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Recensione a cura di Christian
E' stato per me difficile analizzare questo romanzo.
Via
via
che leggevo, andavo formandomi un giudizio velatamente negativo su
quest'opera. Sempre confrontavo "Il giuoco delle perle di vetro" con le
opere intensamente impetuose del primo Hesse,
come "Siddharta"
e "Il
lupo della steppa". Mi sembrava di trovare in
quest'opera un Hesse
decisamente maturo, ponderato, meditativo, ma anche più
arido nel suo rigore. Il senso catartico che ha sempre accompagnato
tutti i suoi libri mi riusciva difficile da interpretare in questo
lavoro. Per quasi tutto il romanzo mi
sembrava che l'autore
abbracciasse un positivismo confortante, che proponesse un mondo
alternativo decisamente felice, armonioso, sereno, ma anche
particolarmente artefatto e affettato. Ritenevo questo romanzo
quasi un
monito all'umanità, quasi che l'autore
ci suggerisse "come
sarebbe l'umanità se...", non senza un'ombra di
artificiosità.
Ma mi sbagliavo. Quest'opera
è densamente popolata di massime e pensieri di ampio valore,
di aforismi di pregevole ingegno, ma non è "artificiosa".
Nasce da una profonda esperienta artistica e umana, e, comprendendo il
lavoro che sta dietro alla sua redazione finale e l'attenta
trasposizione futura dell'ambiente narrativo, si deduce che quest'opera
è stata lungamente meditata. In particolare sono stati
evitati tutti i riferimenti al periodo storico in cui questo romanzo
è stato scritto, e cioè il decennio nazista che
portò alla Seconda Guerra Mondiale.
Viene proposta
una sintesi di quanto la spiritualità e l'intelletto hanno
da offrire al genere umano, con echi di misticismo religioso,
capacità artistica, ponderazione filosofica e scientifica.
Questo libro è una summa delle correnti di pensiero che
hanno affascinato l'Hesse
giovane e irruento esploratore del mondo. Ed
è anche l'opera più ragionata, matura e attenta
che l'autore
abbia prodotto.
Qui non troverete l'impeto e
l'arditezza delle pulsioni adolescenziali: qui è presente
l'assennatezza e la serenità dell'uomo saggio ed esperto di
vita.
Un cammino di narrazione che si percorre senza
ostacoli, speditamente, ma che lascia il segno nell'esperienza del
lettore.
Knecht, il protagonista, assurge al ruolo di emblema
della curiosità umana, della voglia di sperimentare, della
bramosia di conoscenza. E la sua vita è lo specchio di
questi desideri. In quest'ottica il romanzo,
che rappresenta il cursus
vitae di una persona, perviene a nuovi traguardi, giungendo infine a
superarsi. Le tre vite finali, questi tre racconti che parlano di
personaggi di epoche storiche distanti millenni tra loro, non sono
altro che la riproduzione solo leggermente modificata di una stessa
vita, quella di Knecht, e di alcune persone che sono state a lui vicine.
Un percorso che non si conclude quindi nell'esistenza del protagonista,
ma che abbraccia l'intera umanità: un archetipo delle
aspirazioni umane, del dolor animi, ma soprattutto l'unione di
spiritualità e conoscenza al servizio dell'uomo e della sua
dote più grande, la sua umanità.
Consigliato
a:
Consiglio questo romanzo a
tutti gli estimatori di Hesse:
leggetelo dopo aver letto le altre sue famose opere, e non vi pentirete
affatto del cammino percorso.
A tutti quelli che non
conoscono ancora Hesse,
consiglio invece di orientarsi prima verso romanzi
come "Siddharta",
"Il lupo
della steppa",
"Narciso e Boccadoro", o "Demian", e
solo in seguito approdare a questo
romanzo,
che richiede un certo percorso narrativo prima di essere letto
e, se possibile, compreso e rielaborato.
| Scorrevolezza |
Valore
artistico |
Contenuti |
Globale |
| 8 |
9 |
9 |
8 |
|
Fronte
|
Retro
|
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 |
|
Clicca sulle immagini per
ingrandire
|
|
Titolo |
| Il giuoco delle perle di vetro |
Tit.
originale |
| Das Glasperlenspiel |
Autore |
| Hermann Hesse |
Editore |
| Mondadori |
Anno |
| 1943 |
Pagine |
| 593 |
Genere |
| Romanzo |
Argomento |
|
|