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Titolo
|
Autore
|
|
Il
pasto nudo
|
William
S. Burroughs
|
Recensione
a cura di Denise Mereu
Ascolta la prima pagina
"Io
sono un fantasma e voglio quello che vogliono tutti i fantasmi, un
corpo, dopo che il lungo tempo si è mosso in vincoli inodori
di
spazio dove non c'è vita solo un non odore incolore della
morte..."
Una testimonianza scritta di chi ha percorso l'incubo del tunnel della
droga, un caso di tossicodipendenza portato all'estremo, in cui la dose
giornaliera è sempre più misera e non basta mai,
i soldi
sono sempre più pochi come le motivazioni per continuare una
vita così squallida. Visioni apocalittiche descritte sotto
l'effetto della droga, stralci di vita raccolti in pezzi di carta
lasciati alla memoria, quando al ritorno da quei paradisi artificiali,
e all'inizio della sofferenza più atroce della crisi
d'astinenza, quella memoria non ci sarà più, ma
ci
saranno soltanto gli appunti presi nel delirio. La dose diventa bisogno
mentale, per evadere dallo squallore della vita grigia, un bisogno
fisico, per tenere a bada i dolori. La città nasconde i
tossici,
e la droga è di qualsiasi tipo, basta che sia considerata
illegale, questo è già un buon motivo per
assumerla,
qualsiasi sostanza sia. Anche la città si muove,
giustificando
qualsiasi tipo di violenza. Non si parla solo di eroina o cocaina, ma
di sostanze apparentemente innocue, come la noce moscata, usata anche
dagli indios del Sudamerica come narcotico. Certe descrizioni
visionarie di questa città, Annexia, sono davvero forti, a
tratti squallide, ci vuole uno stomaco forte per riuscire a immaginare
un'apocalisse simile, a tratti persino Burroughs si scusa col lettore
per la crudezza delle sue descrizioni, ma dichiara che non ne
può fare a meno, tutto questo è la testimonianza
della
sua memoria di tossicodipendente. Probabilmente dopo aver ritrovato una
certa lucidità mentale, e una marea di appunti scritti
chissà quando, nel tentativo di dare un filo logico al suo
romanzo
apre delle parentesi per spiegare che molte cose che nomina non
sono frutto di delirio, ma esistono davvero, come il nome di certi
insetti o l'effetto di certe droghe, un modo per rendere più
reali le sue visioni. E' una lettura difficile, una trama complessa
data da un misto di situazioni senza senso.
Consigliato
a:
Consigliato a chi
ha uno stomaco forte.
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 4 |
5 |
5 |
5 |
|
Fronte
|
Retro
|
 |
 |
|
Clicca
sulle immagini per ingrandire
|
|
Titolo |
| Il pasto nudo |
Tit.
originale |
Naked
Lunch
|
Autore |
| William S. Burroughs |
Editore |
| La Repubblica |
Anno |
| 1959 |
Pagine |
| 218 |
Genere |
| Autobiografia |
Argomento |
|
|