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Ricerca personalizzata
Come in "Ebano",
gli occhi di
Kapuściński guardano attoniti ma storici l’ex Unione
Sovietica. E’ un
vero e proprio reportage che ci accompagna in un viaggio intrigante
quanto avventuroso nei meandri di staterelli disintegrati dopo la
caduta del grande ed imponente impero. Seduti sul treno della storia,
l’autore ci conduce tra le varie realtà sovietiche
e soprattutto
tra la gente. Questo capolavoro, infatti, si potrebbe definire una
enorme gigantografia fotografica della sofferenza di milioni di persone
che vivono e muoiono affamate ed assiderate. Continuamente
terrorizzate. Kilometri di taiga e tanto, tantissimo ghiaccio. Un
biancore che acceca, come accecano i fasti del Cremlino e poi la
grandezza dei palazzi, l’imponenza dei monumenti.
E’ il libro del
paradosso dove a Mosca splendono sovrani gli antichi sfarzi
dell’arte
staliniana e in Uzbekistan si muore di itterizia, in Ucraina di fame,
da Kolyma non si torna. E’ come se Kapuściński volesse
ricordare
l’esistenza di un continente artico della morte: non ci sono
stati solo
i campi di concentramento e sterminio in Germania di cui siamo soliti
ricordare i morti ed i pochi sopravvissuti. La ricerca della
dignità persa inizia in un vagone che porta a Magadan, dove
nulla cresce e tutto muore. Anche il rispetto.
Consigliato a chi vuol conoscere ciò che la storia tende a dimenticare. La verità.
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