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Recensione a cura di Christian
Daniel Pennac
inizia con questo volume la serie di
romanzi
dedicati al capro espiatorio Benjamin Malaussène.
Già questo romanzo,
come si può subito evincere,
è intimamente ben realizzato: perfettamente confezionato, in
una storia ben tornita e pronta per la lettura, con la giusta dose di
suspense e di attesa, buoni colpi di scena, spesso imprevedibili, e una
gradevole trama.
Lo stile utilizzato è molto
colorito, pieno di riferimenti, parole che con la loro ricchezza
terminologica e fonetica arricchiscono non solo la lettura, visivamente
in un'estetica dell'armonia scritta, ma anche uditivamente, per un
ascolto pieno e vivace. E' il linguaggio a mio vedere il più
grande pregio di questo volume: così riccamente infiorito,
inframmezza da parlata popolaresca, imprecazioni, semplicismi, barocchi
impreziosimenti, in una composizione che vince e avvince il lettore
nella sua florida molteplicità.
A volte, ma solo a
tratti, si nota forse troppo questa ricerca di un confezionamento
perfetto: già, perché questo romanzo
sembra
semplice e spontaneo solo ad un primo superficiale sguardo: al
contrario è stato lungamente ponderato e affinato, e non
è la scrittura di getto che si potrebbe pensare: risulta
invece di una semplicità scevra da artificio e affettazione
(è qui abbiamo quasi un eco leopardiano,
vedi lo "Zibaldone
di pensieri"), ma ottenuta con raffinata
progettazione.
L'efficacia dell'opera si nota già dal titolo, "Il paradiso
degli orchi" ("Au Bonheur des Ogres", in francese): come non
richiamarsi al celeberrimo "Al paradiso
delle signore" ("Au Bonheur des Dames"), l'opera di
Emile
Zola,
anche'essa ambientata in un grande magazzino, e che celebrava l'avvento
di una nuova epoca commerciale? Ad un secolo di distanza ci ritroviamo
sempre in un grande magazzino di Parigi; questa volta le grandi imprese
commerciali sono definitivamente consolidate, e con esse si
è consolidato un nuovo rapporto con la società, e
dei singoli individui fra loro: un rapporto che è fondato
sulla spersonalizzazione e la dispersività dei singoli (come
si evince leggendo le eteree figure dei commessi e avventori, anche
protagonisti, del magazzino), e dall'altro lato, richiede figure
rispolverate dal vecchio passato inquisitorio occidentale (come
suggerisce lo stesso Pennac nel
testo): quel capro espiatorio che
abbatte la morale per creare una supermorale di autocompiacimento
sociale.
Consigliato
a:
Consiglio questo volume a chi non conosce il grande
autore
francese contemporaneo. Se vi è piaciuto questo
libro, vi
consiglio di leggere altre sue opere, come i restanti volumi della
serie, fino a "Ultime
notizie dalla famiglia", oppure un interessante
saggio sui giovani e la lettura, "Come un romanzo".
Se vi piace la prosa di Pennac,
allora vi potrebbero interessare anche
le opere di un grande autore italiano come Stefano Benni, in volumi
come "Bar Sport" e "La compagnia dei celestini".
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 8 |
7 |
7 |
7 |
|
Fronte
|
Retro
|
 |
 |
|
Clicca sulle immagini per
ingrandire
|
|
Titolo |
| Il paradiso degli orchi |
Tit.
originale |
| Au Bonheur des Ogres |
Autore |
| Daniel Pennac |
Editore |
| Feltrinelli |
Anno |
| 1985 |
Pagine |
| 202 |
Genere |
| Romanzo |
Argomento |
|
|