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Ricerca personalizzata
I colori. Essi sono la sostanza del mondo che ci circonda. Da sempre. Ed è proprio attraverso la loro presenza che in noi scaturiscono e vengono evocate miriadi di sensazioni, emozioni, ricordi. Ma cosa lega da sempre la loro 'struttura cromatica' alla nostra sfera emotiva? Beh, tante risposte le troviamo in questo libro, nel quale Lia Luzzatto e Renata Pompas collaborano in una sapiente analisi del significato dei colori nell'antichità, circoscrivendo l'ambito spazio-temporale alle civiltà mediterranee pre-cristiane. Ricerca che è stata basata sia sull'analisi iconografica di reperti che su documenti scritti del tempo, contenenti in qual modo tracce utili a tale scopo. Esse sono riuscite a ricostruire, estrapolare e raccogliere le suggestioni ed i significati simbolici di ogni colore. Scopriamo così che questi sono vari e numerosi, per molte civiltà coincidenti, per altre appena differenti, e per altre ancora opposte.
IL COLORE NELL'ANTICHITA' I documenti, iconografici e non, analizzati in questo libro, si riferiscono a spazi e tempi differenti tra loro: sono stati rinvenuti esempi di pitture con colori minerali sin dalla preistoria, in grotte di Spagna e Francia, circa 15.000 anni fa (uomo di Cro-Magnon); nella Civiltà Minoica troviamo una fastosa policromia nei palazzi di Cnosso e Festo, nei costumi, negli oggetti quotidiani, nella decorazione delle abitazioni, comprese quelle con marmi e stucchi. I Micenei avevano il culto degli eroi, per cui non ci stupiamo se Omero narra del 'Tesoro di Atreo', la tomba reale di Micene dove vennero rinvenute le maschere in oro (maschera di Agamennone); erano abili tintori; i colori occupavano affreschi, fregi, decorazioni sugli scudi, statue dei templi (come la statua di Atena per il Partenone). I Fenici,il cui nome significa 'gente del paese della porpora', possedevano abitazioni riccamente arredate, santuari e templi policromi, varietà di colori nell'abbigliamento (tuniche in lana), nei gioielli, nel trucco del viso, in vetri colorati; per questa loro peculiarità tale civiltà, che estraeva la porpora dal succo delle conchiglie di murice, era soprannominata la 'tintoria del Mediterraneo'. Per quanto riguarda l'Italia, documenti etruschi sono costituiti solo nelle necropoli, dove le tombe erano a imitazione dell'abitazione del defunto: ricche e colorate; i templi colorati con tegole e figure di teste, l'abbigliamento vivacemente contrastato. La conoscenza di una estesa gamma di coloranti fu poi trasmessa da questi ai Romani, che vantavano abitazioni decorate da scene mitologico-figurative, imitazioni marmoree, disegni di prospettive architettoniche, mosaici; la toga era nera in occasioni di lutto, rossa per i trionfatori, bianca per le cariche pubbliche o la distinzione dalla folla; anche nel trucco delle donne il colore aveva un ruolo, per cui il viso era sbiancato, le gote rosse, gli occhi contornati di nero. Quando poi, nel I secolo d.C., l'Impero raggiunse il massimo sfarzo, con la ricchezza e abbondanza di materiali, venne costruita la Domus Aurea come massimo esempio di ostentazione del potere attraverso l'uso sfrenato di oro, gemme, tessuti di importazione orientale, pomposità... Con la caduta dell'Impero Romano si assiste ad un repentino oscuramento dei colori, che dovranno aspettare sino all'arrivo del Cristianesimo per caricarsi di nuovo significato. IL COLORE COME FUNZIONE MAGICA Nelle diverse civiltà l'insieme dei colori ha sempre avuto un'attrazione particolare, visto come fenomeno legato al possesso di poteri magici...l'arcobaleno ad esempio rappresentava il ponte che legava la sfera spirituale del mondo, l'alto, e quella materiale, il basso; esempi ne sono la Dea Iris e la Genesi (dove l'arcobaleno costituisce l'emblema del patto tra Dio e gli uomini stabilito alla fine del Diluvio). Sulla terra la corrispondenza di tale luminosità era custodita nelle pietre preziose, che quindi erano viste ed utilizzate come cariche di poteri. L'uso esoterico dei colori, che avevano funzione decorativa, simbolica e magica, in Mesopotamia si esplicava nello Ziqqurat, tempio dedicato alla divinità, a base quadrata, nel quale ogni piano era di colore diverso e dedicato ad un pianeta differente, i quattro angoli dell'edificio erano orientati verso i punti cardinali (visione degli astri come determinazione del destino). In Egitto il colore rappresentava l'essenza stessa delle cose; il sacerdote era il sommo conoscitore di magia, medicina e conoscenza del sacro; la scrittura geroglifica era in inchiostro