseria. Per questo gesto, considerati forse degli spregiudicati oltre che dei traditori, i soldati compiono una strage, ammazzando una parte di questa famiglia. E’ solo l’inizio. Quello che viene definito “un popolo docilmente sciocco”, in realtà mostra un grande coraggio, preferendo sempre credere alle voci che portano anche la più piccola speranza. Si viene a sapere ciò che sta avvenendo, ma non cedono alla disperazione. Le donne dovranno farsi forza, perché gli uomini saranno i primi ad essere portati via e uccisi, vicino alla Valle delle Cascate. Le donne armene partono, con l’inganno, convinte di ricongiungersi ai loro uomini: così sarà, ma nel modo più terribile e crudele. I soldati già sorridono all’idea delle ricchezze nascoste nelle case abbandonate. Da qui nasce l’idea della deportazione nel deserto, una sorta di assurdo rito di purificazione. Alla fine di tutto, i superstiti di questa famiglia, che ora vivono in Italia, si porteranno dentro la colpa di essere sopravissuti, di avere successo; il passato diventerà opaco per i loro figli, solo un vago ricordo di quelle terre, qualche foto sbiadita, cambieranno loro anche il cognome. Mentre le donne in testa conducono le carovane di anziani e bambini, le tribù curde arrivano dalle montagne per impossessarsi delle case degli armeni che sono state promesse loro. E’ la fine. In queste condizioni non riusciranno a resistere, per la loro strada incontrano anche gli Zaptiè che li derubano di tutto, uccidono i bambini e stuprano le donne, portando via le ragazze più belle per i loro harem. I vecchi vengono uccisi per divertimento. E’ vietato aiutare i deportati, quindi gli abitanti dei villaggi dell’Anatolia tentano almeno di seppellire i cadaveri che trovano, di nascosto. Rimane l’unica speranza di riuscire a raggiungere qualche villaggio, per comprare da mangiare, con gli unici tesori che sono riusciti a portarsi via, nascondendoli in mezzo ai capelli delle bambine. Ma i contadini terrorizzati si chiudono in casa, per non vedere e sentire quella massa di gente destinata a morire. Ismene, un membro di questa famiglia, sarà l’unica che riuscirà a ritrovare i suoi parenti prima dell’arrivo ad Aleppo, e qui saranno liberati, e questa tragica memoria sarà tramandata.
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