nero per valenze positive, in rosso per quelle negative. In Palestina erano assai utilizzati gli amuleti, i quali avevano incisi lettere e simboli in oro o argento; il 'Pettorale del Giudizio' ad esempio era costellato di 12 pietre in un ordine ben stabilito (4 per 3) e rappresentavano le costellazioni, i mesi dell'anno e le 12 tribù palestinesi. In Grecia, con una visione più razionale, la 'divinazione' constava nell'interpretazione dei segni, sia esteriori che interiori dei fenomeni e degli esseri viventi; in modo simile in Etruria le arti magiche e divinatorie venivano considerate al pari di una vera e propria scienza (venivano ad esempio analizzati colore e consistenza delle viscere). Le tinte analizzate sono state: nero, bianco, blu-azzurro, verde, giallo-oro, rosso; in tale sequenza, emersa dalle teorie dell'origine del cosmo (soprattutto dalla Genesi). L'ampia documentazione trattata nel libro mette in luce con chiarezza il fatto che ogni colore porti in sè un significato ed il suo complementare. IL NERO La preparazione di tale tinta si conosce sin dal Mesolitico, sia essa da sostanze naturali o minerali varie; tra le più conosciute citiamo l'"atramentum"(dalla fuliggine di resina) e l'"elephantinum"(dalla combustione di avorio). Il fatto che denoti senso di oscurità in generale è supportato dalle origini del termine: dal latino, 'ater' come nero in senso fisico, assenza di luce e colore; 'niger' come nero brillante. · Il nero colore e simbolo del principio Per tutti i popoli l'immagine della Genesi è sempre stata associata a quella di 'Caos', senza luce, solo vuoto e tenebre; di conseguenza il nero è stato definito come colore della sintesi universale, dell'assenza e della presenza di ogni cosa, del mistero e dell'ignoto...(visione e teoria dell'Uovo Cosmico: massa concentrata di potenzialità di creazione)..."nero come colore matrice, utero gestazionale da cui nacquero o mondi"(e qui abbiamo numerosi esempi di racconti mitologici dove grotte e nascondigli sono luoghi in cui si comunica con gli dèi). · Il nero simbolo di fecondità L'immagine del nero aggiunta a quella dell'acqua si collega direttamente a quella di carica fecondativa, creativa, generatrice dell'Oceano Primitivo, con insita intelligenza della costruzione. Allo stesso modo la terra è simbolo matrice dell'esistenza terrestre ed umana (in Egitto Osiride ed in genere la figura maschile sono neri, simboli di fecondità, legati allo straripamento del Nilo e alle proprietà del limo). · Il nero simbolo di regressione e morte Così come per 'venire alla luce' si intende l'abbandono dello stato oscuro, così 'spegnersi alla luce' significa la morte… comunque sia insomma il nero è l'ambiguità dell'esistenza umana sospesa tra l'esistenza ed il nulla. Per gli Egizi negli Inferi l'anima si rigenera prima di reincarnarsi, mentre per le altre civiltà, Ebraici, Romani, Greci e i popoli della Mesopotamia, essi sono un luogo senza ritorno, dove anche le divinità possono cadere, a prova del fatto che anch'esse possono estinguersi. · Il nero nel lutto In segno di lutto in tutte le civiltà il manto nero è indossato a tale scopo, aggiunto al sacrificio di animali dal pelo nero per i riti funerari dedicati agli eroi (Greci). · Il nero simbolo del male E' sempre stato un colore ambiguo, oscuro, con racchiuse un sé le potenzialità del bene e del male, collegato agli aspetti notturni della psiche, dove l'anima muta forma, dove la malvagità ha la meglio e si manifesta sottoforma di animali selvatici, come il cinghiale o il serpente. In Mesopotamia ed in Grecia il male è femmina, per cui le divinità (femminili) degli inferi sono oltremodo informi, con sembianze metà uomo-metà bestia, oppure animale-tempesta...per cui un colore di aggressione, paura, distruzione, svuotato di luce. · Il nero simbolo di rigenerazione Se si analizzano le visioni di diverse civiltà ci si rende conto che durante il percorso della vita, la morte è il passaggio obbligato per la resurrezione nella vita eterna, nella successione Nero-Luce-Colori. Esempi ce ne sono in abbondanza: Osiride (dio egiziano) e Dionisio (dio greco) sono simbolo di potenzialità di rigenerazione; Ulisse, Eracle (eroi greci) e Giona (per gli Ebrei) hanno dovuto operare una regressione nel nero per poter tornare carichi di virtù sovrumane. Quindi così come gli dèi e gli eroi, anche i fedeli cercano e sperano di ripetere tale percorso, ad imitazione di quello divino. Nella cosmologia questo eterno divenire è stato associato alla vita della galassia, al suo continuo pulsare.
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